sabato 4 luglio 2015

In bici da corsa tra le montagne di Sicilia. Capizzi, Cerami, Troina e il parco dei Nebrodi.




Un giro che avevo già progettato di fare vent'anni fa, adesso realizzato. 155 chilometri e oltre 2700 metri di dislivello in bici da corsa tra montagne e paesi dell'interno a sud del parco dei Nebrodi. Due giorni affascinanti, faticosi, indimenticabili, in un paesaggio che sembra uscito da un sogno.



Primo giorno, dal mare al cielo.


  Alle 7 del mattino sto pedalando da Sant'Agata di Militello, sulla costa tirrenica messinese, in direzione ovest. Le borgate costiere sfilano veloci; dieci chilometri e la pianura termina - inizia la lunga, interminabile salita verso le montagne e il valico di Portella dell'Obolo, perso a 1500 metri di quota tra le faggete dei Nebrodi.

  I primi panoramici tornanti mi portano a Caronìa, il paese degli incendi misteriosi ...che poi tanto misteriosi non erano: leggi qui e anche qui, o tu Lettore...
Lasciato il paese, affronto con pazienza la lunghissima provinciale che si snoda tra macchia mediterranea, sugherete, boschi di roverelle, quindi cerri dopo gli 800 metri e infine faggi. Il traffico è quasi inesistente, il silenzio pressochè assoluto. Alle 11 e 30 raggiungo finalmente il valico.

Caronìa (ME), m.304 - il paese dei "misteriosi" incendi, andati avanti anni e indagati da ricercatori, scienziati e medium. Alla fine sono scattate le manette e il mistero si è risolto.

fiori di Agave poco a monte di Caronìa

Parco dei Nebrodi, il valico di Portella dell'Obolo, immerso tra le faggete a 1503 m. di quota

  Pochi minuti di sosta a Portella dell'Obolo, poi scendo a precipizio verso l'interno della Sicilia. La quota diminuisce drasticamente, i boschi si fanno sempre più radi per lasciare il posto a pascoli e distese aride che circondano il piccolo paese di Capizzi, m.1139 -

  Mangio un panino seduto su una panchina della piazzetta centrale, dove anziani siedono all'ombra davanti un vecchio palazzo di pietra gialla. Si avvicinano sette ragazzini, la banda del paese. Penso: adesso non mi lasceranno in pace un attimo e inizieranno a scocciarmi. Invece devo ricredermi - sono di un'educazione più unica che rara; fanno domande sensate, ascoltano con attenzione, mi raccontano la loro vita nel paese, isolato dalla neve in inverno e dall'economia basata sulla produzione di carni e formaggi. Sembrano usciti dal Libro Cuore di Edmondo de Amicis, quando riprendo la bici  mi augurano buon viaggio, salutando e sorridendomi.

  Scompare così Capizzi, dopo pochi tornanti in discesa in un paesaggio sempre più desertico. Non ho foto di questo piccolo paese, dove forse tornerò. Immaginàtelo, semplicemente -



a sud di Capizzi, ca.900 metri di quota, il paesaggio arido del seminativo

  Passano le 12, poi le 13. Non faccio altro che salire, rimontare colline. Cerami è a 970 metri. La strada lo sfiora tra alberi di pini e vecchie case di pietra abbandonate da chissà quanto tempo. Mi fermo a una fontana, poi proseguo in direzione est.

  Ho accumulato quasi 2000 metri di dislivello positivo (= tutta salita), e ho avvisaglie di crampi alla gamba destra. Per fortuna le salite sembrano placarsi un po' appena prima di Troina, m.1120 - antico centro dove trascorrerò il pomeriggio e passerò la notte in un Bed and Breakfast contattato tramite telefonata fatta da una fruttivendola a sua cugina, che lo gestisce.


Cerami (EN), m.970  -  centro medievale di poco più di 2000 abitanti



  Troina è una perla - una delle roccaforti normanne sospese nel cielo di Sicilia. Il conte Ruggero la conquistò nel 1062 e fondò successivamente monasteri, diocesi e la bella cattedrale ( 1078-1080 ). Mi perdo tutto il pomeriggio tra i suoi vicoli, dove si aprono vedute infinite.

