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domenica 13 novembre 2022

Nel parco delle Madonie: due giorni tra faggi secolari in una Bellezza senza fine.

 

 


 

 

"si sale all'altopiano sotto la cima del monte (verso i 1600-1700 m.), ove la bellezza dei faggi secolari, a gruppi nelle praterie, non potrebbe essere più pittoresca".

L.V. Bertarelli, Guida TCI della Sicilia, 1919

 

 

 

E' la terza volta che mi reco nel parco regionale delle Madonie traendo anche in questa occasione ricordi indelebili di paesaggi straordinari insieme all'amico Luigi con cui sulle tracce di una guida di oltre cent'anni fa abbiamo raggiunto angoli spettacolari delle "Dolomiti siciliane".

 

 

PRIMO GIORNO

Dopo una breve visita a Collesano (PA, ca.4000 ab.) ci siamo diretti verso la regione Volpignano a quota 800 m. dove abbiamo lasciato l'auto e iniziato a camminare verso Portella Prana.

 



 sopra: Collesano (m.500) e una chiesa di inusuale architettura




Su comoda carrareccia che sale tra fitti lecceti abbiamo raggiunto un primo valico che costituiva un assaggio dei successivi paesaggi:



in alto: la regione Volpignano ripresa da un punto panoramico a 970 m.


in basso: la bocchetta rocciosa che immette nella valle del torrente Nipitalva





 Risalendo la stretta valle Nipitalva abbiamo raggiunto intorno alle 12 l'omonima Mandria (ovile), un corpo di fabbrica in pietra in cattive condizioni isolato su un piccolo altopiano roccioso che fronteggia sparute faggete.

 



 

sopra e sotto: l'ovile di Nipitalva, isolato a 1460 m.

 



 

 

 

E' stato dopo le 14 che il cielo ha cominciato a farsi più scuro - il massimo per la foto di paesaggio - con banchi di nuvole che indugiavano sulle cime brulle di quest'angolo del parco. Superato un piccolo edificio e raggiunto il Sentiero Italia proveniente da Scillato, ci siamo diretti a est attraversando altri suggestivi boschi.

 




 

in alto e in basso: il tratto di Sentiero Italia che si dirige verso Pizzo Colla, m.1676

 

 

 




 

Un'ora prima del buio abbiamo raggiunto il bivacco destinato al nostro pernottamento, sperando che non ci fosse nessuno: e così è stato  :-)

Abbiamo raccolto abbondante legna rotta di faggio e acceso in sicurezza un confortante fuoco prima di cenare:

 


 


 


 

sotto: cena e dopocena davanti al fuoco brindando con fiaschetta di vodka

 

 



 

 

 

SECONDO GIORNO

 

Colazione alle 5 e trenta. Fuori c'era bassa visibilità e una leggera pioggia che avrebbe smesso verso le 6. Lasciato il bivacco di legno che ci ha ospitato ci siamo diretti verso la radura di Piano Cervi non prima di aver sostato all'omonimo pagliaio.

 




 

 





Piano Cervi immerso nella solitudine mi ha offerto ancora una volta un paesaggio straordinario. Essere qui a novembre, al massimo della sua bellezza, ha costituito un vero privilegio:

 



 

 

Da questo suggestivo altopiano siamo scesi di quota sino a Portella Colla (m.1420) in prossimità della strada asfaltata che porta a Piano Battaglia o scende a Collesano/Isnello.

Data la bassa visibilità abbiamo optato per una discesa verso il punto di partenza alternando brevi tratti su strada a sentieri. Lasciato sulla sinistra il laghetto di Mandria del Conte (m.1260) ci siamo fermati per una sosta presso il Rifugio L.Orestano a Piano Zucchi.

 



 

sopra: il laghetto Mandria d.Conte

 

sotto: a Piano Zucchi, m.1090

 




 

 

Poco prima dell'edificio del rifugio abbiamo imboccato il ripido sentiero 7 che perde quota insinuandosi nel Vallone Madonie, dove la lecceta diventa via via sempre più fitta.

Intorno alle 12, riguadagnata Portella Prana e la regione Volpignano siamo rientrati all'auto concludendo questa meravigliosa escursione.

 


 

 sopra: in discesa verso il V. Madonie e il punto di partenza

 

 

 

Prima di rientrare a Collesano per un magnifico pranzo in trattoria rustica, ci siamo diretti in auto in località Piano Battaglia (m.1600), raggiungendo un punto panoramico a sud di Monte Ferro dove la bellezza delle faggete è indescrivibile.

 



 

 

Torneremo sicuramente nel parco delle Madonie. Non so esattamente quando ma c'è dell'altro da vedere. La bellezza e la sorprendente pulizia di questa montagne costituranno sicuramente nuove occasioni di escursionismo nel mese che amo di più: Novembre.

Quindi: arrivederci Madonie.

 


 

 

venerdì 26 novembre 2021

In bici nel parco delle Madonie, una notte in uno splendido bivacco isolato.

 

 


 

Il 25 e 26 novembre sono partito in auto per raggiungere Isnello, un piccolo comune di meno di 1500 abitanti posto a 580 metri d'altezza nelle Madonie, in provincia di Palermo.

