martedì 22 maggio 2018

Stufa, arance, pane di casa e un'escursione alle Cascate del Catafurco.



Poche cose al mondo mi confortano quanto
la mia stufa a legna accesa.





La scorsa settimana qui in campagna ci sono state basse temperature. In particolare la sera - quando il sole scompariva dietro la cresta della montagna. Sono sceso nella legnaia e ho prelevato un carico di legna cui ho dato fuoco.
Immediatamente la stanza si è scaldata e mi sono goduto il tepore della stufa accesa, cucinando e poi leggendo sino alle 22.

I vicini mi hanno dato delle fave fresche e dei piselli. Io però, essendo grandissimo amante dei piatti facili, ho apprezzato molto di più i ceci e le patate già belle e pronte con le quali mi sono fatto un piatto da Re con tanto di guarnitura di foglioline di menta appena raccolta.







Farfalle con ceci, patate e olive nere.




Dato che le temperature sono ancora moderate mi piace recarmi a piedi a prendere l'acqua alla sorgente. Essa si trova a duecento metri dalla proprietà e ha un flusso d'acqua piuttosto abbondante a seguito delle recenti piogge. In prossimità di questa sorgente si trova un antico lavatoio pubblico ormai invaso dalla vegetazione esuberante.





in alto e in basso: la sorgente d'acqua freschissima
da cui mi servo, a breve distanza dalla mia proprietà.








Ho fatto un sacco di cose, la scorsa settimana. Ho decespugliato e rastrellato interi terrazzamenti rendendoli accessibili. Questo mi ha permesso di raccogliere le prime arance, sia quelle poche che consumo io, sia diverse cassette destinate alla vendita.








Ho preso l'abitudine di recarmi a comprare il pane già alle sette del mattino in modo da avere tutta la mattina libera per i lavori senza il pensiero di dover uscire. Il profumo inebriante del pane caldo mi riempie la macchina mentre faccio ritorno a casa.


Il pane casareccio siciliano, che costa la metà al chilo
rispetto al nord Italia ed è un'autentica opera d'arte.
A fianco, una forma di primo sale freschissima.




ESCURSIONE ALLE CASCATE DEL CATAFURCO


Ieri lunedì 21 maggio sono partito alle 7 del mattino per visitare le Cascate del Catafurco.
Il posto è raggiungibile da casa mia in tre quarti d'ora d'auto su strade dal traffico praticamente assente.
Ero già stato cinque anni fa in questa spettacolare location del Parco dei Nebrodi, nel territorio del comune di Galati Mamertino (ME).

Il percorso è lungo poco meno di otto chilometri tra andata e ritorno - nulla di impossibile. In questo periodo dell'anno le ginestre sono in piena fioritura e punteggiano allegramente di giallo tutta la vallata.


In cammino lungo la pista in terra battuta che mena alle cascate.




Ginestre in fiore sui fianchi della valle del torrente San Basilio (al centro).









A metà percorso ci si imbatte in un piccolo villaggio agricolo abbandonato che si chiama Molisa. Alcune costruzioni sono addossate a un'alta parete rocciosa, come a cercare protezione. Altri edifici dal lato "valle" sono privi di tetto e invasi dalla vegetazione. Si trova anche una sorgente che sgorga direttamente dalla parete di granito; un cartello dice: 'Acqua di Roccia'.


A Molisa, piccolo nucleo agricolo abbandonato.







sopra e sotto: alcune costruzioni
del borgo.








La sorgente 'Acqua di Roccia', nel villaggio di Molisa.




Semplici ripari per i pastori lungo il percorso.




Greggi di capre.









Superato il villaggio, la pista guadagna quota e arriva finalmente alla testa della valle. Si cammina a fianco di alte pareti rocciose colonizzate da una vegetazione che cresce in posizioni impossibili. Si entra in un vero e proprio canyon sempre più stretto sino allo spettacolo finale: le cascate.





in alto e in basso: le Cascate del Catafurco,
nel Parco dei Nebrodi.







Sono le dieci del mattino e non c'è nessuno. Il posto è tutto per me. Appena sotto la cascata si trova un laghetto dall'acqua freddissima; il sole filtra in alto dalla sommità del canyon.

