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venerdì 12 novembre 2021

Campagna olive 2021: un gran successo.

 

 

sopra: alba in campagna il giorno della raccolta delle olive; gli alberi sono quelli argentati in basso sulla destra


 

Anche quest'anno con gran fatica abbiamo raccolto le olive e fatto il nostro olio. Gli alberi che hanno prodotto sono stati quelli nella parte bassa della proprietà - i più grandi; in totale quattro. Abbiamo terminato il lavoro alle 15 e la quantità mi ha sinceramente sbalordito: Kg 210. Pensavo meno.

 



 

 

sopra e sotto: le olive appena cadute sulle reti





Ho portato le olive al frantoio intorno alle 16. Da quest'anno il frantoio si avvale di una nuova gramolatrice a tenuta stagna: la rottura dell'emulsione acqua-olio non avviene più con esposizione all'aria ma in camere chiuse. Non è affatto vero che "l'olio di una volta era migliore": esso doveva essere sicuramente più acido e con qualità organolettiche più scadenti a cagione delle tempistiche di lavorazione più lunghe che esponevano la pasta d'olive più tempo all'ossigeno atmosferico; in altre parole la macina che ruotava per ore e ore azionata dal folkloristico asino costituiva già una prima fase di irrimediabile degradazione del prodotto, con buona pace di coloro che non fanno altro che vantare "gli antichi".



in alto: le mie olive in pesatura attendono la tramoggia di carico

in basso: la nuova gramolatrice a tenuta stagna








In serata ho portato a casa ben 23 litri di olio d'eccellenza Minuta dei Nebrodi DOP direttamente versato in appositi contenitori per alimenti senza intermediare con bidoni di plastica.




Il giorno successivo ho a mia volta collaborato alla raccolta olive del mio vicino il quale ha ottenuto 110 Kg di olive e 12 litri d'olio - quindi con la medesima resa (11%).

I due giorni di raccolta sono stati estenuanti - soprattutto il secondo. Ma la soddisfazione di gustare il caldo pane casareccio con olio e origano a metà mattina di questa uggiosa giornata di novembre non ha paragoni. La raccolta 2021 è stata insomma un successo - grazie ai vecchi alberi ultracentenari. E adesso riposo.

 


 

 

 

lunedì 16 novembre 2020

Campagna olive 2020.

 

 


 

 

La campagna è ammantata di verde - erba nuova, ancora bassa. I noccioli stanno perdendo le foglie e il grande noce vicino l'orto è tutto giallo. Stamattina ho smontato l'impalcatura per i pomodori, ancora visibile nella foto in basso:

 

 



 

Iniziano a maturare i mandaranci; le rare arance bianche pendono dagli alberi; i limoni attendono la concimazione. In basso, la grande quercia contempla il mare in lontananza.


L'albero di arance bianche, cultivar rara


Uno dei nostri venti limoni in attesa di concimazione


La grande quercia nella parte bassa della proprietà



Quest'anno è stato fortunato anche per gli ulivi; le piante erano abbastanza cariche. I cinque grandi alberi che ho potato l'anno scorso più altri quattro nella parte alta - non potati - ci hanno dato litri di prezioso olio, ottenuto lavorando in tandem con i miei vicini dalle 6 del mattino alle 17 per due giorni. 





Sopra: i nostri alberi di oliva varietà Minuta dei Nebrodi. Si tratta di un'oliva dalla bassa resa ma acidità praticamente nulla, particolarmente ricca in polifenoli e vitamina E.

In rete ho reperito un'ottimo articolo in questa pagina, dove si pone giustamente l'accento sulla difficoltà di raccolta, spesso e volentieri effettuata in terreni scoscesi.




In alto: prima della raccolta ho riempito cinque barattoli da 1 Kg con olive scelte, particolarmente grandi, per la conservazione in salamoia


sotto: la parte alta del terreno con i quattro ulivi in zona scoscesa da cui abbiamo ottenuto tre sacchi:




L'albero più in alto di tutti, non potato, da cui non avevamo mai raccolto


Ho portato le olive al frantoio intorno alle 16. Regnava un gioioso caos: muletti impazziti, fuoristrada in arrivo con il bagagliaio carico, camion che ripartivano, gente che urlava per farsi sentire al di sopra del fracasso dei motori della coclea e della supercentrifuga. Anziani contadini che andavano via con i bidoni d'olio e un sorriso stampato in faccia come quello dei bambini. L'atmosfera che pervade un frantoio nei giorni di picco di raccolta è indescrivibile - bisogna viverla.

