lunedì 4 giugno 2018

Fichi d'india in fiore. Una mattina al mare.





Quanto mi piacciono i fichi d'india. Così caratteristici del paesaggio siciliano - ribelli, grandi e decisi rispetto ai loro cugini sardi; con le loro buffe pale grigio-verde che formano le architetture più strane. Con quei loro frutti di una dolcezza e di un sapore unici - che aprirli è un'arte e mangiarli freddi di frigorifero ti manda in estasi.







Lungo la strada che porta alla mia campagna ci sono varie formazioni che crescono in posizioni difficili. E quest'anno hanno prodotto un sacco di fiori.
Si tratta di fiori gialli ed effimeri che mi sono fermato a fotografare per mezz'ora sollevando la curiosità di chi passava e magari non ci aveva neanche fatto caso.





in alto e seguenti:
i fiori dei fichi d'india siciliani











Quello delle piante succulente, tra le quali i fichi d'india, è un mondo tutto particolare. Ho appreso che il fico d'india effettua la fotosintesi direttamente attraverso le pale, che si chiamano cladodi. Si tratta di una speciale fotosintesi denominata CAM tipica degli ambienti estremi quali quelli desertici.

La pianta è originaria del Messico e pare sia stata importata in Europa dai primi esploratori contemporanei di Colombo.
Invito alla lettura della pagina wikipedia dei fichidindia; è davvero molto interessante.




sopra e sotto:
frutti chiusi e sbucciati
dei fichi d'india




La mia ricetta: nessuna guarnitura, niente di niente.
Il trucco è "termico". Sbucciare i frutti la mattina
( non all'ora di pranzo perchè non avrete voglia di farlo ) e metterli
in frigorifero; trovarseli già pronti e freddi a fine pasto
è il massimo della goduria.



Da un anno circa ho impiantato un piccolo fico d'india nel mio terreno; gli ho scelto un posto molto assolato e sta crescendo tranquillo. Ogni tanto, soprattutto nelle giornate estive più torride, gli porto un secchiello d'acqua e pare che sia contento così:


 Il fico d'india di Lupolibero.
Il treppiede di pali di legno serve
a segnare il punto per non distruggerlo
durante il decespugliamento.





AL MARE

Da un paio di giorni fa un certo caldino. Ho deciso di passare qualche ora al mare, che dista venti minuti d'auto da casa. La costa tirrenica in questa zona offre sia spiagge di ghiaia sia di scogli, ma questi ultimi mai troppo accidentati. Ci sono anche dei fondali bassi rocciosi per chi vuole cimentarsi con la maschera.

Io non sono mai stato 'persona di mare' - mi accontento di nuotare a qualche decina di metri dalla riva.







Al mare ! 
( foto dedicata a Oriana, blogger Finally Mallorca )...




Scelgo sempre un'insenatura presso un piccolo borgo di pescatori dove la strada fa un'ampia curva e le barche sono parcheggiate sui marciapiedi:















In certi punti di questa lunga spiaggia si accumulano le piante  marine  Posidonia. Pare che la loro presenza indichi buona qualità delle acque marine costiere.


La pianta marina Posidonia arenatasi sulla spiaggia.




Questo piccolo borgo è incantevole; poche case colorate e una trattoria che sembra uscita fuori dagli anni Sessanta. Si mangia cous cous di pesce fresco sotto una tettoia a pochi metri dal mare - proprio come fa il commissario Montalbano nella serie televisiva.


Sono i primi di giugno e la spiaggia è poco frequentata. Ci sono: una coppia di anziani sotto un ombrellone; due ragazzini stranieri con la madre; una coppia di fidanzati; una ragazza sola che ha un grande tatuaggio sulla schiena e indugia a entrare in acqua.

Il mare non è ancora tiepido come ad agosto o settembre. L'acqua è fresca, non fredda. Oggi era calma e produceva un bel rumore incontrando gli scogli bassi. Ho fatto il bagno due volte e mi sono asciugato al sole. Alle 11 è passata la motoape del venditore di pane che si fermava casa per casa.
Mi era venuta una mezza idea di sedermi alla trattoria, invece ho deciso di comprare qualcosa in un panificio.

