venerdì 27 aprile 2018

Austria e Germania in bici, 2018. Galleria fotografica.





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Una giornata a Salisburgo, città di Mozart.


 Altermarkt, negozi del centro.



 Mozartplatz.



Wetterstation, l'orologio con i dati metereologici.




 Universitatplatz, giorno di mercato.




Kollegienkirche.




senza titolo.




 Kollegienkirche.




senza titolo.



 Pane di Salisburgo.




 Marzapane.




 Salumi.




 In carrozza per la città.




 I giardini dello Schloss Mirabell.





GALLERIA FOTOGRAFICA, AUSTRIA E GERMANIA.


 Laufen, fiume Salzach.
Stiftskirche Maria Himmelfahrt.




Burghausen, fiume Salzach.




Braunau am Inn, Stadtplatz.




Passau (Germania),
le case color pastello in Lederergasse.




Passau, la chiesa St.Stephan vista dal ponte Marienbrucke.




Passau, il castello Oberhaus.




Passau, case affacciate sul fiume Ilz.





Valle del fiume Vils, abitazioni tradizionali.











Rottersdorf.





Frontenhausen (D), vecchia pubblicità su un fienile.





Obertrennbach (D), paesaggio di collina.





Seemannshausen (D), in viaggio nella campagna bavarese.





Wasserburg am Inn, Roterbrucke.





Schechen (D), oche selvatiche in volo sul lago Erlensee.











Hopfgarten in Brixental (A), abitazioni tirolesi.






Mittersill (A), germano reale sul lago Zierteich.





Mittersill (A), cigno in volo sul lago Zierteich.





 Reitlehen (A).




 Krimml (A), le cascate più alte dell'Austria.
Riguardo a quest'ultima foto, il risultato sarebbe stato ben diverso
se solo avessi avuto con me il grandangolo da 8 mm che non avevo portato
per risparmiare sul peso in bicicletta.
Pazienza !

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Rammento che su tutte le fotografie vige qualcosa che si chiama:
Diritto d'Autore. 



24 commenti:

  1. Grazie per aver condiviso queste meraviglie.
    Oggi sono tornato a casa "svuotato" per la fatica del lavoro e anche con rabbia per questo mondo di barbarie di criminali e delinquenti stranieri che commettono ogni tipo di reato, di efferatezza, supportati ideologicamente da cattolici e sinistranti.
    Qui trovo cose belle che, specie ora, mi fanno bene.

    Buonanotte

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    1. Ne sono lieto, dico sinceramente. Personalmente sono un intollerante, ma è di vitale importanza ricercare la Bellezza. Per controbilanciare le brutture di cui dici, le quali spesso opprimono anche me.

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    2. Tempo addietro uscì un numero di Riza Psicosomatica nel quale (vado a memoria) si sosteneva che l'intolleranza è indice della qualità della propria vita.
      Io sono estremamente rispetto, egoista e intollerante e penso che ogni persona civile, degna, intelligente li debba essere.

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  2. Problema: la bellezza è una idea appresa, non innata.
    Il fatto che il nostro quotidiano sia brutto è anche conseguenza del fatto che la gente è condizionata per avere una percezione limitata, quando ce l'ha, della bellezza. Come per tante altre cose, non è capace di valutare, di distinguere, di apprezzare. Quindi ignora e calpesta, invece di fabbricare e preservare.

    Questo è un altro motivo per cui non ho l'impulso di viaggiare. Mi sembra di dovere presidiare la trincea qui dove vivo e fare la Cassandra nel mio piccolissimo e che andare a cercare il graal altrove sarebbe una viltà (cit.).

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    1. Sono felice di non appartenere alla categoria di chi ha per un motivo o per l'altro una "percezione limitata". Riferendomi alla campagna che possiedo in Sicilia, dove ho realizzato innumerevoli cose, il complimento più bello e sincero che ho ricevuto in sette anni me lo ha fatto un geometra del posto:

      "Se tutti tenessero le terra come fate voi, questo territorio sarebbe come il Trentino".

      Non riporto ciò per vanità - solo per sottolineare quanto hai citato: "fabbricare e preservare".

      Le località geografiche specifiche influenzano drasticamente comportamenti e psiche degli abitanti: chi vive in un immenso quartiere degradato di casermoni popolari riceverà input depressivi dall'ambiente; frustrato, egli/ella potrebbe aggiungere degrado al degrado che già c'è - ad esempio vandalizzerà ancora di più la cabina dell'ascensore che è già stata vandalizzata, oppure apporrà scritte oscene su muri che ne riportano già.

