domenica 24 settembre 2017

Migrazioni.



E' un problema di numeri.




Chi vive o trascorre molto tempo in campagna conosce i cicli, i segni.
Tra i segni più noti, inflazionati, dell'arrivo della stagione autunnale a me cara ci sono ovviamente:
- la ricrescita dell'erba
- la comparsa di funghi
- la maturazione ad hoc dell'uva del pergolato
- il passaggio di temporali severi come quello di stamattina
- l'aumento dell'umidità serale
- il pile tirato fuori dal cassetto più frequentemente del solito
- la coperta sul letto e le finestre chiuse

Ma c'è anche un altro segno. Che giunge puntuale ogni anno, con sistematicità.
Il flagello delle formiche con le ali.
Non ho idea da dove arrivino, dato che qui non se ne vedono mai. Probabilmente albergano a quote più alte sui Nebrodi, dove la notte fa già un gran freddo. 
Forse sono i temporali che li convincono a migrare in massa.

Fatto sta che ne arrivano a migliaia e atterrano sui muri esterni della casa, dove si accumulano in quantità impressionante. Molte cercano di infiltrarsi all'interno sfruttando la fessura sotto la porta. E se non lasciassi ben chiusi i finestrini della macchina, ricoprirebbero a tappeto i sedili.
La mattina ne reperisco morte a centinaia sul massetto di cemento, e le spazzo via.

Questi insetti non pungono e non mordono. L'ondata migratoria dura di solito tre giorni, poi si esaurisce. Il fastidio che arrecano è dato dal loro passeggiare addosso, dal loro numero: la sera dopo le 18 non si può uscire fuori più di cinque minuti, che te ne trovi diverse decine sopra i vestiti e sulla faccia.

Questo fenomeno mi rammenta le migrazioni odierne e soprattutto un concetto che pare essere alieno a certa gente convinta che esse, le migrazioni, siano inevitabili e anzi auspicabili: il problema dei numeri in gioco.
Quando è troppo è troppo, e questo vale per qualsiasi cosa.

Ora, se qualcuno pensa che stia saltando di palo in frasca tirando in ballo xenofobia e populismo da tastiera, almeno abbia la compiacenza di dare un'occhiata a questo articolo:


No, ecco. Mi correggo. Non è solo un problema di numeri.
C'è un disegno dietro. Un progetto.
Rifettiamoci su un attimo, benchè non serva a molto...
 
Benvenuto Autunno.

martedì 5 settembre 2017

Aria nuova che mi parla d'Autunno.



Panorama sulle isole Eolie ripreso dalla finestra del bagno.


La lotta si svolge in cielo. Correnti da nord ovest fresche che spazzano via, càcciano a pedate - finalmente - quel marciume chiamato Scirocco, vento falso che odora d'Africa, umido da far schifo, malefico.

Adoro il Maestrale.

Esso dipinge l'aere di nuvole d'oro, dai contorni netti. Ripulisce, deodora, rinfresca, rinfranca.
Parla inequivocabilmente d'Autunno. Di funghi, grigliate, ricordi di fine dell'Estate e inizio della scuola.
A questo penso, mentre una folàta fresca muove le foglie dei noccioli. Raccolta abbondante quest'anno, sui 1000 chili probabilmente -

Torno a casa distrutto ma soddisfatto. Riempio i sacchi e li chiudo; li ripongo al sicuro. Cuciniamo. Dio quanto mi piacerebbe invece avere a disposizione una terza persona deputata solo alla cucina. In modo che noi ci si siede e si mangia. Senza trafficare con pentole e fornelli proprio quando si è stanchi.

Arriva il pomeriggio. Altra sessione di raccolta nocciole. Un soffio di vento mi porta il profumo della Bella di Notte, che ha resistito imperterrita al caldo di tutta quest'Estate. Compagna tradizionale dei mesi trascorsi qui.





Le sere passano una dopo l'altra, scandite da insalate e pomodori di una dolcezza senza eguali. 
Per frutta, le nostre mele. Malridotte, biologiche, antiche. Meravigliose -
Sino a una nuova ennesima alba che sempre, in qualche modo, riesce a sorprendermi.

