mercoledì 30 luglio 2014

Viaggiare per conoscere




We wanted to enter people’s houses in order to really make sense of the place, to understand the point of view of its people a bit more, to understand its culture as well as our own.
Alice and Andoni, da sette anni in viaggio in bici


   Viaggiamo per conoscere o per vedere bei paesaggi ? Secondo Heinz Stucke, tedesco, entrato nel guinness dei primati per aver viaggiato in bici per decenni coprendo oltre 600mila chilometri e visitando 195 paesi, occorrerebbe trascorrere almeno un anno per entrare nel vissuto umano-sociale di una nazione.
Credo che questo sia vero ma impraticabile per la maggior parte di noi comuni mortali; possiamo però tentare di rendere i nostri viaggi meno "turistici" e più "conoscitivi" usando l'ingrediente magico dell'ospitalità spontanea.

   Nel 1991, quando per la prima volta sperimentai in Sardegna la formula del "bussa alla porta e chiedi di dormire", sinceramente mi vergognavo un po'. Anche i miei genitori sotto sotto lo disapprovavano, ritenendo la cosa poco dignitosa per un bravo universitario-borghese. Rimasi invece sbalordito da quanti me la aprirono, la loro porta, rivoluzionando quel viaggio e regalandomi incontri memorabili. 
  Molti si allenano, si preparano tutto l'anno, infine partono. Ma nei loro bagagli mettono anche molta programmazione, molta rigidità. I loro viaggi sono rigorosamente scanditi da notti al sicuro in alberghi e pensioni: se li trovano chiusi o tutto-esaurito vanno in panico, e questo mi pare assurdo. Non hanno mai chiesto a un contadino di poter piazzare la tenda sul suo campo per una notte. Non hanno mai bussato a una porta bagnati fradici chiedendo di ripararsi in un garage. Ed è un vero peccato, perchè la bici è proprio la chiave per entrare, come un granello di sabbia, nel tessuto sociale.


   Non basta leggere i giornali. Occorre entrare nelle case e parlare con la gente del posto. Parlare di belle cose, certo. Ma anche di problemi. Spesso ho notato che in viaggio assumevo il ruolo del transfert. Molte persone mi comunicavano spontaneamente i loro disagi, le loro vicende personali e riservate. Si sfogavano psicologicamente insomma. E ho imparato tantissimo. Ad esempio che i paesi scandinavi non sono quel paradiso tutta-Natura che immaginiamo; nè sono la società perfetta.

   Una delle chiavi per entrare a fondo in un viaggio è la bici. L'altra è la tenda. La tenda significa peso in più, ma anche libertà di decidere dove poggiare il cappello e dire "mi fermo qui". Quante altre volte nel resto dell'anno possiamo dirci così liberi ?   Spesso iniziavo a montare la tenda e dopo cinque-dieci minuti venivo invitato a cena o addirittura a dormire in casa. Non sto suggerendo comode scappatoie per risparmiare, attenzione. Voglio solo dire che il binomio bici+tenda ha reso da sempre i miei viaggi indimenticabili, avventurosi e un po' "speciali". Non sto neanche suggerendo di dormire sempre in tenda. Si può miscelare: 50% di accampamenti/ospitalità da privati e 50% in alberghi ostelli B&B eccetera.

    Molti cercano un compagno, nei loro viaggi. Si sentono insicuri da soli. Ma così facendo alimentano ancora di più la loro insicurezza. Nei viaggi in bici non si è MAI soli. Ci sarà sempre da qualche parte una porta aperta. O un letto, una luce accesa, un posto a tavola. Venendo a mancare tutto questo avremo fatto magari belle fotografie, avremo mangiato gli arancini in Sicilia o il salmone in Finlandia e saremo soddisfatti e orgogliosi della nostra impresa sportiva.
   Ma ci saremo persi la cosa più importante: il contatto umano e quegli abbracci commossi con degli "sconosciuti" che al momento del commiato, il mattino seguente, ricorderemo per tutta la vita.





