giovedì 26 ottobre 2017

Nebrodi d'autunno: l'anello di Caserma Botti-Case Monica-Biviere di Cesarò.





Ieri ho effettuato un'altra gratificante escursione sui Nebrodi. La giornata è stata ben diversa in termini di condizioni del tempo, ossia molto più nebbiosa e autunnale. La perturbazione appena passata ha lasciato inoltre un vento fortissimo da nord che ha investito le faggete in quota.


Sono partito alle 7 a piedi dalle Case Mangalaviti e ho raggiunto in poco più di un'ora il passo di Portella Scafi; la foschìa densa mi ha permesso di scattare immagini molto suggestive, sia dei torrenti stagionali:



sia degli antichi faggi, dai tronchi contorti e abnormi:



in alto e in basso: la nebbia al giusto grado di densità
è la manna per chi vuole fotografare boschi,
altrimenti difficilmente gestibili in fotografia a causa
dell'altissima differenza tra ombre e luci.

Alla carenza di luce si sopperisce con:
- uso del treppiede
- lenti fisse a quasi tutta apertura
- recupero in postproduzione






Intorno alle 9 e trenta ho raggiunto la caserma Forestale di Case Botti, m.1377. Ho incontrato un operaio che stava scalpellando pietre per un muro, il quale è stato ben felice di interrompere il lavoro per la mezz'ora in cui mi sono fermato. Il camino acceso nella stanza della caserma ha costituito una gradita sorpresa.


L'arrivo alla caserma Botti, per una sosta.





sopra: il caminetto acceso

sotto: l'area attrezzata forestale dotata di 
sedili, tavoli, fontana e zona barbecue con
magnifica vista sull'Etna e sui Nebrodi
( non oggi però )





Lasciata l'area forestale ho proseguito in discesa verso la valle di un torrente, il Barrilà, che è uno degli affluenti del grande fiume Simeto che scorre a sud di Catania. Si tratta di una pista deserta e poco frequentata, che una volta guadato il corso d'acqua risale bruscamente il versante opposto della valle.


In discesa verso il vallone Barrilà.



Il facile guado del torrente.



Ho risalito a fatica il versante opposto; la giornata era di quelle tipiche in cui il Sole va e viene continuamente e non si sa come vestirsi: quando esce il Sole si muore di caldo, quando va via si rabbrividisce di freddo. Anche il vento faceva la sua parte -

Volevo esplorare un edificio della Forestale discosto dalla pista e segnato approssimativamente sulla carta; purtroppo il gps non riceveva bene e io ho mancato il bivio sebbene fossi abbastanza sicuro. Sarà per la prossima volta - tanto le montagne non scappano.

Intorno alle 12 ho iniziato a perdere di nuovo quota verso i ruderi ormai illeggibili delle Case Monica, un gruppo di costruzioni usate in passato dai pastori.





sopra e sotto:
i ruderi di Case Monica.
Io sono affascinato da tutto ciò che è abbandonato,
e inizio sempre a fantasticare sulle persone
che hanno costruito edifici oggi in rovina.






In breve ho quindi raggiunto il Biviere di Cesarò, che alla quota di 1278 metri risulta essere il lago naturale di maggior interesse in Sicilia. Qui mi sono fermato a mangiare sulle rive, osservando il passaggio veloce di immense nuvole spinte dal vento.



Sosta per pranzo presso il Biviere di Cesarò, m.1278.



Il passaggio accanto all'unica "grande" costruzione del posto:
le Case Biviere, di proprietà privata.



Il pomeriggio ho percorso la Dorsale dei Nebrodi sino a Portella Scafi; il bosco di faggi è sempre interessante e mi ha offerto spunti fotografici come questi:







Il segnale sempre gradito del Sentiero Italia
a Portella Scafi; mille volte sono passato da questo punto.
Da qui manca poco più di un'ora a piedi per le Case Mangalaviti,
dove lascio sempre l'auto.


All'ex masseria di Case Mangalaviti, dove avevo lasciato l'auto, ho indugiato per qualche foto a un gruppo di capre e al comprensorio delle Rocche del Crasto al tramonto.

Questo giro è stato lungo circa dodici chilometri. Sto maturando l'ipotesi di procurarmi per i mesi in cui sono in Sicilia, una mountain bike: questo perchè mi sono reso conto che l'andatura a piedi è davvero di bassa resa: va bene per le mulattiere di montagna, ma qui sui Nebrodi ci sono solo piste larghe e sterrate, e un mezzo a due ruote è evidentemente più adatto.


 La fine dell'escursione, presso l'abbeveratoio
di Case Mangalaviti, m. 1256.
( in questa foto sembra che mi stia grattando la palla destra, vero ? )
 


Capre al pascolo.


Il gruppo delle Rocche del Crasto,
le "dolomiti dei Nebrodi", ripreso al tramonto.



Nel corso del rientro in auto mi sono fatto sedurre da una trattoria di montagna dove mi sono concesso, dopo infiniti panini e scatolette, un vero piatto di carne di castrato, che è la specialità storica di queste zone.
Il quarto di vino rosso robusto come un faggio mi ha fatto tornare a casa felice e contento; alle dieci di sera ho acceso la mia adorata stufa a legna e sono andato a letto ascoltandone il rombo cupo e confortante.

Una meravigliosa giornata nella natura e nelle "mie" montagne.
 


Sopra: immersa nell'oscurità e isolata, appare
un'invitante trattoria di montagna.
Malgrado l'aspetto chic o recenti ristrutturazioni, questi locali sono
quasi sempre molto a buon mercato.