Ne valeva la pena ? Sì, ne valeva la pena.
 








sabato 26 agosto 2017

Agosto se ne va tra nocciole e uva ormai matura.





Sveglia alle 7, e non ha nessuna importanza che sia sabato o domenica. Stiamo raccogliendo nocciole a tutto spiano. 500 chili circa, dal 18 Agosto. Cinque o sei ore chinati sulla terra, palmo a palmo.
Il caldo non fa più paura, anche se gli "esperti" meteo strombazzano ancora notizie allarmistiche: sotto gli ombrosi noccioli si lavora bene; inoltre il sole non ha più la forza che aveva a Luglio - chi vive in campagna queste cose le sa.

E' una droga, la raccolta delle noccioline. Sembra non finire mai. Sembra un gioco, ma che non va sottovalutato: chi ha problemi anche minimi di schiena o di sciatica è meglio che non si cimenti.

Le ombre del mondo sono lontane, distanti. Quando non si raccoglie, si cucina e si mangia - cose essenziali per la vita. Tutto il resto è aria fritta. Oddio, adesso sto scrivendo sul blog - cosa forse meno essenziale...

La Terra continua  a dare, seppur stanca. Pomodori da record, ormai a chili, da non saper che farsene. E seppur striminziti dalla siccità, qualche fico è arrivato anche quest'anno sulla tavola:






Stamattina sono davvero stanco. Sono giorni che lavoro ininterrottamente, e ho deciso di darmi una mattina di tregua. Ho steso le nocciole ad essiccare al sole; innaffiato l'orto; raccolto frutta e pulito in casa. Mi sono concesso anche una granita ai gelsi neri, che adoro.
Nel bar dove vado la preparano perfetta, non troppo zuccherata.
Poi torno a casa e raccolgo un po' di uva, che già mi parla di Settembre -






Vedo passare auto cariche di turisti che vanno via. Il Grande Esodo è in pieno svolgimento. E penso che la mia vita è molto diversa da allora, quando dovevo recarmi con il cappello in mano a chiedere di firmare il foglio di permesso.


Essere padroni del proprio tempo; dire "ora mi riposo" è una grande conquista.
Lo dicono anche degli esperti in questa materia:



E oggi pomeriggio ? Riprenderò a raccogliere nocciole. Finirò per sognarmele la notte.
Però: che bello...





sabato 19 agosto 2017

Il mistero di Mister X che cercava un limone.





tempo di lettura stimato: sei minuti

Chi ha avuto (spero) il piacere di venirci a trovare sulla nostra terra, ricorderà che ad essa si accede da un cancello verde a lato della strada principale; oltrepassato il cancello si percorre una strada interna lunga 200 metri da noi fatta asfaltare a caro prezzo quattro anni fa, e si termina la corsa in un cortile con ghiaia dove si fronteggiano la casa principale e una ex stalla.

Generalmente il cancello di ingresso viene sempre chiuso la notte, non si sa mai...
Di giorno, diciamo che tra me e i nostri vicini c'è una probabilità 50 e 50 di trovarlo aperto.
Comunque è evidente come il Sole che si tratta di una proprietà privata, anche perchè da queste parti:

1) tutti sanno tutto di tutti
2) il terreno, da maggio a dicembre, è pulito (da me) in modo impeccabile

Di fatto, in tutti questi anni, non è mai capitato che degli sconosciuti entrassero a piedi o in auto spingendosi sino alla casa. D'altronde sarebbe un'imprudenza: potrebbe capitare di essere attaccati da un eventuale cane, ad esempio.
Due domeniche fa è capitato che una donna Testimone di Geova insieme a due ragazzini suoi "collaboratori" si sia spinta sino alla casa con lo scopo di portarmi la parola del suo dio. Ma è stato un caso isolato.
Un'altra volta, forse quattro anni fa, durante l'annata record dei funghi porcini, mi capitò di vedere due che si avventuravano su un sentiero scosceso che passa dal mio terreno; ma se ne tornarono indietro dopo avermi visto uscire dalla porta in mutande, allarmato dal rumore.