  Il paese sorge su un'alta cresta rocciosa esposta ai quattro venti, letteralmente; in inverno qui fa più freddo di quanto si possa pensare - e anche adesso in pieno anticiclone africano, c'è un'arietta leggera e fresca che mi fa venire fame. Mi ricovero nella pizzeria in piazza Conte Ruggero, ricavata da un palazzo degli anni Trenta che nel corso del tempo è stato: cinema, poi palazzo delle poste e ancora sede del Banco di Sicilia. Dalle finestre del locale si vede un monastero abbandonato, e montagne a perdita d'occhio.



Troina (EN), complessi monastici abbandonati a sud del paese
Troina (EN), la Chiesa Matrice fondata dal Conte Ruggero, sec. XI
vicoli di Troina
Troina, una fontanella di epoca aragonese

in alto: nel B&B dove alloggio si trova oggettistica d'epoca, tra cui questo strumento per riproduzione musicale basato sul principio di funzionamento del carillon.




Secondo giorno. Un'ora magica - ancora montagne,
poi l'anello si chiude.



  Lascio Troina alle 6 e 30 di una mattina fresca e limpida. La statale 120 detta delle Madonie in questo tratto è quasi tutta in discesa; mi riesce difficile descrivere l'ora letteralmente magica che mi aspetta. Le immagini non bastano, e neanche le parole -

Non passano auto e la luce del sole ancora dorata proietta ombre lunghe su dune di grano; il paesaggio è sublime - un oceano sconfinato di colline, punteggiato da rare case sparse. Ogni tanto la strada plana su ponti che attraversano torrenti circondati di boschetti dove indugiano mandrie al pascolo. Volo sulla mia bici da corsa dalle ruote sottili, ascoltando la musica dei Rolling Stones - il loro album More Hot Rocks. Volo leggero in quest'ora tutta mia, tutta speciale, fatta di bellezza e di libertà.
Non parlatemi di tasse, di terroristi, di problemi, di morte.
Non me ne importa nulla, in questo momento: in quest'ora magica-









  Faccio una sosta nel borgo abbandonato 'Salvatore Giuliano', costruito in epoca fascista allo scopo di colonizzare queste zone. C'ero già passato a marzo del 2014, potete reperire il report qui.

  A Cesarò mi rifornisco presso un alimentari prima di riprendere la salita di Portella Femmina Morta, per superare ancora una volta la catena montuosa dei Nebrodi e chiudere il cerchio.
Salgo bene, malgrado la fatica accumulata ieri. Chilometro dopo chilometro avanzo tra boschi freschi e verdissimi sino al valico.

una sosta a Borgo Salvatore Giuliano, tentativo di colonizzazione rurale di epoca fascista
mandrie bovine sulla strada da Cesarò al valico di Femmina Morta

sono le 11 e ho superato l'ultimo scoglio -
( foto scattata senza treppiede, con la Nikon appoggiata per terra sullo zaino e la mia  faccia deformata dalla fatica ! )


   Iniziano 34 chilometri di discesa da brivido. Perdo quota a gran velocità, mi fermo brevemente a San Fratello, m.675 - paese interessato da frane storiche. Poi la macchia mediterranea riprende il suo spazio, e con essa l'odore di mirto. La costa è vicina ormai, e con essa la conclusione di questo giro.


Ricorderò l'educazione dei ragazzini di Capizzi, il loro sorriso-
Troina sospesa nel cielo e i suoi vicoli medievali-
L'ora magica tra i campi di grano alle 7 del mattino-

ho imparato quanto può essere dolce il paesaggio dell'entroterra siciliano di primo mattino - è fotogenico, romantico, semplicemente sublime-


il resto è ...questa discesa infinita verso il mare; il rientro a recuperare l'auto, poi a casa. E queste foto che forse tra 100 anni - se questo sito esisterà ancora, qualcuno vedrà e spero apprezzerà, che raccontano due indimenticabili giorni tra le montagne di Sicilia in sella a una bici. Tutto qui.

lupolibero, luglio 2015



mercoledì 24 giugno 2015

La Stretta di Longi e la Grotta delle Colonne.






