ISTRIA 2026
DIARIO DI VIAGGIO - SECONDA PARTE
Sbarcato a Muggia [ancora Italia ma per breve tratto] inizio a percorrere la litoranea passando per i centri di Capodistria e Isola d'Istria. Sono nel breve tratto sloveno costiero, dove la ciclabile coincide in parte con la ex ferrovia Parenzana, comoda per muoversi in bici al di fuori delle strade comuni.
Dopo qualche collina arrivo alla frontiera con la Croazia. Da qui seguo una carrareccia in salita che attraverso un bosco mi porta alla minuscola frazione di Valizza dove trovo alloggio in un comodo e attrezzato bungalow.
sopra: il centro di Isola d'Istria e la frontiera Slovenia-Croazia
In serata risolvo il problema della cena recandomi in bici a un ristorante distante tre chilometri. Si mangia divinamente, anche se i prezzi sono più alti di quanto credessi. Fare ritorno col buio mi impensieriva un po', ma accendo le luci su una strada con traffico scarsissimo e dall'asfalto perfetto.
Tappa 10. Pedalo su belle strade costiere a pochi metri dal mare; sul lato interno tantissimi recenti uliveti con gli alberi bassi che incoraggiano la raccolta.
Giungo a Parenzo e la oltrepasso - la città è sconvolta da un cantiere colossale. Riesco a tirarmene fuori grazie a un sentiero pedonale a ridosso del mare.
Arriva il momento più toccante del viaggio: prima di ripartire vado a rendere omaggio alle vittime delle foibe al locale cimitero appena fuori città. Alle vittime è stata dedicata recentemente una targa che però ipocritamente evita di citare "foibe". Domando a una impiegata all'ufficio dove si trova la targa, e mi dice di non saperne nulla e che ho sbagliato posto. Allora tiro fuori la foto da internet e gliela mostro in diretta: "aaahhh siiii i partisans, dietro a sinistra" -
Ho un fiore finto portato da casa e lo dispongo tra gli altri, anche in nome della povera Norma Cossetto [che è però sepolta al cimitero di Visinada-Santa Domenica, nell'Istria interna]. In tredici contro una ragazza di 23 anni - che coraggio, eh?
in alto: la costa istriana e l'omaggio alle vittime italiane a Parenzo
Proseguo per il piccolo villaggio di Vrsar che si trova in cima a una collina a pochi passi dal mare. L'indomani decido di passarci una giornata di riposo dato che il posto mi piace. C'è odore di legna bruciata, un piccolo incantevole centro storico e soprattutto un ristorante dove faccio una cena memorabile.
panorama da uno dei belvedere di Vrsar, Croazia
Il dodicesimo giorno di viaggio è quello delle strade sterrate: la prima è una pista pietrosa che costeggia il bordo superiore di un canyon - il fiordo marino Limski, lungo dodici chilometri. Probabilmente in estate sarà tutto un pullulare di mountain bike, gravel eccetera - adesso non c'è anima viva per ore e ore, bisogna stare a proprio agio da soli per fare queste strade.
Finita essa [la sterrata] scendo a livello del mare e risalgo di 150 metri per imboccare una ciclabile in terra battuta ricavata da ex ferrovia che si dirige in leggera discesa verso il mare poco prima di Rovigno d'Istria.
in alto: la carrareccia lungo il fiordo Limski
in basso: la ex ferrovia che porta a Rovigno d'Istria
Rovigno è incantevole - è la città croata più bella vista finora. Ho una stanzetta proprio nel centro storico, fatto di vecchi edifici alti con enormi camini e strade acciottolate che riflettono la luce dei lampioni. Passo il resto della sera passeggiando tra il porto e la città.
sopra: nella bellissima Rovigno d'Istria
13^ tappa, 13 marzo. Alle 7 di mattina esco fuori per fotografare il porto di Rovigno alla luce dell'alba. Finita la colazione lascio la stanza in direzione di un meraviglioso tratto costiero fatto di baie, insenature, pinete e scogliere calcaree che incorniciano un mare stupendo verde e blu. Un'autentica cartolina della Croazia persino "stressante" dato che viene di fermarsi ogni venti metri a scattare foto.
In tarda mattinata la bella luce lascia il posto a un cielo livido. Lunghi tratti costieri a volte sterrati mi portano infine a Pola. Qui sono numerose vestigia romane: un arco trionfale, un mosaico scoperto nel retro di un parcheggio cittadino, un tempio con sei colonne e un colosseo (Arena di Pola) che francamente è anche più scenografico di quello di Verona.
