sabato 18 novembre 2017

Note d'Autunno, semplicemente.






Questo sabato mattina uggioso e foriero di temporali ho raccolto le olive con l'aiuto dei miei vicini, che possiedono reti apposite e quanto serve alla bisogna. La produzione è stata scarsa ma abbiamo deciso di non perdere quello che gli alberi hanno comunque generato.

Gli ulivi che abbiamo sono di una varietà particolare DOP dei Nebrodi. Si chiamano Minute perchè piccole di dimensioni. Sebbene la resa nella spremitura sia tra le più basse, l'olio che se ne ricava ha un'acidità pressochè nulla e una struttura chimica che ne impedisce la degradazione: che ci si creda o no, dopo tre-quattro anni è ancora fresco come appena spremuto.

Due anni fa la produzione è stata notevole e abbiamo portato a casa 45 litri di quest'olio favoloso. Quest'anno se arriviamo a 10 litri è già tanto.
Ma va bene così.
Abbiamo iniziato a disporre le reti alle 8 di mattina e abbiamo terminato il lavoro alle 12 bagnati fradici dalla testa ai piedi a seguito del diluvio che è sceso dal cielo siciliano. E qui sul lato tirrenico, quando piove, piove che dio la manda -

Rientrato a casa ho fatto una doccia calda e acceso la stufa. Adorata divinità-stufa, da me recuperata tra i rottami di un fabbro: il proprietario l'aveva buttata via. I capelli me li sono asciugati al calore della stufa mentre fuori continuava a piovere a dirotto. Ho collocato i salsicciotti antispifferi alle vecchie imposte di legno, e preparato un "lauto" pranzo a base di pane di casa, pecorino, olive, vino e tre caki arancioni, bellissimi.









sopra e sotto: i caki tradizionali, semiliquidi.
Ben diversi dai caki-mela solidi introdotti recentemente
allo scopo di non far sbrodolare il consumatore.








Adoro i caki, ricchi di potassio e fonte di energia. Il vecchio albero sotto casa quest'anno ne ha prodotti a quintali. I frutti in eccesso rimangono sulla pianta, incapace di portarli a maturazione. Questo è stato un anno tutto strano: mele a fine Luglio; pere a tonnellate (mai così tante); funghi Porcini poco e niente (gli altri anni non sapevamo più che farcene); tutti gli altri tipi di funghi, soprattutto velenosi o sospetti: una marèa; noci... tante e precoci; castagne poche e piccole. Nocciole: una tonnellata esatta; uva abbondante e intatta come mai prima.

Forse è stata la siccità prolungata da inizio primavera a causare questa produzione "patchwork" che ha riguardato anche il mondo degli insetti: mosche e zanzare, rammento, quest'estate erano il 10% di quelle che ci sono normalmente: ogni cosa ha i suoi lati positivi. Maledetti insetti volanti - per fortuna l'Autunno puntualmente se li porta via, li fa sparire.




Uno dei due soli Porcini trovati quest'anno, a fine Settembre.




Poche castagne, quest'anno, diciamo una decina di ciotole come questa.




Noci a bizzeffe, e in anticipo. Almeno 40 chili.



Il pranzo mi è rimasto un po' sullo stomaco. Sorseggio un bicchiere di Magnesia Sanpellegrino. Mi ricorda mio nonno materno, la Magnesia. La prendeva sempre la sera, quella polvere bianca misteriosa pubblicizzata nelle riviste degli anni Trenta, per le quali io ho un autentico culto.






Ho fatto appena in tempo a portare le olive al frantoio, distante due chilometri da qui. Hanno detto che mi richiameranno quando il mio olio sarà pronto.
Ogni tanto mi arrivano notizie dal mio ex-posto di lavoro. Chi è riuscito a dare le dimissioni - chi ha fatto figli - chi ha avuto un infarto. Quanto era diversa, quella vita. Sembra lontana anni luce, eppure sono passati appena cinque anni. Forse ho fatto davvero tante cose, in questi cinque anni.