Ecco cosa ci voleva: un piatto vegano come si deve...



Il conforto finale della giornata: 
la mia stufa accesa prima di andare a letto.



 

31 commenti:

  1. Anche io sono sempre affascinato dalle costruzioni vecchie o antiche e quando vado in giro penso alle vite e ai nomi dimenticati di chi ci ha abitato e lavorato. Purtroppo agli Italiani si insegna a odiare se stessi e gli avi e il risultato è che non sanno più vivere.

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    1. Lorenzo, allora credo che come me, tu qui impazziresti. Intendo dire in Sicilia. L'entroterra dell'isola è stracolmo di villaggi fantasma costruiti dal periodo fascista alla Riforma Agraria sino agli anni Sessanta.

      Autentici borghi dotati di scuole, servizi, dispensari farmaceutici, torri per l'acqua, addirittura serviti da ferrovie - anch'esse abbandonate e percorribili per decine di chilometri.

      Nell'ottobre del 2014 ho avuto occasione di sfiorare fotograficamente questo mondo:
      http://voglioviverecosi-lupolibero.blogspot.it/2014/10/possa-tu-avere-la-pazienza-di-leggere.html

      Ma quanto ho documentato è solo un pallido tentativo rispetto a una Grande persona che ha davvero studiato questa materia; le sue pagine sono tra le più affascinanti del web, credo:
      http://wwwvoxhumana.blogspot.it/2012/09/la-via-dei-borghi-sommario.html

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    2. Non so nulla della Sicilia. Dalle immagini del post che hai collegato sopra direi che i villaggi erano insostenibili per via della resa scarsa dei campi, condizionata dalla mancanza d'acqua.

      Qui da me, io vivo sul limite sud della Brianza, c'era il problema della relativa mancanza d'acqua rispetto alla pianura più meridionale e quindi fu realizzato il Canale Villoresi. In generale la Lombardia, stanti le Alpi a nord, è molto ricca di acqua, tra laghi, fiumi e acque sorgive e nella antichità questo permetteva, oltre una resa generale migliore, le famose "marcite" che erano funzionali all'allevamento. L'acqua era anche adoperata come forza motrice, non solo per gli ovvi mulini ma anche per i magli delle fonderie e delle officine, infatti, sempre complici le Alpi con le miniere di ferro, nel comasco e nel milanese esisteva una fiorente industria del ferro e dell'acciaio, coltelleria, armature, eccetera.

      Per dire i "villaggi", una delle mie gite parte dal paese di Primaluna. Trattasi di quattro case sul fianco di un monte in una diramazione della Valsassina. Parecchio sopra il paese nella antichità c'era una miniera di ferro, di cui puoi immaginare le condizioni di vita, i montanari portavano al paese il minerale e poi nelle botteghe dei fabbri fabbricavano piccoli utensili. Questo alimentava una economia relativamente fiorente, stante il fatto che altri villaggi vivevano solo dello allevamento di galline e conigli e della raccolta di castagne. Però non è mai esistito il latifondo, stante la natura "comunale" oppure di "signoria" delle città e del contado.

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    3. Mondi affatto diversi, il nord e il sud. I villaggi agricoli siciliani furono per lo più costruiti in epoca fascista; ognuno possedeva la sua "sfera d'azione", e lo scopo era di colonizzare l'entroterra.

      Il problema essenzialmente fu che essi vennero realizzati proprio prima della guerra. Successivamente ad essa iniziò lo spopolamento delle campagne e la trasformazione della società da agricola a industriale. Chi potè volle imborghesirsi e non sentire parlare mai più di terra e coltivazioni.

      Oggi, paradossalmente, si adora tutto ciò che sa di antico: "L'Antico Mulino", "L'antica Osteria", "Il Vecchio Panificio" ecc.

      La Sicilia è un posto tutto particolare; presenta una civilizzazione a patchwork, a macchia. Ti imbatti in strade da terzomondo bordate da rifiuti stile sud America e poi ti ritrovi in posti talmente puliti, perfetti, efficienti e ben gestiti da sembrare la Svizzera.

      Non esistono MAI le mezze misure. Per questo la Sicilia è difficile da capire: è assimilabile a quelle figure doppie che sono una cosa e contemporaneamente un'altra, tipo il simbolo della RAI. Puoi vedere separatamente la farfalla o due volti che si fronteggiano, ma è difficile vedere tutti e due le figure in una volta, occorrerebbe INTUIRLE.

      Non è un caso che generazioni di filosofi e pensatori si siano accaniti da millenni sulla Sicilia e i siciliani senza cavarne una conclusione precisa.

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    4. Io non sono portato alle spiegazioni mistiche o poetiche. Insisto sul fatto che le campagne si spopolano quando sono economicamente insostenibili, se vuoi "colonizzare" il deserto devi progettare il modo per portarci l'acqua, se vuoi colonizzare le paludi devi progettare il modo per portare via l'acqua. Se devo immaginare una differenza tra nord e sud Italia questa è nella aggregazione più o meno sentita ed efficace in comunità (che erano città-stato in guerra tra loro), da cui poi viene la capacità di mettere insieme le risorse e le capacità per costruire e mantenere infrastrutture che rendano economicamente sostenibili le attività. I Romani dove andavano costruivano strade, ponti, acquedotti, porti e li costruivano tutti più o meno uguali ovunque andassero. Lo facevano non per il gusto ma perché quelle infrastrutture poi consentivano la "civilizzazione" del territorio nel senso romano. Il Fascismo aveva una idea non diversa ma evidentemente i progetti per la Sicilia erano inadeguati, tanto che ancora oggi in Sicilia sembrano mancare le infrastrutture fondamentali come strade, ponti, ferrovie e, appunto, canali di irrigazione.

