venerdì 27 febbraio 2015

A piedi tra Castelseprio e Castiglione Olona, un tuffo nella Storia.


   Il Sentiero della Dorsale RTO, cioè dei fiumi Rile, Tenore, Olona, è un percorso di recente istituzione fattibile a piedi o in mountain bike, che si snoda in provincia di Varese per 13 chilometri. Io l'ho modificato rendendolo ad anello in modo da far coincidere il punto di partenza con quello di arrivo, in questo caso il borgo di Castelseprio.

La mia modifica consente di:
- non avere difficoltà a recuperare l'auto
- escludere l'area dei Piani di Lozza, secondo me di scarso interesse
- passare dal borgo medievale di Castiglione Olona, dove ci si può rifornire
- includere il bel tracciato della ferrovia dismessa della Valmorea, tra Castiglione e Castelseprio



   Ore 6,30. Siamo partiti col buio, facendo rifornimento d'acqua microfiltrata gratuita appena all'uscita dal nostro paese. Si, avete capito bene: gratuita: esiste ancora qualcosa di gratis in Italia!




  Una volta raggiunta Castelseprio in auto (20 minuti) abbiamo iniziato a camminare sul sentiero della dorsale contrassegnato col numero 01, in direzione nord. La segnaletica è al 95% ottima; si potrebbero aggiungere giusto due segnali in più all'uscita da Castelseprio e appena dopo la chiesa della Madonnetta (v. più avanti; procedere a destra).




   In breve abbiamo raggiunto l'area archeologica dell'antica Castrum, una cittadella fortificata che risale all'epoca dei Longobardi. La giornata brumosa dal cielo velato contribuisce ad accrescere il fascino delle rovine, in particolare delle chiese medievali sopravvissute alla falce del tempo. A poche centinaia di metri si trova inoltre la chiesetta di Santa Maria foris Portas, dichiarata patrimonio dell'UNESCO.


L'area di ingresso alla città fortificata.



Castrum (Castelseprio); resti della basilica di San Giovanni Evangelista,
del V-VI secolo.



Pozzo e cisterna adiacenti alla basilica.



 Santa Maria foris portas (patrimonio dell'UNESCO); al auo interno ciclo di affreschi 
dell'infanzia di Gesù , datati VIII sec.


   Lasciata Castrum e le sue malinconiche rovine, il percorso porta punta in direzione di Gornate Olona senza entrare nell'abitato. In mezzo alla campagna, circondata da alberi spogli, sorge la bella chiesa in mattoni della Madonnetta.




 


   Ancora qualche chilometro nel bosco e abbiamo intercettato la strada asfaltata che collega il nucleo vecchio di Castiglione Olona con Morazzone, luogo a me ben noto per gli innumerevoli allenamenti in bici sul cimento del Piccolo Stelvio, una salita a tornanti conosciuta da tutti i ciclisti. Qui, invece di proseguire per i Piani di Lozza seguendo il sentiero della dorsale, abbiamo deviato a est verso Castiglione.
 




 Il castello di Monteruzzo a Castiglione O. ripreso da uno dei 
tornanti del 'Piccolo Stelvio'.

   Castiglione Olona è un borgo quattrocentesco impregnato di arte toscana, tanto che è stato soprannominato "un'isola di Toscana in Lombardia". Qui il cardinale Branda Castiglioni (1350-1443), mecenate umanista, rinnovò il paese natale chiamando a operare valenti artisti.




 Castiglione Olona, chiesa di Villa. Prospetto con i santi Antonio abate e Cristoforo
(quello vestito più sportivo), scolpiti in arenaria.


 Palazzo Branda Castiglioni.


veduta del centro del piccolo borgo medievale; consiglio vivamente il bar sulla destra:
onesti, gentili e di miti pretese - tavoli in legno e caminetto.

UPDATE AL 25 FEB.2017: IGNORATE IL MIO CONSIGLIO POSITIVO
RELATIVO AL BAR RITRATTO NELL'IMMAGINE.



 Il fiume Olona rumoreggia dopo il ponte medievale a ridosso del paese.




   Per tornare al punto di partenza abbiamo percorso come già detto il tracciato della ferrovia dismessa della Valmorea trasformato in pista ciclopedonale: sicuro, ben curato e soprattutto al riparo dalle auto. Questo tratto dell'itinerario passa dal Monastero di Torba, un antico edificio abitato dalle Benedettine nel VIII secolo. Abbiamo quindi concluso la camminata a Castelseprio, a 4 ore dalla partenza.

   Nel complesso, un bellissimo percorso tutto storia e natura da effettuare infrasettimana se possibile - per godere del silenzio dei luoghi storici e illudersi di essere, anche solo per un attimo, dei viandanti medievali.







note: dopo delle piogge, il sentiero immediatamente a nord della chiesa di S.M. foris portas è estremamente fangoso per oltre 500 metri. Il borgo di Castiglione Olona è molto frequentato nei giorni festivi; se vi piace il silenzio e volete scattare qualche foto, meglio evitare la domenica.

