giovedì 23 maggio 2019

"Sono qui"





Arance bianche




In un angolo del terreno ancora invaso dall'erba alta sono andato a trovare un vecchio amico albero che produce esso solo le arance bianche, una cultivar irreperibile e dal sapore unico - a metà strada tra l'acre dell'agrume e il dolce delle mele.

Non c'è stata una singola giornata di caldo - sempre temperature miti sui venti gradi - la sera dieci e tanto umido che ha reso necessario accendere la stufa svariate volte.









I giorni di pioggi a non sono mancati, e li abbiamo occupati fabbricando marmellata di arance miste a Kumquat, un agrume ovale di piccole dimensioni che conferisce un sapore leggermente amaro.








Sono abbondanti varie cose, altre meno. Tra le abbondanze ci sono le fave, talune di un tipo da cucinare con l'intero baccello, che accompagnate col pane di qui non sto a descrivere quanto sono buone, la sera, con la stufa accesa in sottofondo e un vago odore di legna bruciata che permane, leggero, in cucina.







Ci siamo cimentati con il lungo e paziente lavoro della riverniciatura del pergolato che era stato installato nel 2013. Allora avevamo passato due sole mani di smalto per ferro, e in parte fu un errore. Occorre sempre dare una mano di fondo di antiruggine al minio (quello arancione), e successivamente due mani di smalto di alta qualità.

Per verniciare l'intera struttura è necessaria un'intera giornata. Ormai manca solo lo strato finale, che applicheremo quando la perturbazione attesa per fine settimana sarà passata.




















Ho decespugliato una buona parte di terreno attorno alla casa. Emergono alberi, muri, salite, discese. Ci passeggio la sera beandomi col gioco del prima e dopo, godendo del lavoro fatto e dell'ultimo spicchio di sole che si posa sulle foglie del grande noce che svetta in mezzo all'orto finalmente libero dalle erbacce infestanti.


Prima



Dopo





L'aria profuma dei fiori d'arancio, le nespole là in alto sono ancora verdi; una biscia nera mi guarda col suo occhio rotondo e poi si infila agile e silenziosa in un buco nel muro di pietre a secco.

Sull'altro versante della vallata batte ancora il sole del pomeriggio, in queste lunghe giornate di maggio. Bellissime e trasparenti.

Sorrido e mi dico: sono qui.
 







domenica 12 maggio 2019

Di nuovo in Sicilia.








Quasi cinque mesi di assenza e sono di nuovo in Sicilia nella mia campagna, dove rimarrò sino a dicembre.
Sono arrivato alle 23 e ho riaperto il cancello, la porta della vecchia casa.

Voglio subito rassicurare chi mi vuole bene: non ho trovato finestre sfondate, porte divelte col piede di porco nè muri crollati. E neanche una colonia di nigeriani a occupare la casa e riprodursi sul mio letto.

Per contro:
L'acqua c'è e la pressione è ok; lo scaldacqua a gas funziona perfettamente; ho riattivato i pannelli fotovoltaici e constatato che la carica è soddisfacente. Da aprile/maggio in poi le ore di luce sono tali che si può accendere anche il frigorifero.
E quando questa terna di cose che sembrano ovvie e scontate funziona, io sono felice.

L'inverno deve essere stato rigido e con un po' di neve - lo deduco dall'erba relativamente bassa. Deve anche aver piovuto molto dal momento che è tutto molto verde con poca traccia di secco. Gli alberi di agrumi sono floridi, i limoni stracolmi come due anni fa.












Ho fatto la spesa, recuperato decespugliatrici e motoseghe che erano al sicuro ben lontane da qui e che non vedo l'ora di usare. Ho raccolto le prime arance, freschissime, e un paio di cedri.
La provincia sembra addormentata; ritrovo le stesse botteghe con l'odore di salumi e detersivo dove mi conoscono da anni e dove sanno già in anticipo cosa comprerò.
Come il pane caldo di stamattina: mezzo chilo poco cotto come piace a me.

La sera quando il sole scompare dietro il costone della montagna fa ancora freddo. Freddo e umido.
Faccio andare per un'ora o due la stufa a legna e mi preparo un risotto con gli asparagi. Mi ero dimenticato di aver lasciato una bottiglia di amaro Jagermeister nella credenza, e me ne verso un dito nel bicchierino colorato vecchio di 70 anni.

C'è un silenzio profondo, la notte.
Domani inizierò a lavorare sulla terra, se il tempo lo permette.
Non vedo l'ora di piantare l'orto, rimettere a posto il terreno, affondare nella Bellezza che permea ogni cosa, qui.

PS ho ritrovato i miei gatti, ed è stata una festa per tutti.