sabato 25 febbraio 2012

Il mio film preferito


Il mio film preferito: ne ho visti a valanghe, di film. E sarebbe facile e ovvio citare opere complesse e famose come Odissea nello Spazio ecc., ma io voglio parlare di un film che pur non essendo né complesso né famoso mi commuove nel fondo dell’anima ogni volta che lo vedo: si chiama Un Ragazzo di Calabria, di Luigi Comencini, 1987. La colonna sonora, bellissima, è di Antonio Vivaldi.
Ambientato nella campagna tirrenica calabrese e girato in primavera-estate, il film racconta la storia di Mimì (S.Polimeno), un ragazzo figlio di contadini che ama correre. E’ ostacolato dal padre (Abatantuono), che teme che questa passione per la corsa lo distolga dallo studio, e segretamente incoraggiato dalla madre e da un autista di pullman zoppo (Volontè) che per proiezione lo allena sino a portarlo alla vittoria. Mimì è povero, non ha le scarpe adatte ma vuole ugualmente inseguire il suo sogno.
Si allena da solo, all’alba, di nascosto. Corre a piedi scalzi nella campagna assolata del sud, tra ulivi e muri a secco. Corre contro la volontà del padre, contro l’ignoranza di chi lo deride. E alla fine vince. E’ una metafora sul credere in se stessi, sull’inseguire le proprie passioni, che mi ha sempre toccato nel vivo. Vidi per la prima volta questo film 22 anni fa, nel 1990, giusto prima di partire per il mio primo viaggio in bicicletta, proprio in Calabria. E non ho dubbi: pur non essendo un film da intellettuali, impegnativo o osannato dalla critica, Un Ragazzo di Calabria è rimasto fino a oggi, per la sua toccante semplicità, il mio film preferito. 
  

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