      Il degrado richiama altro degrado così come la Bellezza richiama altra Bellezza. Nel secondo caso il processo è più arduo perchè richiede maggior fatica. A distruggere si fa prima che a costruire, infatti.

      A me i viaggi hanno dato tantissimo. Per enumerare ciò che da essi ho ricevuto dovrei scrivere un libro.
      Da epoche immemorabili la Strada unisce uomini e idee, anche se non sempre si è trattato di un processo virtuoso, beninteso.

      Continuerò a viaggiare finchè posso, nella "mia" Sicilia, nella vecchia Europa e possibilmente ancora più lontano - con la bicicletta sotto il culo e la macchina fotografica come appendice naturale del braccio.

      Qualcuno, non ricordo chi, ha affermato che si è "viaggiatori" quando appena rientrati a casa si comincia a progettare un altro viaggio.

      Non so se quest'affermazione è vera, ma è ESATTAMENTE ciò che sto facendo.
      L'Atlante De Agostini della Scuola Media, edizione 1978, è continuamente aperto a pagina 63: Regione Balcanica; Grecia.

      La trincea va presidiata, ma qualsiasi soldato ha diritto al "cambio" ogni tanto: se no che vita diventa ?

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    2. Senz'altro chi vive nelle merda difficilmente immagina di meglio ma la faccenda è più complicata di cosi. Infatti noterai che anche i "ricchi" oggigiorno sono sostanzialmente cafoni e confondono, come fanno gli americani, l'eccesso rutilante con la bellezza. Un Lapo che ti arriva con la 500 ricoperta di brillanti o con la fuoriserie dipinta con una mimetica militare, non è lontano dal "rapper" con gli incisivi incapsulati d'oro o dal calciatore coperto di tatuaggi.

      Infatti in questi tempi si celebra il "rinascimento di Milano" fondato sulla edificazione di nuovi quartieri che potrebbero essere piazzati negli Emirati Arabi o in Australia e non farebbe nessuna differenza.

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  3. Lupolibero, sono mancata dal tuo blog per un po' per mancanza di tempo ed energia impegnata ad organizzare un grande cambiamento nella mia vita. Del tuo blog mi piaccino i tuoi giri in bici, la scelta di aver smesso di lavorare per essere libero, che grande scelta! La tua vita in Sicilia, l'amore per la natura e l'agricoltura, le foto. Ho capito della tua intolleranza, non ne fai mistero e in fondo siamo tutti un po' intolleranti verso qualcosa o qualcuno. Sono tornata sul tuo blog e vedo che la schiera di intolleranti si è allargata. Ogni post è una scusa per manifestare intolleranza, diffondere energia negativa e messaggi distorti. In tutta la mia vita sono stata vittima di atti di intolleranza, fin da bambina, da italiana, nata in Italia, quando mi si diceva che dovevo tornarmene nel mio paese perché porto un cognome straniero, da italiana in Svezia, da italo-svedese in Spagna. Per alcuni di noi subire atti di intolleranza va di pari passo con la vita, non se ne esce se non con la morte. Quello che mi ha salvata è che me ne sono sempre fregata e quello di cui sono felice è di non essere caduta nella trappola di chi intollerante ci diventa per motivi di creduta superiorità o appartenenza ad un certo luogo, classe, ideale. Non faccio differenza tra criminali e deliquenti stranieri o del posto, sono comunque criminali e deliquenti e spero che l'impulso di viaggiare non mi abbandoni mai. Credo che la diversità arricchisca chi sa imparare da essa e farne sua una parte, chi invece ne ha paura diventa spesso intollerante senza una ragione.

    Ed ora al post, belle foto! Quelle che preferisco sono quelle sulla natura, le opere dell'uomo mi piacciono sempre meno :-).

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    1. L'essenziale al di là di tante filosofie è fare ciò che piace ( se si può ).
      Tanto ci sono cose più grandi di noi che non ci è dato cambiare.
      Io ho letto una quantità smodata di post e libri di viaggi; ho sempre apprezzato di più quelli sinceri in cui non viene descritta una realtà filtrata ed edulcorata ad uso e consumo del turista: "tutto bello, tutti buoni".

      La nazione in cui mi sono trovato da schifo è stata la Finlandia, e ne ho scritto peste e corna.
      Incontro un deficiente che mi irrita ? riporto i fatti tal quali.

