mercoledì 4 luglio 2018

I primi arrivi dall'orto 2018. Acqua, insalate e pace della sera.








L'orto ha iniziato puntuale a produrre. Prime fra tutte sono arrivate le insalate, fresche e rigogliose; in alto, un raccolto di lattuga romana e Canasta scura.
Anche i pomodori sono cresciuti, raggiungendo e oltrepassando la prima barra orizzontale di sostegno:


Il primo pomodoro della stagione è un
Murano rampicante F1





Come mostrato nella foto in alto, quest'anno ho piantato i pomodori più indietro. Gli anni scorsi si trovavano invece nella zona evidenziata in rosso, che adesso è destinata al solo compostaggio e arricchimento (in primo piano, altre due conche di insalate Canasta e Foglia di Quercia).


Le melenzane sono come al solito lentissime ma conto di ottenere qualcosa alla fine di agosto; le tre centrali hanno prodotto diversi fiori e sono più robuste:





I cetrioli sono di tre varietà diverse. Stanno avanzando verso il muretto; il primo a crescere è stato un cetriolo Mezzolungo:









L'estate 2018 almeno fino a ora sembra fresca e umida, un altro mondo rispetto alla fornace infernale dello scorso anno. Ciò comporta però una veloce ricrescita delle erbacce e delle infestanti, la cui vista non riesco a tollerare più di due settimane -
Tocca allora mettere mano alla decespugliatrice con testina a filo e tosare a tappeto tutti i terrazzamenti adiacenti alla casa.

Si tratta di un lavoro che impegna per un'intera mattina e nel corso del quale ci si riduce una maschera di terra e sudore. Il risultato però è al 100% gratificante:




in alto e in basso:
i terrazzamenti appena decespugliati a tappeto;
il muretto di pietre è un'opera antica da me ripristinata
tre anni fa con una certa fatica.






Quest'anno ho anche introdotto due uscite laterali per l'irrigazione a partire dal pesante tubo nero da 40 mm. In questo modo posso annaffiare puntualmente e senza fatica ogni albero e ogni conca dell'orto.
L'acqua proviene dalla grande vasca posta a monte di quest'area;  a sua volta essa è alimentata da una sorgente ancora più in alto e distante circa 500 metri in linea d'aria.

Riattivare ad ogni inizio stagione tutto questo apparato non è affare semplice. Per la procedura documentata rimando a questo post del 2016.




sopra: l'uscita a T innestata sul tubo di irrigazione principale





 in alto e in basso:
la vasca d'acqua a monte del terreno








Irrigazione dell'orto con tubo leggero da giardino



L'ora che precede la cena è la più bella di tutto il giorno. Il sole scompare dietro la montagna e non opprime più con il caldo; l'aria si riempie di profumi di terra, di legna, di foglie, dei fiori della Bella di Notte; mi basta aprire un rubinetto e lasciare fluire l'acqua verso gli ortaggi.

Mentre le conche si riempiono posso passeggiare tra i terrazzamenti e godermi il passaggio delle nuvole sopra la terra.
Spesso tiro fuori una bottiglia ghiacciata di vino rosato frizzante che mescolo con succo d'arancia appena spremuta.

E con quel bicchiere in mano, in quell'ora di pace, sono la persona più felice del mondo.










26 commenti:

  1. Forse varrebbe la pena di risistemare tutto il complesso del lavatoio perché abbia un aspetto meno precario. La cosa che mi lascia perplesso, si fa per dire, è che a naso se ne dovrebbe occupare l'amministrazione locale, se sono strutture pubbliche. Tu mi dirai che è meglio non disturbare il cane che dorme. Fa impressione la faccenda delle case abbandonate perché qui trasformano in ville le bicocche in cima ai monti.

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    1. Il tuo intervento non solo dimostra curiosità e intelligenza, ma senza volerlo solleva un capitolo enorme di storia locale.

      Questa zona dove sto è straricca di sorgenti naturali. Sono collocate ovunque, sia pubbliche che private. Quelle vicine alle strade principali sono le più "fortunate" dato che ricevono più attenzione in termini di decespugliamento da parte dell'amministrazione.
      Quasi sempre vi si trova annesso il lavatoio (pubblico) per i panni. Esso è invece nel 90% dei casi in stato di incuria e sommerso dai rovi.

