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mercoledì 12 aprile 2023

Adriatica 2023, consigli di viaggio.

 

 


 
 
 

 PERIODO DELL'ANNO IN CUI (NON) VIAGGIARE

Premetto che personalmente non farei questo viaggio in piena estate = luglio e agosto. Tutto l'Adriatico è un immenso susseguirsi di campeggi, stabilimenti balneari, locali di ogni genere, alberghi di ogni tipo. Quando questo numero incalcolabile di strutture apre a pieno regime, un fiume umano si riversa per ogni dove.

Nel corso del viaggio ho già visto molti più turisti di quanto pensassi in città come Parma, Modena, Bologna e più generalmente in Puglia. In estate non oso immaginare cosa ci sia.

Quindi io mi tolgo tanto di cappello ha chi ha avuto l'animo di percorrere in bici l'adriatica in estate - francamente, ripeto, non è un periodo dell'anno che prenderei minimamente in considerazione. Non foss'altro anche per il caldo, che io detesto.

 

 

 ALLENAMENTO, CONDIZIONE DELLE STRADE

Adriatica 2023 è stato essenzialmente un viaggio con tantissima pianura. Sono arrivato alla partenza con un allenamento di circa 1200 chilometri in bici da corsa. Per testare il nuovo assetto da bikepacking, di cui parlero più avanti, avevo anche fatto una 'due giorni con tenda' sulle prealpi varesine ad inizio febbraio -

Le uniche parti in salita degne di nota sono: a nord di Pesaro, dove si hanno due opzioni: scegliere la strada poco trafficata e panoramica del parco regionale del Monte San Bartolo, o tirare dritto lungo la statale Adriatica, la SS16. Ho scelto la seconda opportunità. Ci tengo anche a precisare che la stessa statale, nel mese in cui ho viaggiato io, è infinitamente più rassicurante di quanto pensassi in termini di traffico; presenta sempre un largo margine e un asfalto perfetto. Ovviamente nei mesi estivi il volume di traffico come minimo decuplicherà.

 

Altra salita degna di nota può essere quella del Gargano. Se il promontorio non interessa lo si può saltare a piè pari mediante la provinciale 28 'Pedegarganica', liscia e perfetta, che proietta velocemente e con basso traffico verso est in prossimità del Golfo di Manfredonia.

Può risultare un po' impegnativa la salita che porta da Monopoli ad Alberobello, che giace su un altopiano a oltre 400 metri - Ma a quel punto sia l'allenamento sviluppato giorno dopo giorno su strada sia la bellezza del paesaggio dei trulli saranno da balsamo alla fatica.

Il tratto tra Falconara Marittina e Ancona, trafficato e pieno di svincoli disumani, si può evitare con pochi euro di treno regionale per Porto Recanati: un cambio (di soli 5 minuti) ad Ancona ed è fatta. Stazioni di F. e Ancona prive di ascensori.

 

 


 sopra: meraviglioso tratto solitario e "desertico" lungo la costa orientale pugliese


Le strade che ho trovato in condizioni peggiori sono: in Puglia tra Lesina e Poggio Imperiale-Apricena (cave di marmo, camion, asfalto dissestato e degrado); il tratto costiero tra Porto Cesareo e Santa Maria di Leuca (innumerevoli cantieri e interruzioni, asfalto fortemente dissestato). Attenzione anche al tratto Manfredonia-S.Margherita di Savoia (margine inesistente e strada stretta, rettilineo che incoraggia gli automobilisti a correre).



CICLABILITA'

Questo viaggio è stato pianificato a tavolino proprio per massimizzare la ciclabilità = percorrere più piste ciclabili possibile. A questo scopo mai saranno abbastanza i miei elogi per il software e relativa applicazione che permette questo: Mapy.cz

A differenza di altre applicazioni, Mapy segna con diverso colore (il rosa) qualsiasi percorso  destinato in tutto o in parte alla bici. Dalla porta di casa all'arrivo il tracciamento trova automaticamente la strada migliore in quel senso. Sul manubrio ho installato un supporto per smartphone che è stato la Vita, la Verità, la Via dal primo all'ultimo chilometro:

 



 

Navigare in questo modo ha sancito l'addio definitivo a cartine, dubbi, fermate, richieste di spiegazioni; per non parlare dei percorsi già pianificati nei centri storici: "tra 20 metri gira a destra", "tra 150 metri alla rotonda vai dritto"... Una favola.

