sabato 25 giugno 2016

Lavori di campagna, lo sfalcio dell'erba. Tra tecnica e poesia.







     Tagliare l’erba alta e secca alla campagna di Lupolibero richiede circa 12 pomeriggi. Faccio questo lavoro solo il pomeriggio perché questa parte di montagna rimane più in ombra e il caldo è molto più sopportabile. Da anni uso: decespugliare per prima cosa la zona attorno alla casa, costituita da quattro lunghe rasole di terra destinate a orto e agrumeto. Successivamente, entro fine Giugno, passo a falciare il resto del terreno ad esclusione del noccioleto. Quest’ultimo viene ripulito ad Agosto per evitare che le nocciole, da raccogliere tra fine Agosto e inizi Settembre, vengano occultate da nuova erba cresciuta nel frattempo.
 










      Decespugliare, o falciare, è un lavoro mediamente faticoso ma altamente gratificante, dato che porta a un risultato immediato: la proprietà diventa davvero un parco che comunica senso della cura. Qui però non si ha a che fare con l’erbetta verde del nord Italia; i volumi della vegetazione sono notevoli e il terreno stesso presenta zone in pendenza, muri e ostacoli di vario tipo. Insomma, non è come falciare un campo di calcio, ampio finchè si vuole ma piatto come un tavolo da biliardo -


     La mia alleata, da anni e anni, è la decespugliatrice Honda GX35. Non la cambierei per nulla al mondo. Alimentata a benzina e non a miscela, si avvia senza dare problemi - mai. La resa è straordinaria, anche in termini di consumi. Il suo motore a quattro tempi sembra progettato da un’intelligenza aliena superiore ( in questo caso, giapponese ). Lo strumento non ha neanche un peso eccessivo, anche se dopo quattro ore di lavoro un po’ di affaticamento alla schiena si comincia a sentire.



 









 

     Per il taglio dell’erba sul mio terreno uso il coltello a due braccia. Riservo invece il filo di nylon per il “mantenimento” fine di certe aree, come l’orto. Il miglior filo che ho usato è quello a sezione quadrata della HURRICANE. Altri, pur vantati dai commercianti, li ho trovati scadenti e facili a rompersi. Il coltello che uso è quello della FORESTAL, lunghezza 30 cm spessore 2 mm. Esistono altre due versioni, una più grande e una più piccola. Quella più grande è inadatta alla potenza della mia macchina; quella più piccola è poco produttiva.

    L’uso della decespugliatrice richiede un po’ di esperienza e come già detto, una schiena relativamente forte. I dispositivi di sicurezza da utilizzare sempre sono:

 - la visiera a rete per proteggere la faccia
 - guanti da lavoro, possibilmente antivibrazione
 - la cuffia per attutire il rumore insopportabile e stressante emesso dalla macchina
 - i parastinchi per evitare di essere colpiti da pietre auto-proiettate dal coltello
 - i paraginocchia, per lo stesso motivo

     Da queste parti molti fanno a meno di queste accortezze; al limite usano solo la visiera. Il motivo risiede in una certa stupida spavalderia del tipo “al maschio nato e cresciuto qui gli incidenti non succedono”. Io per esperienza personale raccomando invece di usare sempre anche le protezioni per gli arti inferiori: l’unica volta, dico l’unica, che per pigrizia non le ho indossate, mi sono beccato una pietra sull’osso del ginocchio sciancandomi per due mesi, e dio solo sa come non si è rotto nulla. So anche di un tale che ha perso un occhio a causa di una pietra che la macchina gli ha scagliato in faccia. Contenti voi…
















     Oggi ho lavorato per quattro ore; il clima era splendido: 24 gradi e un venticello piacevole. Ho falciato ampie zone a valle della proprietà, dove si trovano alberi di limone, agrumi e ulivi secolari. Mancano ancora due giorni e ho finito. Il noccioleto lo lavorerò in seguito, come accennato sopra.
 
     Quando termino, guardo e riguardo il lavoro fatto; non riesco a staccare gli occhi dalla terra ripulita. Poi il sole scompare dietro la montagna, segno che sono le sette di sera. Riporto a casa la Honda ancora calda, mi cambio, mi faccio una doccia, bevo un bicchiere-premio di vino, accarezzo i gatti che mi sono venuti incontro e mi preparo alla meritata cena. Ma prima dò un’ultima occhiata al terreno, dalla finestra. Sì, sembra proprio un parco: il nostro parco strappato all’incuria, una piccola fetta di Trentino trapiantata in Sicilia, lo dico con orgoglio. Che soddisfazione, gente !









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