      Infatti adoro i travel book di autori inglesi: sono i più sinceri in questo senso.
      Tralascio di scrivere in questa sede fiumi di parole in merito a criminali, diversità, tensioni sociali eccetera.
      Godiamoci la vita e basta - non si può stare sempre con il mitra spianato. Il braccio si stanca.

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    2. In questo commento, LupoCoso, riecheggia il discorso che facevamo durante la camminata sul deleterio "fatalismo" meridionale. Le cose più grandi di noi che non si possono cambiare. Esattamente il contrario. Non solo l'intera umanità esiste nel suo stato attuale perché ha cambiato le cose più grandi, trasformando il mondo con la tecnologia ma anche a livello del singolo, ripeto i versi di Dante, fatti non fummo a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. Dove, prego notare "virtute" viene da "vir" ovvero forza fisica e morale e "canoscenza" è quello che si impara con l'azione dello studiare e sperimentare.

      Nel commento sopra ci sono vari elementi deliranti. Partiamo dalla chiosa sulla contrapposizione tra "natura" e "opere dell'uomo", che è una osservazione da ignoranti perché NIENTE di quello che fotografi in Europa è "naturale", è tutto artificiale, risultato di millenni di tecnologia, inclusa la fauna e la flora o le tue nocciole. Qui ci ricolleghiamo a quel filone "mainstream" che inizia negli anni Settanta e che arriva ai nostri "ecologisti", "animalisti" e "antispecisti".

      Riguardo la "tolleranza", il punto centrale del delirio è non capire che se a me piace il salmone affumicato vado a vivere in Norvegia, non pretendo che costruiscano un allevamento di salmoni e un affumicatoio sotto casa mia. Per qualche ragione invece i "tolleranti" ritengono di avere la facoltà di imporre a tutti i loro gusti e convinzioni, per esempio siccome la signora di cui sopra non appartiene a nessun luogo, non solo anche io devo essere apolide ma mi deve essere espropriata la terra e la casa per darla al primo che passa. Qui ci colleghiamo con un'altra idea "mainstream", a parte il solito discorso del "meticciato" pianificato a tavolino, quella della sostituzione del concetto di "possesso" con quello di "uso". Ovvero tu compri un'auto ma questa non è tua, ti viene solo data in uso, con il corollario che la puoi usare nei termini della "licenza", ovvero termini decisi altrove, oppure niente. Ecco, uguale, l'Italia non è NOSTRA perché i nostri avi l'hanno pagata col sangue e ce l'hanno data in eredità, è una denominazione generica di un luogo sul quale non abbiamo nessun diritto e che viene dato in uso a chi sottoscrive la licenza decisa dalle elite apolidi. Tolleranti, però.

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    3. Un'altra cosa più terra terra, visto che non si può fare filosofia.

      L'Italia è nota nel mondo per la specificità locale delle sue produzioni. Tu hai le nocciole e come dicevamo, il fatto di venderle sullo stesso piano di quelle turche o di vattelapesca, ti mette fuori mercato e nello stesso tempo fa in modo che gli Italiani mangino robe scadenti. Cosa che non è percepita perché la gente è condizionata a mangiare la merda dei centri commerciali e dei discount.

      Ma anche in altri contesti vale lo stesso, prendiamo la faccenda della "moda" per cui è famosa Milano. La "moda" in realtà si fonda(va) sul patrimonio di tessiture, tintorie e sartorie lombarde, vecchio di secoli. Che mestiere fa il Renzo Tramaglino dei Promessi Sposi? Il filatore della seta, quando non coltiva il suo piccolo podere.

      Quindi il "cittadino del mondo" tollerante, che non appartiene a nessun luogo, che non ha eredità, eccetera, non solo mangerà prodotti industriali fatti con pneumatici riciclati o pizze napoletane e canederli cucinati da cuochi del Bangladesh, si vestirà con le robe Decathlon cucite dagli schiavi in Asia e NON AVRA UN MESTIERE, perché NON AVRA UN SAPERE, torneremo ai primordi della rivoluzione industriale con l'operaio spossessato di tutto che accudisce la macchina.

      E' facile fare l'apolide quando sei miliardario. Comincia ad essere meno facile quando ti metti sullo stesso piano di chiunque altro. Ripeto, CHIUNQUE. Quando il valore della tua vita tende necessariamente a zero, come le probabilità di vincere la lotteria.