Per il resto: nel tratto padano esistono innumerevoli ciclabili che permettono di entrare e uscire (vivi) dalle grandi città. Menzione speciale alle ciclabili di Treviglio e soprattutto Modena. L'asse adriatico fa capitolo a sè. Io l'ho percorso da Cervia in giù ed è stato un paradiso sino al Molise a meno di sporadici "blitz" sulla statale, che non mi hanno mai impensierito.



 

Le ciclabili sono larghe, perfette - spesso e volentieri separate dalla strada da robusti cordoli di calcestruzzo. Si fanno largo tra lungomari interminabili e costeggiano stabilimenti balneari, piazzee panoramiche, giardini e bar di ogni ordine e grado dove è piacevole fermarsi. A sua volta, la larghezza dei marciapiedi/lungomare fa sì che i pedoni non invadano la ciclabile stessa come succede di solito.

Mantenete sempre LA DESTRA per evitare collisioni con chi viaggia con monopattini o rollerblade. Fatevi rispettare da chi provenendo in senso opposto invade la vostra carreggiata. Dotate la bici di un campanello per avvertire chi si ostina a procedere (chissà perchè) esattamente al centro oppure ondeggia rischiosamente di quà e di là.






Il non plus ultra si raggiunge in Abruzzo. Sono stati realizzati ponti specifici per pedoni e ciclisti che attraversano vari fiumi - sino allo spettacolare Ponte del Mare che scavalca il porto-canale marittimo di Pescara. Scopo di tutti questi ponti, che saranno costati non poco, è quello di evitare al ciclista di usare la statale tanto temuta. Inoltre proprio il tratto abruzzese è ricchissimo di palme, che danno un look piacevole, californiano, all'ambiente.

 

 





sopra: ponti specifici per soli ciclisti e pedoni


 

Menzione speciale per la Ciclabile Verde dei Trabocchi, che inizia poco a nord di Ortona e va avanti per decine di chilometri a breve distanza dal mare. Ricavata da ex ferrovia, larga e asfaltata color verde. Un paradiso di sicurezza e natura in cui come se non bastasse si resta affascinati dai numerosi Trabocchi, antiche macchine per la pesca che si protendono sul mare e sono sottoposte a tutela.





 

La ciclabile adriatica vera e propria finisce più o meno a Termoli. Da qui in poi diventa una "ciclovia" = si procede verso sud su strade normali. Per fortuna il traffico pugliese non è mai stato preoccupante e ho notato una elevata educazione verso il ciclista - molto più che in Sicilia.

Quanto detto però si riferisce al mese in cui ho viaggiato io, ossia marzo.

 

Un'ultima nota sulle strade riguarda le cosiddette 'complanari', come quella a sud di Bari. Si tratta di  arterie adiacenti alla statale 16, che in quel tratto è una vera e propria superstrada vietata alle bici. Nei fatti, queste 'complanari' si sono rivelate vere e proprie strade a traffico quasi nullo e dal fondo perfetto. La complanare est permette a chi sta viaggiando verso sud di raggiungere le vicine spiagge mediante le innumerevoli deviazioni laterali (quando esse non siano strade private).

 

 

PERNOTTAMENTI E ACCAMPAMENTI

Ho usato la tradizionale formula: due notti in tenda, una notte in albergo o B&B. Viaggiando a marzo, la sera fa freddo e la gente si ritira a casa = le spiagge rimangono deserte e si trasformano in un territorio infinito per il campeggio libero.

 


 

 



 

 

Svegliarsi la mattina e godersi l'alba sul mare dall'abside della tenda ascoltando musica all'i-pod è stato meraviglioso.

 

La necessità di ricaricare i vari dispositivi impone però di fermarsi anche in alloggi convenzionali. Per le prenotazioni (anche in giornata) ho sempre usato la piattaforma Booking.com

Nel periodo di bassa stagione moltissimi alberghi e B&B sono chiusi, ma il numero di quelli aperti resta comunque molto alto. Ho pernottato anche con 40 euro in alberghi bellissimi con colazione inclusa e cene a prezzo "politico". Qui riporto una lista di posti in cui mi sono trovato bene se non benissimo.