      La sorgente da dove proviene l'acqua per noi si trova distante centinaia di metri dalla strada principale asfaltata. In passato doveva essere un posto bellissimo, con tanto di lastricato di pietra e muri a secco da farci un quadro.

      Anni fa, mi pare nel 2015, il Comune aveva deciso di ripulire e ristrutturare tutte le sorgenti del territorio - e anche questa venne interessata.
      Devo ammettere che il lavoro fu ESEMPLARE: mandarono quattro operai che riportarono la struttura a uno splendore sbalorditivo, tanto che il giorno dopo feci anche un bagno in una delle due vasche.

      Purtroppo quest'iniziativa virtuosa non si è ripetuta - e qui devi tenere conto di una cosa basilare: appena volti le spalle i volumi di infestanti e di rovi diventano abnormi. Non ci sono paragoni con il nord Italia: il clima più caldo e umido di qui fa sviluppare in poco tempo vere e proprie giungle.

      I mezzi per intervenire ci sono, ma ci vogliono tempo fatica e soldi. Che i Comuni vuoi o non vuoi, desiderano magari destinare altrove. No, non dico ai migranti: semplicemente alle strade principali o altre iniziative.

      Le case abbandonate sono magnifiche anch'esse. Ci abitavano i genitori/nonni dei miei vicini. Avevano tutto: luce, acqua e legna. Il problema era però dover raggiungere la strada principale distante come ho scritto 400 metri: usavano l'asino per trasportare tutto, dal sacco di cemento alla rete del letto, dal carico di nocciole alla televisione.

      A metà degli anni Settanta decisero di trasferirsi in paese anche perchè i "vecchi" non avevano più la gagliardìa fisica di un tempo.
      L'ultimo loro parente rimase fino al 1984 e infatti c'è un calendario appeso al muro che ne fissa la dipartita come negli orologi bloccati dopo un terremoto.

      Per ripristinare le case occorrerebbe portarci mezzi da lavoro, impastatrici eccetera, e quindi una strada. A 300 metri si trova una pista in terra battuta che collegherebbe al "mondo civile", ma in mezzo c'è una proprietà a sua volta in abbandono e in vendita a un prezzo smodato e inopportuno, appartenente a un erede che pensa di trovare il pollo da spennare.

      Quindi le case restano in disuso e isolate, paradossalmente vicine alle arterie principali. A meno di non portarvi come una volta i materiali a dorso di mulo o con un elicottero, ambedue soluzioni dispendiose.

      peccato.

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    2. E' un mondo difficile da capire perché funziona alla rovescia. Se un giorno verrai con me in montagna ti farò vedere situazioni paradossali di chilometri di piste carrozzabili, cioè percorribili in auto con un po' di attenzione, costruite al solo scopo di consentire di riadattare i "rustici". Presumo a spese della Regione attraverso le Comunità Montane. E non ci sono solo "rustici" rimodernati, ci sono una quantità inverosimile di altri manufatti, dalle stazioni per il prelievo delle acque potabili alle dighe con gli impianti idroelettrici.

      Le piante vanno potate ovunque, anche qui almeno due volte l'anno devi pulire le rotonde, gli spartitraffico, le aiuole, altrimenti ci cresce una foresta. Il Comune, quando non ce la fa, da in gestione a qualche privato la manutenzione di un certo manufatto, possono essere i pensionati che curano un parchetto, una azienda che mette il logo sulla rotonda stradale, eccetera. La faccenda della strada non utilizzabile perché attraversa una proprietà andrebbe sottoposta ad un avvocato.

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  2. Molto lavoro... molti e ottimi frutti!
    Bravo!
    Come sottolinei e rimarchi, ti godi questo paradiso che ne risulta.
    Ha un valore filosofico ed etico notevole, la tua testimonianza, perché dimostra il valore dell'impegno e che non ci sono diritti ma solo conquiste e che tutto richiede disciplina e costanza.
    Grazie.

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    1. ciao grazie.
      Beh, i diritti "ci sono", nel senso che io e i miei vicini abbiamo diritto scritto nero su bianco di prelevare gli spandenti d'acqua della sorgente pubblica. Se così non fosse, magari sarebbero altri a invocare questo privilegio al solo scopo di far aumentare il valore di un terreno che vorrebbero vendere.