In pratica, il nostro cancello viene varcato solo da chi conosciamo:
- i miei vicini
- quello con il furgone del pesce, se trova aperto
- un mio amico coltivatore, idem
- chi viene qui a fare lavori
- chi viene qui a trovarci

e basta.
Una volta veniva il tizio a leggere il contatore dell'acqua, ma non più perchè c'è l'autolettura.


Di fatto, ieri mattina sono uscito per acquistare pane e altre cose, e ho lasciato il cancello aperto.
Dopo una ventina di minuti faccio ritorno e trovo un fuoristrada parcheggiato sulla nostra strada interna, e fuori di esso un uomo sui sessant'anni, tracagnotto e con i capelli grigi, che con un sacchetto in mano, armeggia tra le fronde dei miei alberi.

Io con tutta la calma di questa Terra, e un amabile sorriso, spengo la macchina e scendo. Osservo.

"buongiorno", faccio -

"guardi che se cerca arance, quelle supersiti sono tutte piccole e asciutte, abbiamo venduto tutto  tre settimane fa" -

"No, bè ecco io, stavo cercando un limone, ho visto la signora... Ma lei chi è ? E' il proprietario ?" -

"Sì, la signora è mia moglie, siamo i proprietari" -

Il tipo continua a raspare tra i rami per qualche decina di secondi ancora, poi  rientra nel suo veicolo e se ne va senza dire nè "bè" e nè "ma": almeno un saluto e grazie per i quattro limoni che hai preso... no, eh ? ( che semplicemente, se me li chiedi e ringrazi, te ne regalavo una trentina ).

Boh ???


Versione di mia moglie:

"Ho visto e sentito arrivare questo piccolo fuoristrada; è entrato, ha percorso tutta la strada fino a casa, ha fatto subito retromarcia ed è ridisceso. Si è fermato prima del cancello e mi ha detto che voleva un limone, ma sembrava una scusa. Gli ho detto di guardare e ha iniziato a raccogliere. Poi sei arrivato tu".



ANALISI.
Ma si entra così a casa della gente ? Per cercare un limone ? Ma chi ti conosce ? Chi sei ? Ti sei presentato ? Chi cerchi ?
E soprattutto: quella dei limoni è una scusa per curiosare ? E perchè ?

Ho già visto il fuoristrada di quest'uomo. Lo parcheggia sempre in paese. C'è gente specializzata nell'occupare tre posti auto con una macchina sola ( fanno dei corsi appositi ): lui è uno di questi.
Mi informo con i miei vicini, la sera. Magari era venuto a cercare loro. Niente: lo conoscono di vista e basta. Nessun rapporto.


TENTATIVO DI PROGNOSI.
Nei paesi più piccoli e interni come questo, non è raro vedere in giro strani individui. Sono come dire "borderline", soggetti dal comportamento singolare. Frutto ( ci sono arrivato tempo fa ) di unioni dirette tra cugini di primo grado, tuttora attualissime. 
C'è uno che fa avanti e indietro sei chilometri + altri sei di Statale, con una tuta da ginnastica e dei sacchetti in mano ( dio solo sa cosa contengono ), e defeca a lato della strada quando gli viene: tanto che uno guida e a un certo punto oltre la curva vede il suo enorme culo proteso.
Un'altra che va in giro con una gonna a fiori e un ombrello in mano anche se c'è un sole che fa cadere morti gli uccelli al suolo, e ride continuamente.
Una quindicenne che si siede al bar per ore con lo sguardo perso nel vuoto, e guarda fisso negli occhi con provocazione manifesta tutti i maschi dai 13 agli 80 anni.

E altri ancora...

Ma il tipo in questione, quello dei limoni, non è tra questi. Non lo è.
La mia conclusione è che si tratta di un atto di pura cretinaggine.

Che mi rammenta una mia antica convinzione: 

'ciascuno di noi inevitabilmente sottostima il numero di individui idioti in circolazione'

Pensate, che sò, il 30% ? Nooo, raddoppiate, raddoppiate... anzi fate pure il 70% che si va sul sicuro.


SU SCALA GLOBALE.
Questo piccolo episodio mi ha fatto riflettere su quanto siamo circondati da cretini. Avete presente quel detto: "per ogni uomo ci sono al mondo sette donne in lizza per lui" ? Sostituite a "donne" la parola "cretini"...