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    4. Al tempo.
      Per "cose più grandi noi" mi riferisco ad esempio alla deportazione pianificata di mezza Africa operata da Soros e dio solo sa chi altri.
      Chi sono io per fermare le sue navi-taxi ? Già è un miracolo che si sia capìta la vera natura di quelle macro-operazioni. Per il resto: io, tu, cosa possiamo farci se non (per quanto possiamo ancora), votare partiti contrari a queste manovre ?

      E sempre per le "cose che non si possono cambiare": chi sono io ultimo arrivato, per far cambiare a un'intera nazione le sue linee guida in termini di agricoltura ?
      Ormai è da decenni che nel settore nocciole l'Italia importa dalla Turchia in cambio dell'esportazione di macchine agricole e non (Fiat, Iveco ecc.) - il settore nocciole è andato bene sino agli anni Ottanta. Buon per chi ne ha beneficiato.

      Gli italiani sono condizionati a mangiare merda ? Lo facciano, amen.
      Ripeto: chi siamo noi per cambiare queste cose ?
      Vado dalla Mogherini e la prendo a pedate ? Vado a Montecitorio e mi incateno a un palo con la scritta "bloccate l'import della nocciola dalla Turchia" ?

      Non mi ricordo se fosse l'estate di due anni fa: sveglia alle 6 in campagna in Sicilia, gran luce e canto di uccellini, colazione e radio accesa.
      OGNI SACROSANTA MATTINA sviolinata ipocrita al telegiornale regionale sugli sbarchi dei "profughi". Un giorno 500, un giorno 750.
      Mi andava il cibo di traverso e iniziavo a rimuginarci sopra un'intera mattina.
      Per sfogarmi dicevo la mia nel forum del Fatto Quotidiano; ne venivano fuori diatribe brutali e feroci con i "tolleranti" che mi facevano incazzare ancora di più. In questo modo continuavo a rimuginarci anche il pomeriggio.
      Risultato: una giornata di merda fatta di acredine e condita di polemiche inutili.

      Dopo un mese tirai le somme: ma scusa, mi dico, sono qui a 44 anni e sto bene, in un posto che i miei ex colleghi darebbero il culo per essere qui circondati da aranci e limoni, e continuo a incazzarmi giorno per giorno per gli sbarchi ?
      E dopo che mi incazzo cosa succede: gli sbarchi diminuiscono ?

      Ok, abbiamo capito i meccanismi che ci sono dietro (per lo meno è trapelato qualcosa): è il caso di farne un'ossessione quotidiana ?

      credo di no.







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    5. La cosa triste non è che tu ti rassegni al "dato di fatto" ma che anche questo è un comportamento condizionato, infatti sei il centomillesimo che mi dice le stesse cose.

      Invece no.

      Primo, il fatto che a te non vada di farti il sangue amaro e che preferisca stare tranquillo in mezzo alle piante, senza pensarci, è in qualche modo offensivo nei confronti degli avi che sono morti a milioni per lasciarci quello di cui godiamo e anche un tantino masochista perché ci vuole un attimo a stanziare qualche "nuovo italiano" nella tua tenuta agricola o nel Varesotto, espropriando una delle tue case. Le rogne ti vengono a cercare, se tu non le cerchi.

      Secondo, noi possiamo fare due cose. Possiamo votare e possiamo decidere se seguire la corrente coi nostri comportamenti oppure no. Ovvio che il singolo voto o come e dove spendi i tuoi soldi non sposta i termini generali. Ma ognuno di noi risponde per se stesso, se tutti avessero consapevolezza invece di farsi pilotare come automi, il "dato di fatto" sarebbe molto meno scontato.

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    6. Francamente, per quanto riguarda gli avi, dubito possano ritenersi offesi (!) dal mio operato. Ciò perchè ho acquistato e recuperato la terra ridotta a un oceano di rovi (dall'avo-precedente proprietario), spendendoci tempo fatica e denaro. Ho ricostruito edifici e muri di pietra ricavandone soddisfazione pari a dieci volte la fatica impiegata, e mi sembra di aver fatto qualcosa di buono.

      Di "rogne" ne ho avute a iosa; peraltro in Sicilia non mancano di certo:
      Incendi
      Furti
      Frane
      Tetti da rifare (a suon di migliaia di euro)
      Disservizi con l'acqua
      Problemi "insormontabili" con l'Enel
      Infortunii con la decespugliatrice

      ...

      la serie è così lunga che la termino qui...

