domenica 23 luglio 2017

Schiavi di caselle precise di spazio e di tempo.







      L'ultima settimana di Luglio era quella in cui nella mia precedente vita si arrivava "cotti" alle agognate ferie. Se c'era qualcosa che detestavo erano proprio le vacanze comandate. Sempre nel mese peggiore, Agosto, quando si muovono immani masse umane con ogni mezzo, e i prezzi di qualsiasi cosa sono più alti. E il caldo opprime tutto e tutti come un'entità sovrana e beffarda.

Passavo le ultime pause-pranzo a mangiare un panino asciutto e costoso, oppure un toast mezzo carbonizzato ( furbescamente presentato sul piatto dal lato buono ) presso un bar dove a partire da dieci giorni prima della chiusura, sistematicamente mi veniva chiesto: "ma quando parti" ? - "e quando torni" ?

Mi ha sempre affascinato osservare quanto e come un sacco di gente chieda le cose a cervello-scollegato, così tanto per chiedere. Ecco perchè le (inutili) domande mi venivano rivolte almeno 50 volte: semplicemente perchè le risposte non venivano mai memorizzate. E ancora, anzi, non era venuta l'era felice degli smartphones, con i quali ognuno vive in un mondo tutto suo.

Ma c'è di più. La gran parte delle persone ha bisogno di incasellarsi - loro ma anche gli altri - in schemi spazio-temporali precisi. Questo è un metabolita tossico della abitudine (di vita).
Non a caso prima di andare in vacanza molti soffrono di stress pre-vacanza. Il mio responsabile, ricordo, ne era particolarmente affetto, e diventava disgustosamente nervoso a partire da un mese prima. Tanto che facevamo apposta a rimarcare che la sua adorata azienda avrebbe a breve chiuso i battenti...


Giorni fa è venuta a trovarci una persona vicina di casa al nord Italia e in vacanza in Sicilia. Messo finalmente piede sul nostro terreno, e soddisfatta la curiosità di vedere la campagna che curiamo, neanche dopo venti minuti ha iniziato a manifestare i segni di quella che io chiamo 'la fregola del rientro': "bè adesso vado perchè la strada è stretta" ( non sapevo che nel corso del pomeriggio la carreggiate stradali si restringono !!! ); "bè adesso vado perchè poi si fa tardi" ( guarda che da qui a dove stai ci sono venti minuti di strada, e sono appena le 16 !!! ).

Schemi di spazio e di tempo, dicevo prima. Schemi che se minimamente perturbati generano subito risposte ansiogene = guardo l'orologio e manifesto la voglia di andarmene anche se non c'è nessun motivo vero per non restare ancora un po'.



 Schiavitù di tempo e di spazio:
la 'Fregola del rientro'



E anche da parte di questa vicina, con un piede già in auto,  giungeva la solita eterna domanda: "ma quando torni" ? - "torni a dicembre" ? - "ma quando esattamente" ?


Ma se Luglio non è ancora finito che càcchio mi chiedi già da adesso: "quando torno" ?


Io mi sono ritirato dal lavoro dipendente PROPRIO perchè ci sia il meno possibile un "quando" preciso, nei movimenti della mia vita. Torno quando è ora di tornare, punto. E anzi se me lo chiedi ancora ci provo gusto a dire: "non lo so" ! con due braccia allargate, fatalisticamente.

Moltissime persone sono schiave di questi schemi anche quando sono in vacanza, e potrebbero rilassarsi un attimo. E' questione di abitudine all'orologio, al doverismo, alla premura del ritorno all'ovile. Infatti ecco spiegata la fretta odiosa e ingiustificata di tanti pensionati alle casse dei supermercati !