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    5. Un'altra cosa antipatica da scrivere ma tanto è: il concetto di "colonizzare" implica che sia una operazione NON effettuata dai Siciliani. Per il semplice motivo, oltre le risorse materiali, che se i Siciliani fossero capaci di farlo, l'avrebbero fatto. Significa che il potere che decide di intraprendere la colonizzazione della Sicilia la deve compiere manu militari, deve essere eseguita da progettisti e manodopera estranea e ci si deve trapiantare coloni estranei. Tanto poi i Siciliani sono stati deportati in un modo o nell'altro a Torino, per dire. Ma qui ci imbattiamo nella constatazione che in Italia non si riesce a gestire nemmeno il territorio di un Comune, figurarsi operazioni di ingegneria e ridistribuzione della popolazione su scala nazionale. Le cose si sviluppano in maniera incontrollata, dirette dalle speculazioni di tizio e caio.

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    6. Lorenzo, tu insisti molto sull'aspetto della mancanza d'acqua. Questo è un po' un luogo comune della Sicilia. I villaggi agricoli fatti in era fascista furono progettati da veri architetti e non da geometrucci locali. Fecero le cose davvero bene. E pensarono pure all'acqua, eccome - ogni villaggio era dotato di una presa posta ovviamente a monte, anzi ti diro di più: certe volte attorno ad essa edificavano edifici letteralmente monumentali.

      L'autore web del trattato sui borghi rurali, voxhumana, è andato in giro per anni a fotografare uno per uno i villaggi, e ha scattato foto degli acquedotti, tra l'altro.

      E ripeto ancora: parecchi borghi furono realizzati appena PRIMA del conflitto, nel 1940. E' vero che passata la guerra l'Italia era ancora un paese agricolo, ma si spezzò qualcosa nella società: iniziarono l'esodo dalle campagne e l'imborghesimento.

      La storia dei villaggi agricoli continuò ma sotto un'altra luce, spesso e volentieri più a scopo truffaldino. Sono un esempio lampante i borghi Schisina, costruiti negli anni 50 su colline pietrose e terreni sterili venduti dalla benestante proprietaria a prezzo d'oro, e mai abitati anche perchè sforniti non solo di acqua ma anche di luce elettrica. Tra l'altro in questa vicenda che ho preso come esempio ci mise lo zampino la politica: figurati che c'era in ballo il nonno senatore di quello stinco di santo che si chiama Danilo Restivo !
      Insomma, iniziò il balletto di appalti-truffa che continua sino a oggi.

      Il concetto di colonizzazione implica sì un'operazione esterna fatta di forza. Il fascismo aveva il potere di farlo e l'esercizio di questo potere era evidente.
      La manodopera fu locale e costituì motivo di tanto lavoro per persone che mai avrebbero sperato, che so, di vedere una ferrovia o un dispensario antimalarico nascere tra la loro miseria.

      Di fatto, i siciliani non avrebbero potuto mai intraprendere volontariamente tali progetti; avrebbero dovuto espropriare i latifondi appannaggio di nobili e proprietari terrieri dotati di armi e controllo capillare sul territorio.
      Sarebbe stato più facile raggiungere la Luna, per quell'epoca.

      Cosa resta di tutto questo, oggi ?
      Rovine e macerie.
      Noi possiamo solo aggiararci tra esse, affascinarci, sospirare, scattare quattro foto e per quanto è possibile, testimoniare.
      Poi risaliamo in macchina e ce ne torniamo a casa.

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    7. No.

      L'agricoltura rende, infatti pochi lo sanno ma I dintorni di Milano, che secondo la tua logica dovrebbe essere la capitale dello "esodo dalle campagne" e dello "imborghesimento", sono una potenza dell'agroalimentare, l'agricoltura e l'allevamento non sono mai stati abbandonati anche in faccia al boom economico legato allo sviluppo industriale.

      Ad oggi l'agricoltura è una delle risorse primarie della Sicilia.
      Ergo, se quei villaggi sono stati abbandonati non è per questioni opinabili di "cambiamenti sociali" ma perché il contadino che viveva attorno o dentro il villaggio non ricavava abbastanza dai campi e dalle bestie per avere una vita dignitosa. La insostenibilità della operazione secondo me era implicita già nelle premesse, ovvero si andarono a "colonizzare" le terre CHE NESSUNO VOLEVA, che erano abbandonate proprio perché poco redditizie. Una operazione tipo i kibbutz israeliani nel deserto che per potere funzionare richiedono investimenti e tecnologie di punta, non gesti meramente simbolici.

      La parabola di Mussolini è abbastanza tipica dei dittatori che si circondano di una corte di leccaculo privi di talento e di scrupoli. Non ci vuole un genio a farsi la domanda "vogliamo rendere produttivo quell'appezzamento di terra, come mai adesso è incolto?" Se non risolvi il "come mai è incolto" è meramente velleitario pensare di collocarci dei contadini che poi si arrangino da se.

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    8. Io non insisto sull'acqua, solo che le "bonifiche" fasciste si facevano in terreni incolti perché o paludosi o desertici, da cui la operazione si fondava non già sulla costruzione di edifici ma sulla costruzioni di canali, dighe, bacini, eccetera. Non è mica una novità, tutte le civiltà antiche si fondavano su opere di ingegneria per sfruttare l'acqua che a loro volta consentivano il surplus alimentare.