      Di tutto questo non ho mai taciuto; è tutto documentato nel blog.
      Nel quale ho sempre riportato il bello e il negativo del (mio) vivere, senza risparmiare critiche feroci alla mentalità meridionale, quando è stato il caso.
      Anzi ti posso dire una cosa: c'è stato chi mi ha detto palesemente "non ti seguo più perchè mi aspettavo una vita stile Mulino Bianco, invece scrivi anche brutte cose sui siciliani" -

      La "consapevolezza" ce l'ho eccome. Ma ho deciso di non farle fare breccia nel mio quotidiano più di quanto meriti. Riporto una mia risposta all'utente UnUomoInCammino, che mi pare eloquente:

      "Personalmente sono un intollerante, ma è di vitale importanza ricercare la Bellezza. Per CONTROBILANCIARE le brutture di cui dici, le quali spesso opprimono anche me".

      TUTTO QUI.

      Tecnicamente parlando, non posso imbarcarmi domani sulla nave dei militanti di Generazione Identitaria, della quale pur approvo al 100% le istanze.
      Sempre tecnicamente, se qualche "nuovo italiano" venisse stanziato tra i miei alberi sarei pronto a difendere ciò che mi appartiene - e non sarei da solo.

      (e a proposito di "centomillesimi": è la centomillesima volta che sento paventarmi questa eventualità - sono commosso per tutta questa apprensione)

      Per il resto mi attengo a FARE ciò di cui parla il titolo di questo blog: Viaggi in bicicletta, Escursioni e Fotografia.
      Baciando per terra perchè fino ad ora la salute mi consente di fare queste belle cose -

      La "cosa triste" non è la mia "rassegnazione" a questo o a quello. O i miei "condizionamenti". Tutto si può dire tranne che io sia rassegnato o condizionato: a quest'ora sarei ancora in un laboratorio chimico a respirare solventi organici con la scritta "nocivo" e a trottare sotto gli ebrei farmaceutici indossando senza possibilità di rifiutarmi le scarpe antinfortunistiche da 10 euro al paio Made in Tunisia.

      La "cosa triste" ti dico io qual è: è che nell'arco di 30-40 anni io e te saremo dentro una bara a sua volta dentro un loculo. Che ci piaccia o no.
      E prima ancora ci sarà da attraversare una vecchiaia di n-anni disseminata di n+1 incognite molte delle quali (se non tutte) debilitanti e spiacevoli.

      Quindi, nell'attesa di questo gran finale che ho citato voglio godermi la vita finchè posso, e il "sangue amaro" (perlomeno quotidiano) non fa parte del copione.
      Lo lascio ai biliosi, che hanno l'occhio giallastro e spento.

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    7. Non ci capiamo. TUTTI muoiono. La stragrande maggioranza conduce vite irrilevanti. Questo però non cambia una virgola rispetto a quello che ho scritto sopra. Il punto non è che tu ti goda la vita di più o di meno, il punto è questo:

      "L'essenziale al di là di tante filosofie è fare ciò che piace ( se si può ).
      Tanto ci sono cose più grandi di noi che non ci è dato cambiare."

      L'essenziale NON è fare quello che ti piace ma fare quello che è giusto. Quello che ti piace è l'orizzonte di un bambino al quale non viene chiesto di distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato e quindi il famoso "voglio" da cui la altrettanto famosa "erba voglio".

      Riguardo le cose "più grandi di noi", se esistono le puoi tranquillamente ignorare. Nessuna persona sana di mente vive nella consapevolezza di quello che abbiamo scritto prima, cioè che devi morire. Semplicemente non ci pensiamo, viviamo come se fossimo immortali. E' un po' come il Padreterno, al quale elevi una prece quando sei in trincea, perché è risaputo che in trincea non ci sono atei ma che ignori appena hai un minuto di tranquillità se non addirittura rinneghi per le "voglie" di cui sopra e poi ti confessi, ti penti e mercanteggi l'indulgenza.

      Allora ci restano le cose che possiamo toccare, che non sono tanto più piccole o tanto più grandi. Cose che tocchi più o meno solo per comodità, non per via delle Tavole della Legge.

      Quindi chiudo dicendo che preferirei un discorso più onesto tipo "non ho voglia di..." Io non ho voglia di pulire casa, quindi c'è un dito di polvere. Ma non c'entra niente il "ricordati che devi morire" di Savonarola o qualche motto epicureo.