Ho acquistato un "rustico" al forno con ripieno di formaggio e spinaci. Volendo c'è anche la variante formaggio e melenzana.
E per dolce una ciambella di pasta fritta e zuccherata.





sopra: un "rustico", cibo da forno
prodotto e venduto presso i panettieri

sotto: una ciambella con lo zucchero







Queste ciambelle le conosco da quando andavo alla scuola elementare. A Catania erano un modo diffuso per mangiare qualcosa nell'intervallo.  Mi ricordano infatti il cortile assolato del collegio, i preti che facevano avanti e indietro sotto i portici tenendoci d'occhio, la temuta campanella del rientro in classe, il silenzio e la disciplina, le file per tre -

Ma adesso voglio fermare qui questa catena di ricordi. Chè sembra ieri e invece sono già passati diversi decenni. Diavolo come scorre la clessidra della vita...

Questa ciambella costa solo 80 centesimi ed è così buona che ne compro un'altra.
La signora del panificio mi vede tornare di nuovo e mi illustra altre meraviglie della sua produzione, tutta buona, fresca ed economica. Pago saluto ed esco -
Incontro una scolaresca rumorosa; qualcuno ride perchè ho tirato fuori la reflex per fotografare il dolce che ho in mano. Mi metto a ridere anch'io, qui su questa panchina sotto questo sole di Sicilia.

Ecco, per oggi sono felice così; ho avuto a disposizione un mare da sogno e due ciambelle, dico due: che lusso.
E' davvero bella, la vita.



Ciambella zuccherata #2




20 commenti:

  1. Come le togli le spine?
    Qui fa caldo ma piove continuamente, oggi ero in giro in bici ho dovuto rientrare.

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    1. Le spine non le tolgo. Vanno via con la buccia quando apro il frutto. C'è una scuola di pensiero che suggerisce di rimuoverle con bagni in acqua o getti d'acqua. Per me è una perdita di tempo usare acqua, bacinelle eccetera.

      Ho sempre sbucciato i fichidindia come è mostrato in questo video:

      https://www.youtube.com/watch?time_continue=79&v=HZlSFKMfUoE

      In questo modo non ho mai preso spine (e comunque sono molto peggio quelle dei rovi, semmai).
      Nel catanese, certi venditori ambulanti consumati e specializzati in fichi d'india maneggiano tranquillamente i frutti a mani nude perchè ormai hanno certe callosità alle mani che glielo consentono.

      Noi comuni mortali è meglio che non ci proviamo e facciamo come - correttamente - mostrato sul video youtube.

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    2. Hai fatto bene a uscire. Mi servirà un cicerone ciclistico per il Parco di Monza, quindi il prossimo fine inverno/inizio primavera mi accompagnerai.

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    3. Da ragazzo, durante un soggiorno presso i bedu... ehm, i Calabresi, partecipai alla raccolta, che se ricordo bene si faceva con una canna aperta alla estremità a formare una specie di cono a quattro dita. Ricordo che le spine erano fini come capelli e difficilissime da togliere, dolorose specie se prese contropelo.
      I rovi non li temo perché mi sono familiari, come tutte le specie che producono bacche/frutti/fiori/semi commestibili che si trovano dalle mie/nostre parti.

      Il parco fa parte del mio giro di allenamento che prevede una ventina di km in bici e una decina a piedi. Da giovane i km a piedi li facevo di corsa ma ora un po' non ho voglia un po' mi fanno male le ginocchia. Volendo c'è una ciclabile che dal parco attraversa Villasanta e Arcore, io sono arrivato solo fino a Lesmo, non so poi come prosegua. Si può andare benissimo in inverno.

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  2. La tua foto credo sia più storta di quella che ho fatto io, grazie per la dedica, ci si copia a vicenda, speriamo nessuno si innervosisca :-). Anche io non sono amante del mare, l'ho scritto più volte, io il mare lo odiavo, ora l'odio è passato per fortuna e il mare riesco a sopportarlo. Entro in acqua quasi esclusivamente per allenarmi, ora che ho la spalla infortunata non metto neanche la punta del piede in acqua. Sono stata al mare anche oggi pomeriggio, sdraiata sulla spiaggia a studiare i verbi spagnoli e a guardare l'acqua da lontano :-). Qui la spiaggia è già pienissima di turisti, lì da te vedo e leggo che è più tranquillo.

    Capisco quello che scrivi sul lusso di due ciambelle e il mare da sogno. Quando andiamo in montagna porto sempre un frutto, un panino e dell'acqua. Poi arriviamo in cima e mangiamo, lì mi sento ricchissima. Penso sempre alla gente che in quel momento è al ristorante a mangiare chissà che cosa a chissà che prezzo e probabilmente ci è andato in macchina e noi invece siamo lassù, in quel posto stupendo. Lo dico sempre al mio bello, sceglierò sempre, finché il corpo regge, un pezzo di pane e una camminata invece di un pasto al ristorante.