Una volta, almeno, il cretino stava zitto e buono. Oggi ha gli strumenti per dire anche lui la sua. Basta la tastiera di un computer e lui scrive; e qualsiasi stronzata scriva racimola un pubblico piccolo o grande che gli dice sì-hai-ragione:





C'è il cretino alla guida del camion, che non vede niente e nessuno.
Quello alla guida del Suv ( particolarmente cretino ).
Quello con il motorino ( particolarmente rumoroso ).
C'è il cretino con il cane ( anche lui cretino ).

C'è il cretino da spiaggia. Il cretino da montagna. Il cretino che fuma nell'ufficio pubblico. O nel negozio di ferramenta dove entro io sottoscritto, e anche se lo guardo storto fa finta di niente.
C'è un cretino in ogni condominio, che spara assurdità da arresto immediato ( devi nascerci, in questo caso, quelli sono doni di natura ).

Ci sono i cretini del mondo senza frontiere, del no-gender, no-razze, no-confini, no-Stati, e volèmose bene e benvenuti-tutti-tranne-che-a-casa-mia:





C'è il cretino-artista con bomboletta spray, che nella mia scala di dis-valori occupa un posto di spicco, e gli farei ripulire con la lingua la superficie murale su cui "ha espresso quello che sentiva dentro":





E infine ci sono i cretini con un'auto a noleggio che travolge la folla.
E lì si smette di ridere, come abbiamo fatto finora.

Forse più avanti negli anni avrò un quadro più chiaro. Arriverò a quei livelli di comprensione che per ora sono appannaggio esclusivo degli intellettuali / scrittori / filosofi / mistici che hanno capito tutto della vita.

Per adesso, scusate, rimango a crogiolarmi nella mia beata intolleranza.

"cercavo un limone"...


giovedì 17 agosto 2017

Condivisione.




Da due giorni abbiamo iniziato a raccogliere le nocciole. La campagna di quest'anno promette bene, anche se gli alberi hanno iniziato a perdere precocemente le foglie e questo abbassa un po' la resa della raccolta stessa. Stamattina stavo raccogliendo nell'area a monte della casa, allorchè sento arrivare l'auto Fiat 127 di G. che è un mio coetaneo coltivatore.

G. passa tutto l'anno appresso alla sua proprietà, che si trova più a valle ed è molto più vasta della nostra. La sua terra è per la quasi totalità costituita da ulivi. - G. possiede pochi agrumi, e ogni anno viene a comprare da noi cassette di arance che poi rivende a un mercato della zona.

Al di là di questo piccolo scambio di derrate agricole, siamo sempre stati in ottimi rapporti, e incontrarci è un piacere per entrambi. 
Finita la stagione delle arance, ho annunciato scherzosamente a G. che il prossimo autunno sarei andato a "rompergli le scatole" nella sua proprietà per raccogliere qualche ficodindia, dal momento che io adoro questi frutti e non ne possiedo di miei.

E stamattina, inaspettatamente,  lui è venuto apposta e me ne ha portato una cassetta.
Sono di un colore bellissimo, di una varietà precoce già matura in Agosto.





In un'epoca nella quale si fa largo uso della parola "condividere", ecco: questa mi è sembrata una vera, bellissima condivisione, che ricorderò sempre. 
E' stato un bel gesto. 
Talmente bello che mi ha messo in imbarazzo.

Stasera a cena i fichidindia già aperti e tirati fuori freddi dal frigorifero sono stati una gioia per gli occhi e per la gola, così come lo è - per lo spirito - stare a contatto con persone civili, istruite, gentili e generose.
Gli amici non sono quelli su Facebook: "mi piace", "ti adoro", "complimenti", "auguri"...
l'amicizia, quella vera e fatta di piccoli gesti concreti, è un'altra cosa.








lunedì 14 agosto 2017

Pomodori. P come pazienza.






Un'estate tutta strana, questa. Finalmente i pomodori si sono decisi a maturare seriamente. Pensavo che le temperature alte avrebbero accelerato il processo, invece ci hanno messo quasi due mesi -

Abbiamo provato per la prima volta a piantare la varietà Belmonte:




Ma sono i Murano, quelli della prima foto, che si riconfermano imbattibili per produttività. I Belmonte comunque sono di una dolcezza incredibile.

