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venerdì 8 novembre 2024

Una notte sul versante nord dell'Etna.

 


 

Breve escursione sul versante nord dell'Etna, in un pomeriggio umido e nebbioso. Lungo la salita lastricata in pietra lavica, dopo due ore si scarpinata ho raggiunto un adorabile bivacco in legno recentemente realizzato.

Non fornisco il nome del posto nè le sue coordinate. Scatto qualche foto della vegetazione vulcanica, passeggio sino al calare del buio e vi passo la notte.

 






 

in basso: due immagini del nuovo bivacco




mercoledì 17 aprile 2024

Una notte sull'Etna. In bici al bivacco di Poggio la Caccia.

 

 


 

 

Altra splendida escursione in bici sull'Etna, questa volta con pernottamento. Sono partito a mezzogiorno da Case Pirao (Randazzo, m.1230) e ho guadagnato quota sino al bivacco Saletti (m.1380), dove mi sono fermato a mangiare qualcosa. 

 


 

 sopra: partenza da Case Pirao

sotto: sosta al biv.Saletti







 

Ho proseguito quindi verso ovest sulla storica pista forestale altomontana, in un paesaggio che cambia costantemente - dalle sciare laviche ai boschi di pino laricio o faggio:





 

in alto: pedalando lungo la pista forestale altomontana, Etna nord

in basso: località Monte Spagnuolo, m.1450





 

Ho impiegato tutto il pomeriggio sulle salite della pista - versante ovest. Le uniche persone che ho incontrato sono stati dei polacchi: una coppia di miei coetanei su bici elettriche noleggiate. 

Un vento da sud mi ha accompagnato sino alla destinazione: il bivacco Poggio la Caccia (m.1920), che ho raggiunto alle 18.







Conosco questo bivacco dal lontano 1987. E' un posto magnifico e accogliente, con una grave pecca che è quella del camino. Il tiraggio è scadente: parte bene - poi dopo una mezz'ora inizia a mandare fumo dentro la stanza come se ci fosse una correlazione tra il riscaldamento della canna fumaria e la perdita di efficienza nell'evacuazione del fumo.

Per questo motivo non ho continuato ad alimentare il fuoco - tanto più che la temperatura non era affatto bassa, nè dentro nè fuori - a parte un po' di vento fresco a raffiche.

 

La mattina del secondo giorno il cielo era scuro ma ancora non piovoso. Ho fatto colazione alle 7 con il bonus della musica classica in streaming al secondo canale radio svedese, una mia antica tradizione. Bellissima atmosfera di solitudine. 

Ho rimesso a posto le cose e mi sono riavviato lungo la pista, puntando al vicino altopiano della Galvarina.

 




 

sopra: ripartenza lungo la pista dell'Etna

sotto: sosta fotografica in località Galvarina, m.1870






Lasciata la Galvarina ha iniziato a piovere con decisione. Da qui ho ripreso il rientro, tutto sulla stessa strada dell'andata e tutto in discesa. 

Essere sulla bici è stato gratificante e meraviglioso: nessun fardello pesante sulle spalle nè dolore ai piedi - una comoda e meritata, lunghissima discesa gustandomi il paesaggio e fermandomi a fare fotografie. Unica cosa a cui fare attenzione, gli accumuli di sabbia vulcanica su cui le ruote svirgola(va)no.





sopra: lungo la via di ritorno

sotto: la grotta di Monte Nunziata, m.1780




Sempre sotto la pioggia ho riattraversato la faggeta di Monte Maletto e la colata lavica del 1981, immersa in una suggestiva nebbia. La magìa delle ruote mi ha riportato infine alle 11,30 al punto di partenza dove avevo lasciato l'auto.

Complessivamente ho percorso 42 chilometri con un dislivello di 840 metri. E' stata un'escursione magnifica e ho constatato di essere pienamente ritornato in forze.





 

sotto: Randazzo (CT), m.700

 


 




giovedì 11 aprile 2024

In bici sulle nere piste dell'Etna, tra pini monumentali e campi lavici.

 

 


 

 

Una corrente fresca ha finalmente portato tempo variabile come piace a me; ieri 10 aprile mi sono recato sul versante nord dell'Etna per un'impegnativa escursione in bici.

