sabato 7 ottobre 2017

Rifacimento dell'ex stalla/fienile - 1 di 2.




     L'intero mese di Settembre è stato dedicato, ogni singolo giorno, a lavori di rifacimento della ex stalla. Nelle pause ho raccolto tutte le nocciole che ho potuto. Niente tempo per gite e fotografie, niente viaggetto alle isole Eolie, niente capatine al mare dopo che i turisti sono andati via. 
Alzatacce prima dell'alba, alle 6. E tantissimo lavoro. Ripagato solo adesso da immensa, gustosa soddisfazione.

I lavori principali sono stati:
- la realizzazione di un massetto di cemento attorno al fabbricato
- la sostituzione di innumerevoli tegole rotte
- il rifacimento di una finestra al piano superiore
- la rimessa a nuovo delle travi di legno
- la posa di reti alle quattro finestre


IL MASSETTO SALVA-CASA
Non è affatto vero che "in passato costruivano bene e saggiamente"- facevano invece un sacco di errori gravi. L'edificio in questione è stato costruito addossato alla terra lungo due dei suoi quattro muri. Questo significa che gli stessi muri da cent'anni assorbono acqua alla gran più bella. Le opzioni possibili per intervenire erano:

- la rimozione della terra e il consolidamento: azione pericolosa perchè richiedeva l'uso di una scavatrice le cui vibrazioni potrevano far crollare il muro stesso, realizzato con conci di pietra incoerenti
- la realizzazione di un ampio massetto laterale che allontana dal muro sia l'acqua della falda del tetto sia quella proveniente dal terreno a monte

Ho scelto la seconda opzione. 



in alto e in basso:
il massetto sul muro a nord;
le frecce indicano il cammino dell'acqua
proveniente dal tetto



sopra: l'acqua viene veicolata in un canale e termina
a un livello di terreno sottostante in cui non fa alcun danno


Il massetto protegge anche e soprattutto la parete a ovest, che riceve l'acqua dalla falda sinistra del tetto e dal terreno a monte. Ora l'acqua si incanala in un fossato naturale scavato a mano. Qualora in futuro il fossato non dovesse funzionare a dovere, si potrà sempre interrare un tubo di gronda.

Parete ovest della ex stalla.
L'acqua della falda del tetto corre
per un tratto sul massetto e fluisce sulla terra


la freccia in alto indica il canale in terra
dove si incanala l'acqua proveniente
dal retro ( freccia tratteggiata )



SOSTITUZIONE DELLE TEGOLE ROTTE
Le tegole rotte erano decine e decine. Vecchi coppi di terracotta che avevano fatto il loro dovere per un secolo, avendo visto albe e tramonti ed epoche a me più care di questa - chi legge e mi conosce ha capito quale. Sono state sostituite con analoghe tegole antiche.


sopra: per il terminale di falda a nord
non ho collocato nessun canale di gronda
ma ho mantenuto il vecchio sistema
a gocciolatoio naturale


Ho scritto una data di realizzazione lavori.
Fra altri cent'anni qualcuno si chiederà chi erano E. e D.



IL RIFACIMENTO DELLE FINESTRE LATO ESTERNO
Con scalpello e mazzetta ho scalzato via il vecchio intonaco che ricopriva le cornici realizzate in mattoni. La finestra al piano alto era orrendamente chiusa con un bancale di legno: l'ho buttato via e ho collocato delle meravigliose mezzelune di cotto che rammentano le vecchie cascine.



in alto: le frecce indicano i cornicioni di mattoni
riportati alla luce.
Sotto: interessanti inserti di pietra a taglio
che interrompono il corso verticale dei mattoni






LA RIMESSA A NUOVO DELLE TRAVI DI LEGNO
La smerigliatrice è un attrezzo meraviglioso in grado di fare miracoli. Chissà cosa avrebbero dato i falegnami di un secolo fa per avere un aggeggio simile. Le vecchie travi di castagno riprendono vita e sembra che non aspettassero altro che il passaggio del disco abrasivo. Esce fuori un profumo di legna d'altri tempi. E' un lavoro sporco ma meraviglioso - un vero tuffo nella Storia.





Ho alimentato la smerigliatrice Axel da 700 Watt con un gruppo elettrogeno per non consumare le batterie dei pannelli fotovoltaici. Il fracasso del generatore si è interrotto solo quando il mio vicino ha raccolto delle Giuggiole, o datteri cinesi che dir si voglia, e me le ha volute far assaggiare:




Ripreso il lavoro, ho terminato di smerigliare le travi. Con pazienza e sistematicità, ho quindi applicato una mano generosa di liquido antitarlo.





Durante questi impegnativi lavori, i miei pranzi sono stati spesso e volentieri rapidi e frugali. Panini con la mortadella alla "muratora" oppure piatti "unici" come questo: pane caldo casareccio con olio e origano, formaggio primo sale e uva a filiera metri zero dato che è raccolta dal pergolato antistante l'edificio !  Tutto sempre innaffiato da birretta fredda o lattina di Chinotto Sanpellegrino, che secondo me è la bevanda gassata più buona del mondo. Adoro il Chinotto S. - mi fa felice come non mai.

E il mio sonoro rutto, volutamente rafforzato, si perde nel vento di Settembre...
Oh quale poesia ! Quasi quasi sto diventando radical chic anch'io -




Finito con l'antitarlo, ho passato due mani di Noce chiaro. Questo lavoro ha richiesto una marea di tempo e innumerevoli spostamenti con la scala, ma il risultato è stato davvero soddisfacente:


prima mano di impregnante

seconda mano di impregnante

Travi finite

In passato su queste travi poggiava un ballatoio di legno sul quale era collocata la paglia per gli animali; chiaramente ora chiunque viene è prodigo di consigli: rifai il ballatoio, arreda, facci uno studio eccetera.
Poi vedremo. I materiali non sono gratis; il solo legno - e neanche troppo pregiato - per il ballatoio, costerebbe oltre 500 euro escluse le vernici. Se qualcuno vuole contribuire, apra il portafoglio...