Lesina e Lecce sono invece località in cui mi sono fermato in strutture che NON mi hanno soddisfatto. Non ne citerò qui i nomi ma chi vuole dettagli può chiedermeli via email.


Strutture da me raccomandate:

- Albergo Ligabue a Gualtieri (RE), magnifico e restaurato di recente; pulizia assoluta e colazione ricca a buffet;

- Albergo Dea della Salute a Bellària-Igea Marina (Rimini), accoglienza calorosa "romagnola"; pulizia e stanza ampia, ricca colazione;

- Albergo Miramare a Pesaro, pochi Km a sud della città. Bellissimo, a poca distanza da un'immensa spiaggia, camera con vista mare, cena e colazione ottime. Mi raccomando i tappi per le orecchie data la vicinanza della ferrovia;

 


 

 

- Birilli B&B a Civitanova Marche, vicinanza al mare, colazione ricchissima;

- Albergo Terminal a Santa Maria di Leuca, il più bello del viaggio. Stanza da sogno con vista mare stile-Palm Beach. Colazione memorabile, accoglienza ottima, pulizia impeccabile.

 



 

una nota riguardo la colazione: se negli alberghi essa è ovunque di tipo "continentale" quindi abbondante - a partire dal Molise in giù i B&B usano spesso la formula del buono per far colazione a un bar. Significa: un cornetto e un cappuccino - con i quali noi cicloviaggiatori ci facciamo una pippa. Tenete conto di questo aspetto quando su Booking o altri siti viene sbandierato 'colazione inclusa'.

 

 

ASSETTO DELLA BICI, IMPRESSIONI

Bikepacking è un termine intraducibile. Potremmo dire: impacchettare ben pigiato il bagaglio per la bici. 

E' il primo anno che sperimento questa modalità e devo dire che sono soddisfatto. Ho risparmiato quasi cinque chili di tara e viaggiato molto più leggero e agile. 

 


 

Alla fine non ho mai staccato dalla bici due borse: quella alla sella - dove mettevo i vestiti; e quella al manubrio dove mettevo il cibo, il fornello la pentola ecc. - poichè risultano nei fatti (solo un po') più complicate da staccare e rimontare rispetto alle borse laterali tradizionali.

E' stato fondamentale portarsi la borsa cilindrica Ortlieb da 20 litri per avere capacità di stiva supplementare; in caso contrario non si saprebbe davvero dove mettere pacchi di biscotti, lattine, panini, frutta eventualmente acquistati. Anche la borsa al telaio è stata utilissima: vi ho riposto tutta una serie di piccoli oggetti e non mi ha dato nessun fastidio in termini di sfregamento alle gambe.

Nel corso di un viaggio in bikepacking si acquisisce via via l'arte di riporre, ripiegare, risparmiare spazio - tanto che quando si sarà raggiunta la perfezione... il viaggio è ormai finito.

 

 

sopra: l'assetto da bikepacking, con quasi tutto il carico davanti e nessuna borsa tradizionale

 

 

 COME RIENTRARE

Ultimo ma non ultimo, il rientro. Tema spesso taciuto invece importantissimo. Premessa importante: i treni veloci Frecciarossa, Frecciabianca ecc. accettano malvolentieri biciclette. Dovrebbero essere smontate e messe in una teorica "apposita sacca" (che costa l'ira di dio e uno dovrebbe portare con sè tutto il tempo oppure acquistare all'arrivo, sempre ammesso che la si trovi). Il motivo è che su questi costosi treni non vogliono sottrarre preziosi posti a sedere per fare spazio a inutili bici.

D'altro canto rientrare per tutta l'Italia su treni regionali si trasformerebbe in un incubo soprattutto se si è da soli - e francamente anche stanchi: innumerevoli trasbordi ansiogeni di materiale e cambi di treno nelle regioni più disparate. Si partirebbe la mattina e si arriverebbe chissà quando -


Il sistema che ho usato già a Trieste nel 2015 è: liberarsi di bici e bagagli inutili affidandoli a uno spedizioniere: GLS, UPS, MailBoxes o privati, così da rientrare in treno con uno zainetto e poco altro.