Ho una stanza in una mansarda di un vecchio palazzo un po' ai margini del centro. Si respira un misto di italianità e atmosfera balcanica.
sopra: immagini di Pola, tra cui l'Arena romana
Il giorno 14 lascio Pola con una poco incoraggiante salita a muscoli freddi. Una volta guadagnato l'altopiano la strada dà tregua, snodandosi solitaria nella campagna. Traffico quasi zero. Scendo bruscamente verso Rasa, un centro di fondovalle legato all'estrazione del carbone - e risalgo sino ai 320 metri di Labin, Albona.
Ho fatto "solo" 46 chilometri ma sono contento così. Albona è anch'esso un centro carbonifero. Ci sono strette viuzze, bei panorami e un'aria fredda e tagliente che mi rende più grato il rientro in camera, in un vecchio palazzo con i muri spessi un metro.
Tappa 15. La colazione all'albergo di Albona è di quelle storiche: due toast (e non piccoli), uova sbattute e due enormi crepes con la nutella. Con le calorie incamerate potrei arrivare in Albania entro fine giornata, penso -
Invece, dopo aver efficacemente fatto fuori una salita e visitato il piccolo villaggio semiabbandonato di Plomin inizierà la strada costiera verso la fin troppo turistica Opatija e infine Fiume, che raggiungo alle 16.
L'arrivo in città è preceduto dal passaggio a fianco di enormi magazzini e una vecchia raffineria, ma il centro è gradevole e popolato di belle persone che passeggiano sul molo. Tutto appare enorme, come a Trieste. Le gru portuali, le banchine, i palazzi.
Ho una stanza in un vecchio edificio del quartiere del mercato a due passi dal porto.
sopra e sotto: l'ultimo tratto croato del viaggio tra Albona e Fiume
Giorno 16. Da Fiume prendo un treno alla volta di Lubiana, nella Slovenia interna. La bigliettaia mi dà un'informazione inesatta: avevo chiesto se c'è una carrozza apposita per le biciclette, come avevo letto, e mi aveva risposto di no. Invece la carrozza specifica c'è e ha anche grande spazio all'interno. Il problema è accedervi: la porta è molto stretta e il predellino (se si chiama così) e parecchio alto. Anche una persona appesantita e con scarsa mobilità avrebbe difficoltà a salire. In pratica, per quanti sforzi faccia non riesco a mettere su la bici. Per fortuna si materializza un capotreno che si degna di darmi una mano.
Una volta a bordo è fatta. Si parte in orario con questo lento treno degli anni Ottanta e si viaggia in salita verso la Slovenia. A causa di cantieri prima di essa ci sarà un ritardo di quasi mezz'ora e sono già le 15, sotto un cielo cupo che annuncia pioggia.
Decido di prendere un secondo treno per portarmi di poco avanti in direzione ovest verso Kranj dove si trova un ostello davvero a buon mercato. Con altri 3 euro salgo su un treno stavolta moderno e lascio Lubiana e la sua stazione, in cui regna un caos infernale a seguito di un cantiere.
in alto: l'arrivo a Kranj, Slovenia
Ho fatto bene a preferire il treno e fare questo "salto della quaglia": poco dopo l'arrivo all'ostello si scatena una pioggia torrenziale -
Riassumendo: sono di nuovo in Slovenia in una camerata tutta per me a soli 22 euro. Mi faccio un tè e mi godo la pioggia da dietro la finestra con i termosifoni accesi mentre cala l'oscurità.
Tappa 17. Lasciata Kranj viaggio in direzione ovest, cioè decisamente verso l'Italia. Ciclabili e strade secondarie si snodano tra boschi e villaggi dall'aspetto austriaco. Il paesaggio è alpino, non ci sono più i lecci e gli ulivi della Croazia ma alti abeti. In tutto questa bellezza non mancano dure e improvvise salite a ricordarmi che anch'esse esistono.
Alle 12 arrivo al lago di Bled, uno dei posti più iconici dell'intera Slovenia. Faccio diverse foto, poi riparto anche perchè tira un'aria gelida da nord che fa rabbrividire anche se ci si mette al sole.
Raggiungo il piccolo villaggio di Mojstrana alle 16 - ho una stanza tutta di legno in una baita-ostello molto pittoresca. Uniche pecche: un gran caldo esagerato non regolabile e un'insonorizzazione letteralmente inesistente tra le stanze.
sopra: pedalando in Slovenia verso il pittoresco lago di Bled
sotto: verso Mojstrana
Il diciottesino giorno si presenta con cielo grigio, freddo e nevischio-pioggia. Le previsioni direbbero che durerà fino alle 10 del mattino ma ho seri dubbi. Decido di partire comunque.