E nel campo dei viaggi:

Sento spesso molti dire "mi piacerebbe trascorrere la vita viaggiando". Ma non sono del tutto sicuro che queste persone sarebbero poi così a loro agio al di fuori della loro zona di sicurezza, e senza boe temporali cui aggrapparsi in tutta sicurezza.
Un conto è infatti il viaggio turistico, in cui comunque si rispettano tempi e luoghi. Un conto è il viaggio nomade, che si sviluppa giorno per giorno; in cui si mangia (anche) male, si vivono disagi, si sopportano fatiche, non si sa dove si dormirà la sera, e meno ancora quando esattamente si farà ritorno a casa.

Curiosamente, questi viaggi sono stati tra le esperienze più belle della mia vita.

Quando torno ?

E CHE NE SO !




In un bosco a venti chilometri da Parigi.
Quando torno a casa ? Boh ?


8 commenti:

  1. Purtroppo noi comuni mortali dobbiamo adeguarci alle regole della società.
    Poi c'è chi ci si adegua il giusto indispensabile e chi "si fa prendere troppo la mano".

    Però chissà, cioè è facile vivere alla giornata quando non si hanno altri problemi: nel caso specifico del tuo ospite, magari aveva figli, cani/gatti a cui dar da mangiare... boh... Oppure non era un gran guidatore, soprattutto col buio. Magari aveva problemi alla vista.

    "Le boe temporali". M'è piaciuto molto questo termine.
    In fondo anch'io ci sono un po' attaccato.
    Ma dico: tu nella tua solitudine (anche in campagna siete in 2 ma belli isolati), non ti viene istintivo crearti delle "tappe" nella giornata?
    Dicono che sia un istinto umano e anche io l'ho sperimentato: quando si è soli ci si crea dei rituali che si ripetono giorno dopo giorno, fosse anche semplicemente il caffè alle 14, la birra alle 16, le nocciole alla mattina, il giro al market per vedere cosa mangiare a pranzo/cena, il giro in bici alle 18, ecc.
    Non è un autocostrizione, ma piuttosto un "avere un appuntamento" con un evento piacevole della giornata.
    Non ti viene?

    Le donne (tipicamente son donne) che dicono di amare i viaggi, mi fanno cadere le palle: sono le prime a farsi venire un'ansia pazzesca da partenza (e sfondano le palle anche al loro uomo) e ,anzichè esser felici di partire, sono incazzate come il giorno prima del ciclo mestruale.
    Poi mica vanno in tenda come te: aereo, villaggio organizzato all-inclusive, con animazione (animazione!!!), ansia per il vestito da sfoggiare ogni sera, ecc: un'"ambasciata" della vita di città costruita dentro a un paese esotico.
    In realtà non staccano mai!
    Le crociere sono la cosa più assurda: condomini galleggianti! Con area shopping, discoteca, ristorante, ecc.
    Pranzi e cene con piatti magnifici di cui poi in realtà mangiano pochissimo: preoccupate del dover sfoggiare il fisico in piscina, mica posso strafogarsi in continuazione! Quindi sbocconcellano solo parzialmente e lasciano lì nel piatto 3/4 di ben di dio.
    L'importante è fare la foto al piatto e condividerla.

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    1. Dio quante argomentazioni hai messo sul piatto !
      In questo post mi riferisco alle nevrosi orologio-rientro a casa di cui un sacco di persone sono schiave. E questo è ammissibile, fisiologico, in una vita normale scandìta dalle regole del lavoro dipendente.

      Il fatto è ciò crea un'ABITUDINE tale che il soggetto alimenta queste nevrosi anche quando potrebbe rilassarsi ( = vacanza, pensionamento ecc. )

      La ns. ospite ad esempio, una pensionata untrasettantenne con unica figlia sistemata e indipendente. Venuta accompagnata da altri suoi due amici (uno dei quali guidava): nessun pensiero, nessun problema, niente spesa da fare. Eppure lì dopo venti minuti a mostrare segnali di impazienza: si fa tardi, la strada è stretta eccetera: mah ! ...e rilàssati, che cavolo ! Capo d'Orlando è a 20 minuti da qui, mica devi ritornare a Trapani dall'altra parte dell'isola !

