martedì 24 marzo 2026

ISTRIA 2026. Diario di Viaggio, prima parte.

 

ISTRIA 2026

UN VIAGGIO IN MEMORIA DI NORMA COSSETTO (1920-1943)

STUDENTESSA ITALIANA ISTRIANA VIOLENTATA E UCCISA DAI PARTIGIANI COMUNISTI



DIARIO DI VIAGGIO - PRIMA PARTE





Domenica 1 marzo, ore 8. I primi passi del viaggio li muovo sotto un cielo grigio che non rallegra l'animo. Partito direttamente da casa oltrepasso Saronno, il parco delle Groane e Monza, la cui periferia appare sempre più degradata.

Senza fermarmi mai supero il fiume Adda e raggiungo Treviglio che ha una magnifica rete di piste ciclabili, e successivamente Pagazzano con un bellissimo castello circondato dalle acque di un fossato.

Ancora una quindicina di chilometri e mi fermo a Romano di Lombardia. Anche qui un possente castello, un centro storico con porticati e il mio primo alloggio: un agriturismo con cavalli, gatti, cani e alpaca. Termina così la prima tappa, di 89 chilometri. 




sopra: il castello di Pagazzano e il primo alloggio del viaggio



Il secondo giorno inizia ancora sotto un cielo grigio. Pedalo attraverso sterminate campagne e vigneti di collina. Intorno alle 13 conquisto l'elegante Brescia. La piazza della Loggia è davvero immensa - altrettanto lo sono i due Duomi della città, affiancati.

Finalmente esce un po' di sole che mi accompagna sino a Desenzano del Garda e a Sirmione. Il centro storico qui è racchiuso entro le mura dell'intatto castello, quello che da piccolo vedevo raffigurato nei francobolli. Sirmione mi piace - sembra una versione più fine di Taormina - ci sono turisti in giro, ma non di certo i numeri che si registrano in estate.





in alto: Brescia, i Duomi e piazza della Loggia

in basso: Sirmione e il suo castello






Lasciata Sirmione dopo un'epica colazione a buffet raggiungo Peschiera, immersa nella bruma del mattino. Da lì costeggio il fiume Mincio su una favolosa ciclabile. 

Il percorso si movimenta un po' tra colline e vigneti - il monastero di San Zeno precede l'ingresso a Verona e al suo affollato centro storico. 






sopra e sotto: nel centro di Verona







Nel pomeriggio di questa terza tappa mi accorgo che la ruota posteriore ha perso la centratura e ondeggia qua e là: ci metto poco a constatare che si è rotto un raggio. Per fortuna manca poco al B&B in un frazione poco prima di Soave.





Quarta tappa. Il proprietario del B&B di Pontesello è stato straordinariamente gentile - ieri sera mi aveva accompagnato in auto a una trattoria, e a fine cena è venuto a riprendermi. 

C'è nebbia e procedo per Soave dove si trova un riparatore-rivenditore di cicli. E' un veneto dall'atteggiamento burbero, ma ci sa fare - la riparazione richiede mezz'ora e pago 10 euro. Ora ho di nuovo una ruota perfetta che gira impaziente in direzione di Vicenza.

Vicenza mi piace molto più della blasonata Verona: è una città elegante e più silenziosa, appartata. Ha un centro storico davvero chiuso alle auto e meno affollato, dove si trovano la Basilica del Palladio e un'altissima torre, oltre agli immancabili simboli colonnari della Repubblica di Venezia.





sopra: nebbia a Soave e ciclabili

sotto: la bellezza appartata di Vicenza







Giorno cinque. Sono in partenza da Torri di Quartesolo e sono le 8 del mattino. L'amico blogger M. di vecchia data si è fatto un po' di strada per venirmi a incontrare di persona in bicicletta. Un incontro breve ma che ricorderò.

Pedalo per chilometri che sembrano infiniti su piste di argine sino a Padova, città che non mi entusiasma. La trovo caotica e in qualche modo poco attraente.