Fortunatamente percorro la ciclabile D-2, al riparo dalle auto e con salite a bassa pendenza. Procedo bene sino a Kranjska Gora, ma a Ratece devo abbandonare la pista a causa dell'accumulo di neve ormai superiore ai 5 cm.
Mi dirigo sulla statale - il confine dovrebbe essere vicino e infatti vedo un cartello blu con scritto Italia. Sotto una debole nevicata indosso in giubbotto di piumino sotto l'impermeabile, anche perchè iniziano furiose ancorchè benvenute discese.





















































Grandissimo tour,sei stato grande e una ferocissima invidia da parte di un tipo che riesce a malapena percorrere una quarantina di chilometri al giorno.
RispondiEliminaCiao e complimenti:-))
Ciao, ti ringrazio. Comunque anche con 40 Km al giorno, in poco più di 20 giorni ne fai già 1000 complessivamente. A piedi ciò è impensabile. La bici è parecchio produttiva.
EliminaIn generale la riflessione che mi è nata leggendo di questo viaggio, ma anche quando guardo le mappe storiche di quella parte d’Italia, è un’altra.
RispondiEliminaQuello che penso è: quanto ci è costata la nostra storia recente? Cosa abbiamo perso? Che bel pezzo d’Italia abbiamo perso. E, con tutti i suoi difetti e contraddizioni, dobbiamo ringraziare l’America se non ha fatto quella fine anche tutto il Nord Italia, o l’Italia intera.
I nostri partigiani — o meglio i loro eredi, perché ormai i testimoni diretti sono pochissimi — spesso si intestano la liberazione dell’Italia e, ancora oggi, sputano sugli americani. Ma viene da chiedersi: se fosse stato solo per loro, dove saremmo finiti?
Immagino foibe ovunque per chi si opponeva e una vita miserabile come quella vissuta da tanti in quei territori. Ho visto diversi documentari su quel pezzo d’Italia e penso che chi ancora oggi immagina o vorrebbe un destino simile per tutta l’Italia sia, in qualche modo, complice.
Secondo me la dicitura “comunista” dovrebbe essere bandita in tutta Europa. Non perché sia un’ideologia opposta alla mia, ma perché non potrà mai essere davvero discontinua rispetto a quel percorso storico e a quegli eventi. Già solo quel termine rappresenta una linea diretta di continuità con quel sistema. Certo, anche cambiando nome si potrebbe andare nella stessa direzione, ma se non c’è neppure la volontà di nasconderlo allora significa che è proprio lì che si vuole andare.
Faccio un piccolo esempio. Hai presente la vicenda del locale andato a fuoco in Svizzera? In giro su internet ho visto comparire il commento: “anche i ricchi muoiono”. Poi, frugando nei profili, riconosci l’estrazione politica di certa gente e ti rendi conto che la linea è quella. E probabilmente non cambieranno mai già il piccolo non cambia mai, figurarsi i grandi apparati di sinistra.
L'Istria è stata invero una gran perdita. Fu romana e per secoli Veneziana, sino alla fine del 1700. Dal 1918 al 1945 fu italiana con de-slavizzazione applicata. Dal '45 tornò agli slavi che a loro volta de-italianizzarono la regione.
EliminaNel primo periodo rovente di questo processo ci furono le vendette e le foibe. Noi non abbiamo vissuto quell'epoca, tuttavia se si poteva in qualche modo giustificare la ritorsione e l'assassinio di un podestà, appare abnorme invece prendersela con una studentessa di 23 anni, legarla a un tavolo, farle la festa in tredici e buttarla viva in una cavità profonda 130 metri.
Ma quello che ANCORA OGGI è intollerabile è che ci sono associazioni, intellettuali e giornalisti che vorrebbero silenziare l'accaduto (come la sinistra ha fatto per 80 anni) perchè gli appanna la narrazione del partigiano glorioso.
I comunisti dell'epoca volevano applicare in Italia la formula bolscevica. Avremmo avuto una specie di comunismo-cuscinetto compreso tra est e ovest, come di fatto si instaurò nella Iugoslavia di Tito, che si disallineò molto in fretta da Mosca e dal Partito.
Non avremmo avuto il boom degli anni '60 e neanche quello degli anni '80.
Fortunatamente sul piano personale io non sono stato soggetto alla narrazione esaltativa del partigiano. Intendo dire a scuola.
Posso vedere le cose anche dall'altra parte, per quanto è concesso farlo.
In tempi recenti sono venute fuori molte notizie scomode, per quella parte politica che sappiamo.