Fuori ha ripreso a piovere. Piove sul tetto della ex-stalla visibile dalla finestra: sono contento di averla ristrutturata, anche se è costata soldi e fatica. Nella stanza da dove scrivo la luce è sempre più bassa, e accendo una candela per vedere meglio la tastiera. Continuo ad alimentare la stufa, che divora legna di nocciolo e rumoreggia cupa: il rumore diventa più basso quando chiede altra legna - l'orecchio ormai è allenato a capire. Attualmente ho legna per una decina d'anni. E non ho messo mano al bosco di rovere lassù in alto, quasi impenetrabile. Neanch'io conosco bene il confine, e forse non lo saprò mai con precisione.


Mi sistemo su una poltrona dell'Ikea mezza distrutta dai gatti, col cuscino dietro, e leggo narrativa di viaggi.

Mi alzo per farmi un tè con una fetta di un limone raccolto fuori; poi mi alzo e torno al tavolo perchè mi è venuta un'idea su un'escursione da fare sull'Etna - e quindi tiro fuori la cartina e ci rimugino sopra venti minuti. Poi tiro fuori l'Atlante, perchè mi è venuta un'altra idea su un possibile viaggio in bici. Geograficamente, non ho mai pace.

Esco sulla soglia a osservare la pioggia, e i gatti ne approfittano per infilarsi in casa e appropriarsi di sedie e poltrone dove si inchioderanno fino a stasera. Quei due cornuti.






L'odore della legna bruciata mi arriva dalla canna fumaria, da sopra il tetto di questa casa di pietra. 
La foschìa ha ammantato il bosco appena dietro, che sparisce in un grigio uniforme.
Stasera guarderò al computer la seconda metà di un bel film che un caro amico mi ha salvato sull'hard-disk.

Scalderò dell'acqua in una pentola sopra la piastra di ghisa della stufa e ci riempirò la borsa dell'acqua calda da mettere dentro il letto. 
Ma prima so già che uscirò fuori qualche minuto ad annusare l'aria umidissima della sera e ad osservare le luci delle poche auto che viaggiano sulla strada di fondovalle, molto più in basso di qui.

C'è vento da Nord, e sarà una sera fredda.
Questo è quello che faccio o che farò, semplicemente - e che mi rende felice.



giovedì 16 novembre 2017

A piedi sui Nebrodi: il bivacco dimenticato di Monte Soro.



Open your eyes.
Realize you're not dead.
Take a look at an open book.
Do what you like, that's what I said.
Do what you like.
Blind Faith, 1969






I 1847 metri fanno di Monte Soro la cima più alta dei Nebrodi. Da qualche parte su questa montagna ricoperta di faggi esiste un bivacco in pietra segnato sulla mappa. Da tempo volevo esplorarlo e così ho fatto, rintracciandolo anche grazie alla navigazione gps. Vi ho trascorso la notte e vissuto un giorno e mezzo di cammino fotografico in una delle aree forse più remote e affascinanti del parco regionale.


Martedì 14 Novembre.
Alle 8 del mattino lascio l'auto presso l'ex masseria di Case Mangalaviti (Longi, ME) e inizio a camminare lungo una pista che mille volte ho percorso. Il cielo non promette niente di buono; le faggete sono al colmo del loro splendore.


All'inizio del percorso, presso Case Mangalaviti - m.1256






sopra e sotto:
faggi dal foliage autunnale e relitti
arborei nell'antico bosco di Mangalaviti, Nebrodi orientali.







Ho sostato presso la caserma Forestale Botti, dov'ero già passato lo scorso 26 Ottobre. Trovo anche stavolta operai intenti a costruire una fontana in pietra. Tra una parola e l'altra li informo della mia destinazione - è sempre bene far sapere alle persone "giuste" dove si è diretti, quando si tratta di montagna.

Inizio la lunga discesa nel vallone del torrente Barrilà, affluente del grande fiume Simeto; guado il corso d'acqua all'interno di una gola davvero selvaggia dai fianchi fittamente boscati.




In alto e in basso: lungo la pista che si inoltra
nel vallone del torrente Barrilà,
cosparso di colorati faggi.






Quest'area dei Nebrodi è davvero desolata; non si incontra anima viva. Ci sono incroci e deviazioni; bisogna sempre controllare bene la carta e fare il punto. Che poi è quello che ognuno dovrebbe cercare di fare nel corso della propria vita, per quanto è possibile.


 Mi scusi, questa è la pista giusta per il vallone Cerrita ?