      Poi chiaramente c'è come scrivi tu la "conquista": la fatica per ripulire vasche e qualt'altro e far arrivare l'acqua. Comunque nulla per cui ci si ammazza, tanto più che il lavoro viene fatto a fine maggio quando ancora non c'è caldo.

      Sì, ci vogliono disciplina e costanza per la cura della terra. Non è posto per pigri, disordinati e bohèmienne.

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    2. Tutto sommato io e i miei vicini fatichiamo una giornata l'anno per avere acqua gratis che scorre 24 ore su 24 da maggio a ottobre.

      Un mio zio che possiede una campagna sull'Etna con agrumeto orto ecc. deve irrigare con l'acqua comunale e spende 4000 euro l'anno quando gli va bene.

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    3. Una delle politiche intelligenti sarebbe quella di favorire,anzi, di obbligare, ogni edificio, ad avere una vasca di accumulo per le piogge piovane.
      Questo non solo taglierebbe un po' le piene dei nubifragi (molto, in zone conurbate) ma garantirebbe pure l'utilizzo per sciacquoni e irrigazione domestica.
      Pensa che dove abito, un ex collega che era intenzionato a farsi costruire tale cisterna scoprì che... c'è una tassa locale sulle cisterne.
      Follia!

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    4. Acque piovane è diventato piogge piovane. :-S
      Scusate.

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    5. Si ecco UCoso, sei un vero genio. A Milano ci manca giusto mettere una vasca di acqua marcia, con corredo di pantegane o ogni tipo di insetti anche letali, per ogni edificio cadente. Senti, vuoi anche mettere dei terminator che girano per le strade a mitragliare la gente? Cosi, tanto per fare più sport e dimagrire.

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    6. Ah, nota la cretinata topica: le piene.
      Guarda che le piene, tipo l'esondazione del Seveso a Milano, non accadono perché piove su Milano. Accadono perché piove A MONTE, l'acqua viene raccolta dalle rogge, dai torrenti, poi dal fiume che si ingrossa. Per ridurre la piena nell'area "conurbata" è perfettamente INUTILE raccogliere l'acqua che cade sugli edifici, bisognerebbe intercettare quella che cade sui monti e sui campi, cosa geometricamente impossibile.

      I danni del lavaggio del cervello sono sempre più evidenti.

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  3. Mi piace un sacco leggere questi post, informativi, con un sacco di belle immagini, e che lasciano trasparire il lavoro duro, ma ben fatto, che porta degli splendidi frutti. Bravo!

    E grandiosa la ricetta dell'aperitivo della sera...
    ...e dal caldo umido dell'Italia settentrionale (non ancora ai suoi massimi, ma che già comincia a farsi pesantino) ti mando un saluto!

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    1. ciao saluti anche a te.
      se non rispondo subito è perchè sto tagliando le crescite ai (300) noccioli e sono impegnato.
      Anche qui umido, oggi 78%.

      Il frutto più bello del lavoro fisico è forse la soddisfazione, la gratificazione. Immateriale ma impagabile.

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    2. Wow, 300 noccioli!

      Tranquillo, rispondi quando ce la fai, non c'è obbligo!

      Decisamente, la soddisfazione, e poi anche i frutti della terra (e del lavoro), che immagino saranno anche buoni da gustare! Sai quello che mangi, ecco... Chi compra, deve fidarsi di quello che trova, e sperare che, almeno, non nocivo. Si narrano certe storie qui, zona rurale, di contadini che non rispettano i tempi con i pesticidi, quindi magari pensi di comprare dal contadino e sia più buono, invece ti trovi un sacco di roba chimica sopra.
      Non so se lo fanno per ignoranza o perché lo fanno apposta.
      Io penso per ignoranza.
      Infatti, ci sono stati, negli anni, diversi casi di cancro. Non sono un medico e non ho i dati, ma la prima cosa che mi viene da pensare è che non sanno misurare le dosi di quello che mettono (pesticidi, roba chimica varia...) e non rispettano i tempi. E magari loro stessi non rispettano le precauzioni di stoccaggio, etc etc. (Però: non ho assolutamente idea di che sostanze siano, sono solo una fisica).