      Se Mussolini avesse espropriato terreni produttivi e li avesse ridistribuiti ai contadini, non ci sarebbe stato bisogno di "coloni" perché i terreni produttivi erano già popolati, solo da servi o dipendenti invece che da piccoli proprietari. Ma Mussolini con le "colonie" puntava a rendere produttivi terreni che erano di fatto abbandonati o senza valore, SENZA RIMUOVERE LA RAGIONE per cui i terreni non erano sfruttati.

      Come dicevo, non conosco la Sicilia ma sono relativamente sicuro che ancora oggi gli stessi territori sono improduttivi.

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    9. Per esodo dalle campagne mi riferisco a un periodo storico preciso: il dopoguerra, e ancora di più gli anni 60. L'esodo dal sud si verificò massicciamente perchè:
      - l'agricoltura del meridione rimase a livelli di bassa meccanizzazione
      - (corollario di cui sopra è una bassa resa a fronte di immani fatiche)
      - lo smembramento dei latifondi generò una galassia di piccole proprietà contadine
      ...pertanto, malgrado l'ex mezzadro finalmente divenne anche lui proprietario, si accorse ben presto che o l'appezzamento non era sufficiente (unità colturale minima), o c'era qualcosa di meglio altrove.

      Questo "altrove" furono le fabbriche del nord. Perchè stare chinati ore al sole tormentati dalle mosche e magari assistere a una grandinata che mi distrugge le coltivazioni, se in un calzaturificio di Vigevano dopo otto ore di lavoro mi offrono uno stipendio fisso ?

      Fu come un'isteria collettiva. La gente aspirò a vivere in città. Iniziò l'epoca dei supermercati, della bella vita, delle sigarette, delle canzoncine idiote di Gianni Morandi, dei pappagallismi da spiaggia con Raimondo Vianello, eccetera: gli anni Sessanta.

      Perchè la migrazione fu dal sud al nord ? Perchè tutte queste meraviglie erano concentrate al nord. E per alimentare questo stile di vita nuovo e allettante non poteva esserci niente di meglio di un posto nella catena di montaggio. Alienante quanto vuoi, ma pagato sempre e regolarmente a fine mese.
      Niente a che vedere con la resa del fondo agricolo, soggetta a mille variabili.

      Fra quelli che restarono ci furono i grandi proprietari storici. Ex nobili e possidenti che poterono contare su una certa rendita data di fatto dall'estensione, compatibilmente con un mercato dei prodotti agricoli che a quell'epoca era ancora a favore.

      Quella dei borghi agricoli è una storia lunga.
      Non è una regola, comunque, il fatto che i borghi venissero fondati su terreni incolti. Non fu affatto così nella prima fase. Fu così nelle fasi successive semmai, dal dopoguerra in poi, quando al posto dei fascisti subentrò l'ERAS, ente riforma agraria in sicilia.

      L'intenzione di Mussolini era quella di distribuire quanta più gente possibile nelle campagne scoraggiandone la concentrazione nelle città, notoriamente culla di possibili dissensi. Inoltre, si alimentava il principio dell'autarchia alimentare. E inoltre ancora, il Duce aveva sempre avuto un debole per l'agricoltura e al contrario guardava con disprezzo e sospetto il "borghese" sempre pronto a borbottare, a criticare il regime, a imboscarsi in caso di guerra.


      - Ho visitato personalmente vari borghi nel 2014. Allo stato attuale diversi villaggi ex fascisti sono isole di macerie o edifici decadenti circondati da terreni o coltivati a seminativo o destinati a pascolo soprattutto bovino.
      Borgo Borzellino e Borgo Schirò, del 1940, rientrano in quanto detto.
      Anche il minuscolo Borgo Recalmigi, del 1927, risulta circondato da terreni coltivati. Nelle foto che ho scattati sono chiari segni di aratura dei campi tutt'attorno. Non intervenne nessun'opera di "bonifica" nella costruzione di questi villaggi. Furono dotati di acqua e servizi, e se non ci fosse stata la guerra anche di ferrovia nelle immediate vicinanze. Questi nuclei furono abitati con alterne vicende sino in qualche caso agli anni 60.


      Lo stesso non posso dire invece per i borghi costruiti negli anni 50. I sette villaggi Schisina sono circondati da terreni in cui pascolano solo le capre. Terreni davvero sterili dal fondo pietroso e calcareo, soggetti a frane e smottamenti, tanto per gradire.

      Uno di questi appare nel film L'Avventura, in cui una malinconica Monica Vitti guarda il villaggio appena finito e disabitato e dice: "ma è un cimitero ? - ma perchè lo hanno fatto ?".

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    10. Mi sembra che parliamo con le stesse parole ma non gli diamo lo stesso significato.

      Primo, Mussolini non era stupido, il concetto di "scoraggiare" la dissidenza distribuendo la popolazione in campagna è privo di senso perché, tralasciando il fatto che l'Italia dei primi del Novecento era già "rurale" in una maniera che oggi è impensabile, la differenza la faceva la alfabetizzazione, non il luogo di residenza. Mussolini, oltre che socialista, era maestro di scuola e poi scrittore e giornalista. Non aveva nessun bisogno di contenere una dissidenza politica che in Italia era INESISTENTE, non come ci siamo reinventati nel dopoguerra. Inoltre, bisogna inquadrare la "programmazione economica" fascista nel quadro del mondo di allora, della Società delle Nazioni controllata dalle potenze coloniali che avevano il monopolio di materie prime e di mercati e, appunto, dalla necessità delle Nazioni escluse da questo monopolio di dipendere il meno possibile dall'estero, da cui la necessità di incrementare sia le materie prime che la trasformazione. Nel 2017 l'Italia odierna è completamente dipendente dalle importazioni energetiche e delle derrate alimentari, per non parlare della tecnologia.