Breve escursione in un angolo selvaggio dell'entroterra siciliano. La Stretta di Longi (ME) è un canyon dalle pareti a strapiombo entro il quale si fa strada il torrente Milè.
Il livello delle acque a fine giugno renderebbe necessario l'uso degli stivali da pescatore. Si può però alternativamente percorrere parte della Stretta lungo un sentiero a mezza costa che offre suggestive vedute dall'alto, prima di interrompersi a causa di una frana.



  Si accede percorrendo la strada a scorrimento veloce che mena a Galati Mamertino. Prima dell'inizio della vera e propria salita per Galati ci si trova in contrada Paratore ove esiste un ponte con sottopassaggio: è qui che occorre fermare l'auto. Nel sottopassaggio c'è una scritta con lo spray "raduno 4 x 4", e poco più avanti un vistoso cumulo di immondizia e rifiuti edilizi, tra cui un cesso. Dato che è ragionevole pensare che la discarica rimarrà lì per molto tempo ancora, l'ho citata come punto di riferimento -

  Si deve proseguire oltre e attraversare il torrente muniti di stivali da giardino, dato che in questo punto le acque sono basse. Più avanti si incrocia una carrareccia: si svolta decisi a sinistra risalendo il corso del vallone.

  Si giunge a un edificio tecnico circondato da un muro con cancello chiuso con lucchetto. Con acque basse, da qui si potrebbe proseguire a piedi dentro il torrente.
Con acque alte, occorre invece recarsi sul retro dell'edificio menzionato, ove un sentiero punta deciso verso l'alto. Superato uno sbarramento in legno per impedire il passaggio agli animali, si procede in quota e in piano senza problemi risalendo la sinistra orografica della valle, divenuta spettacolare e suggestiva.


lungo la Stretta di Longi

stretta di Longi (ME)  - sullo sfondo a destra è visibile il sentiero di mezza costa che risale il canyon

  Il sentiero è alle volte largo due metri, in altri punti molto stretto. Occorre non lasciarsi sedurre dall'avvicinarsi troppo all'orlo che si affaccia su uno strapiombo ripidissimo. Non ci porterei bambini e ragazzini, fosse per me.

  Poco oltre un tratto attrezzato con cavo d'acciaio si apre una veduta magnifica su un punto in cui il torrente sottostante forma una cascatella e una piscina naturale. Peccato che il sentiero a questo punto si interrompa finendo letteralmente nel nulla. A meno di non chiamarsi ed essere l'Uomo Ragno, occorre tornare indietro sino a una grande cavità nella parete rocciosa, incontrata sulla destra lungo l'andata e presumibilmente usata come riparo per pecore e capre -

  Da qui si diparte una traccia molto ripida che si mantiene quasi adiacente al fianco roccioso della montagna. Continuando a salire con pendenze notevoli, si giunge a un punto in cui si trovano grandi massi franati e l'evidente 
( almeno per me, secondo altri no ) ingresso di una grotta naturale incorniciata da edera.


in alto: il torrente Milè forma una piscina naturale. foto scattata dal punto in cui il comodo e panoramico sentiero di mezza costa si interrompe improvvisamente



Impegnandosi con  prudenza e attenzione ad attraversare i pochi metri degli sfasciumi di roccia, si entra infine nella grotta, detta Delle Colonne. Di essa allego due immagini.




Stretta di Longi (ME) - l'interno della Grotta delle Colonne


  Terminata la visita della Grotta, ho ripercorso lo stesso sentiero dell'andata. Ho sentito la mancanza dei bastoni da escursionismo, che non avevo portato, ma che sarebbero stati di conforto lungo il tratto molto ripido in discesa.

  Forse tornerò nella Stretta, magari alla fine dell'estate, quando le acque basse e la dipartita di eventuali turisti mi incoraggeranno a percorrere il canyon lungo il corso d'acqua.

  Il mio consiglio è di usare prudenza, si tratta di un posto selvaggio - in certi punti sembra di essere in Australia. Occorre fare attenzione a dirupi, strapiombi e massi instabili della volta rocciosa in prossimità delle varie grotte - sperando che non decidano di rovinare al suolo proprio quando stiamo passando noi. Come già detto non è posto dove portare bambini o persone imprudenti e irresponsabili. Forse è anche bene non andare soli.