      Buon lavoro!


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    3. Una volta ho visto un documentario sulle zone dell'Africa dove coltivano il "Qat" o come cavolo si scrive, una pianta da cui deriva una droga, tipo la Coca. Il contadino tipo diceva "il mio prodotto è il migliore, io sui miei campi ci metto più erbicidi di tutti!".

      Ignoranza? Si e no. Sicuramente il contadino non sa niente di chimica e nemmeno degli effetti tossici, tanto che sicuramente sparge i prodotti chimici a mani nude. Nello stesso tempo non gli interessa niente, quello che gli importa è massimizzare la resa del campo e guadagnare di più. Lo sa che non produce mele ma droga.

      Si potrebbe obbiettare che i prodotti chimici dovrebbero essere "regolati" alla distribuzione e vendita. Si, come i pickup giapponesi che sono il veicolo d'elezione su cui i tagliatore di teste montano mitragliatrici, lanciarazzi e/o usano per trasportare miliziani su e giù. Nessuno si domanda quali concessionari vendano questi pickup, quali grossisti vendano i pezzi di ricambio e cosi via.

      Idem per i diserbanti, gli antiparassitari eccetera che finiscono a milioni o miliardi di chili/litri sparsi in tutto il mondo e da li nel mangiare e nell'acqua.

      Questa è la ragione per cui rido dei cretinetti convinti che moriremo tutti per via della plastica. Poverina, che è quasi chimicamente inerte, tanto che si usa in ambito alimentare e chirurgico. Il caso classico è il vignaiolo "evoluto" che dichiara di avere rimosso i legacci di plastica dalle viti. Non dice cosa ci mette sopra le viti, però, infatti è risaputo che le case entro tot CHILOMETRI dalle vigne dovrebbero essere inabitabili, causa inquinamento ambientale.

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    4. La quantità di attacchi sulle piante da frutto e sugli ortaggi è letteralmente incalcolabile.
      A livello di antiparassitari io non ne faccio uso. Le arance in quanto agrumi non subiscono attacchi se non da una "mosca" ad agosto inoltrato.
      Le nocciole sono attaccate da una cimice con una perdita tra il 5 e il 7% - si potrebbero trattare ma il costo non è ripagato perchè comunque il margine di guadagno è basso.
      Tutto il resto cioè verdure pomodori ecc. subisce una perdita trascurabile quindi non tratto con antiparassitari e la produzione è veramente "biologica".

      Questo lo affermo io. Ovviamente il problema del "biologico" è un problema di fondo: devi fidarti del contadino che dichiara tale la sua produzione.
      "Ma non ci sono i controlli, le certificazioni" ?

      - sì, ma la certificazione consiste nel pagare 500, 700 euro l'anno al certificatore il quale rilascia una carta e poi se ne va. Nessuno verrà a fare controlli a sorpresa nel tuo terreno una volta che hai versato l'obolo al club dei produttori Bio. E nessuno farà una spettrometria di massa sulle tue verdure una volta che le vendi, anche perchè le analisi chimiche costano un occhio della testa.

      Per quanto invece riguarda le erbe infestanti, il vero problema dei terreni sono i rovi.
      I rovi sono di una tenacia formidabile e possiedono una specie di "intelligenza" vegetale. Recuperare un terreno in abbandono da dieci anni e infestato da rovi è praticamente impossibile.
      Perchè: puoi falciare via i rovi a tappeto con decespugliatrice a coltello, e cantare vittoria. Ma dura poco: le radici dei rovi sono presenti a centinaia di migliaia sottoterra, tenacissime e dure come la pietra, e si riproducono all'INFINITO.

      I miei vicini hanno liberato tre anni fa un terreno in questo modo. Brindisi balli canti e "ce l'abbiamo fatta".
      Io glielo avevo detto di spendere (ahimè) 400 euro per un trattamento d'urto con diserbante non appena i rovi ricrescevano...

      e così è stato.

