giovedì 5 novembre 2020

Bikepacking sui Nebrodi: in tenda nella valle del torrente Barrilà.

 

 


 

 

All'inizio di novembre ho fatto una magnifica escursione di 30 Km in bici sui Nebrodi con pernottamento in tenda, attraversando secolari faggete e godendo di spettacolari panorami. L'uscita è stata effettuata in bikepacking, portando il minimo indispensabile e  con una parte del carico collocata sul davanti.

Il giro è iniziato alle 8 del mattino dal pianoro di Case Mangalaviti, una grande masseria restaurata relativamente di recente a quota 1250 metri.

 


I fabbricati di Case Mangalaviti, punto di partenza

 

 

Lasciata la masseria affatto disabitata ho iniziato la dolce salita su pista in terra battuta all'interno di una vecchia faggeta che è considerata non a torto tra le più belle dei Nebrodi:

 


 


In circa mezz'ora sono giunto al passaggio di Portella Scafi, incrociando il Sentiero Italia-Dorsale dei Nebrodi; da qui mi sono portato verso la vicina Portella Balestra:


Panorama da P.lla Scafi; in alto a sin. il Monte Soro, m.1847


Sosta all'interno di una pineta presso P.lla Balestra, m.1550


Da qui ho iniziato una lunga discesa di 13 chilometri all'interno del selvaggio Bosco di Grappidà, perdendo oltre 600 metri di quota sino al guado del torrente Martello.

Questa discesa è molto impegnativa; si svolge su pista sconnessa e pietrosa dove sono richiesti attenzione massima e buon sistema frenante. Non mi sono pentito di aver trascorso parecchio tempo a mettere bene a punto i freni, prima di partire.

Il bosco di Grappidà è bellissimo e immerso nel silenzio; ho incontrato solo maiali selvatici, bovini, cavalli passando tra vecchi faggi e querce che fanno a gara nel loro splendore autunnale.



In discesa all'interno del vasto Bosco Grappidà


sopra: la pista di Grappidà è poco battuta e qualche bivio potrebbe indurre incertezza. L'uso dell'applicazione di orientamento su smartphone è stato di enorme conforto.



Intorno alle 12 ho raggiunto il temuto guado del torrente Martello, il quale non mi ha impensierito data la scarsità attuale d'acqua. Superato il passaggio, sono entrato nel demanio forestale Barrilà-Longi risalendo dolcemente il versante meridionale della valle -

Un paio di chilometri dopo mi sono fermato a mangiare presso una bella fontana in pietra salutando un paio di allevatori di passaggio sui loro fuoristrada.



sopra: pranzo con pane ai cereali, pecorino locale e mele dell'Etna


Quattro chilometri di pista in leggera salita mi hanno portato ai 1200 metri di Case Barrilà, un punto che ha sempre destato il mio interesse per la presenza di ruderi di abitazioni. Da scarse notizie ottenute chiedendo in giro, qui si trovavano "quasi cento case" che furono abbandonate intorno agli anni '50.

Di fatto credo che anche i materiali da costruzione siano stati portati a valle, dato che l'altezza dei pochi muri visibili non supera il metro da terra. L'area non è visitabile a causa di masse colossali di rovi - bisognerebbe farsi strada con una falce. L'unico punto accessibile e ancora in uso è un abbeveratoio dove si trova incassata una lastra di pietra con scritte antiche e indecifrabili. Neanche in rete ho reperito notizie su queste misteriose"cento case" di Barrilà, a pochi passi dall'omonimo torrente -



Sopra: lungo la bella pista del demanio forestale Barrilà-Longi. Notare la collocazione del treppiede sulla borsa anteriore: a differenza di un'escursione con lo zaino ci metto un secondo a tirarlo via e impiegarlo all'uso.



in alto: l'abbeveratoio di Case Barrilà



sopra: Case Barrilà; dalla vista aerea (Mapy.cz) si intuiscono diversi corpi di fabbrica accorpati e le geometrie regolari di un insediamento contadino.



Superato il ponte sul torrente Barrilà ho affrontato una salita tremenda al 16% di pendenza dove malgrado il rapportone da montagna sono stato costretto a scendere e spingere. Giunto in cima ho reperito con una certa difficoltà un posto panoramico per la tenda, piazzata con vista verso l'Etna e i boschi di faggi illuminati dall'ultimo sole della giornata.

L'umidità era dapprima fortissima - poi è arrivato un vento da sud che ha asciugato tutto - compreso il telo esterno della tenda che già grondava d'acqua.

 

Ponte sul torrente Barrilà


Posto tenda a quota 1300 m. con vista sull'Etna

Cena con wurstel pollo e tacchino, mele e castagne della mia campagna


SECONDO GIORNO

Dopo la sveglia alle 6 ho indugiato ancora un po' nel sacco a pelo. La tenda era perfettamente asciutta e l'ho ripiegata con facilità. Il sole basso di novembre illuminava di rosso i boschi di faggi a nord di Monte Soro (m.1847), la più alta cima dei Nebrodi.