Attenzione a scegliere DOVE si trova lo spedizioniere: va scelto in città, non fuori - in zone industriali periferiche "a casa di Cristo" dalle quali sarà difficile rientrare, una volta rimasti a piedi. Parlo per esperienza! Per localizzare lo spedizioniere bisogna andare su googlemaps, centrare la città e scrivere: "spedizioniere". Una telefonata un paio di settimane prima di partire non guasta.


Per il rientro da Lecce ho scelto il privato Handboxes, che mi ha spedito la bici e i bagagli a casa già il giorno successivo !

Per il treno: ho preso il Frecciarossa Lecce-Milano Centrale, costo 109euro. Parte alle 8 e arriva alle 17 accelerando sino a 300 Km/h. Se si prenota qualche giorno prima, l'algoritmo vi "premia" trovando tariffe anche di 80 euro, il che è un vero lusso.

 

 

 

 

 



mercoledì 1 febbraio 2023

Nuovo assetto da bikepacking - un test di 2 giorni sulle Prealpi Varesine.

 

 


 

Il 26 e 27 gennaio ho fatto un'uscita in bici con pernottamento in tenda nelle prealpi varesine. Per la prima volta ho messo in pratica l'assetto da bikepacking con rimozione del portabagagli posteriore e delle borse laterali. Inizia così un nuovo capitolo nel viaggio su due ruote, i cui accorgimenti spero di poter testare appieno nel prossimo viaggio di marzo-aprile 2023.

Premetto che le foto dell'escursione sono piuttosto scadenti a causa della luce invernale grigia - tuttavia lo scopo di quest'uscita non era prettamente turistico.

Il primo giorno ho viaggiato per 48 chilometri lasciando l'auto in Valganna e imboccando la nuova ciclabile in direzione di Ganna. Questa ciclabile sfrutta il tracciato dell'ex ferrovia che congiungeva Varese a Ponte Tresa (CH) e permette alle bici da montagna o "gravel" di evitare la pericolosa statale 233, un lungo rettilineo in cui le auto sfrecciano a velocità folli. Sebbene ci si trovi a soli 500 metri di quota l'ambiente ha un certo aspetto montano.

 


 

 

L'unica nota negativa di questa ciclabile è che NON è stata asfaltata (se non per brevissimi tratti) nè è stato steso uno strato di stabilizzato fine. Forse a motivo delle solite menate ambientaliste si è preferito lasciare il fondo naturale, escludendo così le bici da corsa dalla percorribilità. Si procede più o meno scomodamente su letti di foglie umide che celano pietrame e radici sporgenti dalla località Laghetto Fonteviva alla cappella di San Gemolo e quindi a Ganna (m.480). Tuttavia ho visto di peggio.

Diciamo: meglio che rischiare la vita sulla parallela statale -

 



 

sopra e sotto: lungo la nuova ciclabile della Valganna, in località S.Gemolo




Superata Ghirla sono entrato nella Valmarchirolo sempre sul tracciato ex ferroviario, in discesa precipitosa verso Ponte Tresa superando tre brevi gallerie illuminate. Sconfinando brevemente in territorio svizzero ho percorso la via Cantonale accanto al fiume Tresa sino a Luino (VA).

Da Luino ha inizio un'altra ciclabile più vecchia ma comodissima e asfaltata che risale in tutta sicurezza il fondovalle del torrente Margorabbia ed entra in Valcuvia.



Ghirla (VA), l'antico maglio per la lavorazione del ferro



Dopo una breve pausa pranzo, all'altezza di Mesenzana ho imboccato la stretta strada in ripida salita per l'Alpe San Michele. Nel corso di questa salita ho potuto apprezzare i vantaggi dell'assetto da bikepacking di cui accennavo: la salita è stata infinitamente agevolata dalla mancanza del fardello posteriore. Non dico che non ho faticato per niente ma di certo è stato tutto un altro vivere.




in alto: in salita verso Alpe S.Michele; sosta a Brissago Valtravaglia (VA)



La località Alpe San Michele consiste in una decina di case quasi tutte chiuse e una piccola adorabile chiesa del X-XI secolo con un ciclo di affreschi al suo interno. Vi sono giunto al calare del sole, quando il freddo pungente e l'odore di legna bruciata di un vicino fabbricato concorrevano a creare quell'atmosfera di montagna a me cara.