Ho conferito in totale 150 Kg di olive da cui, un'ora e mezza dopo, sono usciti 17 litri di prezioso, meraviglioso, olio.

 







in alto (foto di scarsa qualità scattate con lo smartphone): pesatura, centrifuga e uscita del prodotto; invece di portare a casa l'olio in un bidone di plastica ho disposto che fosse versato direttamente nelle lattine d'acciaio da 5 litri l'una con contrassegno per uso alimentare.

Ci tengo a sottolineare che questa campagna di raccolta è stata fatta in totale autonomia senza impiego di aiuti esterni - raccoglitori, operai ecc.; disporre le reti, bacchiare i rami, togliere le reti, spostarle altrove, riempire i sacchi, movimentarli, rimettere a posto tutto il materiale, fare insomma chilometri in tutte le direzioni per 8 ore di seguito non è stato un passatempo.

Sono grato al mio corpo per quello che mi ha concesso e orgoglioso del mio olio e dei miei alberi. Anche questa volta è stata un'emozione.

 












giovedì 7 novembre 2019

Raccolta delle olive 2019.




E le piccole olive cadevano sulle reti.
Cadevano con ancora il sole dentro.








Due giorni intensi di lavoro e abbiamo finito con la raccolta delle olive. Sveglia alle 5 ancora col buio; colazione, ripulire la stufa, portare la legna in casa, rifare il letto, cambiarsi e via sul campo.

Abbiamo disteso le reti sotto gli alberi secolari mentre il sole sorgeva e quindi giù colpi vigorosi con le pertiche. Nell'arco della mattina di martedì abbiamo finito con i miei alberi. Il pomeriggio e la mattina del giorno successivo ci siamo occupati degli alberi dei miei vicini.







sopra e sotto:
alcuni momenti della raccolta delle olive 2019;
qui siamo sul mio terreno
















Il momento più bello è stato quando ho caricato i sacchi in auto per portarli al frantoio: finalmente il prodotto finito - le mie olive !
A mezzogiorno ci siamo stesi sui sacchi di juta a mangiare un panino e bere una birra.
Noi e la campagna.





in alto e in basso:
finalmente conferisco il prodotto al frantoio








L'olio mi è stato consegnato in un bidone provvisorio di plastica; l'ho portato a casa e l'ho immediatamente trasferito negli appositi contenitori da 5 litri l'uno.











Una caratteristica peculiare di quest'olio di oliva minuta dei Nebrodi è l'acidità pressochè nulla unita a una scarsa attitudine alla degradazione - a differenza di altri olii ad es. della zona dell'Etna molto più "fruttati" ma facilmente deperibili anche se ben conservati.

Qualcuno mi ha fatto osservare che "tanto prima o poi la xylella che ha distrutto gli ulivi della Puglia arriverà anche in Sicilia".
Orbene, tempo fa avevo reperito su internet un lungo e dettagliato articolo sulle origini e la lotta alla xylella - e nel testo si accennava ai tentativi di innesto di ...oliva minuta siciliana sulle piante malate. Ciò perchè a quanto pare questa antica oliva dei Nebrodi risulta resistente a questo flagello.
(io questo lo scrivo per rassicurare chi teme che ai miei alberi succeda qualcosa)


:-)    :-)    :-)


Ora piove, l'olio riposa dove deve stare; accendo la stufa a legna e mi faccio una tazza di caffè solubile da assaporare lentamente davanti alle fiamme.
Più tardi andrò a restituire il bidone al frantoio.
Per adesso...
...per adesso riposo.
E anche questa è fatta.
 









lunedì 4 novembre 2019

Le mele dello scrittore.