Dopo il guado inizia una lunga e faticosa risalita sul versante opposto del vallone; lo zaino pesa e le gambe oggi sono stanche. E' quasi l'una e sta arrivando una fitta foschìa. Finalmente arrivo alla radura dove si trova il bivacco, completo di teschio di benvenuto. Sarà aperto ? Ci sarà legna ?


 L'arrivo al bivacco.




Un teschio di benvenuto appeso fuori.




La struttura è aperta, anzi fin troppo: la porta sgangherata lascia scoperta una lama d'aria di oltre dieci centimetri, e le finestre non sono dotate di vetri, cosa che qui sui Nebrodi pare essere la norma. Se le lascio aperte entra una corrente fredda e umida da intirizzire - se le chiudo, dentro mi ritrovo al buio.
Il tetto è a posto tranne qualche tegola rotta; le pareti esterne magnifiche, in pietra tagliata. All'interno ci sono: un tavolaccio spartano ma pulito, una mensola con le solite carabattole, e un grande camino.



Interno del bivacco. La grande macchia scura
sulla tavola è in realtà acqua che viene dal tetto.



Fuori inizia a piovere, e un'ora dopo cade un fitto nevischio. C'è un umido della malora e per riscaldarmi faccio una camminata di un'oretta a monte del bivacco, in un silenzio spettrale.








Si fa sera. Per ammazzare il tempo continuo la lettura di un nuovo libro digitale: '100 Days of Solitude' di Daphne Kapsali, ma lo interrompo a breve trovandolo spaventosamente noioso. L'introspezione mi piace, ma quando è esagerata diventa una sola cosa che si chiama sega mentale. Ciao Daphne.

Rimetto il lettore nello zaino e mi dedico a cose più serie, come accendere il fuoco.









Chi se ne importa di porte e finestre: mi siedo vicino alle fiamme di legna di faggio sino all'ora di cena. Tiro fuori della carne da cuocere alla brace sopra una rete elettrosaldata che mi sono portato dietro. La rete ha il pregio di essere leggerissima e pieghevole rispetto a una graticola tradizionale, la quale non si può mai sapere per certo se ci sarà, e in ogni caso è stata usata da sconosciuti e orrendamente lordata di grasso.










sopra e sotto: memorabile cena al bivacco selvaggio
con carne alla brace e birra tenuta al fresco all'aperto ( circa zero gradi );
pioggia fuori e camino funzionante.

Ma cosa si può volere di più ?
...oddio, un'ideuzza ce l'avrei, ma giace nel campo delle fantasie ;-D



Il mio caro amico S. si emozionerà sapendo dove e quando
ho bevuto la birretta che mi ha gentilmente donato -




Dopo la cena me ne sto due ore intere davanti al fuoco alimentandolo con la legna che avevo raccolto fuori. Ascolto per tutto il tempo il crepitare del camino e i concerti per oboe di Handel all'ipod. Questi suoi concerti sono spesso utilizzati nei documentari sul Medioevo, e qui in questa casetta di pietra con quest'atmosfera risultano appropriatissimi.
Perdete qualche minuto a leggere la vita di questo grande musicista vittima in tarda età della cecità, dei medici ciarlatani e dell'invidia umana: fu davvero un genio.

Infine, stanco sazio e soddisfatto, sistemo il saccoletto invernale sulla tavola e dormo. Pioverà incessantemente tutta la notte.


 Più "bivacco" di così non si può !





Mercoledì 15 Novembre.
La stanza è gelida. Il fuoco si è spento durante la notte e la corrente d'aria proveniente dalla porta ha fatto il resto. La crema al cioccolato da spalmare è un blocco solido. Ho dovuto indossare una maglia di lana e la calzamaglia tecnica dentro il saccoletto per temperature sottozero, e questo la dice lunga.

Faccio colazione e mi lavo la faccia grazie a un rigagnolo che scorre poco distante il bivacco. 
Alle 8 e trenta chiudo la porta e abbandono la casetta di pietra: chissà se la rivedrò. E' un posto magnifico, meriterebbe un piccolo investimento negli infissi e poco altro. Peccato.



Di nuovo in cammino. Qui nei pressi della Sorgente Ramo, m.1590










E' una giornata ventosa. Raffiche micidiali provenienti da Sud stanno spingendo a forza grandi masse nuvolose verso il mare. Cammino verso i poveri ruderi delle Case Monica, un tempo abitate dai pastori, e infine raggiungo il lago Biviere di Cesarò, dalle acque graffiate dal vento.











