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sabato 25 novembre 2017

Omaggio all'Etna. Quattro anni di Fotografia di Paesaggio, 2014-2017.






Nel corso degli ultimi anni ho fatto innumerevoli escursioni nei posti più svariati della Sicilia. Questa regione offre una varietà di attrattive e di paesaggi davvero sconfinata. Ma di tutti i posti "speciali" che si offrono al visitatore, l'Etna rimane il più speciale di tutti. 

Ho selezionato una trentina di immagini che ritengo essere le più belle tra le centinaia che ho avuto il privilegio di scattare con la mia fedele Nikon. In attesa delle ultime escursioni siciliane di quest'anno, dedico questo post al Grande Vulcano alle cui falde sono nato - e possa la Fotografia essere - chi lo sa? - di incoraggiamento a recarsi in questa splendida isola e avvicinarsi alla Montagna nera che da millenni impaurisce e affascina gli uomini.


Rammento che tutte le immagini sono coperte
da Diritto d'Autore; l'uso diverso da quello strettamente
personale non è consentito.




A TRIBUTE TO MOUNT ETNA.
LANDSCAPE PHOTOGRAPHY, 2014-2017.


Il versante ovest da Monte Maletto, Giugno 2015.


Rimpicciolita e allontanata dall'uso del supergrandangolo da 8mm, la mole dell'Etna sembra una piccola montagnetta innocua circondata da un anello di nubi modellate dai venti d'alta quota, che formano una figura detta "contessa dei venti". In primo piano, le lave del 1976 su cui si posa l'ultima luce del pomeriggio.

 




Il complesso dei crateri sommitali dalla Dagala dell'Orso, Novembre 2015





Al termine di una lunga escursione fatta insieme all'amico Luigi ho ripreso con il teleobiettivo da 200mm la sommità innevata del vulcano da un punto chiamato Dagala dell'Orso. Nella toponomastica etnea, la "dagala" è un'isola di vegetazione risparmiata dalle colate laviche. In questo caso si tratta di una faggeta.





Il bosco colorato e le lave del 1981, Novembre 2017.

Un bosco coloratissimo costituito da faggi e abeti scampato alla furia delle lave del Marzo del 1981, che minacciarono la città di Randazzo e si arrestarono in prossimità della valle dell'Alcàntara.







 Terra nera di lave e desolazione, Novembre 2015.

Ancora il fiume di lava del 1981 ripreso dalla pista altomontana tra Monte Spagnolo e Monte Santa Maria, in una fredda giornata d'autunno.






L'ultima luce sul grande vulcano, Dicembre 2015.


Il sole tramonta sul fianco ovest dell'Etna e la luce arancione evidenzia le innumerevoli colate storiche. Quest'immagine è stata scattata nei pressi del rifugio della Galvarina, m.1879. In basso a sinistra si intravede una curva della pista Forestale altomontana che circonda gran parte dell'Etna mantenendosi più o meno sempre a questa quota. La pista è chiusa alle auto non autorizzate ed è un vero paradiso per l'escursionista a piedi o in mountain bike, dato che offre scenari straordinari e sempre cangianti. La scoprii per la prima volta nel 1989 e da allora l'ho percorsa un'infinità di volte.






Il piccolo rifugio di Monte Spagnolo, m.1440.


Lungo la pista altomontana che si snoda sull'Etna si trovano numerosi bivacchi in pietra lavica dotati di camino e aperti per gli escursionisti. Quello di Monte Spagnolo è uno dei più accoglienti, posto a pochi passi dall'omonimo cratere spento ricoperto di pini larici e ottimo punto di partenza per escursioni a quote più elevate come quella alla Grotta del Gelo.






Monte Spagnolo, Novembre 2017.


Uno scuro campo di lava e una splendida faggeta annunciano l'arrivo al vecchio cratere di Monte Spagnolo, sul versante nord del vulcano. I fianchi dell'Etna sono cosparsi di centinaia di crateri spenti come questo, detti secondari o avventizi. I più antichi sono stati colonizzati dalle vegetazione, i più recenti appaiono ancora nudi e neri di cenere.






 Il piccolo pino solitario sul fianco di Monte Mezza Luna, m.1769 - Novembre 2016.


La prima luce dell'alba su un campo di cenere lavica nei pressi del cratere spento di Monte Mezza Luna, imbiancato dalla brina ghiacciata nel corso della notte.






Campi lavici e licheni arancioni, Novembre 2015.


Sterminati campi di lava ripresi al tramonto sul versante nord dell'Etna tra i paesi di Randazzo e Maletto. 