 



 

sopra: chiesa di San Michele (m.822)


 

Per piantare la tenda ho scelto un pianoro a lato della strada. Ho cucinato un risotto ai funghi e sono andato a dormire infilandomi in due sacchi a pelo, dato che la temperatura alle ore 20 era già due gradi sottozero. 





Il secondo giorno ho fatto colazione presso una vicina area attrezzata. Quindi ho lasciato l'Alpe in direzione di Arcumeggia (VA) scendendo per una terrificante discesa a tornanti. Altro vantaggio dell'assetto alleggerito: l'efficacia della frenata è maggiore. I freni posteriori hanno meno peso da neutralizzare e questo conferisce maggior fiducia e manovrabilità.







in alto: colazione a S.Michele e sui selciati di Arcumeggia, VA (m.580)


Per farla breve, ridisceso nel fondovalle presso Cuvio sono risalito in direzione di Brinzio e Ganna ripercorrendo al contrario la ciclabile e rientrando all'auto per complessivi 48+30 chilometri.




Ganna (VA), la Badia



ASSETTO DA VERO BIKEPACKING - NEL DETTAGLIO DELLA FACCENDA


Per la prima volta in undici anni ho rimosso il pesante portabagagli posteriore (Kg 1,610) che ha sopportato borse laterali e soprastanti di ogni ordine e grado. Senza le borse da 15 litri della Ortlieb (Kg 0,850 ciascuna) e il portabagagli ho eliminato dal carro posteriore un totale di ben 3,31 Kg.

Non ho tolto i parafanghi anteriore e posteriore.

 

Sulle due forcelle anteriori ho applicato dei portaborraccia fissandoli con fascette metalliche a stringere su uno strato di gomma ritagliata da camera d'aria. Costo totale: 4 euro contro i 15-20 euro di un singolo supporto (cage) "ufficiale".

A cosa sono destinati questi supporti?

In quello sinistro ho fissato la tenda (pali, teli e picchetti meno il telo di fondo), che è la NatureHike Cloud-up2 - peso 1,7 Kg. Una volta fissata con uno o due nastri di velcro stretti a dovere, la tenda non si muove:




Al supporto destro ho fissato una sacca impermeabile da 8 litri contenente:

- il telo di base della tenda;

- il materassino gonfiabile (Decathlon Forclaz700);

- il sacco a pelo interno (Decathlon Forclaz Trek500 da +15° comfort);

Il sacco impermeabile da 8 litri citato l'ho acquistato su Amazon. Fa perte di un set di tre sacchi 3L+5L+8L richiudibili ad avvolgimento e impermeabili (Lixada). Costo 15 euro. Un sacco da forcella della Ortlieb da 5,8 litri costerebbe invece oltre 50 euro.

 

 


sopra: sacca per forcella destra



Cosa ho ottenuto con questi fissaggi alla forcella?

Ho trovato posto alla tenda e al sacco a pelo interno, due oggetti relativamente voluminosi che si usano solo a fine giornata. Il portabagagli anteriore quindi è ancora libero.

Ad esso ho fissato: il sacco a pelo principale (Millet Baikal 1100, comfort +5° peso Kg 1,286) - distanziandolo dal manubrio per non dar fastidio alle leve dei freni - e un telo alluminato isolante da mettere sotto il materassino.




Sul sacco a pelo "riposa" la sacca cilindrica da bikepacking fissata al manubrio. Ho acquistato la Rockbros da 15 litri. Un modello abbastanza economico da 39 euro dotato di doppia apertura; pesa Kg 0,544.

 


 sopra: a sinistra la sacca al manubrio; a destra la sacca sottosella (v.dopo)


Cosa ho messo dentro la sacca al manubrio ?

Tutto ciò che riguarda la cucina: fornelletto e cartuccia Coleman, gavetta, contenitori per riso, caffè solubile, fiocchi d'avena, biscotti, ev.padella, forchetta, cucchiaio di legno. La sacca non viene riempita al 100% ma serba ancora spazio per eventuali acquisti di cibo successivi. Questa sacca di fatto sostituisce una delle due borse Ortlieb posteriori da 15 litri.


Cosa ho applicato ancora al manubrio ?

