domenica 17 novembre 2013

Mica tanto piatti, questi Nebrodi !

Desideravo raggiungere le Rocche del Crasto (=del pecorone castrato) da almeno vent'anni. L'enorme massiccio calcareo risalente al Mesozoico (250 milioni di anni fa) incombe a oriente su Longi, a occidente su Alcara Li Fusi e la vallata del torrente Rosmarino. Queste montagne tozze, ripide e bianche mi avevano sempre affascinato. Le ho raggiunte partendo da Longi, forse l'avvicinamento più bello dato che si percorre almeno per un tratto una vecchia mulattiera.

Il percorso inizia dalla piccola frazione Filipelli, dove lascio l'auto. Raggiungo il piano sommitale in un'ora e mezza e inizia lo spettacolo.
l'abitato di Longi all'alba
inizio a camminare - frazione Filipelli
verso l'altopiano sommitale

stazzo (recinto) per asini

L'altopiano sommitale è straordinario. Mi fermo a pranzare su una delle rocche più belle e panoramiche. Il silenzio è rotto solo dalle campane delle mandrie in lontananza. Dal terreno emergono dicchi, speroni, dolmen, forme falliche di antico calcare.
Calano basse nuvole che indugiano tra le montagne rendendo l'atmosfera surreale.
La macchina fotografica inizia a scaldarsi, e io con lei.




Intorno alle 15 abbandono a malincuore questo posto bellissimo. Era dal tempo delle mie escursioni in Valsesia che non mi sentivo così felice. Ridiscendo a Longi ascoltando il Requiem di Gabriel Faurè, una delle vette più alte della musica classica a mio parere, non prima di aver immortalato ancora una parete rocciosa liscia e verticale che incombe sul sentiero di ritorno. E poi un cavallo che mi saluta amichevolmente con un peto sonoro e prolungato. Ma questo non posso farvelo sentire.




Rammento che le immagini sono coperte dal Diritto d'autore

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