lunedì 1 marzo 2021

Breve riassunto invernale e una gita ciclistica a S.Marco d'Alunzio (ME).

 


 
Alberi di noce spogli e agrumeto a Febbraio

 

 

Il maltempo sembra essere alle spalle. La campagna è verdissima e piena di fiori gialli di acetosella e viola dei ciclamini. Abbiamo fatto per la prima volta la marmellata di arance rosse ottenute dall'unico albero che le produce -

 


 


Poca neve, con mio rammarico. Giusto qualcosa a metà febbraio:




Tre giorni fa ho realizzato una panca nel bosco. Ho scelto il posto vicino al grande castagno nella parte superiore della proprietà, quella più panoramica;

Dopo aver carbonizzato superficialmente dei pali di castagno, li ho piantati nel terreno e li ho segati ad altezza ergonomica. La seduta comoda deve avere un'altezza di 45 centimetri.




sopra: posa dei pali di sostegno della seduta

sotto: taglio dei pali, messa a livella e collocazione della seduta






Il lavoro ha richiesto un paio d'ore. Ho infine verniciato le assi della seduta con del Flatting, una vernice trasparente per imbarcazioni.




 

Ogni sera alle 19 con puntualità svizzera giunge una volpe. Si mette a rovistare nell'umido che lasciamo nell'orto e si lascia avvicinare sino a un paio di metri. Con i gatti ha stabilito una sorta di tacita non- belligeranza. 

 



 

Ieri mi sono recato in bici a San Marco d'Alunzio (ME, 548m. poco meno di 2mila abitanti). Sono partito alle 8 da Capo d'Orlando percorrendo il lungomare silenzioso e ancora poco frequentato. L'aria era opaca e filtrava la luce rendendola incantevole.







Pochi runners in giro, e qualche barca da pesca. Lasciata Torrenova ho attaccato la salita verso il paese. Man mano che salivo di quota si aprivano panorami sempre più ampi verso la costa tirrenica:





in alto: lungo la salita verso S.M. d'Alunzio. Le maniche corte non devono ingannare: la temperatura era di circa dodici gradi


Dirò forse un'eresìa, ma San Marco d'Alunzio mi è sembrato uno di quei posti "tutto fumo e niente arrosto" - quei luoghi che vivono sulla fama di essere mète turistiche meritevoli e nei fatti, offrono poca carne al fuoco -

Probabilmente era un paese-presepio sino agli anni Cinquanta - prima dell'era dei casermoni di cattivo gusto, con tapparelle verdi e muri esterni incompleti.

Le uniche chiese degne di nota (ma è una mia opinione) sono: la chiesa di S.Antonio e le rovine della chiesa di S.Marco, quest'ultima costruita sul sito di un precedente tempio ellenico del IV secolo a.C.



sopra: S.Antonio, dal ricco portale barocco; si trova appena prima del paese in posizione discosta.


sotto: chiesa di S.Marco, sul basamento di un tempio dedicato ad Ercole di epoca ellenica. E' una costruzione interessante soprattutto per la posizione scenografica, con il mare sullo sfondo




Dopo aver mangiato qualcosa nei pressi della chiesa in rovina ho affrontato la lunga discesa che mi ha riportato al livello del mare. 

Complessivamente questa "incursione" ciclistica nell'interno ha coperto una distanza di 44 Km e un dislivello di 680 metri.


Mappa del percorso (Mapy.cz)




mercoledì 17 febbraio 2021

Nebrodi d'inverno. In bici sulla neve tra Ucrìa e Floresta.

 

 


 

 

Finalmente un po' di neve. Ne ho approfittato per un'impegnativa uscita in bici da montagna sui Nebrodi imbiancati, in una giornata fredda e ventosa ma memorabile -


Lasciata l'auto a Ucrìa (m.710, ab.1032) ho affrontato una gelida discesa che mi ha portato al fondovalle e successivamente in contrada Ragale, dove una strada stretta e solitaria conduce in dura salita al valico del Monte Comunello, m.1005.

 




 

in alto: due immagini del centro di Ucrìa (ME) e della salita lungo la prov.136 che conduce al M.Comunello


 

Superati i mille metri di quota le condizioni della strada sono peggiorate: neve sciolta nei tratti al sole - ghiaccio nei tratti in ombra. Diverse volte sono stato costretto a scendere per evitare di cadere dalla bici.





Grazie al rapporto posteriore a 34 denti sono riuscito a superare pendenze notevoli su fondo innevato; diversi cani da pastore sono sbucati da malconce recinzioni facendomi feste un po' "eccessive" - il dispositivo a ultrasuoni Dazer li ha sempre efficacemente scoraggiati. Benedetto chi lo ha inventato -

 

Superati i 1200 metri d'altezza ho attraversato un altopiano innevato e sferzato da un vento gelido; intorno a mezzogiorno ho fatto sosta presso una capanna di pietra al cui interno mi sono preparato un caffè solubile caldo e ho mangiato qualcosa.






sopra: sull'altopiano della Timpa di Giannì, m.1250 e sosta presso una capanna di pietra



La temperatura dell'aria doveva essere di uno o due gradi; il vento da nord la faceva percepire abbondantemente al di sotto dello zero.

Toccato il punto più alto di questo giro ho raggiunto Floresta (m.1250), dai tetti coperti di neve.





 

Lasciata la cittadina ho affrontato una lunga discesa sino al bivio per Tortorici; qui ho fatto una breve deviazione per Portella Rinazzo (m.1050), una località che mi è sempre piaciuta per il suo aspetto "scandinavo".



sopra: lunga e terribilmente fredda discesa da Floresta al bivio Tortorici/P.lla Rinazzo


sotto: il paesaggio a Portella Rinazzo





 

Di nuovo in  discesa, ho raggiunto Ucrìa alle 16 concludendo questo giro di circa 35 chilometri e 1132 metri di dislivello nell'aria fredda di montagna. Da tempo volevo pedalare sulla neve e ora sono soddisfatto.


Ucrìa, m.710 - punto di partenza e arrivo del giro


Sotto: mappa del percorso (Mapy.cz)



Qualche consiglio:

- Portare con sè una giacca di piumino per scaldarsi meglio durante eventuali fermate;

- Munirsi di un dispositivo a ultrasuoni contro i cani liberi, molto frequenti in queste zone;

- Procedere con calma sui tratti di neve ghiacciata. Il "trucco" è portare le ruote sulla neve non schiacciata dalle ruote delle auto, quindi: al centro e ai margini della carreggiata;

- Indossare materiale tecnico di ottimo livello e impermeabilizzare le scarpe, che prima o poi finiranno immerse in qualche pozzanghera di profondità variabile.