lunedì 28 luglio 2014

Numeri in esubero


caso 1.
    No, non riesco a commuovermi per gli esuberi di Alitalia. Carrozzone parastatale per decenni in perenne deficit. Negli anni delle vacche grasse ve la siete spassata e ora piangete perchè vi comprano gli arabi, quelli col turbante e il petrolio. Me la ricordo ancora la signora addetta ai bagagli dispersi, che manco mi stava ad ascoltare perchè doveva prima curare al telefono gli affarucci personali di una sua amica. E sbuffava perchè aveva davanti me, cliente pagante perfetto sconosciuto. Grandissimi cafoni con le spalle protette, ma come vi permettevate ? era bella l'Italia a due velocità, vero ? I licenziabili e gli intoccabili. Benvenuti nel mondo reale.
   E mi ricordo bene anche di quelle 300mila lire di risarcimento per overbooking che non mi avete mai restituito, giocando a rimbalzarci, me e mia moglie avviliti e rassegnati, tra l'aeroporto di Catania e quello di Milano. Giocando con le uniche vacanze che avevamo dopo un anno di lavoro. Bravi, furbi, complimenti ! 
Serietà, signori. Ne avete mai sentito parlare ?
No, proprio non mi fate pena.


caso 2.
    Mi dispiace per gli esuberi della raffineria ENI di Gela, in Sicilia. Perchè radio e televisioni ne parlano molto meno, e perchè mi sento vicino a chi ha maneggiato per decenni veleni allo scopo di sfornare gli idrocarburi che fanno marciare questo "grande" paese di Bengodi. Mi dispiace perchè siete 3000, il doppio degli esuberi di Alitalia. Mi dispiace perchè i signori sindacalisti e i giornalisti sono tutti impegnati col caso Alitalia e di voi lasciano che siano le fiaccolate e le Madonne a occuparsene. E mi dispiace perchè siete stati carne da macello; frutto di politiche errate partorite 50 anni fa. Le raffinerie al posto del turismo; le condutture i megaserbatoi le torri al posto degli agrumeti. Vi siete beccati i tumori maligni e l'inquinamento dell'aria e adesso vi danno il benservito.
   Forse quella benzina che mettiamo con noncuranza nel nostro serbatoio prima di partire per la gita della domenica proviene dal vostro impianto - e forse anche quella che mando in fumo io quando gioco a fare l'agricoltore.
Si, per voi si che mi dispiace.




sabato 26 luglio 2014

Summer Shots, vol.I

fragole di nostra produzione
Preparazione di marmellata di Kumquat
fagiolo piatto rampicante
pomodori tondo Missouri in fase di maturazione
fiori di zucca
Zucca Rossa

foresta di basilico Greco
compostiera aperta
granoturco

peperoncino verde, insalate canasta e lattughe
agrumeto di arance tardive ( mangi o spremi anche a ferragosto )

venerdì 25 luglio 2014

Art.32 C.I.


Art.32 Costituzione Italiana.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.


  
    La foto in alto illustra la lettera inviatami da un'ASL della Regione Sicilia in merito al mancato rimborso del vaccino antiallergico. Prima del 2014 tutte le regioni d'Italia ne rimborsavano integralmente la spesa, sia che uno fosse straricco sia che fosse indigente. Dall'inizio di quest'anno i rubinetti sono stati chiusi. Quindi se sei allergico ti paghi il vaccino al 100%. Nel mio caso si tratta di 200 euro.
    Io non vado in rovina per 200 euro, questo è chiaro. Ma forse chi veramente fa fatica a campare può trovarsi in difficoltà e rinunciare alla cura. 
Tempo fa Berlusconi venne attaccato ferocemente perchè voleva manomettere la Costituzione.
Ma a me la vicenda del vaccino non sembra molto "costituzionale". Signori di sinistra, intellettuali: come mai non vi indignate?

    Cos'è però che mi fa incazzare? Sborsare 200 euro prima promessi e poi rimangiati? No,
mi fa incazzare un semplice calcolo di aritmetica.
Ad ogni immigrato spettano ogni giorno 2,5 euro che noi cittadini paghiamo di tasca nostra.
Sembra una miseria, ma sono 75 euro netti al mese.  ( Renzi ha fatto passare i suoi 80 euro in busta paga come una rivoluzione storica napoleonica, tanto per intenderci ).
E siccome i poveri richiedenti asilo hanno diritto a una permanenza di 9 mesi nel territorio nazionale, fanno la bellezza di 675 euro. Mica male vero?

guarda caso è proprio il costo di tre anni di vaccino.
Ne ho piene le scatole di questa politica dell'accoglienza e lo dico. Forse l'Italia si divide in quelli che "hanno capito tutto" e i razzisti. Bene, allora sono un razzista.
Però spiegatemelo voi, intellettuali e buonisti della malora, dove avete intenzione di collocare i milioni di persone cui state spalancando le porte. Sono tutt'orecchi.