Grandi soddisfazioni dal basilico, dalle insalate e dai cetrioli, sempre floridi e iperproduttivi:




Deludenti i fichi. Dei quattro alberi che abbiamo, solo uno promette bene. E' la prima volta che succede; la prolungata siccità dello scorso inverno deve aver compromesso lo sviluppo dei frutti.
La natura è così; dà quello che dà. 
Bisogna resistere alla tentazione di scegliere la via più facile: comprare.
Eccola la lezione dell'orto di quest'anno: avere pazienza.

Chè poi alla fine l'insalata, la tua insalata, arriva comunque.
Ed è la più buona del mondo.



domenica 6 agosto 2017

Un giorno d'Agosto sui Nebrodi lungo piste assolate e deserte.





Per sfuggire, o illudermi di farlo, al caldo odioso ed esagerato di quest'estate, mi sono recato a fare una lunga camminata sulle piste dei miei amati Nebrodi. Uomo di Terra e non di mare sono e resto, chè a me la terraferma piace, e l'acqua salata mi è sgradita da sempre. Ma ora come ora trovo caldo e sudore anche alle alte quote, purtroppo.

Il paesaggio di queste montagne è spettacolare nella stagione autunnale; è qui che ho scattato le mie foto migliori e conto di farlo ancora. Per adesso ci sono solo aride distese semideserte.




Dalle Case Mangalaviti ho raggiunto Portella Scafi e quindi l'area attrezzata Forestale delle Case Botti, m.1377. Si tratta di un posto ben tenuto e difficilmente raggiungibile: non si vede praticamente mai nessuno, e ci si accomoda su panche e tavolini di legno all'aperto godendo di un panorama unico sul versante nord dei Nebrodi e sull'Etna, immersi in un profumo intenso di resina proveniente dai vicini abeti.

Dalle Case Botti ho poi raggiunto un vallone selvaggio sino ai ruderi delle Case Barrilà, un agglomerato di numerose abitazioni. Pare ci fossero decine di case, qui. Ma le rovine sono illeggibili e i muri rimasti non superano il mezzo metro d'altezza, inglobati da volumi colossali di rovi. Incontro degli allevatori e vengo a sapere che il nucleo è stato abitato fino a 60 anni fa, poi ricostruito più a sud a cinque chilometri di distanza. Con molta probabilità devono aver portato via con fatica anche quasi tutto il materiale da costruzione.

Risalgo i 300 e oltre metri di quota e faccio ritorno verso il punto di partenza a pomeriggio inoltrato. Per cena mi fermo in una trattoria più giù al paese di Longi e mi faccio servire un piatto di carne di castrato.

Guardo fuori dalla finestra e sogno l'autunno e tutti i suoi annessi e connessi: la legna nella stufa, i pile da indossare, il vento, i temporali, lo spettacolo delle nuvole, i colori dei Faggi, il rientro a casa la sera dopo due giorni nella Natura, allorchè una doccia calda e il pensiero delle belle foto scattate bastano a rendermi la persona più felice del mondo.

Sì, sono proprio uno fatto per stare sulla terraferma.

E al freddo.


belli i cavallini, vero?
Un po' meno il tàfano che mi ha preso di mira
e alla fine mi ha punto tre volte dopo avermi
seguito per chilometri fino alla macchina !


sabato 29 luglio 2017

Dettagli e sguardi. Luci e ombre. Vivere, profondamente vivere, su un pezzo di terra.






Questo è quello che vedo dal letto di questa stanza in questa casa di pietra che una volta era un magazzino per le nocciole, e prima ancora residenza di Baroni. Vedo luce che irrompe forte, alle 6 e trenta - il sole appena apparso dall'altro versante delle montagne.

La luce invade la casa, entra nell'altra stanza, dove faccio colazione.





Ho deciso di tenere pochi mobili, in questa casa - e pochi oggetti. Le dimore di campagna devono essere leggere, senza ninnoli inutili - vasi, vasetti, orci, pentole di rame appese, soprammobili - tutte cose che accumulano polvere in breve tempo. Mi piace così.