      Nella mia ns. solitudine i rituali sono essenzialmente: la colazione all'alba e la passeggiata sul terreno la sera per chiudere il cancello, con i gatti dappresso sovraeccitati dalla frescura. Il resto lo stabiliscono i lavori agricoli da fare.
      Il numero di rituali aumenta in autunno, con l'accensione della stufa.
      I rituali sono rassicuranti - e nella vita (di tutti) c'è bisogno di cose rassicuranti.

      Le vere donne che amano i viaggi le incontri sulla Strada, on the road. Ad esempio in sella a una bici stracarica di bagagli, come ne ho incontrate in Francia. Addirittura alcune sole. Il resto sono parole e fumo, come i vestiti da sfoggiare e la "prova costume". Non è casuale che nelle ns. città fioriscano e proliferino i centri estetici: è una società di viziati e desiderosi di apparire, con poca sostanza.

      Certe vacanze sono alla fine l'ESTENSIONE dell'esistenza votata al consumismo che si tiene nel resto dell'anno.





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  2. ps: questa estate in ditta hanno parzialmente segato le ferie a tutti, quindi quest'anno andrà un po' in vacca.
    Mi sa che faremo un salto in aereo e via.
    Non passeremo a trovarvi.
    :(
    Che palle..... Chiedono sempre di più. Tra un po' dovremo dare anche una fetta di culo.

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    1. Peccato. Comunque l'invito resta sempre valido.
      Mai visto un mese di Luglio così caldo, qui. Una cosa pazzesca.
      Si alternano 5 giorni di afa mostruosa a 4 giorni sui 26 gradi circa, pare diventata una regola.

      Sì, chiedono sempre di più. Ma il nostro rimane un Paese inchiodato al palo.
      Francamente, davvero francamente, mi trasferirei in Ungheria.
      Puliti, civili, ordinati, in espansione. Con un Governo che ha le Palle e lo dimostra con i fatti -

      magari, pensaci su...

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    2. Da poco c'hanno finalmente messo l'aria condizionata in ufficio.
      Mi torna alla mente Mussolini: "metteremo la luce nei campi! .......Cosi' lavorerete anche di notte!!".

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  3. A ciascuno la sua schiavitù.
    per parte mia, ammetto senza vergogna di essere schiava "delle mie ossessioni e delle mie manie", per dirla alla Battiato.
    nello specifico, le mie sono manie igienico-sanitarie, che spesso mi guastano il piacere dei viaggi. Non ti dico quanto sfracasso le palle a mio marito.
    Non mi piacerebbe passare la vita viaggiando, infatti. È complicato per una con i miei problemi! :)

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    1. lo dirò sempre e brutalmente: un conto è il turismo, un altro conto è il viaggio. il primo contempla buona ristorazione, agi e conforti, toilet pulite, lenzuola sterili, climatizzatore in auto e ascelle inodori.

      Il secondo: fatica e sudore, imprecazioni, cibo da lattine in scatola, defecazioni sulla nuda terra, freddo sulla faccia e schiena poco riposata per aver dormito su un materassino di 4 centimetri di spessore, e via dicendo.

      Le donne sono meno propense a far parte della seconda categoria.
      Però spesso i cosiddetti "problemi" non sono "veri problemi" ma seghe mentali più o meno importanti.
      Ciò vale anche per molti uomini, beninteso. Ne conosco tanti, a parole sono degli Indiana Jones, poi appena fuori dalla gabbia di contenzione bramano per tornare a casa.

      Riconoscere le proprie manìe è comunque un atto di lealtà, e lo apprezzo.

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  4. È colpa di mia mamma. Tutte noi figlie chi più chi meno abbiamo ereditato da lei questa ossessione. Il massimo l'ha raggiunto mia sorella quella volta che si portò in albergo non solo le federe del cuscino, abitudine di mamma, ma perfino ... le lenzuola!
    Per quanto riguarda le altre scomodità di un viaggio, mi adatto di più: non mi importa granché del cibo e penso che accovacciarsi per fare fare pipì su un letto di aghi di Pino sia un momento quasi spirituale!

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