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  4. Pienamente d'accordo su alcuni dei punti che scrivi. Pensa che quando leggo su blog di chi ha visitato la Svezia le descrizioni delle sue foreste intoccate/vergini/selvagge mi vien da ridere, lavoro come forestale in Svezia e confermo che tutte le foreste lì sono gestite. 50% di esse sono di proprietà privata e i proprietari le gestiscono per far soldi.

    Non so perché scrivi che il "cittadino del mondo" tollerante...mangerà prodotti industriali. Se io fossi quel cittadino sceglierei altri prodotti, se avessi bisogno di nocciole sceglierei probabilmente le nocciole prodotte da Lupolibero se abitassi lì e credo che molti altri farebbero lo stesso.

    Poi una domanda sul fare l'apolide, si può veramente "fare l'apolide" o apolide è una condizione? Noto che sei attento a correggere tutte le espressioni che altri usano per cui mi chiedevo se fare l'apolide è veramente possibile. "È facile fare l'apolide quando sei miliardario". Miliardario in quale valuta?

    Tra le parole del primo commento ci sono queste: "Per qualche ragione invece i "tolleranti" ritengono di avere la facoltà di imporre a tutti i loro gusti e convinzioni, per esempio siccome la signora di cui sopra non appartiene a nessun luogo, non solo anche io devo essere apolide ma mi deve essere espropriata la terra e la casa per darla al primo che passa."
    Ti riferisci a me, "la signora di cui sopra", dicendo che io non appartengo a nessun luogo e che allora tu devi essere apolide (chissà perché io dovrei volere questo, io non sono apolide, perché dovrei volere che altri lo siano???), certo che i ragionamenti che fai sono proprio strani, che allora ti deve essere espropriata la terra e la casa??? Ma da dove tiri fuori queste cose?? Imporre i miei gusti o convinzioni? Ma di cosa parli??

    I tuoi commenti sono estremamente interessanti, fanno riflettere e sorgere tante domande. Mi faccio un giro in bici, che ho esperienza aiuta sempre a trovare risposte.

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    1. Allora, qui siamo in presenza di qualcuno che non ha pensato nemmeno alle cose basilari, ovvero che per fare la pasta sfoglia bisogna che tu abbia una nonna che te l'insegna, non si impara da Youtube e, oltretutto, non si fa con qualsiasi farina, qualsiasi uovo, qualsiasi acqua, qualsiasi strumento di cucina, eccetera. Per non parlare di cose più complesse come il prosciutto di Parma o il formaggio d'alpeggio.

      Se tu prendi un Giapponese e lo metti a fare il formaggio, considerato che in Giappone NON ESISTE il formaggio se non come oggetto d'importazione, ottieni lo stesso risultato che mettendo un casaro italiano a fare il "natto" giapponese. L'unico modo perché la cosa possa funzionare è che tutti i "prodotti tipici" vengano "normalizzati" con una procedura di fabbricazione standard che è la stessa che tu la faccia al mare, sui monti o su Marte, ovvero la sparizione della "tipicità" in funzione della "standardizzazione", cioè il contrario. Poi sulla confezione ci puoi scrivere "bolognese sauce" o "parmesan" o la qualsiasi. Come dicevo, questo fenomeno riguarda ogni aspetto del vivere, dal vestire per cui si abbandonano abiti e calzature "locali", fatti con una determinata filiera, per sostituirli con oggetti "globali" fatti di materiali "globali", cuciti e incollati dalle macchine o da manodopera servile, alle costruzioni, ai gadget, qualsiasi cosa.

      Il "cittadino del mondo" cosa cavolo sceglie? E' come dire che un americano del Nebraska esce di casa sceglie di andare in un "italian restaurant" a mangiare "spagetti with meatballs" oppure dal cinese a mangiare "involtini primavera". Cazzo ne sa quello del Nebraska di come si mangia(va) in Italia o in Cina? Gli potrebbero dare la sbobba del cane e sarebbe uguale. Non puoi scegliere cose di cui ignori l'esistenza e non puoi scegliere cose che non ti sono accessibili.

      Il discorso dell'apolide, si, si può, infatti Gad Lerner, che venne a vivere in Italia all'età di tre anni, mi risulta fosse apolide fino al 1986 quando diventò italiano tramite matrimonio.