Il lago Biviere di Cesarò, m.1278.
Sulla sinistra, le pendici settentrionali di Monte Soro.



Cammino sotto un vento pazzesco che fa volare foglie da tutte le parti e rompe rami degli alberi. Entro in una faggeta un po' più riparata. Alle 12 circa sono di nuovo a Portella Scafi, da dove mancherà un'ora al punto di partenza dove ho lasciato l'auto.

Mi sento bene. Ho dormito magnificamente al bivacco dimenticato: il teschio di vacca mi ha protetto.
Alle Case Mangalaviti ci sono dei cavalli che brucano con lo sfondo delle Rocche calcaree, e scatto l'ultima foto.






Riavvio l'auto e faccio rotta verso casa. Mi fermo presso una baracca di legno prefabbricata con la scritta bar-panini. C'è un altro avventore, mio coetaneo, e iniziamo a parlare di montagna e di Nebrodi, e di cosa faccio, e di cosa fa lui, che è un sorvegliante antincendio stagionale del Corpo Forestale.

"Si potrebbero cambiare gli infissi a quel bivacco dove sono stato"

- "Non ne vale la pena. E poi i vandali li porterebbero via un'altra volta"

"Ma anche sull'Etna i bivacchi vengono danneggiati. Poi li riparano, è una spesa che ormai mettono in conto"

- "Qui no. La gente da queste parti non viene. Ci sono solo mucche. Quel bivacco è stato ristrutturato nel '95 e poi la Forestale lo ha abbandonato"
Finirò per passare nel locale un'ora e mezza. E non ci sarà verso di pagare il panino e le due birre. 



Tutto sommato l'incuria "programmata" ha i suoi lati positivi. Niente masse. Piste non segnalate e territori vergini dove si spingono solo sparuti escursionisti. Questo in fondo sono i Nebrodi.
Rimane il ricordo di quel camino acceso, della carne alla brace, della notte passata sul tavolo di legno ascoltando la pioggia.
In un bivacco dimenticato.

Le coordinate ? Andatevele a cercare: non sarò io a darvele.


 Com'è che li chiamano ?
Ah, sì: "momenti Nescafè" !








lunedì 13 novembre 2017

Nel Parco delle Madonie - dove ho dormito, mangiato, camminato: Tips





ALLOGGIO.

In un primo momento avevo progettato di sfruttare il rifugio F.Crispi a Piano Sempria come punto d'appoggio; poi ho optato per un Bed and Breakfast a Petralia Sottana. In questo modo ho potuto visitare anche le due Petralìe e non solo i sentieri escursionistici.

Il B&B L'Agrifoglio si trova in via Garibaldi, che è la Statale 120. La strada è moderatamente trafficata durante il giorno. Poco la sera e affatto silenziosa la notte. Ho pagato 30 euro per la notte e la colazione, che è stata servita molto presto all'orario che avevo chiesto. La pulizia è impeccabile.

Petralia Sottana è anche sede dell'ente Parco delle Madonie.




CIBO.

Per la cena, su consiglio del giovane gestore del B&B mi sono ricoverato al pub-pizzeria Saxum di Petralia Sottana. Si trova praticamente sul corso principale, venti metri oltre la piazza della Vittoria con il monumento ai Caduti. Ero già rassegnato alla solita pizza, invece mi è stata proposta una tagliata di Manzo. Pensavo arrivasse uno di quei piatti da nouvelle cuisine - di quelli che ci vuole un microscopio per individuare il contenuto, invece mi arriva un Signor Piatto di carne abbondante con contorno di rucola, parmigiano, pomodorini, aceto balsamico e pasta-pizza. Una favola.

Con tanto di birretta di produzione siciliana. Servito e riverito: 14 euro.

La sera dopo ci torno ancora, ma ordino un piatto di maiale impanato al forno con contorno di insalata. Ciotola di ceci caldi con olio al peperoncino offerta dalla casa - dopo il freddo che avevo preso, dio solo sa quanto l'ho apprezzata. Ancora birra siciliana: grand total 12 euro.

Il locale è in pietra con fotografie in bianco e nero di buon gusto. I gestori sono di una gentilezza esemplare. Non a caso i commenti su Tripadvisor sono eccellenti tranne tre - chissà cosa pretende certa gente dalla vita: posso assicurare che questo posto è fantastico, e le recensioni negative autentiche stronzate.

voto 10 e lode al Saxum Pub di Petralia Sottana.