Stamattina i gatti non premono da dietro la porta chiedendo da mangiare: sono ancora mezzi rimbambiti dal sonno. Sono le 7 e c'è ancora fresco - faccio un breve giro nell'orto. Rientro a casa per una doccia.
Più tardi ritirerò i panni stesi ieri ad asciugare sul retro dell'edificio, e forse mi siederò un'oretta a leggere narrativa sulla poltrona di rattan semidistrutta che ho collocato all'ombra del vecchio aranceto piantato più di un secolo fa. Da quel punto vedo uno scorcio di mare lontano.







 INCOMUNICABILITA', VOLENTE O NOLENTE.

Ogni anno è così. Finisco per fotografare dettagli. Non riesco a dare uno sguardo d'insieme, a ottenere immagini esplicative, chiare, di quanto sia grande questo posto - e meno che mai di quanta fatica ci voglia per metterlo bene in riga. Forse dovrei fare dei filmati, uno dei quali fatto con un drone.






Le tre foto sopra, ad esempio: sembra tutto "piccolo"; io che passeggio su un sentierino, un pezzo di noccioleto potato, il materiale di risulta ammucchiato. Sembra tutto "rimpicciolito", in fotografia.

C'è dell'altro, invece. Vicino a all'ulivo della prima foto indugio sempre, la sera - infatti sulla destra si vede un sedile: nessuno l'aveva notato, vero? - è uno spazio pieno di energia e dal quale torno a casa quando l'ultima luce del giorno svanisce. Il noccioleto ripulito nella seconda foto si trova nella zona alta del terreno, quella più difficile da falciare e potare; quest'anno l'ho anche rastrellata: come faccio a rendere l'idea di cosa significa rastrellare con un caldo a 38 gradi?
E il materiale di risulta, infine: come faccio a trasmettere la soddisfazione che dà, vederlo lì ogni giorno - testimonianza concreta delle cose che ho fatto ?


Ritorno ai dettagli, sempre loro:

La luce del pomeriggio che filtra dai rami e si proietta a lato di una vecchia finestra, alle 5 e 45 precise.





Un ulivo secolare che prima era circondato da erbaccia alta quanto me, e adesso è anche Lui elemento di questo parco naturale. Silenzioso e grato.





Due anni fa quest'albero mi ha dato un olio con cui ho condito due fette di pane casareccio ancora caldo e a cui ho aggiunto dell'origano di Sicilia.





Sul retro della casa è giunta l'ombra. Passo una mezz'ora a tagliare rami di nocciolo con la motosega. Accatasto i pezzi a lato; inizieranno ad essiccare al sole di Agosto. Un'altra foto.
Ma essa non rende l'odore di legna appena tagliata che sento anche a dieci metri di distanza, e alle volte, portata da un soffio di vento e attraverso la finestra, sin dentro la cucina di casa.

La campagna, la propria terra, va vissuta.







domenica 23 luglio 2017

Schiavi di caselle precise di spazio e di tempo.







      L'ultima settimana di Luglio era quella in cui nella mia precedente vita si arrivava "cotti" alle agognate ferie. Se c'era qualcosa che detestavo erano proprio le vacanze comandate. Sempre nel mese peggiore, Agosto, quando si muovono immani masse umane con ogni mezzo, e i prezzi di qualsiasi cosa sono più alti. E il caldo opprime tutto e tutti come un'entità sovrana e beffarda.

Passavo le ultime pause-pranzo a mangiare un panino asciutto e costoso, oppure un toast mezzo carbonizzato ( furbescamente presentato sul piatto dal lato buono ) presso un bar dove a partire da dieci giorni prima della chiusura, sistematicamente mi veniva chiesto: "ma quando parti" ? - "e quando torni" ?

Mi ha sempre affascinato osservare quanto e come un sacco di gente chieda le cose a cervello-scollegato, così tanto per chiedere. Ecco perchè le (inutili) domande mi venivano rivolte almeno 50 volte: semplicemente perchè le risposte non venivano mai memorizzate. E ancora, anzi, non era venuta l'era felice degli smartphones, con i quali ognuno vive in un mondo tutto suo.