      Secondo, il Nord non aveva niente di quello che dici. Ancora negli anni Settanta, quando io ero bambino, davanti casa mia c'erano solo campi a perdita d'occhio fino alle montagne. A Vigevano NON c'era nessun calzaturificio, tutto è stato costruito DA ZERO proprio per accogliere gli immigrati meridionali, usando le braccia degli stessi immigrati. Pensaci un attimo, qui si tratta di concatenare gli eventi. Quando Mussolini realizza i "villaggi" o almeno ci prova, a Vigevano non c'è niente, ne case ne fabbriche, c'è la stessa campagna della Sicilia. L'industria del Nord di allora era una frazione minima di quella che diventerà negli anni Sessanta e Settanta, come ho detto. L'immigrato non arrivava per trovare un posto in fabbrica e un appartamento, perché non c'erano ne fabbriche ne case, arrivava per dormire dove capitava e prima faceva il muratore, lavorava nei cantieri che costruivano fabbriche e case e strade, dove si impiegava come operaio solo in seconda battuta.

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    11. Terzo, quando dici "seminativo" e "pascolo" io non so cosa intendi. A parte che "pascolo" significa "terreno incolto" come la prateria, seminare si semina dappertutto, nelle immense distese semi-desertiche degli USA come sulle Alpi. Poi bisogna vedere la resa della semina, che, senza saperne nulla perché non sono mai stato contadino, direi che dipende dalla quantità e qualità del raccolto che si ricava dalla semina. Per raccogliere il cotone che non vale nulla devi usare le macchine o gli schiavi, per raccogliere i pistilli dei fiori con cui si fa lo zafferano che si vende per un valore al chilo maggiore dell'oro, ti conviene farlo di persona, con le tue mani. Questo ci porta alle due variabili della agricoltura che sono la natura fisico-chimica del suolo e la disponibilità di acqua per irrigare, che, nota bene, non è necessariamente acqua potabile. Ti dicevo che al tempo del Fascio nei villaggi delle Alpi la gente sopravviveva allevando galline e raccogliendo castagne, le condizioni apparentemente erano più difficili di quelle delle campagne siciliane, quindi secondo logica, sarebbero dovuti scomparire, quei villaggi. Se non è successo, stante la molto maggiore facilità di emigrare di qualche decina di chilometri e lingua e cultura più vicine, secondo me è perché le condizioni di vita dei villaggi di montagna, per quanto dure, erano ancora sostenibili paragonate a quelle dei villaggi siciliani e questo perché alla base c'era una economia minimale ma storicamente funzionante mentre la "colonizzazione" fascista era solo di facciata, rimaneva sotto il livello minimo indispensabile. Nota che le aree non industrializzate del Nord o sono coltivate in maniera intensiva, cioè piccoli appezzamenti di culture eterogenee ad ALTA RESA e allevamenti, oppure sono state trasformate in luoghi di villeggiatura, cosa che è stata ancora costruita da zero nel dopoguerra, partendo dalle autostrade e dalle ferrovie.

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    12. Il ns. dibattito è interessante; dallo "scontro" nasce qualcosa. Altrimenti i blog si riducono a luoghi virtuali in cui si svolge uno sterile ping-poing di complimenti-grazie-ricambierò-belle foto-grazie-complimenti ancora.

      Probabilmente l'area in cui hai vissuto negli anni Settanta era deputata a uno sviluppo urbano successivo, per ciò c'erano solo campi. Ma storicamente il nord ha sempre contato su una presenza industriale più significativa del meridione.
      Basta aprire una qualsiasi rivista d'epoca; dagli anni Venti in poi tutte le pubblicità di prodotti industriali fanno capo al settentrione.

      Io identifico due periodi storici affatto diversi: prima e dopo-guerra.
      La migrazione dal sud al nord avvenne perchè il contadino del sud NEL DOPOGUERRA si trovò:
      o proprietario di troppa poca terra ( e nel bene e nel male puoi sopravvivere a galline e castagne, non a galline e arance) ,
      o mezzadro sottopagato e sfruttato dal padrone.

      Eccezione furono i piccoli appezzamenti con produzione di nicchia, esempio i noccioleti in provincia di Messina, che infatti prosperarono sino agli 80: con un solo ettaro ci campava una famiglia di 4 persone e i figli mandati all'università.

      Ai motivi di cui sopra si unì una concezione dispregiativa dell'essere contadino. Ancora oggi è usatissimo il termine "viddanu" per indicare la persona incolta e volgare, di bassa (=agricola) provenienza.

      Gli anni 60 e il tanto citato boom economico costituirono un'attrazione irresistibile. Più gente arriva in un posto, più servizi sono necessari, come dici.
      Prima le case e le strade. Poi i negozi. Poi i supermercati e le autostrade. Le raffinerie per alimentare tutto il ciclo. E la chimica industriale. E le fabbriche di porte e serrature per gli innumerevoli appartamenti...