...e chi ha sempre da ridire per favore se ne stia a casa: farete un gran piacere a tutti.



SENTIERI DI MONTAGNA.

L'unica valida risorsa sul web che elenca con precisione e completezza i percorsi di escursionismo/cavallo/mountain bike nel Parco delle Madonie si trova a quest'indirizzo. Lode a loro.
Tutto il resto è aria fritta: informazioni incomplete e siti specchietto-per-le-allodole fatti apposta per costringere il visitatore a pagare guide o comprare libri specializzati.

Cartina: ottima la mappa Parco delle Madonie in scala 1:50mila per escursionismo. Edita da Litografia Artistica Cartografica, 8 euro.

Nel sito web che ho citato sono scaricabili anche file con estensione .KML per i navigatori gps. Personalmente possiedo un gps Garmin per ciclismo, e funziona discretamente bene previa conversione del file in formato .TCX


Pausa pranzo sulle Madonie. A destra, la cartina 1:50mila
dei sentieri del Parco.



Sentiero no.11 per Monte Cervi/rifugio e pagliaio omonimi.
Da Piano Battaglia si procede oltre in direzione Piano Zucchi. Dopo circa tre chilometri si arriva a Portella Colla ( cartello in legno con mappa per escursionisti ). Il sentiero parte da qui ed è il numero 11. Fa parte del Sentiero Italia. A circa un chilometro dall'inizio della pista nei pressi di un tornante si stacca una scorciatoia segnalata: si può prenderla senza indugio, dato che conduce subito a Piano Cervi che è il piatto forte del percorso.
Più avanti ancora si sale di quota all'interno della faggeta di Pizzo Colla e si giunge al rifugio CAS di Monte Cervi, m.1600, e all'adiacente pagliaio.

Segnaletica: oltre al cartello-mappa posto all'inizio, la segnaletica ufficiale bianco-rossa del CAI è totalmente assente. Sopperiscono segnali in legno scuro probabilmente collocati anni fa dall'ente parco. Dato che il legno è solido e le indicazioni -intelligentemente- incise in esso, codesti segnali sono decifrabili e di buon aiuto.


L'arrivo al pagliaio di Monte Cervi, Madonie.




Sentiero no.1, 2A e 2B da Piano Battaglia per Pizzo Carbonara.
E qui mi dispiace - la scure si abbatte severa. Esiste il solito cartello-mappa all'inizio, poi nulla che meriti la qualifica di segnale decente. Viene spontaneo, e pensavo di essere io l'unico idiota, di imboccare una larga pista in terra battuta che inizia a salire e termina 900 metri dopo sul  fianco franoso del Monte Spina Puci, dove manderete una maledizione e tornerete indietro perdendo mezz'ora.

Il sentiero 1 per il Pizzo Carbonara è invece una inesistente traccia su prato. Solo dopo diverse decine di metri appare il primo segnale, posto rasoterra e totalmente invisibile in caso di nebbia o di neve:



 E' il sentiero numero 1, vero ?
Mi prestate un microscopio ?
Un palo di legno ben piantato costava molto ?



Più avanti ancora, la situazione-segnali si mantiene sullo scarso andante:


 segnale posto su una pietra malferma semplicemente
poggiata sopra un'altra pietra: aspetta solo
l'imbecille di turno che prima o poi lo rimuove.




segnali indecifrabili in prossimità del bivio per il Pizzo Carbonara:

a destra leggo "1"; e a sinistra cos'è ?
Un "12" ? Signori miei - qui stiamo dando i numeri !




In prossimità di un importante bivio, non c'è nessuna indicazione
per Pizzo Carbonara ma solo un segnale quasi illeggibile per... ritornare
al punto di partenza ! Occorre prendere a sinistra, invece, e NON proseguire
dritto perdendo quota nel vallone Zottafonda.



Da qui in poi, stando alla carta, il sentiero è numerato ( dio solo sa perchè ) 2A e poi 2B. Si trovano esili indicazioni di conferma successivamente.