      Il diserbante attualmente usato è il glifosato venduto commercialmente come Roundup. Viene spruzzato solo sulle foglie dell'infestante e da lì passa ALLA RADICE facendo morire la pianta definitivamente.
      Non ci sono altri metodi: finchè resta nel terreno il DNA dell'infestante, questa si riproduce.

      Da un paio di anni è stata avanzata l'ipotesi di cancerogenicità del Roundup. E qui siamo al punto: non è tanto la chimica in sè che sia nociva, ma il cattivo uso che se ne fa.
      Se il prodotto viene usato nella giusta quantità e in modo mirato, l'inquinamento dell'ambiente circostante è veramente minimo.
      Tanto più che la molecola è fotosensibile e si degrada al sole dopo un paio d'ore.

      Conosco invece personalmente agricoltori ignoranti che spargono il prodotto a tappeto nei noccioleti per risparmiarsi la fatica di decespugliare. Non so che guadagno ne abbiano, dato che comunque il diserbante non costa poco.

      Questa chimica comunque è di un livello superiore a quella di 40 e più anni fa: sono state scoperte molecole meno persistenti nell'ambiente. Il problema del DDT era proprio la sua stabilità: ovviamente dopo secoli di tormenti da parte di mosche e tafàni, agli agricoltori dell'epoca non parve vero di poter sterminare gli insetti con una spruzzatina - non gli si può certo fare una colpa se poi a dieci anni di distanza la molecola era ancora presente intatta nei fiumi laghi eccetera.

      Oggi ci sono molecole nuove ma comunque grosse sacche di ignoranza e malafede.

      Chiudo qui con una considerazione scherzosa che comprenderemo tutti data la nostra età anagrafica: vi ricordate quel ghiacciolo a strisce colorate orizzontali che vendevano negli anni Settanta ?

      Bene (e lo dico da chimico): se siamo sopravvissuti a quello, possiamo sopravvivere a qualsiasi attacco chimico !

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    5. vi ricordate quel ghiacciolo a strisce colorate orizzontali che vendevano negli anni Settanta?

      ...ehm, no, anche se come età ci sono... nel senso, sono nata nel mezzo degli anni Settanta. Mi sa che mia mamma non me lo comprava!

      Cosa c'era dentro? Mi incuriosisce!

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    6. Era un festival di coloranti.

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    7. A proposito del rovo, leggo:
      "Nell'uso popolare, i giovani germogli, raccolti in primavera, sono ottimi lessati brevemente e consumati con olio, sale e limone, al pari di molte altre erbe selvatiche primaverili.
      I germogli primaverili, colti quando il sole è alto, lavati e lasciati a macerare in una brocca di acqua fredda tutta la notte, danno una deliziosa e aromatica acqua depurativa, tradizionalmente usata per favorire le funzioni intestinali e depurare l'organismo dalle tossine accumulate durante l'inverno. "

      Secondo me il rovo si eradica senza chimica dissodando il terreno il più profondamente possibile e rimuovendo A MANO le radici. Oggi è un lavoraccio ma se consideriamo i migliaia di chilometri di muretti a secco e case fatte di pietroni tutti mossi e sollevati a braccia, penso che in origine questo non fosse un problema.

      Secondo me ci sono due variabili opposte da considerare.

      Da una parte nella antichità il rendimento delle culture era molto inferiore a quello attuale.
      Dall'altra, nella antichità su un pezzetto di terra vivevano famiglie di decine di persone.

      La composizione di queste due variabili è relativamente semplice, quelle decine di persone, donne, vecchi e infanti compresi, lavorava incessantemente per cavare il massimo dalle risorse nulla disponibili, anche considerato che a parte qualche utensile metallico e qualche tessuto, tutto il resto doveva essere auto-prodotto. Quindi per contendere la terra a vegetali e animali ci davano dentro di continuo, ogni centimetro. Inoltre, cercavano di utilizzare varianti animali e vegetali che erano "mirate" ad un certo contesto e che oggi sono scomparse, data la uniformità dei prodotti "commerciali/industriali".


      Ora, se uno volesse produrre in maniera "bio", posto che sia tecnicamente fattibile, bisognerebbe recuperare sementi e esemplari di queste varietà dimenticate e bisognerebbe applicare una quantità di lavoro manuale esorbitante, cosa che esclude a priori una finalità "commerciale" se non per dei clienti milionari.