      Il calzaturificio di Vigevano l'ho preso come esempio emblematico dei cambiamenti di un'epoca, RIPETO, gli anni 60:

      "il settore più importante dell'economia vigevanese è quello calzaturiero con produzione di scarpe, accessori, materiali e macchine per calzature. Già attiva all'inizio del XX secolo, la manifattura calzaturiera cominciò ad affermarsi durante la prima guerra mondiale, per raggiungere l'apice durante gli anni cinquanta, in contemporanea all'esportazione di decine di milioni di scarpe in Italia e all'estero che permisero a Vigevano di guadagnarsi il titolo di capitale della calzatura".

      Mi pare strano, anche se ci porta lontano il discorso, quando affermi che NON c'era nessun calzaturificio. Ti riferisci agli inizi del 1900, suppongo.



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    13. No, io affermo che le quantità in gioco sono completamente differenti. Il brano sopra dice "la manifattura ... cominciò ad affermarsi", significa che si producevano tot calzature con le fabbriche esistenti e la manodopera locale in una economia RURALE dove il 90% degli Italiani non solo erano analfabeti ma parlavano lingue diverse. Qui non ci ricordiamo bene la Storia, l'Italia della Grande Guerra era appena nata e l'Esercito aveva bisogno di interpreti per soldati di regioni differenti. Arriva il Fascismo che si inventa la "modernizzazione" dell'Italia, introducendo concetti prima sconosciuti come il "weekend", il "tempo libero", il "dopolavoro", le "ferie", le "vacanze", con tanto di trasporti economici dedicati alle manovalanze. Nel frattempo l'Italia viene anche un po' alfabetizzata. Dopoguerra, l'economia italiana viene "pompata" dagli Americani e gli Italiani scoprono il "consumismo", annesso al "boom economico". A quel punto esiste la domanda di calzature ed esiste la disponibilità di manodopera. Cosa si inventano le "classi dirigenti" di allora? La deportazione dei meridionali al Nord.

      Ripeto, i meridionali non arrivavano qui con la fabbrica già pronta, l'appartamento e il posto da operaio, arrivavano e dormivano nelle cantine come i loro nonni e padri nelle Americhe. Venivano impiegati prima a costruire case, fabbriche e strade, poi dopo qualche anno si "sistemavano" e facevano venire su i parenti. La mitologia meridionale del "Nord" industriale è stata creata ad arte e facilitata in ogni modo ESATTAMENTE come oggi si fa con gli Africani.

      Non so come spiegarti. La Lombardia dei primi del Novecento non era terzo mondo ma era un microcosmo che funzionava largamente sulla base di una economia di sussistenza. C'erano città, case, fabbriche e strade ma erano UN CENTESIMO di quello che sarebbero diventate nel ventennio 60-70.

      L'Italia che vediamo oggi non è affatto il prodotto di leggi divine inevitabili, è esattamente come il Mondo Nuovo che ci stanno preparando, il frutto della combinazione di interessi di pochi e della "ingegneria sociale" pianificata senza alcuno scrupolo. Il fatto che il Nord produca e abbia una economia che "funziona" e che il Sud continui a languire e a vivere di sussidi, non ha altra motivazione che la volontà delle "classi dirigenti" di allora, sia Italiane che "sovranazionali".

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    14. Che i Meridionali non abbiano ancora capito di essere stati manipolati è veramente paradossale, secondo me. Una visione di se stessi e del mondo completamente artefatta, funzione dell'ennesimo Piano, per cui è "dato di fatto" che i villaggi siciliani vengano abbandonati in funzione della attrazione del Nord industriale.

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    15. La tua spiegazione mi piace. Cazzo, mi piace. Ci sei arrivato per analogia con quanto sta avvenendo in termini di migrazioni o hai attinto a qualche fonte ? Mi piacerebbe approfondire.

      Tu dici che la migrazione dal meridione fu pilotata allo scopo di creare un mercato, cosa che di fatti succede quando un gran numero di gente viene concentrato in un'area geografica, generando una richiesta di servizi abnorme.

      C'è una sola cosa che a questo punto mi chiedo: quando nel dopoguerra l'ente di riforma agraria procedette allo spezzettamento dei fondi, e questi in molti casi ebbero dimensioni insufficienti, fu un'ingenuità o anch'essa una decisione studiata a tavolino per generare una gran massa di disoccupati/nuovi contadini senza speranza ?

      Io questo me lo chiedo perchè quando tu parli di "deportazione" non riesco ancora bene a capire: nel senso, agli emigranti non gli venne puntata la pistola alla testa per farli salire sui treni con le famose valige di cartone.

      La disoccupazione, insomma, venne creata ad hoc ?
      E fu fatto per generare invece occupazione al nord con effetti esponenziali ( che infatti ci furono ) ?

      Il paragone con gli immigrati di oggi dall'Africa è MOLTO interessante: in pratica dovrebbero essere loro la base del futuro mercato, tu dici. E se ci mettiamo una merscolanza etnica, tanto meglio, vero ? Cioè, una volta che mia figlia bianca e bionda si sarà accoppiata con un nigeriano, razzismo e xenofobia verranno diluiti di generazione in generazione sino ad annullarsi a favore di una placida umanità che compra, spende e si riproduce.

      Ci sono ?

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    16. Per me è strano che un meridionale non si domandi come abbiano funzionato le cose nella sua terra e si limiti ad assumere come vere le cose che gli vengono dette.

      Io non ho scritto le cose che dici.