( non riesco per qualche motivo a caricare la foto relativa: immaginate
un segno bianco e rosso mezzo cancellato con una scritta "2A" microscopica )


Scarpinando in decisa salita si arriva infine a Pizzo Carbonara. Una volta in cima viene spontaneo chiedersi se è la cima giusta. In effetti il vicino Pizzo della Principessa è più basso di soli due metri, e l'altrettanto vicino Pizzo Palermo, di 15 metri. Da quest'ultimo, posto più a nord, il panorama è più vasto. Attenzione ad attraversare la sella pietrosa che li separa. Camminare sulle doline non è facile, richiede prudenza e attenzione. Chi ha premura si romperà una gamba, assicurato al 100%.


Non ho visitato tutti i sentieri di questo splendido parco, ma la mia conclusione è che:
- o la segnaletica non è curata per lassismo e pressapochismo
- o essa non è curata apposta allo scopo di recarsi al vicino rifugio tal dei tali e pagare una guida

nell'un caso e nell'altro trovo grave che non si provveda a segnare BENE almeno il percorso per il Carbonara, gettonatissimo e frequentato da un sacco di stranieri ( con i quali ho parlato e mi sono indirettamente scusato ).

Così è, se vi pare. Definitely... Sicily



Voglio però chiudere con una nota positiva. Più che positiva.
A parte i paesaggi mozzafiato ( non così, tanto per dire: lo sono davvero ), mi aspettavo che le Madonie, facenti capo a una città metropolitana di 1milione e 300mila abitanti, fossero un mezzo-immondezzaio con i residui di tutti i Ferragosto dal dopoguerra in poi.

Invece le Madonie SONO PULITE.
Pulite come le montagne svizzere. Non ho trovato traccia di fazzoletti, lattine, bottiglie e succhi di frutta che invece sull'Etna sono merce tanto diffusa da riempirci mezzo cratere.

Ciò mi dispiace dirlo per la mia montagna, il grande vulcano, ma questo non è un blog tutto rose e fiori, bello di quà-bello di là. Non lo è mai stato.

voto perciò 10 per la pulizia delle dolomiti siciliane.

In due giorni di escursioni e chilometri fatti a piedi l'unico rifiuto che ho trovato sulle Madonie, davvero l'unico, è questo bicchierino di plastica:




Possano gli uomini continuare a rispettare queste splendide montagne.



Per la prima parte del viaggio vai a questo post.

Per la seconda parte, a questa pagina.





sabato 11 novembre 2017

Nel Parco delle Madonie, 2 di 2. Escursioni a Piano Cervi e Pizzo Carbonara.






Per la prima parte del viaggio vai a questo post.
Per i consigli pratici vai qui.



Mercoledì 8 Novembre.
Dalla finestra del Bed and Breakfast vedo montagne coperte di nubi. Fuori fa parecchio freddo. Venti minuti d'auto mi portano a Piano Battaglia, storica stazione turistica a 1572 metri di quota. La visibilità è ridottissima a causa di una fitta nebbia. Diversi chilometri dopo raggiungo Portella Colla, da cui parte il sentiero numero 11 per Monte Cervi.




 Spettacolari giardini rocciosi nei pressi
di Piano Battaglia, Alte Madonìe.






In alto e in basso: in cammino lungo la pista per Monte Cervi,
in un paesaggio di sapore elvetico punteggiato da aceri e conifere.












La carrareccia oltrepassa un cancello di accesso e conduce a una delle valli più belle di tutto il Parco: Piano Cervi, un'ampia depressione fluviale aperta dominata da montagne calcaree. Un ambiente complesso che in Autunno raggiunge il massimo dello splendore.



Veduta della spianata carsica di Piano Cervi, m.1530




Pur non essendo un botanico nè un geologo resto affascinato dallo spettacolo offerto da faggi e altre specie arbustive che tenacemente si sono appropriate di un angolo di roccia calcarea, colonizzandola:












Più avandi ancora, questo splendido sentiero mi porta all'interno di una faggeta dai colori incredibili. Sono nei pressi di Pizzo Colla, m.1676 - 






sopra e sotto: i colori della splendida faggeta
nei pressi di Pizzo Colla.








Una raffica di vento allontana per un attimo la nebbia;
qui nei pressi di Cozzo Morto, m.1611




Intorno alle 12 raggiungo il piccolo rifugio di Monte Cervi di proprietà del Club Alpino Siciliano; accanto ad esso si trova un grande pagliaio destinato ai liberi escursionisti. L'interno è immacolato, senza alcuna traccia di rifiuti, neanche una cicca di sigaretta.