Una piccola betulla resiste al vento, Dicembre 2015.


Una piccola betulla cresciuta sulla lava resiste al vento che investe con violenza il fianco ovest del vulcano. Sulla sinistra è visibile il cono di Monte Nunziata, generato dall'eruzione del 1843.







Terra aspra, e onirica. Novembre 2016.


Un'indimenticabile escursione che ha portato me e Luigi sull'orlo della valle del Bove, presso il Canalone dei Faggi affacciato a precipizio su un nero e immenso mare di lava. In questa foto, la foschìa si è allontanata per qualche minuto rivelando un paesaggio dalla geologia tormentata e dai colori spettacolari.






Dentro un vecchio cratere spento, Settembre 2015.


Ho trascorso una notte all'interno di un grande cratere spento sul versante est dell'Etna: Monte Frumento delle Concazze, m.2151 -

Dall'orlo del cratere si aprono panorami sconfinati verso le distese laviche e la costa ionica. Una delle notti in tenda più entusiasmanti della mia vita.






sopra: l'accampamento al centro dell'antico cratere;
la silhouette scura sullo sfondo è l'orlo del cono craterico, che è
uno dei più grandi presenti sull'Etna
sotto: i campi lavici ripresi da Monte Frumento,
detto "il Frumentone" per le sue dimensioni notevoli











La quercia sulle lave, Giugno 2015.


Una foto che è stata molto apprezzata su Flickr. Una giovane quercia si erge solitaria sull'antico campo lavico di Feudo Annunziata, nei pressi di Monte Spagnolo. Sullo sfondo, il sistema montuoso dei Nebrodi in una luminosa giornata di primavera.






Luce nel bosco, Novembre 2017.


I raggi del sole filtrano tra i tronchi dei pini larici che ricoprono il vecchio cratere di Monte Forno, m.1675







 I crateri del versante ovest, Novembre 2017.


L'affascinante paesaggio dei coni craterici spenti, particolarmente numerosi sul versante ovest dell'Etna. La ripresa è stata fatta dalla sommità di Monte De Fiore, originato da una breve eruzione occorsa nel 1974. Al centro della foto, il cono vulcanico gemello.







Tramonto alla Galvarina, Dicembre 2015.


Il sole tramonta sull'Etna. Un gelido pomeriggio nei pressi del rifugio della Galvarina, a quota 1879. Il rifugio è accessibile dalla pista altomontana Forestale, che qui tocca il suo punto più alto. A breve distanza da qui si trova l'articolata Grotta degli Archi, una delle numerose cavità di scorrimento lavico dell'Etna.









in alto e in basso: due riprese dell'escursione alla Grotta del Gelo, isolata
a quota 2043 m. sul versante settentrionale dell'Etna.












Sabbie nere, Settembre 2014.


La pista che dalla stazione turistica di Piano Provenzana sale a tornanti verso i crateri sommitali costeggia crateri vecchi e nuovi. Percorrendola a piedi o in bici si raggiungono quote sempre più alte sino al deserto vulcanico.






Antichi crateri, Settembre 2014.


Un ampio panorama sui vecchi crateri spenti ripresi dalla pista che da Piano Provenzana si dirige verso la sommità dell'Etna, da me percorsa faticosamente a piedi sino ai Pizzi Deneri, m.2847







Saponaria, Novembre 2016.


Bassi cespugli di Saponaria dell'Etna colonizzano le sabbie vulcaniche. Qui nei pressi del rifugio Citelli, m.1746. Il rifugio fu costruito negli anni Trenta - rimasto chiuso per anni, è stato riaperto e offre pasti e alloggio a pochi passi dal sentiero natura dei Monti Sartorius, un percorso facile e di grande interesse che si snoda tra vecchi crateri e boschi di betulla aetnensis, una specie endemica presente solo in aree isolate sul grande vulcano.







Betulla Aetnensis, Novembre 2016.


Un fitto boschetto di betulle dell'Etna. Qui nei pressi del rifugio Citelli, sul versante est del vulcano.








Contrasti vegetali e minerali, Novembre 2015.


Il coloratissimo foliage autunnale di un bosco di faggi e betulle fa da contrasto a un arido banco di lave cordate risalenti all'eruzione del 1614-1624.








 Dicchi magmatici, Novembre 2016.


Architetture di magma colonizzate da vegetazione radente nei pressi dell'Altopiano della Galvarina, m.1900







Yellow Burst, Novembre 2015.