      Ho scritto che nel momento in cui l'Italia veniva ricostruita dagli Americani partendo dalla iniezione di soldi e sotto il cappello della supervisione CIA, che aveva imperniato la occupazione sulla Chiesa al Centro-Nord e sulla Mafia al Sud, si decise di spostare la manodopera dal Sud al Nord per consentire lo sviluppo della industria e delle infrastrutture. Bisogna tenere presente che alla fine della Guerra il Nord non solo si era trovato separato dal resto d'Italia dalla occupazione tedesca e dal regime fantoccio della RSI ma aveva di seguito subito la egemonia delle milizie comuniste che avevano in progetto di prendere il potere con le armi e creare un Paese comunista di ortodossia sovietica.

      Comunque, avranno avuto le loro ragioni, che fossero di convenienza o politico/strategiche, il fatto è che il Nord non era industrializzato per come lo intendi tu e nemmeno aveva le infrastrutture, tutto fu costruito in pochi anni proprio usando la manovalanza immigrata dal Sud. Poi progressivamente il contadino meridionale, ad ondate, si spostava dai lavori di semplice manovale a quelli più "specializzati", mano a mano che si costruivano i posti dove farlo. Immaginati un po' le armate romane che costruivano strade e ponti davanti a se per procedere alla conquista di un certo territorio.

      Quando dico che la immigrazione fu decisa, determinata, organizzata e gestita intendo che si fece esattamente come si fa oggi in Africa, cioè si andava nel paese di Pincopalla, si diceva ai ragazzotti sfaccendati che esisteva la Terra del Bengodi dove c'erano lussi inimmaginabili e fica per tutti, gli si metteva in mano un foglietto con le istruzioni, magari anche i soldi del viaggio o il biglietto del treno, eccetera. Poi, quando i ragazzotti sfaccendati si presentavano in loco, li si intruppava nei dormitori e gli si diceva "ciccio, se vuoi mangiare fai come ti dico io, comincia a presentarti al cantiere X e poi vediamo". Sia il dormitorio che il cantiere erano parte di un ecosistema para-legale o illegale ma col beneplacito delle autorità e nell'interesse dei notabili locali che improvvisamente potevano trasformare pollai e cantine in dormitori e ricavarne un fitto, potevano costruire con pochi soldi e trasformare campi di mais in fabbriche e città, via via.

      Non serviva a "creare un mercato", il mercato si crea automaticamente appena metti in mano alla gente dei soldi e gli induci dei "bisogni" di consumo col marketing. Io ti pago uno stipendietto e ti mostro quanto saresti figo se tu andassi in giro in Lambretta, tu vai a comprare la Lambretta in centomila comode rate trasformate in cambiali e oplà.

      Come ho detto, si trattava invece di avere le braccia, la manodopera prima per riempire i cantieri e in seconda battuta per riempire le fabbriche e le case cosi costruite.

      La similitudine con gli Africani è solo nel meccanismo di reclutamento e gestione della immigrazione. Lo scopo invece è del tutto diverso, a noi non servono Africani per costruire e fare girare macchinari, abbiamo troppo di tutto. Gli Africani servono alle elite apolidi e alla sinistra prezzolata per creare il famoso "meticciato" e con questo spezzare il legame sangue-terra che sta alla base della idea di Nazione. Le elite vogliono creare un mondo senza Stati e senza Nazioni, una "unione" sovrastatale e sovranazionale governata da loro i cui cittadini siano privi di autonomia.

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    17. Un'altra cosa.
      Nel dopoguerra lo Stato decise di proposito di COMPRARE i cittadini dando ad ognuno cose diverse. Al Nord, conformemente al Piano che ti ho detto, si decise di creare la famosa "economia sommersa", cioè illegale, non dichiarata, che non è fatta solo di fatture false e reati tributari, è fatta che di speculazioni immobiliari, truffe finanziarie e soprattutto di mille fabbrichette che scaricano sostanze tossiche nei campi e/o le fanno respirare alle maestranze e agli abitanti dei dintorni. Al Sud, sempre conformemente al Piano, si decise di creare una economia il più possibile assistita, ovvero del tutto dipendente dal "voto di scambio". Se vuoi campare devi fare come ti dico io, se lo fai ti garantisco la tutela. Qui viene utile il lavaggio del cervello del meridionale applicato alla nascita che gli fornisce questa idea del mondo del Sud maledetto da Dio e il resto del mondo pieno di lussi e fica e che per avere questi lussi e fica bisogna dare via il culo a qualche "mammasantissima" che sta da qualche parte nei luoghi-che-contano.

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    18. Riguardo la faccenda dei villaggi siciliani, pre e post bellici, mi sembra ovvio che si trattava, come ho detto, di operazioni di facciata, che erano già fallimentari nelle premesse. Sono abbastanza sicuro che Mussolini fosse in buona fede ma, come spesso capita ai dittatori e/o capi carismatici, sopraffatto dalla corte di leccaculo e da tutto l'apparato parassita che aveva attorno. Tutti gli altri, prima e dopo la guerra, pensavano a mangiare colla "grande opera" esattamente come succede oggi. Con una differenza, che se al tempo del Fascio magari una ispezione poteva fare saltare delle teste, nel dopoguerra era "liberi tutti", quindi se i villaggi mussoliniani erano velleitari ma con una facciata vagamente verisimile, quelli successivi erano una totale pagliacciata. Tutto li.

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  2. mai assaggiata la carne di castrato ... non sono molto carnivora ... certo che ne avevi di fame!

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    1. Somiglia molto alla carne di pecora o di agnello, ma è più grassa. Queste trattorie dei Nebrodi si chiamano "barracche" e nella quasi totalità dei casi non hanno un menu.
      Ti siedi e mangi quello che ti propongono a voce.