Adesso mi sono sfogato, mi sento meglio.



lunedì 21 luglio 2014

Ci sono scrittori e scrittori


     Confesso che mi ero lasciato coinvolgere anch'io dalla larga eco data dai media alla recente scomparsa dello scrittore Giorgio Faletti. E un suo libro me lo sono procurato. Anzi è stato il libro stesso a capitarmi tra le mani in biblioteca.
Dopo aver letto metri cubi di narrativa italiana dal 1900 a oggi potrò dire la mia ?
Bocciato su tutta la linea. Voto: 2.
      E' raro che interrompa una lettura, ma in questo caso l'ho fatto. Narrazione partita bene e abortita dopo poche decine di pagine. Personaggi scialbi e inconsistenti, trama che non decolla e resta ancorata a schemi tortuosi e nebulosi. Non so se gli altri libri di Faletti siano più validi, ma mi è sembrato uno tra gli scrittori più scadenti che abbia mai valutato, perfino peggiore degli sperimentalisti degli anni '60, espressione più alta dell'idiozia filocomunista di quell'epoca.

     Se si ha voglia di leggere, secondo il mio modesto parere sarebbe meglio orientarsi su Saverio Strati, calabrese, anch'egli scomparso di recente e molto meno attenzionato da radio e televisione. Emigrato in Svizzera, schietto e crudo, neorealista. Magnifico. Tra il suo meglio: Noi Lazzaroni, la Conca degli Aranci e Il Diavolaro.

     Sento spesso ripetere la frase: "anche noi italiani siamo stati un popolo di emigranti". Bene, allora consiglio Pane Amaro, di Elena Belotti. Storia di un emigrante italiano nell'America degli anni venti. Duro, spietato, di pauroso impatto. Fa capire che i migranti non sono e soprattutto non sono stati tutti uguali.

    Validissimo anche Nicolò Ammanniti, altro scrittore contemporaneo. Ho trovato il suo Come Dio Comanda semplicemente fenomenale. Re delle neoavanguardie. Tra i migliori libri mai letti. Consigliatissimo.

     Per andare su un terreno più facile e rilassante vanno bene anche i romanzi di Dan Brown. Malgrado siano pregni di americanate ( remember: we are Number One ! ), li ho trovati avvincenti e scorrevoli. La tematica ricorrente è quella dei codici segreti.

     Ma il mio libro preferito è e resta sempre Cristo si è fermato ad Eboli, di Carlo Levi. L'ho riletto quattro volte e forse lo farò anche una quinta.
E' curiosa questa storia del rileggere i libri. Perchè lo facciamo ?
Forse ci rammentano come certa musica dei periodi piacevoli della nostra vita.
Forse vorremmo vivere quell'epoca che lo scrittore ci descrive; e forse riconosciamo nello stesso protagonista qualcosa di noi stessi. Dev'essere una miscela di tutti questi aspetti, credo.
Nel caso del libro di Levi, anche il film ad esso ispirato è molto ma molto valido. Lo ha girato Francesco Rosi nel 1979, e lo trovo splendido quanto il libro, rara avis.

Buona lettura.

domenica 20 luglio 2014

Buone vacanze


Una settimana fa, in un blog che frequento, ho letto queste paurose righe:

    "Quando prendi la metropolitana a Milano e ci sono 40° e ti scivolano gli occhiali dal naso per il troppo caldo e ti manca l’ossigeno, non riesci nemmeno a pensare. Passo giornate intere con persone che non ho scelto. Li guardo agire e intanto penso che non mi piacciono, non li stimo e vorrei essere da un’altra parte.  Poi torno a casa e mi riprendo. Anzi mi devo sforzare per riprendermi. Per cambiare maschera e ripulirmi la faccia in modo da non appesantire i miei famigliari e rendermi “presentabile”. Ma tant’è…spesso non ci riesco".

Sono le parole di chi si sente in trappola, di chi è nel Sistema e si sente schiacciato.
Matrimonio famiglia figli casa lavoro-casa figli-supermercato il sabato mattina poi il ciclo inizia di nuovo.

