mercoledì 2 dicembre 2015

Non aspetto (aspettavo, aspettavano-) altro.




   Non mi faccio domande, non immagino scenari impossibili, non mi immergo in filosofie profonde (e inutili) - non cavalco utopìe. Semplicemente, ho avuto la mia fetta di felicità e questo mi basta.

   E' questa giornata umida d'autunno, il tramite. Un risveglio alle 6 e la luce che entra dalla finestra di legno; la stufa da ripulire dalla cenere di ieri sera, la legna da prendere giù in cantina, la poca spesa da fare in paese, il taglio di capelli da Emanuele che è un amico e fa tutto con calma, e bene.

   Profuma tantissimo l'aria, oggi. E' fresca, bellissima. Non c'è sole ma una coltre di nuvole basse. L'Etna, in lontananza, è ammantata di neve.
Già... l'Etna.

   E' ritornato il silenzio, in questa campagna umida. 
Siamo a dicembre e a breve saranno quattro anni da quel giorno in cui ho comunicato le mie dimissioni. Mi hanno risposto subito quella mattina, al telefono, sembravano felici - sembrava che non aspettassero altro: "si certo, perfetto !!!".

  Anch'io non aspettavo altro.
E anche oggi non aspetto altro... che mangiare quel panino, bere quel vino e dire a me stesso: sì, benedetto quel giorno di quattro anni fa: mi sarei perso un sacco di felicità e tante esperienze. Mi sarei perso un sacco di vita che nessuno mi avrebbe ridato.
Il passaggio non è stato indolore, alieno da dubbi dell'ultimo minuto, all'epoca. Adesso lo so - che era giusto. Adesso sì.





 

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