Mi tolgo tutti i vestiti e faccio un bagno nudista, urlando dal freddo e dalla sovraeccitazione. Non si può fare il bagno in costume in un posto del genere: è una cosa che non avrebbe alcun senso.
Poi mi stendo fuori ad asciugarmi su una roccia liscia esposta al sole. 

Il cielo in alto è azzurrissimo - più saturo di così non si potrebbe.
L'acqua scorre formando diverse cascatelle e facendo un rumore assordante. Un nibbio volteggia in alto; passano grandi nuvole che oscurano il sole per breve tempo -
Mi sento libero e felice mentre mi rivesto, metto lo zaino in spalla e mi avvio con tutta calma verso casa.



Wild swimming nelle acque gelide
della cascata.



Un breve video sull'escursione alle cascate:



11 commenti:

  1. Che vite differenti: io ieri sono andato per lavoro alla fiera dell'automazione a Parma (visitatore, non espositore).
    Ma il bagno..... l'hai fatto come sempre nudo, giusto?!

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    1. Sì, nudismo totale. Gran sensazione galvanizzante e primordiale !
      Queste cascate sono molto suggestive e ci si arriva facilmente - se passi da queste parti ci andiamo tutti insieme mogli comprese.

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  2. > urlando dal freddo e dalla sovraeccitazione

    Mi capitò all'orrido di Botri, una specie di criorinascimento in una delle giornali del più infernale caldo africano, quello che ci attanaglia, ormai, ricorrentemente, dal 2003.

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    1. Sono al 100% sulla stessa lunghezza d'onda da Te descritta nel post sull'Orrido di Botri. Meravigliosa sovraeccitazione, energia - semplicemente e meravigliosamente: vita.

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  3. Fuoco, cibo sano e buono, natura, silenzio, spazi. Sei una persona che si è impegnato per un paradiso in terra.

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  4. WOW quelle ginestre in fiore sono una meraviglia! E che bella stufa a legna! Sono stata qui a Maiorca in dicembre/gennaio e febbraio/marzo e dentro casa faceva un freddo cane, la tua stufa avrebbe fatto comodo :-). Abituata alle case svedesi che sono caldissime mi è preso un colpo. Qui a Maiorca non abbiamo il riscaldamento, alcune mattine ci siamo svegliati con 13 gradi in casa e nella stanza che tenevamo chiusa, proprio per evitare il disperdersi del "calore" c'erano 9 gradi!! Abbiamo comprato due termosifoni elettrici e una stufa a gas. Vedremo come andranno gli inverni a venire, la vedo dura :-).

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    1. Tu pensa che questa stufa l'ho recuperata tra i rottami di un fabbro locale. Il proprietario l'aveva buttata via. E già sono sei anni che la uso.

      Nei posti di mare spesso e volentieri manca il riscaldamento nelle case; ed è sbagliato, perchè esso serve soprattutto a rimuovere prima il carico d'umidità presente nell'aria, che a lungo andare fa male.

      Se l'energia elettrica non costa troppo, forse è meglio della stufa a gas. La possiedo anch'io ma non la uso più. Lascia un "retrogusto" leggermente sgradevole nell'ambiente, non so come spiegarlo: il fatto è che il gas nelle bombole gpl non è mai puro.

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    2. Il "retrogusto" della stufa a gas lo conosco bene e capisco cosa intendi. All'inizio avevamo comprato solo i termosifoni elettrici ma non bastavano e consumano un bel po', almeno per come eravamo abituati noi in Svezia. Quindi abbiamo aggiunto quella stufa a gas. Da quanto ho capito l'inverno appena passato è stato estremamente rigido qui, vedremo come andrà il prossimo.

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  5. Bellissima escursione!

    L'anno scorso a giugno sono stata in un posto lontanamente simile (nel senso: c'era una sorgente freddissima in cui immergersi) e ricordo l'impatto con l'acqua gelida, ma anche come la circolazione sanguigna ne trova giovamento, la sera sentivo le gambe come nuove...

    Domanda tecnica: come fai le foto? Quelle in cui compari, intendo. Cavalletto per macchina fotografica?

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    1. Si, utilizzo il treppiede. E' anche meglio se ci sia un autoscatto di 20 secondi, che consente ampio margine di manovra.
      Grazie per l'apprezzamento.
      Ciao

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