      Vedevo tempo fa un video su una fattoria giapponese dove vendevano al dettaglio a chi si presentava alla loro porta, uva e una specie di pera, niente di "bio", normale produzione moderna. Il cliente poteva andare nel campo e scegliere direttamente il grappolo o la pera dalla pianta. OGNUNO era confezionato sulla pianta in un sacchetto (di carta?). La frutta DAL CONTADINO costava 10 volte quella che noi troviamo al supermercato.

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  4. Le melanzane tardano sempre ad arrivare quando mio padre le pianta a Nicolosi arrivano solo ad Agosto, forse in parti più calde della Sicilia arrivano prima.
    In questi giorni siamo stati ospiti da una signora conosciuta su warmshower. La prima cosa cosa che ha fatto è stato offrirci da bere, sul tavolo c'era un vino rosato e un succo d'arancia...così ho pensato alla tua foto e ho fatto il mix. Non sarà lo stesso delle tue arance fresche però era buono ;)... un brindisi quindi ;)

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    1. Il tocco finale è l'aggiunta delle foglioline di menta.
      Ieri mi sono recato in campagna da miei zii sull'etna zona Trecastagni. Ho portato con me una menta particolarissima mai vista, di odore intenso con note di limone. L'ho già trapiantata.

      Buon brindisi e buona continuazione.

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    2. Aneddoto: mia mamma per anni ci ha servito il mangiare con il "prezzemolo", indagando abbiamo scoperto che era un'erbaccia che cresceva spontaneamente in un vaso che in realtà non aveva niente a che fare col prezzemolo. Vai a sapere che erba fosse, per fortuna non era particolarmente tossica. La cosa bella è che non sapeva nemmeno di prezzemolo ma per mia mamma era un dettaglio secondario.

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    3. Circa 25 anni fa un mio parente mi prestò i due volumi di tale Carlos Castaneda 'Gli insegnamenti di don Juan', in pratica il racconto di un percorso di "conoscenza" effettuato con uno sciamano del Messico come maestro. All'epoca queste cose mi attiravano un po'.

      Tra le varie pratiche per accedere alla conoscenza c'era l'uso della pianta Datura Stramonio. In particolare il decotto di radici.

      Tanto feci che riuscii a reperirla ai lati di una strada di campagna in Sicilia. La raccolsi ma non ebbi il coraggio di ricavarne alcun decotto e tanto meno di berlo.

      Il problema con l'estrazione di principi attivi dalle piante é che non sei mai in grado di quantificare la sostanza ottenuta.

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    4. Intendo dire: la quantità "giusta" per ottenere l'effetto desiderato senza andare oltre, cioè al Camposanto.

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    5. Ma lo sai che una menta così mi era cresciuta sotto la finestra dove abitavo ad Amburgo? L'anno prima avevo piantato la menta normale e l'anno dopo venne fuori quella che avevo piantato e questa che sapeva di limone...incredibile!

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    6. Dai Lupo, la sapienza delle erbe richiede strumenti antichi. Tu fai il decotto e poi lo somministri al gatto, che pesa molto meno di te. Se il gatto non muore, il decotto è relativamente sicuro.

      Penso che nei casi dove serviva più precisione usassero dei criminali come cavie, pratica che si è conservata praticamente fino ad oggi, infatti mi risulta che negli USA i galeotti siano usati regolarmente per gli esperimenti.

      Un altro sistema è fare il decotto e poi berne un cucchiaio. Se non fa effetto, due cucchiai e cosi via. Certo, sia nel caso del gatto che del cucchiaio, ogni volta devi ripetere il test.

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    7. Ho identificato la menta "sconosciuta". Trattasi della Menta Arvensis o Campestre. Le foglie sono meno "grasse" di quella siciliana, di un verde meno brillante e più scuro. Lo stelo è a sezione quadrata e non circolare.

      E' più diffusa al nord Italia. Irregolarmente al centro-sud.

      L'aroma non è tanto di menta quanto agrumato; rammenta la citronella (bellissimo).
      Notizie qui:

      http://www.fungoceva.it/erbe_ceb/Mentha_arvensis.htm

      https://it.wikipedia.org/wiki/Mentha_arvensis

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