domenica 24 settembre 2017

Migrazioni.



E' un problema di numeri.




Chi vive o trascorre molto tempo in campagna conosce i cicli, i segni.
Tra i segni più noti, inflazionati, dell'arrivo della stagione autunnale a me cara ci sono ovviamente:
- la ricrescita dell'erba
- la comparsa di funghi
- la maturazione ad hoc dell'uva del pergolato
- il passaggio di temporali severi come quello di stamattina
- l'aumento dell'umidità serale
- il pile tirato fuori dal cassetto più frequentemente del solito
- la coperta sul letto e le finestre chiuse

Ma c'è anche un altro segno. Che giunge puntuale ogni anno, con sistematicità.
Il flagello delle formiche con le ali.
Non ho idea da dove arrivino, dato che qui non se ne vedono mai. Probabilmente albergano a quote più alte sui Nebrodi, dove la notte fa già un gran freddo. 
Forse sono i temporali che li convincono a migrare in massa.

Fatto sta che ne arrivano a migliaia e atterrano sui muri esterni della casa, dove si accumulano in quantità impressionante. Molte cercano di infiltrarsi all'interno sfruttando la fessura sotto la porta. E se non lasciassi ben chiusi i finestrini della macchina, ricoprirebbero a tappeto i sedili.
La mattina ne reperisco morte a centinaia sul massetto di cemento, e le spazzo via.

Questi insetti non pungono e non mordono. L'ondata migratoria dura di solito tre giorni, poi si esaurisce. Il fastidio che arrecano è dato dal loro passeggiare addosso, dal loro numero: la sera dopo le 18 non si può uscire fuori più di cinque minuti, che te ne trovi diverse decine sopra i vestiti e sulla faccia.

Questo fenomeno mi rammenta le migrazioni odierne e soprattutto un concetto che pare essere alieno a certa gente convinta che esse, le migrazioni, siano inevitabili e anzi auspicabili: il problema dei numeri in gioco.
Quando è troppo è troppo, e questo vale per qualsiasi cosa.

Ora, se qualcuno pensa che stia saltando di palo in frasca tirando in ballo xenofobia e populismo da tastiera, almeno abbia la compiacenza di dare un'occhiata a questo articolo:


No, ecco. Mi correggo. Non è solo un problema di numeri.
C'è un disegno dietro. Un progetto.
Rifettiamoci su un attimo, benchè non serva a molto...
 
Benvenuto Autunno.

martedì 5 settembre 2017

Aria nuova che mi parla d'Autunno.



Panorama sulle isole Eolie ripreso dalla finestra del bagno.


La lotta si svolge in cielo. Correnti da nord ovest fresche che spazzano via, càcciano a pedate - finalmente - quel marciume chiamato Scirocco, vento falso che odora d'Africa, umido da far schifo, malefico.

Adoro il Maestrale.

Esso dipinge l'aere di nuvole d'oro, dai contorni netti. Ripulisce, deodora, rinfresca, rinfranca.
Parla inequivocabilmente d'Autunno. Di funghi, grigliate, ricordi di fine dell'Estate e inizio della scuola.
A questo penso, mentre una folàta fresca muove le foglie dei noccioli. Raccolta abbondante quest'anno, sui 1000 chili probabilmente -

Torno a casa distrutto ma soddisfatto. Riempio i sacchi e li chiudo; li ripongo al sicuro. Cuciniamo. Dio quanto mi piacerebbe invece avere a disposizione una terza persona deputata solo alla cucina. In modo che noi ci si siede e si mangia. Senza trafficare con pentole e fornelli proprio quando si è stanchi.

Arriva il pomeriggio. Altra sessione di raccolta nocciole. Un soffio di vento mi porta il profumo della Bella di Notte, che ha resistito imperterrita al caldo di tutta quest'Estate. Compagna tradizionale dei mesi trascorsi qui.





Le sere passano una dopo l'altra, scandite da insalate e pomodori di una dolcezza senza eguali. 
Per frutta, le nostre mele. Malridotte, biologiche, antiche. Meravigliose -
Sino a una nuova ennesima alba che sempre, in qualche modo, riesce a sorprendermi.

Ne valeva la pena ? Sì, ne valeva la pena.