"Davanti, ai lati e dietro la casetta le mele lucevano in mezzo
alle foglie, come levigate dall'aria di montagna"










Ieri domenica 3 novembre ho passato quasi tutta la giornata a ripulire il terreno dall'erba sotto gli alberi di ulivo: cinque i miei e una decina dei miei vicini.
Il programma era quello di iniziare alle 6 di stamattina a stendere le reti e procedere finalmente alla raccolta; d'altronde è ormai tempo e i frutti sono maturi:







sopra e sotto:
pulizia preparatoria prima della raccolta delle olive;
l'uso del grandangolo falsa molto le dimensioni degli alberi
che sembrano piccoli  - in realtà sono giganteschi e ultracentenari









Olive varietà minuta, DOP dei Nebrodi





Ci ha però pensato il meteo a farci annullare il programma: diverse ore di pioggia forte stanotte e altre due perfettamente piazzate dalle 6 di mattina sino alle 8.
Ora per fortuna è spuntato il sole e domani dovrebbe essere sereno: speriamo in bene !


Dopo qualche minuto passato a guardare carte geografiche o a leggiucchiare letteratura di viaggio sono uscito fuori sul terreno bagnato e ho raccolto le ultime mele che la pioggia ha fatto cadere.
Si tratta di mele di una varietà detta "gelata" ormai non più reperibili sul grande mercato ma solo occasionalmente nei mercati di paese dove confluisce frutta locale.

Cercando in rete notizie su questa mela si reperisce questa pagina. La definizione non potrebbe essere più corretta:

          La mela Gelata deve il suo nome alla caratteristica vitrescenza della polpa generata dalla gelificazione di alcune cellule che la rendono più dura e meno succosa. La polpa è bianca, leggermente acidula, molto aromatica, succosa e zuccherina.





Le mele Gelate, commercializzate sino a metà degli anni Sessanta



Le mele Gelate sono le protagoniste di uno dei più bei racconti brevi di Ercole Patti (Catania, 1903 - Roma, 1976):


IL POMETO, ottobre 1955.

"Il pometo che dovevamo raggiungere per accompagnarvi il perito si trovava a Cassone, in una zona impervia dell'Etna, a più di mille metri d'altitudine. [...] Comprammo un grosso rotolo di salsiccia, delle pagnotte croccanti ancora calde del forno e due o tre tipi di formaggi.
[...] Dopo una salita ancora più erta, usciti dalla penombra del castagneto, entrammo nella luminosa zona dei pometi. Gli alberi bassi e contorti erano carichi di frutti duri e netti nell'aria pungente appena appena intiepidita dal sole. [...] Il massaro raccolse un mucchietto di mele e ce le offrì mettendole a nostra disposizione sul collo della cisterna. Erano grosse mele "Testa di Re" venate di giallo e rosso, splendenti, come maiolicate, e mele "gelate" di un verde pallidissimo che nell'interno duro e fresco avevano irregolari zone di gelatura quasi trasparenti, di sapore gustosissimo.

[...] Saro frattanto in quell'aria rarefatta di montagna che dava come un senso di ovatta alle orecchie era andato a scegliere con molta cura due grandi tegole ricurve, le aveva lavate con una secchiata d'acqua leggera e fredda che aveva tirato su dalla cisterna e le aveva sistemate una vicina all'altra su due piccoli sostegni di pietre accatastate in modo da lasciare sotto lo spazio per mettere la legna. In breve una forte fiammata si levò sotto le tegole che divennero asciutte e roventi. Allora Saro vi cominciò a deporre sopra le salsicce un poco alla volta con delicatezza.

[...] Il grasso tenero imbeveva la terracotta mentre le salsicce andavano acquistando un colore bruno e spandevano intorno un odore inebriante. Il fumo bianco delle fascine saliva su mollemente oltre il tetto della casetta e si disperdeva nell'aria pura".


Lo scrittore catanese Ercole Patti




E' difficile descrivere la Bellezza che io reperisco in queste righe di Ercole Patti, che avrò letto centinaia di volte tanto da essere capace di riportarle a memoria -

Ed è altrettando difficile descrivere il sapore di queste piccole mele, che il mercato ha ripudiato perchè troppo piccole. Il consumatore medio va di fretta e queste meline richiedono tempo per essere sbucciate. Non sono mele "4G" o "5G" - sono mele di un'altra epoca.
Dirò solo che il gusto ricorda la vaniglia o lo zucchero a velo combinati in una struttura densa e compatta, freschissima.