REALIZZAZIONE DI RETI PER LE FINESTRE
Entrava di tutto. Lucertole, topi, mosche, zanzare, vespe. Ho deciso di dare uno stop a tutta questa fauna, che può benissimo cercarsi una casa altrove. E per farlo ho costruito cornici di legno su misura per reti metalliche. Ho impiegato due reti sovrapposte: una elettrosaldata con maglie da un centimetro; e una fine ma sempre metallica, supportata dalla prima.



Due delle quattro luci da chiudere.


Il legno per le cornici è listello di abete che ho: trattato con antitarlo e impregnato con vernice all'acqua Noce chiaro. Poichè non mi fido troppo della finitura a base d'acqua ho passato una successiva mano di trasparente per imbarcazioni a base di sano e vecchio solvente, che male non fa.

Non che abbia nulla contro le vernici all'acqua, ma il fatto che in commercio si trovino ormai esse sole mi puzza molto di corrente modaiola a carattere ambientalista.




in alto e in basso:
la realizzazione di cornici su misura porta-rete.


la doppia rete a maglia media e maglia fine
fissata alla cornice. L'eccesso ai bordi viene
tagliato via con forbice e tronchesino



Collocazione delle reti alle luci.
Questo lavoro delle reti sembra semplice,
invece ha richiesto un giorno e mezzo.
Le irregolarità del muro e dei cornicioni di pietra
sono state colmate con l'uso di schiuma spray poliuretanica
e / o inserimenti di rotoli di rete metallica fine



La finestra al piano superiore è stata raggiunta
con una lunga scala di legno gentilmente
prestata dai miei vicini


Finestra a piano terra finalmente dotata di rete.


Nel prossimo post documenterò gli ultimi due lavori effettuati sull'edificio: la verniciatura della porta di ingresso con smalto che ricorda le vernici di una volta, e il rifacimento di un muro a secco laterale che mi è sempre stato sgradito perchè realizzato male e probabilmente di premura.



5 commenti:

  1. Parole sante a proposito degli edifici vecchi o antichi costruiti con criteri e mezzi disponibili in quel momento, spesso scadenti già in origine e ulteriormente peggiorati col tempo.

    Il guaio è che tu puoi mettere delle pezze ma in un Paese come il nostro dove capita un terremoto serio ogni pochi anni, questi edifici andrebbero semplicemente abbattuti perché sono pericolosi. Se i muri della tua stalla non resistono alle vibrazioni della scavatrice, figurati il terremoto. Non so che uso ne farai tu però ci sono interi villaggi anche città che sono costruiti più o meno allo stesso modo e la gente ci abita, ci lavora, ci va a scuola, eccetera.

    Siccome nessuno sa come fare, la tesi governativa o di Rai 3 è quella degli "interventi di consolidamento", come se mettere dei tiranti d'acciaio e delle zanche magicamente trasformasse quattro muri di sassi e sabbia che stanno in piedi solo per il loro peso in qualcosa di "solido". Tutte balle.

    Per non parlare della tiritera della "ricostruzione" che nella vulgata si intende come rimettere in piedi gli stessi identici edifici nello stesso identico modo, cioè pietra e sabbia, con qualche artificio invisibile che li renda "attuali". Come se la cosa potesse avere un senso economico o tecnico e il risultato è che non si fa nulla.

    E' un argomento enorme per larghezza e profondità.

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    1. Sì, è un argomento troppo vasto.
      Paradossalmente, sembra un miracolo come anzi questi edifici abbiano resistito così tanto. Privi di fondazioni, la loro solidità risiede(va) nello spessore dei muri, nella loro stessa "massa" - il caso della ns. ex stalla è strano: il muro maestro è un capolavoro di pietre tagliate di grandi dimensioni; tutti gli altri muri invece sono stati fatti con un misto di pietre grandi e piccole più o meno irregolari.
      Il fatto che fino a metà altezza vi poggiasse terra, da un lato ha portato umido, dall'altro ha fatto da "supporto".

      Adesso va di moda la vicenda del tetto di legno "di per sè antisismico": in pratica basta che una casa, un capannone, la qualsiasi, abbia un tetto fatto in legno, ti fanno credere che in caso di terremoto la struttura risponde in modo elastico e non viene giù.

      Francamente io a questi "esperti" non dò molto credito -

      Mentre gli edifici costruiti a L'Aquila 90 anni fa ai tempi di chi sappiamo, sono le uniche "isole" rimaste in piedi circondate da rovine. Ci sono foto che documentano questa cosa.

      Il lavoro fatto sulla stalla è -dici giusto- una pezza in grado di farla durare almeno fin quando campo, cioè altri 40 anni circa. E' solo un magazzino per attrezzi vari, nulla di più. Magari se rifarò il ballatoio, ci allestisco una piccola mostra fotografica personale.

      Un saluto -

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    2. La faccenda del tetto in legno è vera nel senso che dopo il terremoto il tetto è l'unica cosa che rimane della casa.

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  2. Che culo che ti fai!
    E io che ti immaginavo a grattarti i cabbasisi contemplando Vulcano..... :D

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    1. Ma guarda, la cosa più pesante è stata la gragnuola di lavori seguiti all'opera principale: uffìci avvilenti come allontanare le macerie, ripulire, spolverare, alienare spazzatura, rimettere a posto la casa principale ridotta a penoso rifugio.
      Ne sto uscendo solo adesso.
      Che soddisfazione, però. Non ti dico. Che soddisfazione !

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