Ma c'è di più. La gran parte delle persone ha bisogno di incasellarsi - loro ma anche gli altri - in schemi spazio-temporali precisi. Questo è un metabolita tossico della abitudine (di vita).
Non a caso prima di andare in vacanza molti soffrono di stress pre-vacanza. Il mio responsabile, ricordo, ne era particolarmente affetto, e diventava disgustosamente nervoso a partire da un mese prima. Tanto che facevamo apposta a rimarcare che la sua adorata azienda avrebbe a breve chiuso i battenti...


Giorni fa è venuta a trovarci una persona vicina di casa al nord Italia e in vacanza in Sicilia. Messo finalmente piede sul nostro terreno, e soddisfatta la curiosità di vedere la campagna che curiamo, neanche dopo venti minuti ha iniziato a manifestare i segni di quella che io chiamo 'la fregola del rientro': "bè adesso vado perchè la strada è stretta" ( non sapevo che nel corso del pomeriggio la carreggiate stradali si restringono !!! ); "bè adesso vado perchè poi si fa tardi" ( guarda che da qui a dove stai ci sono venti minuti di strada, e sono appena le 16 !!! ).

Schemi di spazio e di tempo, dicevo prima. Schemi che se minimamente perturbati generano subito risposte ansiogene = guardo l'orologio e manifesto la voglia di andarmene anche se non c'è nessun motivo vero per non restare ancora un po'.



 Schiavitù di tempo e di spazio:
la 'Fregola del rientro'



E anche da parte di questa vicina, con un piede già in auto,  giungeva la solita eterna domanda: "ma quando torni" ? - "torni a dicembre" ? - "ma quando esattamente" ?


Ma se Luglio non è ancora finito che càcchio mi chiedi già da adesso: "quando torno" ?


Io mi sono ritirato dal lavoro dipendente PROPRIO perchè ci sia il meno possibile un "quando" preciso, nei movimenti della mia vita. Torno quando è ora di tornare, punto. E anzi se me lo chiedi ancora ci provo gusto a dire: "non lo so" ! con due braccia allargate, fatalisticamente.

Moltissime persone sono schiave di questi schemi anche quando sono in vacanza, e potrebbero rilassarsi un attimo. E' questione di abitudine all'orologio, al doverismo, alla premura del ritorno all'ovile. Infatti ecco spiegata la fretta odiosa e ingiustificata di tanti pensionati alle casse dei supermercati !



E nel campo dei viaggi:

Sento spesso molti dire "mi piacerebbe trascorrere la vita viaggiando". Ma non sono del tutto sicuro che queste persone sarebbero poi così a loro agio al di fuori della loro zona di sicurezza, e senza boe temporali cui aggrapparsi in tutta sicurezza.
Un conto è infatti il viaggio turistico, in cui comunque si rispettano tempi e luoghi. Un conto è il viaggio nomade, che si sviluppa giorno per giorno; in cui si mangia (anche) male, si vivono disagi, si sopportano fatiche, non si sa dove si dormirà la sera, e meno ancora quando esattamente si farà ritorno a casa.

Curiosamente, questi viaggi sono stati tra le esperienze più belle della mia vita.

Quando torno ?

E CHE NE SO !




In un bosco a venti chilometri da Parigi.
Quando torno a casa ? Boh ?


sabato 15 luglio 2017

Riassunto di Luglio, decespugliatrice guasta, frutta, granite e un'escursione sull'Etna.



La notizia da prima pagina è che la decespugliatrice Honda si è guastata. La mia adorata, perfetta, alleata giapponese ha avuto dei mancamenti e mi ha lasciato con il lavoro a metà. 
L'ho portata più di una settimana fa da un riparatore locale che non si decide a ridarmela. Continua a prendermi per i fondelli: "oggi dopo pranzo gli dò un'occhiata", "stasera la guardo", "domattina la riparo" e via così all'infinito -

Il problema è che in questo periodo dell'anno il riparatore ha un superlavoro costituito dagli innumerevoli scooter e motorette che gli piovono addosso da aggiustare. Francamente io darei però priorità alla riparazione delle macchine agricole, dato che servono a lavorare, e meno agli scooter, che per lo più servono per andare a spasso. Inoltre ci scommetto che la mia macchina passa dietro la lunga coda di riparazioni destinate prima agli "amici paesani". Io sono pur sempre un elemento estraneo da far aspettare.