A coronamento di tutto ho agganciato un borsello fotografico acquistato al Decathlon contenente la pesante Nikon D7000, un obiettivo 35mm, fazzolettini e ipod. Ma c'è spazio per altri piccoli oggetti. Per il fissaggio ho usato due cinghie fermapiede da ciclismo risalenti agli anni '90. Roba pratica e resistente di un'epoca in cui le cose erano fatte per durare e non per essere buttate. Questo borsello pesa circa 250 grammi e non è impermeabile. Era costato 14 euro.




E i vestiti ?

La "rivoluzione" sta qui, essenzialmente. Avendo rimosso il portabagagli posteriore ho acquistato la sacca sottosella da bikepacking della WAG (18litri, costo 18 euro in offerta). In essa ho riposto:

- 1 paio mutande cotone;

- 1 calzamaglia tecnica TECSO;

- 1 paio pantaloni felpati;

- 1 berretto Haglofs;

- 1 paio guanti pile;

- 1 t-shirt sintetica (non usata)

- 1 paio calze ciclismo ricambio;

- 1 intimo maniche lunghe termico;

- 1 giubbotto piumino (Decathlon);

- 1 giacca impermeabile Haglofs;

- 1 giubbotto rifrangente;

- 1 pile pesante


Questa sacca sottosella pesa davvero poco e non oscilla durante il movimento. E' impermeabile e non infastidisce minimamente. Sostituisce l'altra borsa Ortlieb laterale da 15 litri. Il peso è di Kg 0,387 contro 0,850.

 

Ho inoltre acquistato una borsa al telaio della WAG da 5 litri (peso trascurabile, impermeabile; costo 18 euro in offerta). In essa si possono riporre t-shirt supplementari, materiali per igiene personale e qualche oggetto di elettronica (ricaricatori ecc.). Va tenuto presente che prima di acquistare questo tipo di borse bisogna verificare molto bene le misure del telaio cui è destinata.

Al di sotto di questa borsa è rimasto uno spazio vuoto. Posso collocarvi una vecchia borsa triangolare destinata a camera d'aria e altro occorrente per manutenzione della bici (non presente nella foto sottostante).






Dulcis in fundo, le due borse cilindriche della AGU (18 euro, peso trascurabile) destinate una alla borraccia, l'altra a due obiettivi fotografici.





Pur non essendo attinente al bikepacking, ho collocato al manubrio un supporto per smartphone (Rotto, 18 euro). A differenza di altri tipi che richiedono un adesivo mono-utilizzo questo è leggero, orientabile e regolabile. La comodità, una volta lanciata la app di navigazione offline, è indescrivibile.




Quali oggetti restano ancora da sistemare ?

Restano da sistemare il treppiede fotografico e una bottiglia d'acqua da 1,5 litri. Il primo l'ho fissato al portabagagli anteriore ma può stare anche dentro lo zainetto da ciclismo. La bottiglia d'acqua l'ho fissata alla sacca cilindrica al manubrio.

Dentro lo zainetto si trovano: occhiali da sole, occhiali da lettura, lettore ebook, portafoglio ed eventualmente treppiede, come detto prima. Rimane dello spazio per panini, snack o qualche frutto.

Sia quindi benedetto questo zaino apposito della 8848 che acquistai cinque anni fa a soli 12 euro:

 


 

 

RIASSUNTO E CONSIDERAZIONI FINALI: A COSA SERVE TUTTO QUESTO?


Riprendo una foto risalente al 2019 durante il viaggio in Corsica e Sardegna: con quell'assetto, le 4 borse vuote+la borsa al manubrio vuota+il portabagagli posteriore il peso era: Kg 5,8

Quindi trasportavo quasi 6 chili di tara, senza nulla dentro.



Con  l'assetto da bikepacking sopra descritto, il peso è invece: Kg 1,130

Quindi ho risparmiato Kg 4,67

Fossero anche Kg 4, l'ammanco di peso non è poco e la differenza si sente. Diavolo, se si sente.


Quali sono i vantaggi dell'assetto da bikepacking ?

Come appena detto, è il viaggiare leggeri. La quasi assenza di peso sul carro posteriore costituisce un sollievo indicibile. La bici si sposta con facilità; si è incoraggiati a sobbarcarsi salite; non si ha più la sensazione di spostare un autocarro inchiodato a terra ma una utilitaria, in confronto. La manovrabilità è perfetta; la frenata posteriore più efficace. In sintesi, il cicloturismo diventa più accessibile e meno penoso. Non è che non si faccia più fatica (per quello ci sono le bici elettriche), ma rispetto a prima si vola. Per dirla all'americana: prima era "no fun".


