lunedì 6 febbraio 2017

Mappe, strade, comunicazione.




Occorre coltivare i sogni. Sono come frutti che cadono dall'albero: possono attecchire o marcire.


     In questi giorni piovosi e scuri di inizio febbraio ho speso innumerevoli ore chino sul computer a scaricare mappe di Google per orientarmi nel futuro viaggio; è un lavoro stressante e noioso ma utile: entrare e uscire con una bici da metropoli come Londra e Parigi non è una cosa semplice. Mi è già capitato in passato di rimanere invischiato in aree urbane anche meno imponenti, finendo sempre su grandi direttrici di traffico infestate da automobilisti inferociti per la presenza dell'intruso, o perso in qualche periferia sotto una pioggia battente e senza nessuno in giro a cui chiedere - come all'uscita da Brema, in Germania, dove quasi mi veniva da piangere di rabbia e disperazione.

Questo lavoro sulle mappe di Google corrisponde al sacro detto: chi si è tutelato si è salvato.

Sento spesso molti discutere di gps e sistemi ultratecnologici di orientamento. Forse in un futuro mi ci butterò anch'io - ammesso e non concesso che questi sistemi funzionino al 100% - o forse quando mi deciderò a farlo non sarà più tempo di fare viaggi in bici.




Mentre passo l'evidenziatore sulle mappe ancora calde di toner, mi soffermo su incroci e deviazioni, annoto nomi di strade, segno triangoli con un punto esclamativo laddove so che dovrò assolutamente svoltare; e curiosamente mi sembra già di esserci, su quelle strade non ancora percorse. Mi sembra di sentire il sole sulla schiena, e l'odore delle foglie di quel parco - foglie nuove di aprile. E' una sensazione concreta, quasi fisica. 

Malgrado tutto, so per esperienza che mi perderò comunque.
E farà parte anche questo del viaggio.
Mi perderò e potrà nascere un fatto nuovo e imprevisto.
Mi perderò ma riprenderò la Strada.




Sono soddisfatto di aver percorso tanta strada in questi anni di libertà. Dieci nazioni, finora, e 10mila chilometri.

E' difficile comunicare tutto questo - intendo dire ciò che la strada rappresenta per me. Ciò che il viaggio rappresenta per me. Ognuno vive nel suo personale micromondo di sensazioni e interessi, alla fine. Sì, possiamo anche incontrarci a bere birra in un bar e raccontare, raccontarci. Ma poi, certe sensazioni sono proprie di chi le ha vissute. Alle volte è frustrante non riuscire a comunicare efficacemente il nostro vissuto.
Càpita anche che si legga il libro di uno sconosciuto che ha percorso la sua strada, magari a piedi e per tutt'altro motivo. E si comprenda al 100% ciò che egli intende comunicare - io la chiamo sintonìa.


Questo brano, tratto dal libro Ritorno a Nikolajevka, di Giancarlo Ramusino, mi è piaciuto e lo riporto.
Chiunque sia su questa stessa lunghezza d'onda, sono certo che comprenderà e farà un sorriso.



Sbagliare strada ?

Capita che un avvenimento di poco conto, a volte un fatto di pochi minuti, sia denso di significati.
La strada è spesso considerata la metafora della vita e lo stile che si sceglie nell’affrontarla può fare la differenza.
Più si cammina, più si corre il rischio di perdersi o sbagliare. Più ci si muove, quindi, più si rischia, ma spesso si può sbagliare anche stando fermi.
Spesso si dipende dal peso dello zaino, si cammina su una strada e si perdono di vista i punti di riferimento. In cammino bisognerebbe sempre avere la forza e la volontà di guardare lontano, ma non di rado capita che si guardino i sassi sul sentiero e non ci sia una visione d’insieme delle cose.
A volte capita di essere certi della propria strada, magari larga e comoda: semplicemente ovvia!
Ma le situazioni e i motivi per i quali si finisce su un percorso diverso sono tanti.
A volte ci si fida di sé stessi, a volte ci si fida inconsciamente degli altri, a volte capita di fidarsi a vicenda senza pensarci: “Se il tuo compagno di strada non dice nulla vuol dire che siete sulla strada giusta”.
Magari inconsciamente anche il tuo compagno sta pensando la stessa cosa: “Siamo sulla strada giusta”.
A volte camminiamo da soli e prestiamo grande attenzione perché possiamo fidarci solo di noi stessi. A volte camminiamo con altri e magari siamo più portati a fidarci di loro, oppure accade il contrario perché sentiamo la responsabilità nei loro confronti e quindi siamo più scrupolosi.
A volte invece sono gli altri che ci guardano le spalle e ci fermano quando stiamo per andare dalla parte sbagliata. Non c’è una regola precisa.
[...]
Capita però che non ci sia qualcuno a dirci che abbiamo sbagliato strada, o che non ci interessi ascoltarlo, capita che accettiamo la strada sbagliata pur di non riconoscere l’errore e magari nell’errore coinvolgiamo anche altri.
La strada porta a riflettere su questo, sulla scelta fra muoversi o stare fermi, fra seguire una strada battuta o provare a tracciarne una nuova, fra rischiare o non rischiare, fra camminare da soli o in gruppo, fra condividere o meno la fatica, fra arrivare per primi o marciare al passo del più lento e tanto altro ancora…

G.C.Ramusino
Ritorno a Nikolajevka
Terre di Mezzo editore 


2 commenti:

  1. https://youtu.be/cFX0bVLR574

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  2. Sigh, ma blogspot.it non fa vedere le anteprime dei video....

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