Le faggete dell'Etna assumono colori incantevoli. Ho scattato questa foto a Dagala dell'Orso, oltre i 2000 metri di quota.





La valle del Bove ripresa da Serra delle Concazze, Novembre 2016.


Ogni lato dell'Etna sembra fare a gara con gli altri per offrire scenari mozzafiato. Qui siamo sull'orlo della leggendaria valle del Bove, dove da millenni si riversano colate laviche. Circondato da una di esse, si erge il vecchio cratere di Monte Simone, al centro nella foto.
Originato dall'eruzione del 1811 e investito da lave recenti, io e Luigi lo abbiamo raggiunto a Novembre dello scorso anno dopo esserci calati all'interno della valle.







in alto: la discesa lungo la ripida parete sabbiosa della valle del Bove

in basso: il profilo di Monte Simone, m.2086










sopra: escursione a Monte Simone - dicchi lavici risalenti a eruzioni preistoriche sui fianchi interni della valle del Bove.



sotto: il cratere di Monte Simone, isolato all'interno della valle e destinato in futuro a scomparire, sommerso da nuove eruzioni











"Fummo"
Piano Provenzana, Novembre 2016.


Scheletri di faggi investiti dall'eruzione del 2002 nei pressi di Piano Provenzana, stazione sciistica sul lato settentrionale dell'Etna.






Parla Lei, 'a Muntagna'
Dicembre 2015.


E infine Lei. La Montagna che si sveglia e ricorda all'uomo la sua energia. Già da tempo c'era stato un aumento del tremore, e varie emissioni di cenere e vapore. Sino al parossismo del 4 dicembre 2015. Mi trovo sulla pista altomontana, al posto giusto e al momento giusto: alle 10 e 45 un boato spaventoso precede un'emissione mista di cenere, vapore e lava che schizza in alto oltre il cratere per centinaia di metri. Uno spettacolo unico e meraviglioso.

Questa è una delle poche immagini relative a quest'attività scattate dal versante settentrionale del vulcano - probabilmente l'unica da questa quota.

Fortuna? Forse. Ma certo, quando si parla di fotografia di paesaggio entrano in gioco tanti altri fattori, tra cui la volontà di alzarsi ben prima dell'alba, o stare immobili al freddo gelido e al vento aspettando la luce di un tramonto, che dura al massimo del suo splendore non più di pochi minuti.

In altre parole, la Bellezza dà, ma anche chiede un minimo di sacrificio.
Che poi si traduce immancabilmente in un bel ricordo e -mi sia consentito- in una forma d'arte che si chiama Fotografia.

Da solo o in compagnia dell'amicissimo Luigi, gran conoscitore di sentieri e appassionato di vulcanologia, continuerò finchè posso a immortalare i paesaggi del grande vulcano: sabbie nere, vento, tempeste, lava, vita che muore, vita che rinasce. In una sola parola: Etna.
Madre e Nemesi di tutte le cose che erano, che sono, e che saranno in avvenire.






sopra: a sinistra me medesimo, il fotografo;
sulla destra Luigi, compagno di tante escursioni e grande conoscitore
dell'Etna. Qui davanti al camino acceso nel rifugio della Galvarina.
23 Novembre 2017.






mercoledì 30 novembre 2016

Il trekking dei crateri spenti dell'Etna, versante Ovest.









“Aspettate che il sole si abbassi sull’orizzonte: poco prima del tramonto il fianco ovest dell’Etna si colora di tinte incantevoli. Osservate le distese laviche mentre assumono toni cromatici che spaziano dall’arancio al rosa, i canaloni che percorrono i fianchi del vulcano scavati dagli ultimi raggi del sole, che mettono in risalto ogni asperità, ogni piega del terreno”.

G.Riggio, G.Vitali – Conoscere l’Etna, Sellerio Ed. 1987








Basterebbero già le parole di questi due autori per descrivere appieno le due giornate che ho vissuto sui sentieri di quello che ho chiamato ‘Il cammino dei vecchi crateri’, un percorso che si snoda su piste forestali affiancate da pini, pioppi e betulle, poi da querce e lecci, sino agli ultimi alberi che si incontrano alle quote più alte, nei pressi del rifugio della Galvarina. Diario di un trekking affascinante e indimenticabile, tra i più belli che si possano vivere sul vulcano.