      Il discorso della "tolleranza" è elementare. Per farla semplice, è l'ennesima ripetizione del motto "fare i [omissis] col culo degli altri". Ovvero, siccome io sono "tollerante", tutti devono essere "tolleranti", risultato quello che ho scritto sopra, ovvero a me tocca vivere in un mondo in cui esco di casa e non incontro un italiano perché qualche "tollerante" ha deciso che si dovessero importare milioni di stranieri e stanziarli in grande maggioranza nella periferia dove vivo io. SENZA CHIEDERMI COSA NE PENSASSI, di fatto espropriandomi della Patria, che non è un concetto astratto ma sono i metri quadrati attorno a me.

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    2. Cerchiamo di capirci. "Tollerante" non significa che quando viene l'ingegnere neo-zelandese ad abitare nel tuo palazzo tu non vai a bruciare casa sua con dentro lui e la sua famiglia. "Tollerante" significa togliere qualsiasi valore e significato ai concetti come Nazione, Popolo, Identità, Cultura, Lingua, eccetera, tollerante significa quello che scrive Scalfari qui:

      "… Ma se invece di ragionare su un processo millenario ragioniamo di un processo di pochi secoli, allora l’Africa diventa un elemento positivo, che va aiutato in tutti i suoi problemi. E non solo l’Africa, ma tutti i popoli migranti che hanno di mira Paesi di antica ricchezza, con i quali convivere nel tentativo di ridurre le disuguaglianze. La vera politica dei Paesi europei è quindi d’essere capofila di questo movimento migratorio: ridurre le diseguaglianze, aumentare l’integrazione. Si profila come fenomeno positivo, il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana."

      Ovvero la pianificazione a tavolino del nostro genocidio in funzione di un progetto di ingegneria sociale su scala planetaria che DEVE realizzare un Uomo Nuovo.

      Questo devi "tollerare".

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    3. Correggi gli altri e hai difficoltà a correggere te stesso. Cerchi i dettagli sbagliati nelle frasi degli altri anche quanso il significato si capisce perfettamente e non accetti quando qualcuno ti fa notare che sei tu a scrivere in modo non corretto. Il punto (che tu che sei così attento ai particolari hai sicuramente capito) è che uno È apolide (se lo è), uno non FA l'apolide. Gad Lerner che tu nomini era apolide, non faceva l'apolide.

      Che poi non è che me ne freghi niente, ma a te sì perché hai trovato il modo di non rispondere alla domanda la cui unica risposta sarebbe stata "no, uno non può fare l'apolide" :-). Dai dai che si sopravvive anche a questo!

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    4. Mi fai ridere. A-Polide evidentemente si riferisce al fatto che nella antichità eri cittadino di una polis PER NASCITA, se ti trasferivi a vivere in un'altra polis non potevi diventare cittadino ma eri ospite, con minori "diritti di cittadinanza", per esempio non potevi possedere beni immobili.

      A-Polide oggi ha un significato ovviamente diverso perché NEGHIAMO il fatto che la cittadinanza si acquisisca PER NASCITA ma DEVE essere semplicemente la certificazione di una libera scelta, io scelgo di vivere ad Adelaide in Australia, ergo DEVO essere cittadino australiano (e di Adelaide in seconda battuta).

      Se io affermo che una persona qualsiasi può liberamente decidere di stabilirsi accanto a me e questo implica meccanicamente che egli acquisisca la mia "cittadinanza" IN REALTA sto affermando che siamo entrambi A-Polidi, necessariamente, ovvero siamo cittadini di ovunque e di nessun posto. Allo stesso tempo, se affermo che NON ESISTONO DIFFERENZE, che siamo tutti UGUALI, sto affermando, come nel caso del mangiare "globale", che siamo tutti merda uguale, perché l'unica possibilità è essere accomunati nel MINIMO COMUNE DENOMINATORE.

      Ergo, si può essere A-Polidi e si può anche "fare" gli A-Polidi. Chi vive nel Bosco Verticale a Milano, palazzo di proprietà degli emiri dove un due locali costa qualche milione, si auto-definisce automaticamente come A-Polide perché come vive li può vivere in un altro posto identico, scollegato dal contesto, cioè dalla Polis. Facciamo il caso del nostro Fedez che si è appunto trasferito dal Bosco Verticale a qualche attico in California e non se n'è accorto nessuno, ne lui ne i suoi "follower". Quando nella antichità la cosa peggiore che ti poteva capitare, peggio della morte, era l'ostracismo, ovvero essere cacciato dalla tua polis, cosa che comportava non solo la perdita dei "diritti civili" ma anche dello stato di essere umano vero e proprio.