Lo sono di più le antiche ville del Brenta, che costeggio a lungo. Termino la tappa a Mestre dopo 74 chilometri. Per poco mi soffiano una stanza d'albergo che volevo prenotare, ma il proprietario indiano me ne reperisce un'altra poco distante. Domani riposo.





sopra: Padova, castello di S.Martino d.Vaneza; Basilica di S.Antonio e Villa Pisani sul Brenta



Il 6 di marzo è il mio compleanno. Per la prima volta lo festeggio in corso di viaggio e mi concedo una intera mattina a Venezia. Raggiungerla è facilissimo - dall'albergo vado in stazione Mestre distante 400 metri, pago 1,50euro di biglietto e sono nella città più famosa del mondo.

E' ancora relativamente presto e non c'è molta gente in giro, anche se non tarderà ad arrivare. Faccio tante foto e mi godo piazze, vicoli, canali, scene pittoresche di gondolieri in azione e la sterminata piazza San Marco. Un tramezzino da pochi euro in un bar e sono felice così.








Sabato 7 marzo lascio Mestre e pedalo per chilometri nella silenziosa rete ciclabile del Sile. Man mano che procedo verso est aumentano pulizia e civiltà.

Al Km 485 raggiungo finalmente il mare a Caorle, con le sue belle case colorate. Mi fermo in un B&B nella minuscola frazione agricola di Castello di Brussa.





sotto: l'arrivo a Caorle






Ottava tappa, Km 72. Su lisce strade da sogno con poco traffico entro in Friuli, la regione più civile e pulita d'Italia.

Raggiungo Torviscosa, una città industriale degli anni Trenta nata in funzione della produzione di fibre tessili. 

A breve distanza faccio sosta ad Aquileia, l'antico porto romano. Ci sono anche colonne, strade lastricate e mosaici visitabili gratuitamente. Splende un bel sole anche se l'aria è freddina. Mi fermo a Staranzano in un albergo a 1 stella dove dormo molto bene e continuativamente.

In questo viaggio ho faticato ad avere un buon sonno, non so perchè. Mi sono sempre svegliato alle 5 se non prima e non mi sono più riaddormentato, perdendo ogni volta più di un'ora di sonno - cosa che pesa successivamente, una volta su strada. Pazienza, sono fatto così.






in alto: architetture del Ventennio a Torviscosa; il foro e il porto fluviale di Aquileia


in basso: Aquileia






Il nono giorno segna un cambio di passo. Dopo Monfalcone, meno "brutta" di quanto mi aspettassi, imbocco la lunga strada panoramica di mezzacosta per Trieste. L'avevo già percorsa nel 2011 al termine del viaggio memorabile lungo il Po.

Arrivo alle 10 nella eterea e bellissima piazza Unità d'Italia a Trieste. Giusto il tempo di scattare una foto, poi mi dirigo verso il vicino molo d'imbarco per prendere in traghetto per Muggia, ultimo lembo d'Italia prima dell'Istria vera e propria.

La traversata dura mezz'ora - vedo la costa che si allontana e penso che a breve mi troverò in una terra nuova.






sopra: il fiume Tagliamento, l'arrivo a Trieste e il traghetto per l'Istria




4 commenti:

  1. E' stato un piacere conoscerti,grazie,Padova è effettivamente caotica ma ha delle chicche uniche al mondo,Aquileia mi piace e si mangia divinamente,attendo il resto del tour...
    Ciao

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    1. Mi spiego nel dettaglio: a Padova c'era una specie di area pedonale "finta". Ero in bici e un omino mi fa segno di scendere e procedere a piedi. Nel frattempo c'erano attorno a me una decina di scooter e una ventina di furgoni liberi di circolare. A breve il resto del tour, ciao. Grazie!