Arrivano le vacanze d'agosto a romperlo, ma sarà un vero stacco ?
Io vorrei solo consigliare a tutti coloro che si sentono in trappola undici mesi l'anno: siate irresponsabili per un giorno, un giorno soltanto.
Tirate fuori il saccoletto estivo, quello usato vent'anni fa in quella gita con gli amici.
Un fornelletto da campeggio e una tazza; latte, caffè e biscotti.
Una birra e una scatoletta di carne per la sera, un tozzo di pane.
L'ipod con la musica che avete scaricato da Internet ma che "non avete mai il tempo di sentire".
Una lampadina tascabile e due metri quadrati dove passare la notte.

Per una notte quello sarà il vostro spazio, il vostro territorio emotivo. Lontani da tutto e tutti. 
Non ha importanza il "dove". Non necessariamente dobbiamo sempre recarci nei nostri antichi "luoghi del cuore". Esploriamo volentieri anche l'altrove, lo sconosciuto, che spesso riservano inaspettate sorprese.

Poi fate ritorno. E ci scommetto che avrete una faccia nuova.
Viviamo in un mondo di illusioni, d'altronde. Regalatevi l'illusione di una notte into the wild da persone libere.
Prima che sia troppo tardi.
Buone vacanze.


Adventure is everywhere, and one of the best ways I know to find it is by stepping out your front door and pedalling away, heading always a little further beyond the limits of your known world.
 Leon McCarron





giovedì 17 luglio 2014

Cosa resta alla fine ?


Siamo sempre scontenti, sempre irrequieti, sempre in cerca di tutto contemporaneamente.
Vogliamo le vacanze lunghe, dei figli geniali, una casa nel verde ma a due passi dal centro, il cibo biologico e le televisioni a schermo piatto; vogliamo soldi e tempo se no "quando-ce-li-godiamo-i-soldi" -  vogliamo fare carriera e sentirci svegli e in salute per vivere la natura, vogliamo dormire di più e meglio, vogliamo...
Vogliamo fumare e campare cent'anni.
Vorremmo una schiena d'acciaio e un cuore da maratoneta.
Vorremmo riavere vent'anni.
Vorremmo rivivere la fanciullezza felice scandita dai sorrisi del nonno.

Cosa resta, mi ha chiesto qualcuno tempo fa, di tutte le foto che fai ?
File interminabili di 1 e 0 in un hard disk, 1110110 110100111010001 10101010 1010111100  011000.

Cosa resta alla fine ?    Il ritorno a casa da un'escursione invernale sulla neve dell'Etna; la stufa a legna accesa, un bicchiere di vino rosso, una bella cena e una notte di riposo profondo affollata di sogni. Una doccia bollente la mattina dopo nella casa di pietra ancora immersa nel buio.
Un'uscita in bici in primavera, l'odore della mimosa, un panino con la mortadella fresca, un vecchio che mi saluta.

Una foto a quest'insalata che non chiede niente solo un po' d'acqua; che semplicemente cresce e si dona. Che mi ricorda silenziosamente che la vita può essere semplice; siamo noi a complicarcela cercando difficili compromessi.

Una folata di aria fresca qui la sera davanti alla Quercia, quella secolare che il vecchio proprietario voleva far tagliare e io ho salvato opponendomi. Ecco cosa resterà.
L'ho provata la felicità, dura attimi, è effimera come l'estate scandinava.
Ecco cosa resta: quegli attimi.

mercoledì 16 luglio 2014

Un vecchio, inutile, articolo.


    Chi segue da tempo questo blog forse ricorderà che tempo fa mi introdussi di soppiatto in un vecchio palazzo baronale del paese, appropriandomi di qualche rivista de L'Illustrazione Italiana pubblicata nell'immediato dopoguerra  e abbandonata per terra.

    In questi giorni ci giunge notizia che israeliani e palestinesi si stanno scannando, e tutti facciamo un po' il ragionamento di cui al post precedente: "tanto a noi questa eterna guerra non ci tocca - anzi se si eliminano a vicenda ci fanno un favore e il mondo tira un sospiro di sollievo". Che poi è pure vero.