      Il prezzo per un secondo + quarto di vino locale + coperto varia a seconda dell'umore del proprietario e della quantità di carne: da un minimo di 12 a un massimo di 20 euro.

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    2. ottimi prezzi.
      qui in alta italia i ristoranti sono carissimi.
      cmq io il grasso non la mangio, proprio non ce la faccio a mangiarlo, è una delle mie fisime.
      mi accontenterei di una zuppa, grazie.

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  3. Lorenzo e Dario: se vi incontrate chissà cosa succede!

    Circa le miniere della valsassina, sono stato a visitare quelle ai Piani dei Resinelli. Davvero fantastiche!! Cioè, oltre al semplice buco nella roccia c'è la spiegazione della guida. Voglio dire che è molto più bello di una visita a una grotta.
    La consiglio a chiunque!
    Quelle che dici tu , a Primaluna, sono visitabili o è roba da speleologi e chi ci va si prende la responsabilità?

    Se vuoi farti una bella camminata nei boschi, verso Esino Lario c'è un sentiero con dei cartelli lungo il percorso che spiegano un pò la storia. Alla fine c'è un bivacco ricavato dalla casetta usata dai minatori.
    Lì di fianco c'è il buco (veramente stretto) d'ingresso della miniera. Assolutamente sconsigliato avventurarcisi.
    Qui la descrizione e qualche foto:
    http://www.diska.it/rifcasis.asp

    Io ci sono stato a passare una notte "all'avventura" ed è stato emozionante (soprattutto di notte, da soli) vedere la foto dell'epoca dei minatori coi loro nomi.
    Vediamo se riesco a metterla qui:
    http://s16.imagestime.com/out.php/i1152541_20170811193707.jpg

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    1. Esino l'avevo in programma questa estate ma non ho convinto il Giuseppe. E' dura, per esempio ieri mi fa "andiamo in montagna?" io dico "ok ti propongo qui oppure li" e lui mi fa "mmm non ho voglia di mettermi in macchina" ergo, domani andiamo al parchetto vicino casa. E' dura, durissima. L'altro con cui andavo qualche volta è sempre occupato con moglie e figli quindi niente.

      Magari la prossima estate se sono ancora al mondo proverò a iscrivermi al CAI.

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  4. Lorenzo, ho dato una sbirciata al tuo blog e.... ha un nuovo follower.
    Vedo che ti piace anche il trekking, non hai la macchina (ma come ci vai in valsassina?!?) e detesti le rompiballe che adottano i cani :D :D :D

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    1. Ciao.
      Sì, se io e Lorenzo ci incontrassimo, non oso immaginare.
      Due rompicoglioni la cui accoppiata non è pari alla somma semplice, ma a quella dei singoli addendi elevati ognuno al quadrato...

      Credo che se desideri rivolgerti a Lorenzo in questo blog devi farlo con: 'Rispondi' a un SUO commento. In caso contrario, il commento lo leggo solo io, perchè non gli verrebbe notificato.

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    2. Potrei andare in moto, un paio di volte l'ho fatto oppure, con un certo sforzo organizzativo, in treno e corriera. Ma, stante il fatto che non mi va di andare da solo, normalmente vado con qualcuno che ha la macchina.

      A costo di "catechizzare" un siciliano immigrato come Giuseppe che la prima volta, era tipo Luglio, si preoccupava della neve che avremmo trovato a 1400 metri in Valsassina. Tipo Toto e Peppino che arrivano in Stazione Centrale in pelliccia e colbacco. E il bello è che poi ho dovuto insistere per fargli comprare uno zaino da 8 euro, non scherzo, dove riporre un impermeabile e un minimo di cambio di maglietta. Una volta, tipo dopo quattro o cinque escursioni, abbiamo incontrato due campani vestiti da struscio in centro e Giuseppe li criticava con il fare di un Messner.

      Dove vivo io, a Gotham, si fatica a trovare gente che abbia voglia di montagna, perché costa fatica e non è di moda. Si affollano in altri luoghi, per altri motivi, oppure se vengono in montagna vogliono la funivia o il fuoristrada navetta che li porti al belvedere. Non c'è solo il Milanese Imbruttito, che è già elite, ci sono milioni di tamarri con l'orizzonte limitato.

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    3. Riguardo il "rompicoglioni":

      "O frati," dissi, "che per cento milia
      perigli siete giunti a l'occidente,
      a questa tanto picciola vigilia

      d'i nostri sensi ch'è del rimanente
      non vogliate negar l'esperïenza,
      di retro al sol, del mondo sanza gente.

      Considerate la vostra semenza:
      fatti non foste a viver come bruti,
      ma per seguir virtute e canoscenza".

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  5. sognatorefallito31 ottobre 2017 01:27

    Guarda cosa ho scovato su youtube per caso:
    https://preview.ibb.co/cmXtTG/Untitled.jpg
    Bello paciuso da fare invidia! :D

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  6. SognatoreFallito28 novembre 2017 01:22

    mmmm.... sì.... non ricordo di preciso la sequenza logica del mio cazzeggio su internet, cmq non sei il mio amante segreto :D
    Era un video, se non ricordo male. Ne ho fatta una foto perchè m'è piaciuta quella scena.
    In questi giorni di preavviso per dimissioni sto cazzeggiando ancor più di prima. Che noiaaaaaaaaa...!
    Mi riposo, che a gennaio saranno cazzi!

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