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  2. Ho ricordi di molte città che hai toccato, tra queste: vado a memoria Brescia 2013, Desenzano del Garda 2021, Peschiera 2017, Padova 2017, Vicenza 2017, Udine 2017, Verona 2012-2014, Venezia 2015, Trieste 2017. Metto gli anni perché il mio giudizio risale a quell’epoca.
    Per esempio, la Milano che vidi nel 2008 fu molto diversa: già nel 2015 mi sembrava un campo profughi, e oggi è una città pericolosa. Quindi ti chiedo: cosa non ti è piaciuto di Verona? Io la ricordo come una città graziosa e tranquilla. Nel 2012 l’ho proprio vissuta: ho alloggiato in un ostello per quasi una settimana e in quei giorni entrai anche all’Arena di Verona per due concerti.
    Effettivamente l’utilizzo non museale la rende quasi un palazzetto: non fa da cornice agli eventi ma da contenitore. Se non ci sei entrato non ti sei perso molto (non è il teatro di Taormina, che nonostante ospiti eventi non perde il suo aspetto interno a causa dei concerti). Quindi sull’Arena di Verona sono d’accordo con te. Però forse dopo 14 anni sarà peggiorata, come Milano o, nel caso del mio viaggio attuale, come Mantova.
    Padova e Vicenza non mi piacquero entrambe e, ti dirò, non tornerei mai a Venezia: mi sembra un villaggio turistico. Ricordo che non vedevo l’ora di andar via. Mestre invece era già come Milano nel 2015. Una città che non hai toccato e che invece preferisco è la vicina Treviso (2012-2014).
    Del Friuli preferisco Udine e la sua provincia rispetto a Trieste, ma non ho avuto una brutta impressione di entrambe. In generale il Friuli è la mia terza regione preferita d’Italia: al primo posto il Piemonte, al secondo la Valle d’Aosta, al quarto il Trentino, al quinto se la giocano Veneto e Lombardia.
    In generale questa carrellata di città mi ha fatto passare mezza vita davanti: quasi vent’anni di viaggi, per lo più nel Nord Italia, fatti con tutti i mezzi possibili. Tanti ricordi. E mi chiedo: ma ci pensi mai a quante città abbiamo toccato come viaggiatori, grandi e piccole?
    Io una volta avevo un elenco, ma aggiornarlo era diventato impossibile. Ci sono persone che neanche immaginano si possa uscire: non fuori regione, ma neanche fuori provincia… addirittura fuori paese. Persone che quando si muovono verso il capoluogo di provincia soffrono di jet-lag. 😂

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    1. Mah, alla fine uno scrive (io, scrivo) impressioni eccetera - nei fatti in una determinata città occorrerebbe viverci.
      Ma proseguendo sul filo delle "impressioni": ad esempio mi aspettavo una bolgia multietnica a Mestre, invece l'ho sorprendentemente trovata pulita e accogliente.
      Di Verona non mi è piaciuto il casino turistico, il dovermi destreggiare tra la folla che vaga in cerca di tutto e di niente e finisce per appollaiarsi nei mille ristoranti. La famosa Arena era ancora circondata da transenne e installazioni delle recenti olimpiadi. Bella sì, ma a guardarla bene, l'Arena di Pola era molto più scenografica.
      Non è vero che c'è povertà. Ci sono folle oceaniche che se la spassano, e questo lo avevo già visto da nord a sud quando ho percorso l'intera nazione dalla Lombardia alla Puglia tre anni fa.

      Vicenza mi è piaciuta perchè ha un vero centro storico chiuso al traffico, non fake come Padova. C'era pace, tranquillità e una sorta di atmosfera nell'aria come a dire: potrei buttarmi anch'io nella mischia ma preferisco la pace e la riservatezza.
      Sorprendentemente Venezia mi è piaciuta. L'aria fresca, la bella giornata, il 6 di marzo e non il lunedì di Pasqua: gente ce n'era ma non insopportabile. Ho fatto belle foto, scambiato saluti e sorrisi, pranzato con un tramezzino da 3euro e non 6 come mi aspettavo, svuotato la vescica e tornato soddisfatto. Inoltre ho visto che a meno che non ci si sedesse in piazza San Marco si poteva mangiare, volendo, a prezzi non dico da Basilicata, ma ragionevoli.

      Sì, conosco personalmente gente che ha visto poco e niente, proprio per non-attitudine all'esterno, alla scoperta. E il dramma è che credono di sapere tutto del mondo, della società eccetera.

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