Immersi nei nostri problemi, pensiamo che l'importante è godersi a breve la meritata vacanza dopo un anno di lavoro: cosa ce ne frega di arabi ed ebrei. E anche questo è giusto.

Tuttavia il conflitto arabo-israeliano qualcosa ce lo può insegnare; ecco perchè ho rispolverato questo vecchio articolo. Di esso colpiscono i toni indulgenti e ingenui del cronista, tale Michele Saponaro:

"Sbarcano nei porti di Haifa e Tel Aviv, e quattro volte la settimana l'aereo li riversa nell'aerodromo di Lydda. [...] Si portano addosso tutto quello che han potuto portare, gli stracci e gli amuleti, i ferri del mestiere e gli ori di famiglia. [...] Domani li rivedremo a vangar la terra nel kibbuz, o a scavar pozzi profondi trecento metri per cercar l'acqua nel deserto del Neghev.
[...] Qualcuno lo rivedremo nei sobborghi poveri e lerci di Gerusalemme, dove costituiscono un vero e proprio ghetto, un curioso ghetto in patria, amalgalmati li rivedremo con i vecchi indigeni [ i palestinesi, nda ] ai quali tanto somigliano nella faccia triste e sospettosa, nei vestiti penzoloni e nella miseria."
L'Illustrazione Italiana, No.25 19 giugno 1949, pag.832

    
    All'epoca in cui fu scritto questo simpatico articolo lo stato di Israele contava 800mila ebrei. Che andavano d'amore e d'accordo con gli arabi. Che dissodavano, aravano, colonizzavano, costruivano , irrigavano.
Cosa non ha funzionato ?

Alcuni "esperti" si perdono in elucubrazioni inutili del tipo: "Israele ha le sue colpe ma non ha mai attaccato per prima". Ma il punto non è stabilire quale bambino è stato più cattivo dell'altro. Il motivo del conflitto è di una semplicità disarmante: gli israeliani a un certo punto sono diventati troppi.

Quando in casa nostra organizziamo una festa, teniamo conto del numero di invitati. Venti, trenta persone sono già tante. Ma se ne arrivano cinquanta la situazione sfugge al controllo. E se ne arrivano cento ci devastano la casa. 
Ora io mi chiedo: a furia di far sbarcare immigrati, non staremo rischiando grosso ? 800 ieri, 150 ieri l'altro, 1500 nell'ultima settimana. Dove e come sistemare tutta questa gente ? E domani ?

Quello dei numeri è un problema che difficilmente entra nella testa dei buoni di Sinistra. 
Che fanno spallucce quando sentono, come stamattina, che a Caltagirone c'è stata una rivolta in un centro di accoglienza dove gli immigrati pretendevano "denaro e sigarette". 
Attenzione perchè anche gli israeliani sono arrivati "vestiti di stracci" -  poi hanno preteso anche loro.
Adesso sparano - non importa se per primi o per secondi. 

Almeno però i coloni israeliani la terra desertica l'hanno lavorata e migliorata. Qui tutti quelli che arrivano neanche questo fanno, dato che la pappa pronta cioè diritti e servizi, è molto più comoda.
Proprio una bella cosa quest'accoglienza, proprio bella. Sì, come mi sento buono !

domenica 13 luglio 2014

"ma io che cosa ci guadagno" ?


    In genere ho una buona memoria. Nel luglio del 1992 stavo attraversando l'Italia in bici da sud a nord attraverso l'Appennino e mi trovavo nel Molise, presso Castel San Vincenzo al Volturno. Sostai presso un ristorante-trattoria, dove il gestore mi accolse con straordinario entusiasmo e calore.
...risate, pacche sulle spalle, incoraggiamenti, pareva che fossi suo figlio. Finito il pranzo, dato che stava per arrivare un temporale, gli chiesi dato che era così gentile e accogliente, se potevo accamparmi con la tenda a 200 metri dal suo locale, occultato in un boschetto, appartato alla vista e per i fatti miei.
La sua risposta laconica fu: "bè magari... ma sì, tanto a me non costa niente".

    Vedete, forse nella vita non ho imparato chissà quali grandi filosofie, ma quello che so è che al di là della gentilezza, dell'accoglienza, delle belle parole, dei sorrisi e quant'altro, il comportamento delle persone risponde nel 99% dei casi a questa autovalutazione: "a me cosa me ne viene ?".