L'intenzione era quella di partire dal paese per raggiungere in bici una valle particolarmente suggestiva del parco regionale e trascorrere la notte in un bivacco.

 

Giunto a Isnello alle 8,30 ho fatto un breve giro per le strade e i vicoli - quindi mi sono diretto verso il bivio Mongerrate dal quale ha inizio la salita verso le località di Piano Zucchi e successivamente Piano Battaglia.

 


 sopra: il piccolo centro di Isnello (PA, 580m.) ai piedi del M.Grotta Grande sulle Madonìe


sotto: torre della chiesa madre di Isnello (sec.XVI-XVII) e architetture del paese





Fatta eccezione per un breve falsopiano, la lunga salita si svolge su una strada ombreggiata da sugherete e boschi di lecci. Dalla località Torre Montaspro in poi il paesaggio diventa sempre più montano sino ai vasti panorami aperti sulle "dolomiti di Sicilia".

L'ascesa ha richiesto in totale 2 ore e mezza. FONDAMENTALE è stato mangiare ogni mezz'ora. Superato Piano Zucchi (m.1100) la stanchezza ha iniziato a farsi sentire insieme alla pendenza della strada, che è aumentata di almeno due punti percentuali. Ma questi sono dettagli di cui si accorge chi va in bici, non in auto. E credetemi: dopo 1200 metri di dislivello me ne sono accorto, eccome.

 



 

sopra: due immagini scattate in salita verso Piano Zucchi, sulla provinciale 54



Lasciata la provinciale ho imboccato una pista sterrata preclusa alle auto che si dirige verso una delle valli più belle del parco. I panorami letteralmente alpini erano di una bellezza da dare alla testa. 





La presenza di un cancello ben chiuso agli autoveicoli ha contribuito ad accrescere quel senso di isolamento che non sempre si prova sui Nebrodi, percorribili in lungo e in largo da allevatori e privati. A parte un cercatore di funghi che stava rientrando insieme al cane, non ho incontrato nessuno.

Dopo aver superato un altopiano cinto da montagne calcaree la pista si inoltra in vecchie faggete dove si trova un pagliaio presso il quale ho fatto una breve sosta.





 

Lasciato il pagliaio ho raggiunto il posto dove passare la notte: un bivacco interamente di legno che sorge in una incantevole spianata erbosa circondata da pini.

Al mio arrivo un branco di caprioli si è dato alla fuga. All'interno del bivacco c'era un gran profumo di resina di legno. Un posto meraviglioso - tra i più belli mai visti in anni di viaggi ed escursioni - in grado di soddisfare anche il misantropo più esigente.



 

sopra e sotto: l'arrivo al bivacco isolato nel bosco di pini

 





Sorseggiare una tazza di Nescafè caldo e attendere l'arrivo dell'oscurità davanti al bivacco mi ha dato sensazioni indescrivibili. Così come ritirarsi all'interno e leggere prima di cucinare e andare a dormire su un comodo soppalco.





in alto e in basso: all'interno del bivacco di legno, letture e cena





All'interno del locale, privo di stufe o camino, doveva esserci una temperatura di circa 4 gradi. Tuttavia ho dormito benissimo grazie al sacco a pelo invernale e ad altri accorgimenti atti a non far raffreddare gli arti inferiori: calzamaglia tecnica e calze invernali.

Contro il freddo occorre giocare d'anticipo e non sottovalutare quanto il corpo possa perdere calore. Bisogna avvicinarsi sempre con umiltà alla montagna e non fare i presuntuosi.




Lasciato a malincuore l'adorabile bivacco, il mattino dopo ho ripercorso la strada fatta all'andata. La giornata era grigia e dalla luce livida, tipica del vento da sud - a queste quote piuttosto freddo e a raffiche.

Dopo aver attraversato un suggestivo bosco immerso nel silenzio e la vallata percorsa ieri, è iniziata la lunga discesa sotto una pioggia non forte che mi ha ricondotto a Isnello.





sopra e sotto: si scende verso il punto di partenza/arrivo





Quanto è bello SCENDERE in bicicletta. Senza fardelli che torturano le spalle. Stare seduti e scendere, scendere. Consapevoli della fatica fatta precedentemente, dell'aver guadagnato la discesa. 

Con un sorriso a 360 gradi sono rientrato a Isnello dove avevo lasciato l'auto e sono ripartito. Prima però ho voluto visitare un altro centro madonita: Castelbuono.




 

Questo paese di 8300 abitanti a 430 m. d'altezza vanta un bel centro storico di matrice medievale ed è dominato dalla mole del castello dei Ventimiglia:



sopra: il castello dei Ventimiglia

sotto: il portale (1316) di accesso alla piana del castello




Sulla piazza Margherita prospetta la chiesa Matrice Vecchia (XIV sec.-1494), curiosamente sormontata da merlature:







Dopo qualche decina di minuti passati a passeggiare per le belle vie di Castelbuono ho fatto definitivamente ritorno a casa.

Questa escursione è stata davvero magnifica, una delle più belle degli ultimi anni. Complessivamente, la salita da Isnello al bivacco ha coperto un dislivello di 1217 metri.

Non ci sono precisi riferimenti topografici sul bivacco per mia espressa volontà.