    Quando ancora ero in Svezia pensavo spesso alla sicurezza economica che avevo/ho lì e la vita infelice che facevo contro il rischio di ritrovarmi a mangiare pane ed acqua ed essere viva e felice a Maiorca. Ho scelto la seconda e spero di poter continuare in questa direzione.

    Quei fichi d'india te li invidio.

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    1. Le spiagge del Tirreno messinese non riescono mai ad affollarsi. Solo in pieno agosto c'è un po' più di gente, ma in confronto ai litorali adriatici ecc. qui è un "deserto".
      Non ci sono grossi centri urbani e come se non bastasse non c'è un'industria turistica sviluppata ai livelli del nord Italia.

      "sceglierò sempre, finché il corpo regge, un pezzo di pane e una camminata invece di un pasto al ristorante." = ecco perchè MERITI di essere dove sei.
      E ho detto tutto.

      Sai che a proposito delle ciambelle zuccherate, quando ero in Svezia le vedevo tali e quali nei supermercati reparto dolci?
      Forse la Sicilia le ha importate dalla tradizione nordica?
      Oppure è avvenuto il contrario?

      Devi averle viste anche tu per forza - hai vissuto in Svezia tanti anni...

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    2. Vedi, anch'io nella foto ho inclinato l'orizzonte ma messo i piedi in riga. Anzi io ci ho messo la faccia, cioè ho mostrato i piedi. Tu invece i tuoi piedi di campionessa li hai occultati !
      :-D

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    3. Dubito che la Sicilia abbia importato cucina dalla Svezia.

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    4. Citando un film, credo di Alberto Sordi, noi si era già tutti froci quando voi vi dipingevate ancora la faccia debblù.

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    5. Lupolibero, i piedi li ho occultati perché faceva un freddo che non ti dico infatti quel giorno sono rimasta con i vestiti addosso.

      Oggi ho fatto 63 km in bici e visto i fiori dei fichi d'india, ho pensato, mi fermo e li fotografo, poi mi sono detta neeej (in svedese, penso quasi sempre in svedese :-)) che mi sembrava di copiarti :-).

      L'unica ciambella che mi viene in mente di aver visto in Svezia è il donut. Credo di averla assaggiata una sola volta e non mi è piaciuta molto, quello che si sentiva di più era il sapore dell'olio fritto. Quelle siciliane le immagino molto più buone

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  3. Mare splendido!!!

    Fichi d'india... che buoni che devono essere... a me piacevano quelli che vendevano al supermercato, figuriamoci come devono essere quelli freschi...

    Lorenzo: c'è una tecnica per togliere la buccia, spine comprese. Non si sbucciano come mele... La scorza è dura, ma viene via grosso modo intera se procedi con metodo.

    Inoltre, che dire delle ciambelle?

    Invidia massima!

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    1. Dovessi descrivere il sapore dei fichi d'india non ci riuscirei. Non è simile a nessun altra cosa.
      A onor del vero devo dire che i frutti venduti al supermercato sono altrettanto buoni; una volta mio padre ne ha comprati all'Eurospin ed erano ottimi.

      La scorza non è proprio "dura" - è flessibile e per fortuna spessa solo mezzo centimetro. Una volta che ci prendi la mano li apri per gioco.
      Sono un gran bel frutto che potrebbe avere molto più mercato non fosse per le temute spine, che poi a dire il vero non è che siano così terrificanti.


      un caro saluto -

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    2. Nuvola sai che mi fai ridere? La "tecnica" prevede o che tu abbia i guanti o che tu abbia degli strumenti per maneggiare il frutto. Se ti trovi nel campo alla veneta, al massimo hai un coltello e magari neanche quello. Tieni conto che il succo macchia come quello di tutta la frutta per cui usare un indumento significa buttarlo.

      Inoltre, la destrezza dipende dalla familiarità. Io sarei un po' preoccupato di sbucciare un fico d'india e accidentalmente spostare le spine sulla polpa per poi trovarmele in bocca o peggio in gola.