Una discreta descrizione di questo e altri percorsi della zona è reperibile qui:
http://www.parco-rto.it/luoghi/sentieri.php

venerdì 20 febbraio 2015

L'angolino filosofico: due parole sull'Amicizia.



Questo post, il cui tempo di lettura stimato è di 3 minuti, è privo di immagini perchè ritengo che il contenuto sia di gran lunga più importante di qualsiasi foto.



L'amicizia, certo - e chi sono io per definirla? Ci hanno già pensato generazioni di filosofi. Dai tempi di Platone e anche prima di lui. Forse faccio prima a dire cosa non è, per me, l'amicizia:

Amicizia non è: fiumi di belle parole, "sei come mio figlio", "sei come mio fratello", "sono il tuo secondo padre". Ne ho sentite a carrettate, nella mia vita, di proclami come questi. Ai quali spesso e volentieri non sono corrisposti i fatti. 

Amicizia non è: balli canti risate battute parlare di scemenze, suonare la chitarra e mangiare assieme il panettone. O perlomeno: può anche essere questo, ma non dev'essere solo questo, di cui sono capaci tutti.

Amicizia non è: troncare i rapporti autoconvincendoci che siamo solo noi gli sfigati, che tutti dovrebbero capirci e invece non ci vogliono capire e non ci hanno capito - senza neanche mai chiedersi se le nostre difficoltà, se certe nostre particolari esigenze, le abbiamo comunicate correttamente.

Amicizia non è: sbandierare disponibilità e poi dopo un po' di tempo retrocedere dal favore che si fa all'altro, sbuffando come un adolescente immaturo e lazzarone. Amicizia non è MAI far pesare i favori, soprattutto se irrisori. Ci vuole anche una certa intelligenza, d'altronde.

  Nella vita, alle volte, occorre chiedere. Se nei miei viaggi non avessi bussato a tante porte, mi sarei perso un sacco di mondo, ad esempio -
In una società votata all'individualismo può darsi che chiedere sia difficile. Vorremmo evitarlo. Tutti hanno seccature, problemi piccoli e grandi - e tempo limitato.
Ma può anche darsi che la persona a cui hai chiesto ti dica sì. Te lo dica subito e con gioia, senza il sinallagma eterno del do ut des.
Può darsi che quella persona abbia realmente problemi, seccature e tempo limitato, ma possieda anche il buon gusto di non farti pesare il favore che ti sta facendo, neanche buttando lì la battuta scherzosa "hai visto eh, se non ci fossi io...".

Io chiamo questa persona: amico.
Non toccàtemelo perchè lo difenderò a spada tratta per il resto della vita.
So coltivare la pianta rara della gratitudine.

E di tutti gli altri, e delle loro parole, non so che farmene.

lunedì 16 febbraio 2015

In memoria di una grande giornalista.


Desidero segnalare, molto semplicemente:



le due puntate, miracolosamente sfuggite alla censura buonista-cattocomunista, in onda su Raiuno in prima serata, questa sera e domani sera 17 febbraio, sulla grande giornalista scomparsa nel 2006.


venerdì 13 febbraio 2015

A piedi nei dintorni.




   Posto alcune immagini di passeggiate fatte a due passi da casa. Forse non si tratterà del parco delle Dolomiti del Brenta, ma credo che questa piccola fetta di natura raggiungibile in pochi minuti costituisca comunque un bel privilegio.
Trovo il Parco del Lura una bella iniziativa. E' frequentato da sportivi, camminatori e ciclisti in mountain bike, e in genere accade che incrociandosi sui sentieri ci si saluta tra sconosciuti.

   Il momento migliore per camminare è la mattina presto, quando il freddo e la luce del sole ancora basso regalano atmosfere suggestive.

   Le prime tre immagini non riguardano il parco, bensì una tipica tenuta nobiliare della Brianza appena fuori il paese, e una Torre ad uso serbatoio dell'acqua costruita in epoca a me cara, cioè nel 1935.













Tramonto nordico. Per scattare foto come questa in assenza di treppiede occorre poggiare la macchina su un supporto, in questo caso la ringhiera di un balcone. Anche così però si può ottenere del micromosso dovuto alla vibrazione della propria mano. Per ovviare, in genere aumento gli ISO sino a 500. Così facendo, genero una certa quota di rumore fotografico, rilevabile soprattutto nel cielo. Ripulisco allora quest'ultimo con un software di denoising. Dell'immagine originale conserverò solo i soggetti in primo piano, unendovi il cielo "ripulito" mediante la layer mask di Photoshop e l'uso di un pennello morbido. Semplice, vero?

(nota che a causa del ridimensionamento del file jpeg per l'upload nel blog, questo risultato non è rilevabile).

sabato 7 febbraio 2015

Carte, tempo, calcoli, Strada.



