lunedì 14 marzo 2016

Il saccoletto per i viaggi in bici. Quale, come e dove.






Il recente incontro con un amico cicloviaggiatore che mi ha chiesto informazioni sul campeggio libero e la necessaria attrezzatura, mi ha spinto a scrivere questo breve post sulla scelta del saccoletto. Spero di essere utile.



Sintetico o di piumino ?
Io ho scelto un saccoletto di piumino ( Down Sleeping Bag ) Mi sembra che traspiri di più e regoli meglio il bilancio termico del corpo nel corso della notte. Non ho mai usato sacchiletto sintetici - credo siano più facilmente lavabili, ma forse "respirano" meno e tendono a far sudare.


Dove comprare il saccoletto ?
Non cercate di risparmiare perchè la pagherete in seguito. Ho acquistato il saccoletto presso questo sito online tedesco che offre un assortimento sconfinato, e mi sono trovato bene. A destra si trova la bandierina per scegliere la lingua inglese. Non fate l'ordine proprio all'ultimo momento.


Quale saccoletto comprare ?
Occorre esaminare 1) le temperature medie della regione da visitare nel periodo in cui intendiamo visitarla - i siti online o le favolose guide Lonely Planet forniscono lumi a questo scopo 2) se tendiamo ad aver freddo durante la notte: ognuno è un caso a sè.

Io ho freddo durante la notte - forse dipende dalla circolazione del sangue. Il mio saccoletto base è il Classic 500 della Mountain Equipment. L'80% dei miei viaggi in bici ruota attorno a questo modello. Se viaggiate nella stagione calda, ovviamente scegliete il range di temperatura più opportuno.

Se ci si spinge molto a nord, conviene però riservarsi un'altra carta da giocare: una coperta di pile, leggera e facilmente ripiegabile. Miracolosamente il Decathlon la produce ancora, e costa pure poco: solo 7 euro. Fatene scorta e compratene due o tre prima che ci ripensino.






Cos'altro ancora ?
Nel saccoletto non si dorme vestiti, ma solo con le mutande e una maglia intima leggera di cotone. In genere ci vogliono 20 minuti perchè il "sistema" raggiunga la temperatura ottimale. Per evitare di sporcare l'interno  facendogli sviluppare quello che gli inglesi chiamano "that unique odour" si usa dormire a sua volta dentro un sacco-lenzuolo interno.




Compratelo di seta ( anche se sarà ovviamente seta cinese ) e non di cotone !
Il sacco-lenzuolo di seta costa il triplo di quello di cotone, ma pesa molto meno, è antibatterico, non puzza e non fa sudare.
Si può usare il sacco-lenzuolo anche in molti ostelli, dove se ne siete sprovvisti vi daranno lenzuola usa e getta facendovele ovviamente pagare, e qualche volta non poco.


E per il freddo glaciale ?
Possiedo un altro saccoletto della Mountain Equipment adatto per le basse temperature: è il modello Classic 1000, sempre in piumino, con una temperatura limite di comfort di -16°C. Più di così...


Dove riporre il saccoletto ?
Le custodie fornite di serie non sono mai impermeabili nè spesso hanno volume sufficiente. Per ripiegare il voluminoso Classic 1000 ho dovuto comprare un fodero più capiente. Per i viaggi in bici, in genere il saccoletto si ripiega a cilindro e lo si colloca sul portapacchi posteriore. Le opzioni antipioggia a questo punto sono:

1) mettere il tutto dentro un sacco di plastica nero: il risultato sarà un po' trasandato-dimesso, il che non guasta.

2) acquistare le favolose custodie impermeabili della tedesca Ortlieb.

recentemente mi sono procurato due custodie di questo tipo, una da 13 litri per il saccoletto Classic 500 e una da 22 litri per l'intera tenda, dato che la custodia originaria di quest'ultima continuava a lacerarsi.
Per l'acquisto mi sono trovato molto bene in questo sito spagnolo - la spedizione è rapida e la merce è ben descritta. Occorre inserire nel motore di ricerca le parole: "Ortlieb dry bag".



 in alto:
le due custodie assolutamente impermeabili
Ortlieb PD350 22LT per la tenda,
e Ortlieb PS21R 13LT per il saccoletto.