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    3. Boh, confesso che la tecnica che mi insegnò un mio compagno di università (matematico, siciliano&lombardo) era a mani nude... basta guardare dove si mettono le mani (e non avere le dita ultra-grosse), le spine non sono ovunque, c'è una sorta di reticolo più o meno regolare, se le dita stanno nella cella fondamentale del reticolo allora puoi tenere il frutto saldo, senza temere le spine. Oppure infilzi una forchetta. E poi tagli da una estremità e procedi.

      Comunque non c'è problema: non sei obbligato a mangiare i fichi d'india, se temi le spine.
      Pensa che io bevo la spremuta di melograno fresco fatta dai turchi nei chioschi.
      È buonissima, a dire il vero...



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    4. Un fico d'india, due fichi d'india, eccetera. Si potrebbe fare uno studio statistico su quanti ne puoi manipolare prima di prendere una spina, di fartelo cadere addosso e prenderne "n" o peggio di infilartene una in bocca.

      Come col tuo melograno fresco, che mi ricorda gli ambulanti venditori di cozze napoletani. La parola "fresco" è sinonimo di epatite e salmonella.

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  4. Parlando di cose serie:
    Si diceva del "Nord Industriale" rispetto alla Sicilia.
    Ecco come era la "fabbrica" sita in Bollate e luogo di questo tragico evento:
    "Il 7 giugno 1918 un'esplosione distrusse la fabbrica di esplosivi Sutter & Tehevenot provocando la morte di sessanta operaie soprattutto donne e ragazze."

    Operaie straccione a piedi nudi a montare bombe dentro una stalla.

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  5. Dopo il nostro momento cibo siciliano ecco il momento cibo siciliano by LupoLibero :).
    "Il rustico", o meglio anche conosciuto come "cattucciata" (nella provincia di Catania perlomeno) con le melanzane e mozzarella è ancor più buono con il prosciutto cotto in aggiunta. La Tavola calda è una delle cose che più ci manca quando siamo all'estero, quando abbiamo vissuto in Germania non abbiamo trovato un alternativa simile se non un cornetto salato al prosciutto cotto e formaggio. In Uk l'alternativa quasi degna sono i "Pasticci" torte salate di pasta brisè o pasta sfoglia di piccole dimensioni per lo più a base di carne che vendono nelle macellerie, buono ed economico. La pecca dei pasticci e che si mangiano freddi e vengono serviti freddi, e la pasta sfoglia oleosa fredda con la carne e il suo grasso freddo non lasciano una piacevole sensazione sul palato, li ho provati caldi ed è tutta un altra cosa ma la bellezza di un cibo così è che devi comprarlo e mangiarlo. In Francia esiste molta roba simile ai nostri rustici o anche alla scacciata, dalle quiche alle ...torte del Limousin.. che ricordano un po' la scacciata, c'è di tutto è per tutti i gusti solo che queste cose tradizionali costano uno sproposito rispetto alla tavola calda siciliana. Avendo un forno a disposizione non è difficile preparare la tavola calda, può essere anche bello ma non è più la stessa cosa...di fatti tu al mare hai potuto scegliere tra una trattoria e un panificio, avrai speso circa 4 euro al panificio tra ciambelle e "rustico" e non hai dovuto preparare niente :) non è la stessa cosa di preparare l'impasto della tavola calda aspettare che lievita, infornare il prodotto aspettare e poi mangiare, anche volendo non avresti potuto perchè non esiste il forno portatitile. E quando paghi quell'euro/ euro e cinquanta per mangiare un cibo simile, specie dopo essere stati all'estero,ti senti soddisfatto quasi come se te lo avessero regalato.

    Evviva la Tavola Calda!!!

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    1. La tavola calda é un'istituzione sacra. E non mi riesce difficile credere che vi manchi. Nel messinese sino a pochi anni fa era parecchio deficitaria rispetto al catanese. Qui la provincia é meno vivace commercialmente, più "addormentata". Ma di recente si stanno dando parecchio da fare anche da queste parti.

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  6. Con la granita è lo stesso... prima nel messinese era un po'difficile da trovare ora invece ho scoperto che a Capo d'Orlando la fanno...il posto in questione è stato segnalato come uno dei migliori in Italia per la Granita, un gusto che mi ha colpito è stato quello alla ricotta. Se ti interessa questo è il nome e l'indirizzo: Delicious Caffe, via Giovanni Amendola 53 – Capo d’Orlando (ME).
    Se ci passi mangiala anche per noi �� che qui per la granita la vedo dura.
    Saluti dall'Aquitania

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