'La persona comincia anche a rendersi conto che la vita non va avanti all'infinito. [...] Ci si accorge sempre più di avere fretta, del volare del tempo e ci si domanda con insistenza: "Ho fatto bene?", "Mi è ancora possibile cambiare?".
Conoscere se stessi e gli altri, Selezione dal Reader's Digest, 1985



   Perchè è già la quindicesima volta che tiri fuori dal cassetto quella cartina che hai comprato ventuno anni fa, e lo sai bene perchè a quel tempo lo hai fatto - e anche perchè continui a farci sopra calcoli e progetti, quando puoi partire e quando puoi tornare e se ad aprile quel traghetto c'è oppure no, ma si che c'è, e ti sta aspettando da allora - e non ha importanza se lo pagavi in lire e adesso in euro. Quello che conta è che c'è ancora e anche tu ci sei. 

  Il tempo che ci hai passato, sulle carte - se lo impiegavi all'università ti prendevi una seconda laurea - il tempo, sì, che vorresti dilatare all'infinito ma sai che è finito, invece. Tre settimane o tre mesi, non ha importanza - l'importante è sognare e partire e sentire poi sulla faccia il vento e le prime gocce di pioggia e chiudere la cerniera della giacca a vento che si è bloccata ancora una volta, allora imprecare e nello stesso tempo ridere e piangere di felicità, perchè ancora una volta sei da solo sulla strada

  Linee e curve a due dimensioni che istintivamente proietti in 3D, ormai ci hai fatto l'abitudine; perchè lo sai che non esiste un mondo senza forme. Come sai, benissimo, che non ci sarà un altro giro di giostra, una seconda possibilità.  Andrai lontano, questa volta? Forse si, forse no - in ogni caso mai sarai così vicino a te stesso -


Hai sbagliato ancora a fare i calcoli, erano 790 chilometri, non 686.
< Rifai il conto e no, non ti dispiace rifarlo >
Solo l'inchiostro azzurro è adimensionale, senza tempo e senza forme.
Tu no.


martedì 3 febbraio 2015

Varlam e il suo confino alla Kolyma.



'Krist non disse a Lida neppure una parola di ringraziamento. Nè lei ci contava. Per una cosa del genere non si dice grazie. Non è quella la parola adatta.'
1965,  Лида.



   Ci sono i corsi e ricorsi della storia - e anche i corsi e ricorsi della lettura. Ogni anno, non so perchè sempre tra gennaio e febbraio, mi ritrovo a leggere qualche episodio tratto dai libri di Varlam Šalamov,
I racconti di Kolyma.

   Varlam Šalamov ( 1907-1982 ) fu un insegnante russo che subì, a seguito delle grandi purghe staliniane, quasi vent'anni di condanna ai lavori forzati nelle miniere della Kolyma.
La Kolyma è una regione remota dell'estrema russia orientale. Corrisponde all'entroterra del porto di Magadan, dal quale appunto i prigionieri sbarcavano e -raramente- ripartivano.

   E' una regione selvaggia attraversata da una sterrata detta "strada delle ossa" perchè costruita dai detenuti, e di tanto in tanto punteggiata di città abbandonate. La sicurezza è bassissima, regna la mancanza pressochè assoluta della legge - in pratica si può essere assaliti derubati e uccisi come niente fosse. Se si scampa agli uomini  si può comunque finire mangiati dagli orsi - e se si scampa agli uni e agli altri si può morire assiderati a temperature che sono tra le più basse del pianeta, in inverno. Insomma, proprio un bel posto.

   Il mio idolo, Alastair Humphreys, attraversò questa regione in bicicletta nel corso del suo giro del mondo, uscendone miracolosamente indenne. Il racconto di Al si reperisce nei libri in formato .pdf liberamente scaricabili dal suo sito ( in lingua inglese ). Altri hanno attraversato la Kolyma in motocicletta, ma si è trattato di spedizioni sponsorizzate a fini televisivi, con mezzi di supporto e troupe al seguito.

  Possiedo ambedue i volumi di Šalamov. Il primo mi sembra il più riuscito, il secondo è più astratto nei contenuti. I due libri non sono molto conosciuti in Italia, e questo anche a causa di un certo ostracismo da parte di intellettuali per i quali solo i fascisti sono stati i cattivi, mentre in Russia "andava tutto bene".
I racconti di Kolyma sono un universo di orrori umani, ma anche la testimonianza di quanto la forza di volontà possa operare miracoli - in questo caso la sopravvivenza. In un microcosmo umano degradato e aberrante, lo scrittore ci racconta della gioia per una briciola di pane, per un'ora in più di sonno, per qualche minuto di riposo accanto a una stufa a legna, dopo ore passate all'aperto a picconare nel terreno gelato in un'esistenza da incubo.

  Compaiono delle figure femminili, anche. Ma i sentimenti passano in secondo piano, nella vita del lager staliniano che non lascia certo nessuno spazio all'amore. Eppure...
Il racconto che trovo più bello si trova nel primo volume - si intitola Lida  ( Лида ).
Potrei leggerlo cento volte, e cento volte mi commuove -
Credo che Šalamov abbia raggiunto in questo episodio il suo acuto più alto.

  Morì nel 1982 in piena guerra fredda, prima del crollo di quel regime che lo aveva condannato, e poi in tarda età riabilitato. Di uomini così non ne nascono molti ed è un onore conoscerli, seppur soltanto attraverso la parola scritta.