La domanda magica è sempre questa, semplicissima: "chi ci guadagna ?".
E nel caso specifico della politica dell'accoglienza agli immigrati: "chi ci guadagna ?".

Ci guadagnano:
- caporali che ingaggiano gli extracomunitari a raccogliere pomodori agrumi eccetera
- materassai e costruttori di brandine
- fornitori di farmaci
- fornitori di pannolini
- panettieri e commercianti di frutta
- società di fornitura di cibi precotti ( attenzione però niente prosciutto se no si offendono )
- cooperative di pulizia
- aziende di derattizzazione e bonifica
- medici
- personale della Marina Militare e dell'Esercito
- costruttori di edifici prefabbricati
- mediatori culturali

    Infine molto probabilmente, sindaci di città il cui bilancio è in difficoltà, ben felici di ricevere un contentino in denaro dallo Stato in cambio dell'installazione di un centro di accoglienza nel loro territorio comunale.

    Quindi amici miei carissimi che avete figliato o avete intenzione di farlo, non progettate per la vostra prole complesse carriere tecniche frutto di studi avanzati al Politecnico o all'estero. Lasciate perdere i matrimoni combinati con il rampollo figlio del commercialista Tal dei Tali. Semplificatevi la vita.
Le professioni del futuro sono quelle che fanno capo alla lista di cui sopra. Direi che ce n'è per tutti.
Con un bonus: se la figlia è femmina fatele fare l'estetista. Che ci crediate o no qui in Sicilia è una professione che va a gonfie vele.
Non vorremo mica prepararci ad accogliere lo straniero con i capelli sfatti e le unghie non tinte, vero ?

...dio che società.


giovedì 10 luglio 2014

8 Tips & Movie


Mi permetto di elargire 8 consigli per sperimentare felicemente la Microavventura. Eccoli.

1)   Come già detto, essere permeabili agli eventi, lasciare che le cose - anche negative - accadano. Non fare resistenza psicologica. La Microavventura non è il viaggio di matrimonio che "deve-andare-bene-per-forza". Se anche qualcosa va storto non muore nessuno  ( almeno si spera ) e si torna a casa.

2)   Lungo la strada si incontra gente che vuole sapere chi sei e cosa stai facendo. Non comunicare mai, preso dall'entusiasmo e dalla voglia di socializzare, dove hai intenzione di dormire. L'amore- la gentilezza- la fiducia...certo certo certo tutte belle cose, ma: non fidarsi è meglio!

3)   Evita di accamparti esattamente sulla cima del monte, che è molto più esposta al vento. Qualche decina di metri più in basso va bene lo stesso. Cerca di prevedere dove sorge il sole e colloca il saccoletto a levante: assistere in diretta all'alba e al chiarore che la precede è un dono magnifico.

4)   Usa pantaloni lunghi. Le località selvagge sono frequentate spesso da pecore, vacche, cavalli e cani. Questo significa che in giro ci saranno zecche. Anche se non le vedi ci sono, stanne certo. Quindi anche se ci sono quaranta gradi all'ombra non farti sedurre dal pantalone corto.

5)   Come si vede nella foto in alto, reidratati alla fine della giornata. Stordisciti pure con la birra - tanto non dovrai guidare a breve per tornare a casa.

6)   Arriva in tempo sul posto. Adocchia in anticipo due metri quadrati pianeggianti dove dormire. Non rimandare questa ricerca, soprattutto nel sud Italia dove il sole tramonta molto in fretta anche in piena estate.

7)   Dormire all'aperto senza tenda significa essere esposti alle zanzare. Le stramaledette bestie possono tormentarti tutta la notte. Se fa caldo ci sono anche a 2000 metri, parlo per esperienza ! Non fare il purista, il "biologico": porta con te una lozione e usala molto ma molto generosamente. Comprala di marca seria, cioè Off oppure Autan.

8)   La Sicilia e in generale il meridione abbonda di cani randagi e non che vagano ovunque. Nel 50% dei casi si tratta di bestie aggressive e stupide quanto i loro padroni, se ne hanno uno. Li temo e li detesto. Le volte che sono stato inseguito non si contano. Una scacciacani può servire a instaurare un dialogo iniziato male...

come diceva Confucio: con qualche sparo si ragiona meglio.