Prima o poi mi recherò in contrada Cassone sull'Etna alla ricerca del meleto dello scrittore, ne sono certo. Per ora mi accontento dei miei alberelli - sono quattro in tutto. 
Quando avrò finito con le olive comprerò anch'io delle salsicce il cui odore inebriante si alzerà nell'aria sino al grande castagno che segna il limite superiore del mio terreno.

E se anche userò la griglia e non le vecchie tegole sono certo che Ercole Patti se fosse ancora vivo approverebbe comunque !



 Le mie mele Gelate, raccolte stamattina





lunedì 16 novembre 2015

La (prima) raccolta delle mie olive.



E' una chimera, è vero, pensare che in un mondo
che sprofonda nella violenza e nell'ingiustizia
il singolo individuo possa sperare di vivere tranquillo
come se niente fosse.
Ma la inseguo lo stesso, questa chimera;
almeno finchè dura.




    
    Esiste un'estetica degli alberi ? Cioè: ci sono alberi più belli di altri ?
Forse sì. La betulla o il faggio o lo stesso abete sono più belli dell'ulivo, che sembra una deformità, odora di selvatico, suggerisce provenienza levantina.

   Vivere in campagna mi ha insegnato che tra il piano estetico e quello pratico c'è un abisso. Occorre gestire con attenzione questi due piani, che poi corrispondono a quello contemplativo e a quello razionale-essenziale.
Sto filosofeggiando, vero ? Voglio solo dire che della betulla, per quanto bella, non ce ne facciamo nulla ( tranne un diuretico usato in erboristeria ): ho anche bruciato il suo legno, ed è scadente come quello di un fiammifero. Anche di conoscere la massa dei neutrini non ce ne facciamo nulla.  Sono tutte cose "belle" ma essenzialmente inutili.

   Ma questi brutti ulivi ultracentenari - sono cinque, enormi, che giacciono nella mia campagna, mi hanno regalato una giornata speciale - e un olio speciale.
Una giornata in compagnia di due amici, dei quali desidero rispettare la privacy; e un olio dal sapore antico, di bassissima acidità, di inebriante odore.

   Un olio che tra le prelibatezze degli chef di Expo non saprebbe che farci.
In un mondo di "esperti" che vorrebbero nutrirci con le cavallette o illuderci che digiunando e bevendo latte di mandorla camperemo più di cent'anni, un olio simile appare fuori dal tempo, e fuori luogo.

Non qui, però. 




   Abbiamo iniziato la raccolta delle olive alle 7 del mattino, disponendo con pazienza le reti sotto gli alberi e battendo i rami con semplici bastoni. Questo sistema non va ovviamente bene se si tratta di olive da conserva; ma per ottenere olio è un sistema antico e funzionale.







   Battendo i rami di questi alberi secolari penso a quante generazioni di contadini, dai tempi più remoti, hanno fatto questo lavoro prima di me, di noi.
C'è qualcosa di sacro nella raccolta delle olive, qualcosa di speciale.
Non è lo stesso che raccogliere mele o agrumi. E' un atto antico, ancestrale.




   Intorno alle 15 leghiamo i sacchi, undici in totale. 335 kg di prodotto da consegnare al vicino frantoio.

   Qui regna un clima di festa. Ognuno attende il suo turno; si discute, si ride, si commenta. Gli anziani fanno come i bambini, avanti e indietro, poi vanno via con i loro bidoni pieni di olio e un sorriso larghissimo. Il proprietario del frantoio offre a tutti un bicchiere ( e non solo uno ) di vino.

  Alle 18 è il mio turno. Il mio olio esce da un condotto di metallo del Superdecanter - passa per una rete fitta, poi un'altra, infine nel bidone.
E' un momento molto intenso. In esso c'è una vittoria. La consapevolezza che con le chiacchiere non si conclude nulla, con lavoro qualcosa porti invece a casa.

  Qualcosa che consiste in: 40 litri di olio DOP varietà oliva Minuta dei Nebrodi.
Oro verde che sa di altri tempi, di altre epoche. Epoche in cui non c'era bisogno di indugiare a contemplarla, la bellezza; era già in ciò che si faceva. Ed è per questo che molti la rimpiangono quell'epoca,  schiacciata dalla sovrastruttura, spesso e volentieri deprimente, del quotidiano del ventunesimo secolo, tutto smartphone e pappepronte.