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    5. Io correggo gli sbagli. Mostrami uno sbaglio.

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    6. No, l'apolide non si fa, apolide si è. Se come esempio mi avessi scritto che un attore per una parte deve fare l'apolide allora sì l'apolide si può fare. Ma per tutto il resto no.

      Guarda, mi prendo una pausa che sono appena tornata da un allenamento in bici, sono arrivata su a Cap de Formentor, non credo che tu ci sia stato ma vale veramente la pena. Però sono due belle salitone che devi fare sia all'andata che al ritorno, non c'è altra scelta. Non so se vai in bici, se non lo fai te lo consiglio, migliora l'umore, favorisce la felicità, manda via le paure (magari la fobia che qualcuno ti possa portare via casa e terra si affievolisce). Ora mi dirai che sono ignorante perché non è la bici, sono le endorfine la cui produzione viene stimolata dal movimento/allenamento. Sì lo so ma non ce la faccio, chi vuol capire di sicuro capisce.

      Quindi dicevo, mi prendo una pausa dai tuoi commenti perché voglio riposarmi per gli allenamenti dei prossimi giorni, devo pianificarli, decidere che giri fare e non ho tempo per seguire i tuoi ragionamenti che non portano da nessuna parte. Ci riscriviamo in un nuovo post di Lupolibero, che immagino darà altri spunti per affrontare il discorso dell'intolleranza, immigrazione e via dicendo. Magari è arrivato in Sicilia e che ne so ha trovato la porta di un eventuale magazzino rotta, puoi scrivere che deve stare attento che i "nuovi italiani" magari si piazzano lì. Se fa un buon raccolto di qualcosa, puoi sempre dirgli che non riuscirà a vendere perché il turco, l'africano, il cinese o che ne so chi lo vende a meno. Dai, vediamo cosa scrive che sono sicura ci si tira fuori qualcosa.

      Ahh, una cosa prima di concludere. Non ho la forza di rileggere i tuoi commenti a questo post ma ricordo che in uno hai scritto qualcosa del tipo che ti senti dire le stesse cose, non so se ti sei chiesto il perché, io l'ho fatto e mi domandavo se non fosse per caso che tu magari alcune volte possa essere ripetitivo, cioè spieghi ogni volta con nuovi esempi però sempre lì arrivi, noi ce ne accorgiamo.

      Ok, avevo scritto che era l'ultima ma me ne è venuta un'altra in mente. Mi chiedevi di mostrarti uno sbaglio (a parte che apolide non si fa), il né di negazione si scrive né non ne. Guarda non mi dà fastidio vedere questo tipo di errori, penso di farne anche io, capirai manco dall'Italia da più di un decennio e la lingua italiana la uso poco però dal momento che l'errore dell'apolide hai difficoltà ad accettarlo e ho capito che qualsiasi errore di ragionamento sei abile a rigirarlo, ho trovato un errore più semplice.

      Ora vado a mangiare un boccone e poi riposo.

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    7. Per qualche ragione sembri pensare che a me importi.

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    8. Riguardo l'essere e il fare, ti viene in mente qualche persona che è biologicamente fatta in un modo ma afferma di sentirsi in un altro? E lo scrivo ridendo davanti alla combinazione di supponenza e pochezza del commento soprastante.

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    9. Essere a-polide è un problema.
      Se non si parte dal considerare come tale lo sradicamento, non si può proseguire.
      Se le basi assiomatiche sono diverse (e non penso sia possibile, perché da assiomi storti seguono conclusioni storte).
      Le migrazioni di massa sono un problema.
      Imporsi e considerare che altri debbano tollerare è una violenza.
      Come osservava giustamente, in casa altrui bisogna essere molto attenti, rispettosi e rimanere in punta di piedi. Non è il padrone di casa che deve essere tollerante, semplicemente ha il diritto che non ci sia alcuno che si impone e che gli modifichi o stravolga la vita.

      Se possiamo ritornare a questo buon senso si può aprire un dialogo, altrimenti è tempo perso.
      Ah, a proposito: conoscenti italiani che vivono in Svezia mi confermano che la società sta implodendo, interi quartieri e zone ormai in mano agli islamici, violenza, criminalità e stupri come non mai.
      Lo Sverigstan è uno dei più chiari esempi di come un paese che era in testa per civismo. cultura e civiltà sia stato devastato dall'immigrazione di massa (e dalla sottomissione demografica islamiche).
      No grazie.

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