Il rifugio CAS di Monte Cervi, a 1600 metri di quota.




Mi fermo a mangiare qualcosa. Questa pista prosegue per il vallone Nipitalva e il paese di Scillato, dieci chilometri più avanti. E' parte del Sentiero Italia, e mi emoziona pensare che Lorenzo Santin è passato esattamente da qui la scorsa primavera durante l'interminabile cammino dalla Sardegna/Sicilia a Trieste. In confronto la mia è una ridicola passeggiata -



 Il pagliaio di Monte Cervi, presso il quale mi fermo per la "pausa pranzo".



Torno indietro sui miei passi. Mi aspetta una lunga sessione fotografica alla spianata di Piano Cervi attraversata stamattina. Trovo una buona postazione sulla sommità di una collina e attendo il tramonto. E' un pomeriggio dall'aria gelida; tira un forte vento e nubi minacciose indugiano sulle montagne. Resto a fotografare sino all'ultima luce possibile, infine riprendo la marcia verso Portella Colla dove ho lasciato l'auto.

Credo di aver scattato in questo punto alcune tra le foto migliori di questi ultimi anni.







in alto e in basso:
il tramonto a Piano Cervi con veduta sul Monte Mufara, m.1865, a sinistra,
e il bastione calcareo di Cozzo Piombino, m.1620, sulla destra.






Nikon D7000. Obiettivo Sigma 8mm, f/7,1 1/80sec.
esposizione combinata -1,3 0 +1,0EV, ISO 200, treppiede.
L'immagine è coperta da Diritto d'Autore.






Giovedì 9 Novembre.
Dedico l'ultima giornata di questo tour sulle Madonie alla "conquista" della cima più alta della Sicilia, seconda soltanto all'Etna. Pizzo Carbonara, a 1979 metri, è una montagna dal profilo arrotondato raggiungibile con un sentiero che inizia da Piano Battaglia.












Il brullo versante meridionale del Monte Ferro, m.1906





La spianata carsica della Battaglietta, detta Polje, ripresa
dal sentiero che mena al Pizzo Carbonara.









Il paesaggio è aspro, essenziale. Le rocce calcaree sono colonizzate da faggi di dimensioni variabili a seconda dell'esposizione al vento e alle intemperie. Il contrasto cromatico è da lasciare senza fiato.






sopra e sotto: macchie di faggi nel tratto di sentiero compreso
tra il Pizzo della Principessa e Pizzo Carbonara.











Salgo insieme a una giovane coppia di escursionisti francesi estasiati quanto me dai colori e dall'ambiente. Le Madonie sono davvero meravigliose. Tra quattro chiacchiere in inglese arriviamo finalmente in cima. Eccolo, il tetto di queste montagne: Pizzo Carbonara è spazzato da un vento gelido. In una piccola conca gli ultimi faggi resistono piegati dalle raffiche micidiali: è la vita che vuole, deve, resistere. Ed è emozionante.



Sul tetto delle Madonie.









Pizzo Carbonara, m.1979
Gli ultimi faggi, non più arborei, resistono
al vento impetuoso che soffia a questa quota.














Dal Pizzo Carbonara le doline si susseguono senza fine
in un paesaggio che diventa surreale e ha per sfondo
il Mar Tirreno.



Torno indietro sul sentiero percorso all'andata. La mia escursione si avvia alla conclusione, e con essa queste indimenticabili giornate nelle Madonie. Nel corso della marcia di ritorno mi fermo un attimo a respirare a pieni polmoni l'aria fredda di montagna, sentendomi felice e pieno di vita. Piano Battaglia e il rifugio del CAI sono ormai in vista, ma non mi interessa adempiere al rito della cioccolata calda. 

Ho avuto quello che volevo: fotografie, scarpinate e tante scoperte in una Natura spettacolare. La Sicilia è davvero un posto in cui si trova una varietà di climi e paesaggi unica al mondo. E sottolineo questa parola: varietà.

Che poi, in fondo, è quello che tutti vorremmo dalla vita.










Lupolibero, Parco delle Madonie.
7-9 Novembre 2017.


Per la prima parte del viaggio vai a questo post.
Per i consigli pratici vai qui.