Infine ho caricato il VIDEO della Microavventura#2 al seguente indirizzo. Enjoy !
https://www.youtube.com/watch?v=Tc5L9Mv_Wbw&feature=youtu.be




Alla prossima.

martedì 8 luglio 2014

Dormo nel vento


Microavventura #2. Una notte trascorsa senza tenda su una montagna del parco dei Nebrodi a 1200 metri di quota. Pernottamento reso difficile dalla violenza micidiale del vento di scirocco che si è scatenato per tutta la notte. Due giorni affascinanti che racconto con queste immagini.

    Inizio a pedalare alle 15 partendo da quota 1000 metri. 200 metri di dislivello sino a intercettare la dorsale dei Nebrodi a Portella Mitta. Dislivello che pesa come un macigno a causa del caldo infernale. Poche auto. Poca ombra. Luce accecante - rumore di catena di bicicletta e respiro affannoso. Ma sono di nuovo sulla strada, il mio elemento, e mi piace.

sosta nei pressi di portella Mitta, m.1241 ( Nebrodi occ. - ME )
    Avanzo su questa strada di montagna che mi ha sempre affascinato in tutte le stagioni. Mi si aprono orizzonti ariosi, spaziosi, di sapore desertico. Me la prendo comoda assaporando il fruscìo delle ruote della bici mentre mi arrivano folate di aria calda sino al pianoro delle Case Batessa, uno sconfinato pascolo d'alta quota.
lo sconfinato pascolo delle Case Batessa, m.1296
 

    
    Intorno alle 18 raggiungo il bivio delle Case Filippelli. C'è una baracca prefabbricata attorno alla quale indugiano una decina di uomini con le birre in mano. Scendo dalla bici e mi faccio servire anch'io una birra fredda rispondendo a domande e commenti. Vengo accolto con gentilezza ed entusiasmo, forse perchè sono in bici forse perchè non sono sceso da un camper con addosso una t-shirt Lacoste appena lavata. L'atmosfera che si respira mi piace - è quella di un posto di frontiera del west americano. Congedatomi dalla banda di mandriani mi inoltro verso l'altopiano dove passerò la notte.

il posto di ristoro west-style a Case Filippelli


ultime luci della sera in località Serra di Cipri, m.1257
    Con difficoltà riesco a reperire due metri quadrati liberi da escrementi bovini. Decido di dormire in località Serra di Cipri, un altopiano panoramico esposto a nord e circondato da belle colline. Il sole cala dietro una spessa coltre di aria umida. Il vento caldo continua a soffiare mentre ceno e mi preparo a passare la notte all'aperto. Intorno alle dieci la forza del vento aumenta a dismisura. Mi infilo nel sacco a pelo riparandomi come meglio posso dall'impeto dello scirocco che infurierà fino alle 6 della mattina senza interruzione.

    
    L'alba è livida, opaca. Ho dormito poco e male a causa del vento, ma la regola base della Microavventura è: lasciare che le cose accadano, fluiscano; in altre parole non opporre resistenza psicologica. In fondo è stata un'esperienza anche questa.
Approfitto di una tregua del vento per lasciare il bivacco e tornare sulla strada. Passo accanto allo specchio d'acqua del Lago Pisciotto, quindi faccio colazione presso un abbeveratoio.
risveglio ( per modo di dire...)
il Lago Pisciotto, m.1200

colazione rustica alle prime luci del giorno
    Con calma ritorno sulla strada percorsa ieri all'andata. Il vento si è alzato ancora e solleva nubi di polvere gialla. Decido di fermarmi presso una trattoria assolata per gratificarmi con due bicchieri di Lemonsoda fredda. Difficile descrivere quanto apprezzo e assaporo la bibita dissetante. E' martedì e non si vede nessuno in giro; arrivato a portella San Marco fotografo dei lama che pascolano. E' l'ultima immagine assurda di due giorni assurdi di fuoco, di caldo, di vento. Di vita.
Microavventura#2 Stop.
masse d'aria umida in avvicinamento

portella Mitta, fine dell'escursione


Nota. Benzina a parte, il costo di questa gita microavventurosa di due giorni è stato di euro 7,60 bibite comprese.
Lo dico non per fare lo spilorcio come qualcuno penserà, ma per rammentare che ci si può divertire anche senza spendere capitali o recarsi per forza nei grandi parchi nazionali degli Stati Uniti.