28 novembre 2016
     Nubi sparse e cielo sereno, aria fresca, silenzio. Ho lasciato l’auto a quota 1550 e in breve mi trovo immerso in un fittissimo bosco di pini larici in cui i raggi del sole faticano a filtrare. Passo vicino Monte Albano, uno degli innumerevoli crateri spenti disseminati sui fianchi dell’Etna. Due ore di strada e 300 metri di dislivello mi separano dal rifugio della Galvarina, dove mi fermerò questa notte. Il bosco sembra non finire mai, poi improvvisamente la pista sbuca su un’immensa distesa lavica risalente al 1610. I pini si fanno più bassi e radi: ho quasi raggiunto la pista forestale altomontana.








    Conosco il rifugio della Galvarina sin da quando avevo sedici anni. Ci andai insieme a un conoscente quando ancora era un edificio spettrale e malandato. Il parco dell’Etna all’epoca non era ancora nato. Ricordo che era in corso un’autentica tormenta di neve - era aprile e il nostro equipaggiamento lasciava molto a desiderare. Rammento la neve scagliàtaci in faccia da un vento micidiale, e le scarpe bagnate. Oggi, 28 anni dopo, la Galvarina è un accogliente punto d’appoggio, completamente ristrutturato e funzionale.




Incontro tre operai forestali che stanno scaricando legna per il camino. Scambiamo due parole e mangiamo qualcosa, poi vanno via e resto da solo. Sul retro incombe la mole dell’Etna – il suo versante occidentale deserto e solcato da canaloni lavici. Le nuvole sfiorano i deserti vulcanici e si allontanano. Rientro nel rifugio e preparo un caffè solubile, da bere accanto al calore del fuoco.









Nel pomeriggio lascio al rifugio tutto ciò che non mi serve e mi reco su un altopiano nelle vicinanze per aspettare il tramonto. Abbandonata la pista, salgo a piedi tra ginestre e cespugli di asfodelo sino alla base di Monte Pecoraro, m. 2263, un grande cratere rosso dall’aspetto appiattito. 







     Quello che colpisce è il silenzio. Niente aerei, niente persone, niente uccelli. Una solitudine assoluta, una comunione totale con la natura. Il paesaggio è essenziale, elementare. Rocce laviche, alberi solitari, bassi cespugli che crescono rasoterra - altri crateri spenti, neri e colossali. Il tempo passa veloce come queste nuvole, che spengono e accendono luci calde e fredde di minuto in minuto. Si passa rapidamente dal sole alla nebbia più fitta sino a quando il breve giorno di novembre muore su montagne lontane, al di là dell’Etna, lasciando l’aria fredda e umida, odorosa di zolfo e paglia.

















sopra e sotto: ultime luci del giorno sull'altopiano
della Galvarina, a circa 1900 metri di quota.






     E’ buio e ho finito di scattare le mie foto. Indugio nel mezzo di questo deserto e quindi faccio ritorno al caldo del rifugio. Una cena frugale, un po’ di vino ma senza esagerare; guardo le fiamme del camino per un tempo che sembra indefinibile, poi esco nel gelo della notte inondata di stelle. Le luci dei paesi lontani sono scomparse sotto coltri di nubi illuminate ogni tanto da fulmini. Nel caldo del saccoletto invernale ascolto brani di musica al pianoforte e un episodio tratto da ‘I racconti di Kolyma’, ambientati nei campi minerari siberiani. 'Lida' è il titolo di quello in questione. L’avrò ascoltato almeno venti volte e mi piace sempre, smuove corde profonde del mio animo.





 Almeno per questa volta non dormo per terra !




29 novembre 2016
     Sveglia alle 5 e trenta. Il grande ciocco di legna di pino arde debolmente nel caminetto e lo ravvivo. Faccio colazione a lume di candela. Fuori la luce e bluastra e il terreno coperto di brina ghiacciata. La sommità dell’Etna è nascosta dalle nuvole, oltre 1400 metri più in alto. La camminata di oggi è di circa quattro ore e prevede di passare da tutta la serie di crateri spenti di questo versante, perdendo quota progressivamente sino al punto di partenza. Lascio quindi il rifugio e mi dirigo verso Monte Rosso e Monte Mezza Luna, m.1769.











in alto e seguenti: immagini incantevoli dell'alba
nei pressi del cratere spento di Monte Mezza Luna (m.1769 - eruz.1763)













Scendo di quota e mi dirigo verso altri grandi crateri, Monte Lepre, Monte Arso e Monte Ruvolo. In mezzo giace l’immane deserto lavicodel 1763. Il cielo si copre sempre di più mentre cammino, piegando a sud e poi a est. In prossimità di Monte tre Frati faccio sosta presso una capanna di forma conica che mi ricorda il viaggio in Lapponia.