Settecento metri mi separavano dall'area di Case Forestali Botti, dove si trova uno spazio verde con panche, tavoli e una fontana. Ho deciso di far colazione lì invece che scomodamente nell'abside della tenda.



sopra e sotto:

colazione presso l'area attrezzata di Case Botti, m.1377




Finita la colazione ho ripreso la strada verso Portella Balestra e il bosco di Mangalaviti; mille altre volte ho percorso questo tratto finale soffrendo sotto il fardello di zaini più o meno pesanti e con piedi e schiena doloranti. Questa volta lo sforzo lo ha fatto la gravità: seduto sul sellino della bici, sono planato dolcemente e felicemente attraverso lo splendido bosco sino al punto dove avevo lasciato la macchina.

Ho concluso l'escursione alle 10 a.m. sul pianoro assolato sul quale alcuni bovini stavano sdraiati a godersi come me il panorama vasto e aperto sino al mare.

 

A P.lla Scafi, m.1455; sulla destra il Sentiero Italia/Dorsale dei Nebrodi



 

in basso:
l'arrivo a Case Mangalaviti






NOTE

La bici in "regime" di bikepacking: cosa significa? In parole povere si tratta di portare con sè il minimo indispensabile (e una volta tornati a casa si scoprirà che qualcosa in meno si poteva anche portare).
Niente graticola per arrostire nè mega-provviste; niente bottiglia di vino celebrativa nè libro cartaceo da leggere la sera.

Sul portabagagli posteriore solo due borse impermeabili di piccola capienza, una per il vestiario e l'altra per il cibo.
Sul portabagagli anteriore (ecco perchè non ho voluto la forcella ammortizzata) stanno: il sacco a pelo e la borsa cilindrica per la tenda e qualche attrezzo per eventuali riparazioni.
Ad una delle forcelle ho attaccato la stuoia isolante alluminata.

Al manubrio è applicata una piccola borsa per gli obiettivi fotografici. La macchina fotografica sta in uno zaino specifico per ciclismo che tengo alla schiena. Il treppiede si trova sul davanti, trattenuto semplicemente dalle corde elastiche. Chi non possiede attrezzatura fotografica avrà ancora meno peso da portare.

 




Questa del bikepacking è una recente piccola rivoluzione nel campo del cicloturismo - e devo dire che funziona. L'asso nella manica è proprio il carico posto davanti - quei chili in meno che occorre spingere e non tirare fanno una gran differenza.

Rispetto a un'escursione a piedi con zaino i vantaggi sono molteplici:
- velocità media di 15 e non 5 Km/h
- fatica solo in salita, zero in pianura e discesa
- nessuna vescica e dolore ai piedi, niente cinghie di zaino a torturare le spalle
- zero consumo di scarpe
- possibilità di portare senza problemi tutto il materiale che si fatica a far entrare in uno zaino
- facilità di accesso al treppiede e ad altra attrezzatura fotografica 


Infine un consiglio sull'arte di ripiegare il sacco a pelo. Ogni tutorial dice la sua; chi fa quattro pieghe - chi mette dentro alla rinfusa. Un solo video mostra la tecnica giusta - che tiene conto del maggior ingombro della zona-testa:



 
Finalmente sono riuscito a piegare l'ingombrante sacco a pelo invernale di piumino Classic1000 della Mountain Equipment, che mi ha tenuto caldo nel corso della notte sui Nebrodi.

E finisco qui.



2 commenti:

  1. La foto con la cartina è spettacolare, davvero rappresentativa.

    Una sorta di bikepacking l'abbiamo fatta anche noi ma a piedi, e quindi footpacking, un altra cosa che potresti fare per spostare peso in avanti sarebbe collocare un porta bottiglia nella forcella, in giro durante i nostri viaggi abbiamo visto molti con le bottiglie nella forcella. Magari Evaderemo dal comune...chi lo sa..che tempi

    Noi siamo stati sui Nebrodi il giorno prima che ci andassi tu, siamo rimasti 2 giorni e abbiamo pernottato in un rifugio, evitando così di portare la tenda. A conti fatti salvo tornare a casa domenica e ripartire il lunedì mattina presto siamo stati in giro fino a ieri, abbiamo fatto escursioni che normalmente avremmo fatto in 2 mesi. Fino ad oggi ci siamo goduti per l'ultima volta Floresta e dintorni, da domani non ci resta che il territorio comunale, che comunque è molto vasto, ma non è certo la stessa cosa...pazienza abbiamo comunque il nostro terreno, l'importante è non avere il rimpianto di non aver fatto quello che abbiamo fatto in questi ultimi giorni.

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    1. Sicuramente è importante aver visto e fatto belle cose - altrimenti si vive di rimpianti ed è tremendo; per arginare il rimpianto molti si autoraccontano un sacco di balle: "potevo ma non ho fatto perchè..." - "avrei potuto MA..." ecc.

      Per quanto riguarda le chiusure causate dal virus cinese: vivere in campagna con un sacco di cose da fare è un altro mondo. Le escursioni sono belle ma appartengono più alla sfera del "piacere"; la campagna implica anche un "dovere" ossia lavorarci sopra con fatica e curarla, es. liberarla da rovi e apportare migliorie.

      Noi nella derelitta Sicilia non siamo al livello della Campania che è una regione-modello tecnologicamente e socialmente avanzata in grado di far fronte a questa peste grazie anche all'amministrazione illuminata targata PD. Abbiamo una torma di santi locali che non vanno d'accordo tra di loro. In Campania invece hanno solo San Gennaro che è una voce sola e anche autorevole.
      Quindi ci toccava essere arancioni.

      Ma siccome da sempre siamo esperti di arancini ci va bene anche così.

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