Avevo progettato di passare due giorni in bici spostandomi dai Nebrodi alla valle del fiume Simeto in provincia di Catania; un problema meccanico mi ha bloccato a quindici chilometri dalla partenza, presso una fantastica location panoramica.
PRIMO GIORNO
Partito alle 7 da Floresta (ME), m.1275 mi sono diretto a Portella Mitta e ho percorso i primi chilometri sulla strada della dorsale in una frescura piacevolissima; il paesaggio autunnale è ancora più bello di due settimane fa quando sono passato da qui - una coltre di nuvole basse conferisce atmosfere surreali alle montagne.
sopra e sotto:
la veste autunnale del paesaggio dei Nebrodi
tra Portella Mitta e Portella Castagnera
Paramount nebrodense; quello al centro
è il monte Serro di Nappe, m.1297
Monte del Moro, m.1433
Mi immetto sulla pista sterrata che costeggia il torrente Grassetta e in breve attacco la salita per Portella Chiesa e il lago Trearie; man mano che salgo si aprono spazi sconfinati - non c'è nessuno e per un attimo sogno di essere chissà dove in viaggio in Sudamerica.
La pista che costeggia il torrente Grassetta
sopra e sotto:
spazi aperti dove sognare nuovi viaggi
Superata Portella Chiesa inizio a scendere verso il lago Trearie (m.1450) finendo in una zona argillosa dove il ruscellamento delle acque genera un disastro a livello di percorribilità. Ognuna delle numerose piste presenta pozzanghere e fango in quantità smodata.
Ed è proprio alla fine di questo tratto impegnativo che succede qualcosa alla bicicletta: la catena scivola, il cambio non funziona più. Mi fermo e scendo a ispezionare.
La parte inferiore del cambio si è staccata di netto da tutto il resto ed è rimasta attaccata alla catena che praticamente pende inerte!
sopra: disastro; il cambio non esiste più
e la catena pende sino a terra
Sono le 11. Da questo momento la bici non ha più trasmissione. Tornare indietro o rimanere sul posto? Dato che ho cibo a sufficienza e il tempo è sereno decido di avanzare a piedi per un paio di chilometri ancora sino a raggiungere un punto panoramico dove accamparmi.
in alto: la mole dell'Etna - lato settentrionale
ripresa dal punto in cui mi sono accampato
in basso: dall'interno della tenda
Passo un'oretta dopo mangiato a tentare di sistemare qualcosa del guasto ma non c'è nulla da fare. Riesco a rimuovere la catena, che non solo è ormai inutile - dà pure fastidio quando si spinge a mano la bicicletta.
Tira un'arietta frizzante che annuncia una notte fredda; mi faccio un caffè, leggo qualcosa e attendo il tramonto che arriva intorno alle 17.
Caffè solubile in attesa del vespero.
Da notare all'interno della tenda la nuova stuoia
alluminata che ho acquistato per aumentare l'isolamento
termico del materassino gonfiabile: costa poco e funziona
benissimo
Tramonto. L'Etna è scomparsa tra le nuvole; mi godo
gli spazi e i colori delle faggete della Serra del Re.
Ceno alle 20 con un risotto agli asparagi, mentre la temperatura va giù in picchiata. Il cielo è completamente libero e fa un freddo tremendo.
Avevo previsto di accamparmi lungo il Simeto a neanche 400 metri di quota. Qui invece sono a 1500 con un sacco a pelo dichiarato valido sino a 10 gradi sopra lo zero.
Dormo perciò con tutti i vestiti che ho. Il giubbotto di piumino lo uso per infilarci le gambe e i piedi, che sono l'unica parte che avverte drammaticamente il freddo.
L'espediente funziona.
Alle 6 del mattino finalmente l'ombra della Terra lascia il posto a un timido sole velato. Fuori è tutto ghiacciato. Sull'Etna compaiono nuvole rosse che fanno la mia gioia di fotografo.
Questo posto è stato davvero straordinario per accamparsi.
Effetti della notte sottozero
Alba del secondo giorno sull'Etna,
ripresa con lente fissa 35 mm
sopra: ne è valsa la pena non fare rientro a casa;
una straordinaria location fotografica !
Attendo le 8 e riparto. Ripercorro al contrario le dannate piste fangose che costeggiano il lago e mi siedo sul sellino nei tratti in discesa. In un'ora riesco a raggiungere una capanna prefabbricata che saltuariamente funziona da bar-ritrovo.
Al lago Trearie
Lungo la pista che costeggia il lago Trearie,
impegnato nella cosiddetta hike-a-bike
Conosco il proprietario del bar. Possiede un pick-up col quale gentilmente accompagna me e la bici sino a Floresta risparmiandomi un'altra ora di salite con la bici da spingere.
Giunto a casa a mezzogiorno contatto il meccanico per la riparazione, che avverrà nel pomeriggio. La sera mi godo come non mai la mia stufa a legna per togliermi da dosso il freddo di questa gelida e indimenticabile notte sui miei Nebrodi.
CAMBIO ROTTO, COME E' SUCCESSO
Durante il rientro mi sono accorto che la ruota posteriore aveva perso un po' di centratura; ispezionando i raggi ho visto che uno di essi era allentato e un po' piegato. Probabilmente la parte inferiore del cambio (quella con le due rotelle) è finita tra i raggi in movimento che l'hanno deformata e tranciata di netto.
Questo guasto è irreparabile a meno di non avere con sè un intero cambio di riserva - che sarebbe come avere un radiatore di riserva per un automobilista: non lo fa nessuno.
Può succedere con un cambio economico come il mio o con un cambio di altissimo livello. Anzi più il materiale del deragliatore è solido più danno può fare ai raggi e alla ruota, che potrebbe uscirne distrutta.
Qualcosa di simile è successo a
Sergio Borroni in Namibia. Stiamo parlando di una bicicletta di alto livello e di un cicloviaggiatore consumato. Chi ha voglia può vedersi questo
bellissimo video; il danno è alla fine del viaggio, minuto 15:22.
sopra: ho rimosso la catena.
Ridurla in lunghezza e trasformare la bici in una monomarcia
sarebbe stato inutile, dato che non avevo troppa strada
da fare e dato che i tratti in pianura costituivano una parte irrisoria
sopra: come ho già scritto, ho portato la bici in riparazione
presso il mio meccanico il pomeriggio stesso. Cambio sostituito, ruota centrata,
regolazione fine, sostituzione del filo del freno anteriore
e manodopera = totale 30 euro