Partito alle 9 da Solicchiata, piccola frazione vinicola a 700 m., ho imboccato una pista del parco regionale che in pesante salita mi ha portato a 1330 metri di quota, tra pini e ginestre.

Attraversato il vasto campo lavico del 1923 ho raggiunto l'imponente pineta di Piano Pernicana e successivamente un'area di sosta in località Monte Crisimo (m.1340).

 



 

sopra: campo lavico del 1923 e grotta di Monte Corruccio (m.1361)

sotto: lungo la pista in località M.Crisimo

 


 


Poco prima di ri-incrociare la strada asfaltata ho sostato presso il monumentale 'Zappinazzu', il più grande pino dell'Etna, di età stimata 300 anni.

Furiosa discesa in direzione Linguaglossa, ultimo tratto di strada statale ricca di vigneti storici e masserie pittoresche, prima di rientrare al punto di partenza dove avevo lasciato l'auto.

Highlights: è un'area dell'Etna meno battuta e conosciuta, quindi solitudine pressochè totale; profumo inebriante di pini e ginestre in fioritura; in sintesi, il paesaggio della mia cara vecchia Etna che non delude mai.

In totale, circa 35 Km e 1195 metri di dislivello. Gambe e fiato hanno retto bene.



sopra: il pino più grande dell'Etna

sotto: vigneti e masserie in località Solicchiata, punto di partenza e arrivo







domenica 9 ottobre 2022

Una notte sull'Etna per assistere al tramonto sul versante ovest.

 

 


 

 

Il 7 e 8 ottobre ho inaugurato la stagione escursionistica autunnale con un'entusiasmante accampamento sull'Etna insieme all'amico Luigi -

Partiti dal rifugio Bosco Chiuso-Case Pappalardo (m.1240) ci siamo diretti verso la base di Monte Egitto, uno degli innumerevoli crateri secondari che sorgono sul versante del vulcano - in questo caso quello ovest. 

Il cammino si è svolto fuori traccia su accidentate sciare laviche tra cui quella del 1832. Procedere su questo tipo di superficie risulta abbastanza faticoso e richiede molta concentrazione. Fortunatamente siamo stati allietati da una temperatura fresca e da un sole mite, da vero mese di ottobre.

 



 

sopra: la sciara lavica attraversata e il rif. Bosco-Chiuso

sotto: suggestive concrezioni di lave cordate 




Poco dopo le 14 abbiamo raggiunto il luogo destinato al pernottamento: un altopiano formato anticamente da lava molto fluida sul quale sorgevano due piccoli pini. 

Prima di montare le tende abbiamo fatto visita a un paio di grotte laviche nelle vicinanze. Una delle due consisteva in un pericoloso e profondo abisso verticale generato da una bolla di gas emersa dal magma.

 


 

sopra: sull'orlo della grotta 'Cocci i Piru' (m.1535) 


 

Rientrati sul posto abbiamo montato le tende ancorandole con grosse pietre data l'impossibilità di far penetrare i picchetti nel terreno, e atteso il tramonto.






Questo versante dell'Etna offre sempre spettacoli straordinari al calare del sole. La bassa luce arancione addolcisce e "disegna" con le ombre gli innumerevoli teatri eruttivi e le relative colate:





 

Dopo cena abbiamo indugiato accanto a un piccolo fuoco, brindando con un sorso di grappa dalle fiaschette metalliche a degna conclusione di una prima magnifica giornata outdoor.




 

SECONDO GIORNO

Intorno alle 6 e trenta il sole non è ancora sorto dall'altro lato dell'Etna, ma la colonna di vapore emessa dai crateri sommitali è colorata di rosso ed è la prima cosa che vediamo aprendo le tende -

Dopo colazione riavviviamo il fuoco della sera prima mentre le sciare laviche tutt'attorno riprendono luce. Con tutta calma e una temperatura mite ci siamo avviati verso la base di Monte Egitto.




 

in alto e in basso: il risveglio sulla nostra Etna




 

Fatta eccezione per il primo tratto, il rientro è stato tutto in discesa e confortato dalla pista battuta. Lasciati a sinistra i coni craterici di Monte Lepre e Monte Ruvolo abbiamo recuperato la prima auto lasciata in località Piano dei Grilli (m.1160) concludendo definitivamente l'escursione.




sopra: sulla via del ritorno e un pagliaio di pietra nei pressi di M.Lepre


sotto: tra crateri e campi lavici