venerdì 20 febbraio 2015

L'angolino filosofico: due parole sull'Amicizia.



Questo post, il cui tempo di lettura stimato è di 3 minuti, è privo di immagini perchè ritengo che il contenuto sia di gran lunga più importante di qualsiasi foto.



L'amicizia, certo - e chi sono io per definirla? Ci hanno già pensato generazioni di filosofi. Dai tempi di Platone e anche prima di lui. Forse faccio prima a dire cosa non è, per me, l'amicizia:

Amicizia non è: fiumi di belle parole, "sei come mio figlio", "sei come mio fratello", "sono il tuo secondo padre". Ne ho sentite a carrettate, nella mia vita, di proclami come questi. Ai quali spesso e volentieri non sono corrisposti i fatti. 

Amicizia non è: balli canti risate battute parlare di scemenze, suonare la chitarra e mangiare assieme il panettone. O perlomeno: può anche essere questo, ma non dev'essere solo questo, di cui sono capaci tutti.

Amicizia non è: troncare i rapporti autoconvincendoci che siamo solo noi gli sfigati, che tutti dovrebbero capirci e invece non ci vogliono capire e non ci hanno capito - senza neanche mai chiedersi se le nostre difficoltà, se certe nostre particolari esigenze, le abbiamo comunicate correttamente.

Amicizia non è: sbandierare disponibilità e poi dopo un po' di tempo retrocedere dal favore che si fa all'altro, sbuffando come un adolescente immaturo e lazzarone. Amicizia non è MAI far pesare i favori, soprattutto se irrisori. Ci vuole anche una certa intelligenza, d'altronde.

  Nella vita, alle volte, occorre chiedere. Se nei miei viaggi non avessi bussato a tante porte, mi sarei perso un sacco di mondo, ad esempio -
In una società votata all'individualismo può darsi che chiedere sia difficile. Vorremmo evitarlo. Tutti hanno seccature, problemi piccoli e grandi - e tempo limitato.
Ma può anche darsi che la persona a cui hai chiesto ti dica sì. Te lo dica subito e con gioia, senza il sinallagma eterno del do ut des.
Può darsi che quella persona abbia realmente problemi, seccature e tempo limitato, ma possieda anche il buon gusto di non farti pesare il favore che ti sta facendo, neanche buttando lì la battuta scherzosa "hai visto eh, se non ci fossi io...".

Io chiamo questa persona: amico.
Non toccàtemelo perchè lo difenderò a spada tratta per il resto della vita.
So coltivare la pianta rara della gratitudine.

E di tutti gli altri, e delle loro parole, non so che farmene.

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