Quali sono gli svantaggi ?

Occorre ingegnarsi per comprimere il necessario dentro le borse, cosa semplicissima con clima temperato e ancora più semplice se non si dorme in tenda - più difficile con il freddo: se ci aggiungiamo le lunghe distanze a tappe diventa un gioco a incastro, una specie di rebus da risolvere. Aggiungerei anche una relativa scomodità ad accedere a certi oggetti. Minor spazio per scorte di lungo periodo (scordarsi i biscotti, la pasta, l'olio portati dappresso a chili o i vestiti della serie "magari non lo uso ma intanto lo porto").

 

Trasferire quasi tutto il peso sul davanti rende la sterzata o la manovrabilità più difficoltose ?

No, per niente.


Un altro vantaggio del bikepacking ?

Si è più incoraggiati a fare salite. Confesso in passato di aver rinunciato a visitare certi adorabili villaggi perchè erano semplicemente posti in alto e non me la sentivo di pedalare appesantito anche fosse per 200-300 metri di dislivello. Questo è un peccato poichè spesso molti dei posti più suggestivi sono quelli in collina/montagna.


E adesso ?

E adesso cercherò di mettere in pratica questo nuovo assetto da viaggio a marzo-aprile prossimi. Ci sono poche altre cose cui trovare posto ma niente di impossibile (paio di ciabatte, altre t-shirt di riserva, cosciali corti da ciclismo, caricatore della Nikon e poco altro).

Una prima prova l'ho fatta in questa due giorni con gran freddo, strade sconnesse, salite e discese ed è più che positiva. 

Il resto lo dirà la Strada.

 

sotto: in Svezia nel 2012. Come abbia potuto attraversare tutta l'Europa con oltre 40 chili di peso resta per me un mistero, se metto a confronto con la nuova strategia

 


 



mercoledì 12 maggio 2021

Bikepacking sui Nebrodi in una valle dall'atmosfera "scozzese".

 

 

 


 

 

 

Non fornisco riferimenti geografici. Dico solo che la valle - immensa, meravigliosa - si trova sui Nebrodi. Il paesaggio è verdissimo, primaverile. Non ha certo la somma Bellezza dell'autunno ma è comunque stupendo.

 


 sopra: cavalli al pascolo; sullo sfondo l'Etna ormai priva di neve


sotto: una sosta nel fresco del bosco di conifere




 

Mi inoltro nella valle e raggiungo il canyon scavato dal torrente; cerco un punto panoramico dove montare la tenda.






 

Non ci sono mucche che vagano scampanando: molti allevatori non si sono ancora stabiliti a queste quote - 1200 metri. Mi sistemo su un'ampia spianata erbosa che si affaccia sul corso d'acqua che rumoreggia giù in fondo, gustandomi una solitudine assoluta.




... ... ...



La notte è stata ventosa, con forti raffiche da nord. Temperatura sui sette gradi. Nel sacco a pelo della Millet già utilizzato in Sardegna e Corsica mi sono trovato benissimo. L'alba è scura - il sole è occultato da immense nuvole spostate dal vento.





Regna un silenzio rotto soltanto dal verso degli uccelli. Il sole si alza e inizia un gioco di luci e ombre gioia di ogni fotografo. Il paesaggio potrebbe evocare la Scozia. Piove a tratti. Mi lavo la faccia presso un abbeveratoio.







Appaiono isole fugaci di luce. In basso campi gialli di fiori, in alto le faggete avvolte nelle nuvole, dai 1400 metri di quota in su. 






 

Passa un gregge di vacche. Mi metto da parte. Il vento si è calmato e attacco la salita che mi porta fuori dalla valle magica. Sento l'aria sulla faccia.

Rientro a casa





 

Questa uscita indimenticabile è stata effettuata con la bici in assetto di Bikepacking. Il minimo del bagaglio che serve per una notte all'aperto. Niente fronzoli nè oggetti pesanti. Carico posto soprattutto davanti. Borse posteriori di piccola taglia. Ed è tutto un altro vivere -