     Infine piove. Prima pioggia, poi pioggia mista a neve. Manca un’ora di cammino in salita per Monte Gallo e il punto di partenza. Mi fermo a mangiare qualcosa presso Case Zampini, una caserma della Forestale chiusa e circondata da alti pini, poi riprendo la marcia. Mi imbatto in una scolaresca che va in direzione opposta alla mia. Hanno scelto proprio il giorno sbagliato per la gita: umido, piovoso e adesso anche freddo. C’è chi mi saluta, chi sorride, chi guarda con orrore al mio zaino enorme. Poi spariscono inghiottiti dalla nebbia e dal bosco. 











     Eccola, la mia auto. Con i vetri semi coperti di neve. Da una parte sono contento di far ritorno a casa, dove accenderò la mia stufa e farò una bella doccia calda seguita da una cena come si deve. Per certi versi mi dispiace anche un po’ che questa lunga escursione sia finita. I colori dell’autunno, il paesaggio vulcanico, la libertà - meravigliosa. Tutte cose che esercitano un fascino magnetico, almeno su di me -

Metto in moto l'auto e inizio il lungo ritorno verso la mia casa di pietra in Sicilia, da qualche parte al di là delle montagne. Arrivederci Etna.








NOTE PER L'ESCURSIONISTA





Il trekking dei vulcani spenti si svolge sul versante occidentale dell'Etna, che ne è particolarmente ricco. Il percorso inizia dal parcheggio di Monte Gallo/Piano Fiera a quota 1550, sfiora Monte Albano completamente boscato e giunge al rifugio forestale della Galvarina, a m. 1879, dove se si vuole si può pernottare.

Etna Ovest, rifugio della Galvarina.


La Galvarina offre una stanza ampia e accogliente, ma quello che davvero funziona bene è il camino. La canna fumaria ha un tiraggio eccezionale in grado di aspirare ogni singola molecola di fumo: complimenti a chi lo ha costruito !   Tutt'altra cosa rispetto al camino del vicino rifugio di Monte Palestra/Poggio La Caccia, che sembra fatto apposta per rimandare continuamente il fumo nella stanza.

Per contro, il grande stanzone della Galvarina attira comitive numerose prime fra tutti quelle degli Scout. Per minimizzare la probabilità di soggiornare in allegra compagnia io evito SEMPRE di recarmi in montagna nei giorni festivi, qui come altrove. Anzi direi che uno dei capisaldi fondamentali del mio cambio di vita è stato proprio questo: andare in giro nei giorni infrasettimanali.



La segnaletica.



Finalmente ! Meglio tardi che mai ! Dopo decenni di attesa anche sull'Etna sono apparsi i segni internazionali bianco/rossi per l'escursionismo. Ma soprattutto i cartelli. Che sono più che mai importanti in un percorso come questo, pieno di bivii e piste che si incrociano in tutte le direzioni.

Poche cose sono frustranti per l'escursionista quanto procedere faticosamente nell'angoscia di non essere sulla strada giusta. I cartelli segnaletici che sono stati collocati di recente sono UNA BENEDIZIONE. Alle volte i tempi indicati sono imprecisi, altre volte esatti al minuto. Ma quello che conta è la direzione di marcia.
Poichè questo ben di dio verrà probabilmente danneggiato dai soliti deficienti la cui madre è sempre incinta, mi auguro che in futuro vengano sostituiti e venga fatta manutenzione. Dico questo perchè troppo spesso ho constatato che in Sicilia le cose buone ci sono; il problema è farle durare.


Quanto adoro i cartelli ufficiali !


La presenza dei segnali NON DOVREBBE comunque esimere dall'avere con sè una buona, vecchia e sana cartina. Ottimo il foglio 1:50mila edito dalla Litografia Artistica Cartografica.

La seconda parte del trekking richiede circa 4 ore di marcia e va dal rif.Galvarina ai crateri di Monte Rosso, Monte Mezza Luna, Monte Lepre, Monte Arso, Monte Ruvolo e Monte Tre Frati. Dalla Casa Forestale Zampini si ritorna infine in 50 minuti al parcheggio di Piano Fiera.


I vecchi crateri e la loro storia.
Dato che il giro è incentrato sui numerosi vulcani spenti e il paesaggio che li circonda, non posso non citare la pubblicazione interessantissima di G.Tringali. Essa è reperibile sul web in questa pagina.
I miei complimenti a quest'autore non saranno mai abbastanza.




Le immagini sono soggette a Copyright.
L'uso diverso da quello strettamente personale
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