E infatti sono rimasto fermo a guardare il cielo.

Che problemi, vero ?




Due settimane fa ho accompagnato due amici sull'Etna alla grotta dei Lamponi, forse il tunnel di scorrimento lavico più bello e fruibile dell'interno vulcano.
La camminata di sedici chilometri è stata anche un'occasione per testare le scarpe da escursionismo Forclaz 100 High Novadry di Decathlon.




Contrariamente a molte altre calzature sportive del gruppo francese, queste scarpe mi calzano alla perfezione tanto da sembrare realizzate sul calco del mio piede da papera.
Il mio voto per la comodità è 10 su 10. Non mi esprimo in merito al gripping (presa della suola) nè sull'impermeabilità perchè non le ho provate su terreni scivolosi o sotto la pioggia.

Ovviamente, nella grande tradizione di Decathlon, quest'ottimo articolo non risulta più in produzione.
Scemo io che non ne ho comprate altre tre paia quando era tempo.


Ritornando all'escursione sull'Etna, ecco alcune immagini di quella giornata, fresca e luminosa:


sosta ai campi lavici del Piano dei Dammusi
(m.1700; eruzione 1614-24)


Boschi di pino laricio nei
pressi di Monte Santa Maria (Etna versante nord)




sopra e sotto:
all'ingresso e all'interno
della grotta lavica dei Lamponi









Giorni fa a seguito del caldo infernale, vari criminali mossi dai loro motivi ne hanno approfittato per incendiare le montagne.

Mi hanno riferito che lo scorso anno due autori di un incendio nel parco dei Nebrodi sono finalmente stati presi dalle forze dell'ordine. Trattavasi di due allevatori il cui scopo era desertificare i terreni boschivi per poi usarli come pascolo. Avevo proprio voglia di vederne le facce, e facendo una breve ricerca su internet li ho trovati.

Si trovano in quest'articolo.

Io personalmente equiparerei il reato di incendio boschivo al reato di terrorismo. Condannerei i colpevoli ai lavori forzati a vita, sorvegliati da cani che in confronto quelli dei nazisti erano dei barboncini da passeggio.
Ma evidentemente il Governo è impegnato in affari più seri, come avallare le unioni civili per i gay o concedere lo Ius Soli ai figli di madre Africa che hanno studiato dove si trova il fiume Po.



Vado a rinfrescarmi le idee fasciste con una granita ai gelsi neri, che mi sembra la più appropriata:





Poi mi procuro una fetta di ricotta al forno; questa ricotta è tipica di queste parti e io la adoro. E' fresca e semisolida con un sottile strato esterno in forma di crosta. Dio, quanto mi piace !






Ho raccolto varie cassette di pere varietà Coscia. Queste pere maturano sempre a luglio, e bisogna fare attenzione perchè l'albero è molto frequentato dalle vespe; intendo dire vespe lunghe 3 centimetri, non vespette da città.
Le pere vanno raccolte ancora verdi e conservate al fresco. Quando virano al giallo sono pronte per preparare la marmellata.






Ho raccolto le ultime arance Vaniglia (sì lo so che a voi non piacciono - a me sì invece) e le prime profumatissime prugne:






Ho tagliato alcuni rami rotti di noccioli con la motosega (almeno quella funziona) e li ho fatti a pezzi sognando l'Autunno ancora lontano; mi sono fatto un'insalata con i primi cetrioli - ortaggi che non tradiscono mai - e mi diverto a osservare ogni giorno i pomodori che crescono.








Ieri pomeriggio sono apparse belle nuvole dopo cieli opachi e caldo insopportabile. Una ventata di aria fresca ha soffiato sulla campagna, che sembra una nave che viaggia nel tempo con me temporaneamente sopra.





Telefono per la quarta volta al riparatore, e quello mi rimanda ancora a domani. Quanto detesto dipendere dagli altri ! 
Pazienza.

Mentre mi sono allontanato per telefonare, roba di qualche decina di secondi, qualcuno si è appropriato della "mia" poltrona.

Come si fa a non ridere ?
Come si può dire: "i gatti non mi piacciono" ?