Una nota personale.
Ammiro e apprezzo moltissimo i cicloviaggiatori ( non a caso scrivo "viaggiatori" ) che fanno uso della tenda, e ancora di più coloro che scelgono la formula del campeggio libero. Il maggior peso sarà compensato da ricordi indelebili e da un vero senso d'avventura.

Gli amuleti, gli scongiuri, le autoassoluzioni, le scuse, le paure infondate...
lasciamole ai turisti - siano essi o meno in bicicletta !



sabato 5 marzo 2016

Viaggiare in solitaria. Perchè ?








      Viaggiare da solo o in compagnia per me non è mai stato un dilemma: viaggio da solo e mi sta bene così. Sto bene con me stesso – amo il silenzio, l’introspezione. Mi sento sincero, faccio lo scemo, nessuno mi osserva o mi giudica. Mi fermo quando sono stanco, accelero quando sono in forze. Perdo tempo con treppiede e macchina fotografica per quasi un’ora per scattare una singola foto nel bel mezzo del nulla, che però per il mio occhio “nulla” non è.

      Dormo da solo in tenda e non ascolto l’altrui russare che non mi farebbe dormire. Mi godo il mio sonno leggero e agitato senza disturbare chicchessìa. Mi alzo alle 5 se mi va, o alle 9 – senza compromessi del tipo “allora la sveglia la mettiamo alle…” – Mangio un panino quando invece altri vorrebbero stravaccarsi al caldo in un ristorante – Mi accampo al freddo su un prato di erba talmente umida che la tenda il mattino dopo la potrei strizzare, quando altri avrebbero voluto rifugiarsi al sicuro sotto le coperte di una stanza d’albergo. Nello stesso tempo, quando mi gira, mangio in trattorie e dormo in albergo. Faccio, in definitiva, quello che voglio.


Faccio anche lo scemo, beninteso.






Viaggio da solo e quando chiedo assistenza o cerco un posto per la notte, le persone percepiscono che sono inoffensivo - sono come un granello di sabbia, che fastidio posso dare ? Due persone non è più la stessa cosa – due persone sono già una squadra, emanano protezione reciproca.
Mi lamento con me stesso, se proprio devo. E non mi sorbisco le lamentele altrui: la pioggia la fatica il sudore il cartello mancante la fame la sete il freddo il caldo – e l’eterna domanda snervante: ma quanto manca ?


Ecco, se ci sono delle situazioni in cui vorrei essere in compagnia nei viaggi in bici, esse sono: entrare e uscire da grandi metropoli, avere a che fare con stazioni ferroviarie e aeroporti - tutti luoghi affollati e dispersivi dove mi sento a disagio, in cui due occhi in più di sorveglianza non sarebbero male.

Viaggio da solo e scatto fotografie. Vivo gli alti e bassi del mio umore senza mezze misure – chi ha viaggiato in bici sa di cosa parlo. La mattina smonto la tenda e indugio per qualche minuto sul posto; quei pochi metri quadrati con l’erba schiacciata dove ho dormito mi sembrano bellissimi – La bici fa sempre rumori strani quando riparte, per i primi chilometri. Sembra che vorrebbe dire qualcosa, poi tace. Parla la Strada.

Una volta in Svezia sulla E45, l’infinita strada deserta, mi sono fermato senza un vero motivo in mezzo alla carreggiata, in mezzo al nulla – forse per assaporare a fondo la solitudine, per sentire il silenzio. Invece ho sentito una vibrazione, una presenza fugace e indefinibile. Chi sussurrava, e cosa – e perché ?


Fa tanto rumore, il silenzio. E’ il rumore dei pensieri. Lo metto a tacere la sera, accendendo la radio.


 Chi viaggia da solo dovrebbe sempre avere una radio con sé.